Come scrivere i post assegnati … 14

Un paio di brevi annotazioni prima.

Ho rinfrescato il file OPML con i nuovi arrivati a qualche correzione.

Questo post ed i successivi che saranno posti nella categoria Studenti Facoltà di Medicina, sono diretti principalmente agli studenti della Facoltà di Medicina. Tuttavia, possono essere oggetto di attenzione ed eventuale discussione anche per gli altri studenti, sotto il profilo della metodologia di insegnamento e di comunicazione con strumenti di rete.

Veniamo ora al tema del post.

Inizia ad arrivare qualche messaggio “… allora che si fa ora …” ed il numero degli iscritti è arrivato a 170. Tuttavia mancano ancora tanti studenti di Infermieristica perché a Firenze ho potuto fare loro la prima lezione solo di recente e nelle sedi di Borgo San Lorenzo e San Giovanni la devo ancora fare.

Per ora vi scrivo delle regole su come comporre i post che vi chiederò di scrivere. Come ho detto a lezione ribadisco che scriverò tutte le comunicazioni importanti  in questo blog … è da qui che “parlo”.

Le regole sono utili per lavorare e cooperare nella complessità del nostro mondo. Comunque, la validità delle regole dipende dal contesto e, poichè il contesto può sempre cambiare, è bene essere osservanti, ma è ancora meglio essere vigili sul contesto, allo stesso tempo. Rimanere incollati a un sistema di regole in presenza di un cambiamento significativo del contesto può essere stupido, pericoloso e anche criminale in certe circostanze.

Non mi piace quindi dare regole ma qui lo devo fare per un paio di ragioni. La prima è perchè con un numero così grande di studenti è necessario tenere d’occhio la sostenibilità delle azioni; un gran numero di testi molto lunghi da leggere può richiedere tempi insostenibili. La seconda è perchè un cauto uso di alcune regole può essere stimolante.

Per prima cosa, un invito alla chiarezza: siate semplici quando è possibile. Cito “le 6 regole dello scrivere”, proposte da George Orwell nel suo saggio  Politics and the English Language (le regole sei regole sono infondo al saggio). Alcuni potrebbero obiettare che, dal 1946, anno in cui Orwell scrisse questo pezzo, il contesto è cambiato; ritengo comunque che queste regole siano ancora preziose.

  1. Non usare mai metafore, similitudini o altre figure retoriche di significato che spesso vedi sulla stampa.
  2. Mai usare una parola lunga dove ne basta una corta.
  3. Se è possibile eliminare una parola, eliminala sempre.
  4. Non usare il passivo dove puoi usare l’attivo.
  5. Non usare una frase straniera, una parola scientifica o una di un gergo, se puoi trovarne una analoga nell’italiano di tutti i giorni.
  6. Infrangi tuttavia una di queste regole prima di scrivere qualcosa di assurdo.

Secondo: limita la lunghezza dei post a 200 parole se possibile. Ci sono tre ragioni per questa regola.

  1. Negli anni passati ho imparato che, senza porre limiti alla lunghezza del testo, molti studenti scrivono pezzi lunghissimi e abbastanza spesso la lunghezza si traduce in confusione. Deve essere una conseguenza della sindrome della terza colonna: raggiungere a tutti i costi la terza colonna del foglio a protocollo nei temi … . Con classi tanto grandi, leggere tutto diventerebbe un incubo e questo non è molto utile.
  2. È importante imparare a comunicare in modo conciso. Tutti soffriamo di sovraccarico di informazioni oggi. Le vostre parole devono farsi spazio attraverso un enorme numero di parole nelle menti altrui. Molto spesso il vostro lettore o ascoltatore ha poco tempo e poca pazienza. È cruciale essere chiari e concisi quando si scrive una cartella infermieristica una cartella medica oppure un progetto scientifico, tanto per fare degli esempi.
  3. Con un limite così ristretto, è più difficile fare uso del banale copia-incolla da una qualche risorsa internet. Così siete obbligati a dare una struttura, e questo è un bene perchè significa che siete obbligati a pensare.

