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	<title>Comments on: La scuola che cambia</title>
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	<description>yearning for a society where knowledge and learning are public goods, available to everybody without any constraint of social or financial nature</description>
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		<title>By: Eleonora</title>
		<link>http://iamarf.org/2009/04/27/la-scuola-che-cambia/#comment-2900</link>
		<dc:creator><![CDATA[Eleonora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 14:08:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Personalmente non credo che dire che le tecnologie possano cambiare la scuola e l&#039;università significhi eliminare il rapporto umano fra allievi e insegnanti, non vedo il legame.
Sono stata al convegno di torino sulla scuola del 2020 e Bottani ha cercato piu&#039; volte di provocare l&#039;uditorio (utilizzando il caso del computer nel muro nei villaggi indiani) dicendo che con le tecnologie si &quot;potrebbe&quot; fare a meno degli insegnanti, ma nessuno ha raccolto questa provocazione.
Sono stata anche delusa da quel convegno, che nella presentazione parlava di recenti studi sull&#039;apprendimento ma poi di fatto si e&#039; parlato soprattutto (quasi esclusivamente) dell&#039;impatto delle tecnologie.  Secondo me la questione e&#039; piu&#039; ampia e il cambiamento che servirebbe, e&#039; in minima parte risolvibile con i computer.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente non credo che dire che le tecnologie possano cambiare la scuola e l&#8217;università significhi eliminare il rapporto umano fra allievi e insegnanti, non vedo il legame.<br />
Sono stata al convegno di torino sulla scuola del 2020 e Bottani ha cercato piu&#8217; volte di provocare l&#8217;uditorio (utilizzando il caso del computer nel muro nei villaggi indiani) dicendo che con le tecnologie si &#8220;potrebbe&#8221; fare a meno degli insegnanti, ma nessuno ha raccolto questa provocazione.<br />
Sono stata anche delusa da quel convegno, che nella presentazione parlava di recenti studi sull&#8217;apprendimento ma poi di fatto si e&#8217; parlato soprattutto (quasi esclusivamente) dell&#8217;impatto delle tecnologie.  Secondo me la questione e&#8217; piu&#8217; ampia e il cambiamento che servirebbe, e&#8217; in minima parte risolvibile con i computer.</p>
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		<title>By: Daily</title>
		<link>http://iamarf.org/2009/04/27/la-scuola-che-cambia/#comment-2887</link>
		<dc:creator><![CDATA[Daily]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 07:19:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] am on Maggio 4, 2009 &#124; # &#124;  0    Ringrazio Marina per le segnalazioni fatte in un commento al mio post &#8220;La scuola che cambia&#8220;. Sono molto interessanti. [...]]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] am on Maggio 4, 2009 | # |  0    Ringrazio Marina per le segnalazioni fatte in un commento al mio post &#8220;La scuola che cambia&#8220;. Sono molto interessanti. [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>By: Marina</title>
		<link>http://iamarf.org/2009/04/27/la-scuola-che-cambia/#comment-2882</link>
		<dc:creator><![CDATA[Marina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2009 13:30:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Volevo segnalare due articoli molto interessanti, pubblicati in questi ultimi giorni sull’home page della piattaforma indire (www.indire.it ): il primo riguarda una sperimentazione di cambiamento dell’assetto organizzativo e didattico in una scuola pilota di Boston (l’esperienza di Lilla Fredrick) e l’altro(con il computer è più colorato) curato da Elena Mosa (tutor del corso di formazione “Metodi di ricerca in ambienti multimediali” della IUL che ho avuto la fortuna di conoscere nel primo semestre di quest&#039;anno) in cui si sottolinea l’importanza di cambiare le modalità di comunicazione nella scuola d’oggi grazie al Web 2.0 che anch’io sto cominciando ad approfondire e utilizzare grazie anche al corso con Andreas (but I’m still a tortoise instead of a hare) . Volevo aggiungere un ultima considerazione al post di  Manuel. Anch’io considero il rapporto umano insostituibile per la formazione: insegno inglese ormai da trent’anni  a bambini dai sei agli undici anni con un approccio ludico- comunicativo ma considero le opportunità che il web mi offre uno strumento per rendere questo mio rapporto con loro ancora più profondo e più vicino a quello che è il loro mondo di costruire e condividere la conoscenza.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo segnalare due articoli molto interessanti, pubblicati in questi ultimi giorni sull’home page della piattaforma indire (www.indire.it ): il primo riguarda una sperimentazione di cambiamento dell’assetto organizzativo e didattico in una scuola pilota di Boston (l’esperienza di Lilla Fredrick) e l’altro(con il computer è più colorato) curato da Elena Mosa (tutor del corso di formazione “Metodi di ricerca in ambienti multimediali” della IUL che ho avuto la fortuna di conoscere nel primo semestre di quest&#8217;anno) in cui si sottolinea l’importanza di cambiare le modalità di comunicazione nella scuola d’oggi grazie al Web 2.0 che anch’io sto cominciando ad approfondire e utilizzare grazie anche al corso con Andreas (but I’m still a tortoise instead of a hare) . Volevo aggiungere un ultima considerazione al post di  Manuel. Anch’io considero il rapporto umano insostituibile per la formazione: insegno inglese ormai da trent’anni  a bambini dai sei agli undici anni con un approccio ludico- comunicativo ma considero le opportunità che il web mi offre uno strumento per rendere questo mio rapporto con loro ancora più profondo e più vicino a quello che è il loro mondo di costruire e condividere la conoscenza.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>By: iamarf</title>
		<link>http://iamarf.org/2009/04/27/la-scuola-che-cambia/#comment-2876</link>
		<dc:creator><![CDATA[iamarf]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 20:17:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://iamarf.wordpress.com/?p=974#comment-2876</guid>
		<description><![CDATA[Nessuno toglie e toglierà il confronto umano con professori e compagni di corso, confronto che nella nostra facoltà è comunque estremamente limitato e povero, peraltro. Magari ci fosse. 