Dare struttura in 200 parole? Bene, proviamo un pò.

Per giocare un pò, considerate la struttura dell’ orazione latina:

  • Exordium: qui avete l’opportunità di catturare l’attenzione del lettore, per esempio con uno slogan
  • Narratio: esponete il contenuto
  • Argumentatio: prendete posizione, date il vostro punto di vista
  • Peroratio: date le vostre conclusioni

Continuando a giocare… voi scrivete migliaia di SMS. Bene, ragioniamo allora in termini di SMS. Un SMS sono 160 caratteri e quindi 200 parole sono circa 8 SMS . Quindi dovreste avere:

  • Exordium: 1-2 SMS
  • Narratio: 2-3 SMS
  • Argumentatio: 2-3 SMS
  • Peroratio: 1-2 SMS

addattati per ottenere circa 8 SMS.

Terzo, che succede se si infrange la regola delle 200 parole? Si, POTETE infrangerla MA SOLO SE:

  1. avete già scritto il vostro pezzo da 200 parole
  2. e siete frustrati perchè vi sembra che la parte importante del vostro messaggio sia ancora mancante, e non c è modo di stringere in 200 parole.

In questo caso dovreste fare come segue:

  1. Pubblicate il post da 200 parole nel vostro blog e metteteci anche un link verso una pagina che dovete creare nel wiki
  2. Scrivete il vostro pezzo più grande in quella pagina.

Comunque, non scordatevi di dare una struttura al vostro articolo. C’è un post interessante scritto da Stephen Downes su questo argomento : How to Write Articles and Essays Quickly and Expertly. Potrebbe essere utile leggerlo.

Se volete commentare tutto questo e scrivere qualcosa seguendo queste stesse regole, il vostro contributo sarà incluso fra le assegnazioni dei compiti.

14 comments

  1. ok ok ricevuto il messagio…non avevo stupidamente distinto tra 200 parole e 200 caratteri!!! e…chiedo umilmente scusa perchè la mia immensa ignoranza non aveva considerato i non-vedenti cibernauti!! cercherò di seguire il piu possibile le regole del blog…in particolare l’ultima!!!;)

  2. Alcune delle sei regole di Orwell cozzano un pò con il modo di scrivere che la mia “cara”prof. di italiano(al liceo classico,e questo dice tutto)ci ha inculcato,per cui “il parlar forbito e lo scrivere elegante” erano centrali.Devo dire che io ci ho messo la mia parte,perchè,onestamente,mi divertono discorsi contorti con una loro logica intrinseca che, non c’è verso, non riuscirai mai a rendere esplicita.Ma è per divertimento.C’è chi sostiene che sia affetta da una rara sindrome di arcaicità acuta,perchè quando mi ci metto riesco a trovare le parole più strane.In effetti,riuscire a comunicare,a far davvero arrivare all’altra persona qualcosa è il vero problema.Ognuno ha il suo stile,che secondo me ne rispecchia la personalità e dovrebbe essere valorizzato,certo entro limiti.Quanto alla lunghezza poi,con quella dovrò sempre fare i conti,sono riservata,ma una volta lasciata andare sembro un fiume in piena.Spero proprio di non far come Cicero,tradurlo non era mai un lieto evento….Costanza

  3. Eh, l’arte della scrittura non è cosa facile.
    Non riuscirei mai ad arrivare alla fine di un testo così!
    Ma è anche vero che spesso il nostro pensiero è così contorto che anche le idee più semplici si caricano di collegamenti inutili e impensati. Come in un flusso di coscienza, spesso perdendo il filo del discorso.
    Dunque, sono a favore dello schema oratorio latino. E’ un ottimo sistema per contenersi (i nostri antenati hanno sempre qualcosa da insegnarci). Ma attenzione, quanto a prolissità, a non seguire lo stile ad esempio di Cicerone… :-P

  4. m diverto 1 cifr a scrivr comprsso e fo mlt esperimenti a vlt ma qst nn srv 1 mazza se il lim è in prl, srv se il lim è in car!

    200 prl scrt cs= 4 parole o 15 caratteri
    duecento parole scritte così= 4 parole o 28 caratteri

    D’altro canto agli amanti dello scriver forbito ed ampolloso mi permetto di osservare, pur comprendendo ed anche in buona parte condividendo tutte le inoppugnabili ragioni con le quali essi possono dare sostanza alla loro irrefrenabile necessità di esibirsi in voluttuosi virtuosismi, che il fine ultimo rimane pur sempre quello di farsi capire dall’interlocutore e che non è per niente facile assicurarsi che le radici dell’altra faccia delle metafore affondino nel sodo della mente del lettore perché altrimenti, anziché fonte di chiarezza esse si tramutano in fonte d’incertezza e, consentitemi, in un mondo dove dell’incertezza si fa gran uso per confondere le idee al povero cittadino e tenerlo così con maggiore agio in cattività è certamente fonte di grossa soddisfazione lasciarsi annoverare fra coloro che rinunciano volentieri a qualche orpello pur di scriver chiaro.

  5. Io dovrei imparare ad essere più conciso, in effetti… è un po’ il mio grosso problema!!! Ogni volta che scrivo mi ripeto di scrivere poco, però, tra che sono prolisso proprio di mio, tra che mi piace infilarci la cazzata ogni tanto, alla fine mi vengono post lunghissimi. Comunque, per gli assignment cercherò di essere breve e CIRconciso. :)

  6. Ehm, ehm… In realtà, scrivere con abbreviazioni tipo quelle di cui sopra non è proprio comprensibile per tutti. E non è solo una questione d’età. I non vedenti che “leggono il web” con gli screen reader appositi, probabilmente, non sono molto contenti. E loro sono una categoria di cybernauti in continua crescita…

  7. Dubbio: le abbreviazioni che negli sms o nelle chat italiane sono diventate uno standard (ops!!) sono consentite? “cm x es scrivere in qst modo xk è tr lungo fare altrimenti…” E’ un linguaggio che ormai è comprensibile a tutti o no? e permette di risparmiare tempo e guadagnare caratteri!!

  8. concordo a pieno con la brevità del testo però non possiamo di certo eliminare l’astrazione dal nostro pensiero,astrazione che è la prima causa di metafore astruse e dei nostri processi mentali.La metafora è trasporre la propria personalità,il proprio modo di essere,quindi provare a comprendere le metafore altrui è un pò un modo per entrare ed esplorare la sua vita ed i suoi reali pensieri che spesso sono mascherati dalla necessità di essser chiari e di aderire ai comandi…concordo dunque con le limitazioni metaforiche altrimenti non esisterebbe la comprensione reciproca,ma non con la loro totale esclusione…

  9. Pingback: Pensieri da pausa caffè « Speculum Maius

  10. Allora… Sono d’accordo quasi su tutto ma sull’utilizzo del linguaggio figurato (ovviamente) un po’ meno. Nel senso che forse sarebbe più giusto dire: se non sai usare le metafore, non farlo…

  11. Scrivere come i bambini…Questo è quello che dobbiamo imparare a fare!
    Qualche anno fa, lessi l’articolo di un giornalista inglese che metteva a confronto il modus scrivendi di Italiani e Anglosassoni (lo so, sto violando le regole…ma il latino qui mi serve proprio!): secondo lui, noi Italiani scriviamo in modo complicato e contorto e questo va a scapito della chiarezza; gli Inglesi, invece, si esprimono in modo più simile ai bambini.
    Vi ricordate i temi delle elementari? Frasi brevi e concetti chiari, espressi con semplicità e spontaneità! Bisogna ricordarsi sempre che il nostro scopo è comunicare, trasmettere un messaggio e cercare di raggiungere il maggior numero possibile di persone: questo si ottiene soltanto scrivendo con ordine, chiarezza e soprattutto sintesi! Troppe parole stancano il lettore e lo confondono!

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