Il fatto è che non basterà, non basta. La Evidence Based Medicine, la produzione di meta-letteratura tipo la Cochrane collaboration, la proliferazione di corsi online, il fatto che le più prestigiose università mettano i propri corsi online rappresenta proprio questo: lo sforzo di aprirsi al mondo esterno perché la conoscenza è troppo ampia, troppo complicata e troppo rapidamente crescente perché un singolo corso di studi possa dare tutto ciò che serve.

La questione non è del tipo:

... l&#039;università sarebbe bene che si adeguasse ...

bensì

... le università che non si adegueranno periranno e quelle che si adegueranno diventeranno un&#039;altra cosa ...]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno toglie e toglierà il confronto umano con professori e compagni di corso, confronto che nella nostra facoltà è comunque estremamente limitato e povero, peraltro. Magari ci fosse. </p>
<p>Il fatto è che non basterà, non basta. La Evidence Based Medicine, la produzione di meta-letteratura tipo la Cochrane collaboration, la proliferazione di corsi online, il fatto che le più prestigiose università mettano i propri corsi online rappresenta proprio questo: lo sforzo di aprirsi al mondo esterno perché la conoscenza è troppo ampia, troppo complicata e troppo rapidamente crescente perché un singolo corso di studi possa dare tutto ciò che serve.</p>
<p>La questione non è del tipo:</p>
<p>&#8230; l&#8217;università sarebbe bene che si adeguasse &#8230;</p>
<p>bensì</p>
<p>&#8230; le università che non si adegueranno periranno e quelle che si adegueranno diventeranno un&#8217;altra cosa &#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Manuel (medicina)</title>
		<link>http://iamarf.org/2009/04/27/la-scuola-che-cambia/#comment-2875</link>
		<dc:creator><![CDATA[Manuel (medicina)]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 19:43:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://iamarf.wordpress.com/?p=974#comment-2875</guid>
		<description><![CDATA[Desidero dire la mia riguardo all&#039;articolo in questione. Ammesso che l&#039;università debba adeguarsi ai nuovi metodi di studio e apprendimento, qualora questi risultino essere più efficaci,liberi ed aperti ad un numero maggiore di persone; trovo che sia non del tutto completo sostituire il classico modello di università con uno in cui gli studenti trovano tutto ciò che hanno bisogno in rete (come sostenuto nell&#039;articolo di wiley). Soprattutto in una facoltà come la nostra, penso sia ancora necessario un confronto umano con le altre persone ed in particolar modo con colleghi e pazienti. Non mi pare un buon metodo quello di far esercizio pratico in un mondo virtuale (second life), si rischia infatti di perdere la concezione che il malato è prima di tutto un UOMO, con la spiacevole conseguenza di desensibilizzare ancora di più la figura del medico.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Desidero dire la mia riguardo all&#8217;articolo in questione. Ammesso che l&#8217;università debba adeguarsi ai nuovi metodi di studio e apprendimento, qualora questi risultino essere più efficaci,liberi ed aperti ad un numero maggiore di persone; trovo che sia non del tutto completo sostituire il classico modello di università con uno in cui gli studenti trovano tutto ciò che hanno bisogno in rete (come sostenuto nell&#8217;articolo di wiley). Soprattutto in una facoltà come la nostra, penso sia ancora necessario un confronto umano con le altre persone ed in particolar modo con colleghi e pazienti. Non mi pare un buon metodo quello di far esercizio pratico in un mondo virtuale (second life), si rischia infatti di perdere la concezione che il malato è prima di tutto un UOMO, con la spiacevole conseguenza di desensibilizzare ancora di più la figura del medico.</p>
]]></content:encoded>
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