Assignment 4 bis: la Folksonomy 26

Tre marmellate su uno scaffale: more, prugne e mirtilli. Se non avessi messo delle etichette sui barattoli sarebbe un pasticcio, dovrei andare per tentativi perché sono tutte e tre più o meno blu scuro.

Buona idea quella di mettere le etichette. Continuo a fare marmellate.

Trenta marmellate di cinque tipi su più scaffali, messe tutte alla rinfusa. Dov’è finita quella di rosa canina? Ho fretta … mi arrabbio …

Faccio ordine: raggruppo tutte quelle di more su uno scaffale, poi quella di prugne su un altro e così via. Perfetto, ora non ho più problemi.

Non solo, mi rendo conto di avere realizzato un concetto importante: assegnando uno scaffale ad ogni tipo di marmellata ho fatto una classificazione dove ogni scaffale rappresenta una categoria.

Se mi lancerò nel business della marmellata ed avrò centinaia o migliaia di barattoli, magari di venti tipi diversi, sarà sempre un gioco da ragazzi andare a trovare a colpo sicuro la marmellata di arance amare, basterà scegliere lo scaffale etichettato “arance amare”.

Ecco cosa ho fatto: ho generalizzato l’impiego delle etichette associandole alla categoria anziché ai singoli barattoli e appiccicandole ad un luogo fisico, scaffale, cassetto o quello che volete.

Un’innovazione che mi consentirà di gestire una situazione che sarebbe altrimenti andata fuori controllo. Una cosa assolutamente positiva. Anzi, con questo sistema, potrei mettermi a produrre miele e classificare mieli di tanti tipi diversi e magari anche altri prodotti senza avere problemi per reperire quello che mi servirà. Basterà istituire categorie di categorie, per esempio una scaffalatura “marmellate”, una “mieli” e così via. Non c’è limite a questo procedimento di generalizzazione. Posso pensare a delle categorie di categorie di categorie, tipo una stanza “prodotti alimentari” che contiene tutte le scaffalature con mieli, marmellate eccetera, poi una stanza “abbigliamento” e via dicendo.

È proprio così che funzionano le classificazioni e, riflettendoci bene, mi rendo conto che il mondo è pieno di classificazioni. Si potrebbe dire che le classificazioni, in un certo senso, costituiscono lo scheletro della conoscenza. Esempi come la tavola periodica degli elementi, la tassonomia degli esseri viventi, la classificazione Dewey per le biblioteche sono ben noti e molto importanti e, a ben vedere,  siamo ormai così abituati a questo modo di descrivere il mondo che non ci facciamo nemmeno più caso. Appena si presenta la necessità di gestire una certa quantità e varietà di oggetti, di qualsiasi tipo essi siano, procediamo senz’altro ad istituire categorie partendo da una categoria generale iniziale, madre di tutte le altre che via via si annidano le une nelle altre per arrivare a descrivere tutti gli oggetti possibili che possono essere inclusi in quella certa categoria madre, libri, marmellate, articoli di un magazzino, pratiche nello studio di un commercialista, piante, animali, letteratura scientifica, file in un file system e via dicendo.

Anche gli ideatori di un famoso motore di ricerca in Internet, Yahoo!, affrontarono nel 1995 il problema della ricerca come un problema di classificazione. L’idea era quella di offrire una lista di tutto quello che c’era nel web. Affinché la lista fosse consultabile fu necessario organizzarla in una struttura gerarchica generata a partire da un piccolo numero di categorie principali. Una cosa del tutto logica dopo quello che abbiamo appena detto. Yahoo! mantiene ancora questa lista e la potete trovare all’indirizzo http://dir.yahoo.com/.

Di prim’acchito non sembra complicato fare una classificazione del genere. Si tratta in fin dei conti di compilare una lista di tutti i siti web esistenti e di piazzare ciascuno di essi nella sua categoria. In realtà la cosa non si è rivelata così semplice. In primo luogo c’è un problema di dimensione: il numero di siti presenti in Internet si valuta sull’ordine dei miliardi. Tuttavia finché la questione è di mera quantità tutto si riduce ad una faccenda economica: se il business lo giustifica si tratta semplicemente di pagare uno staff adeguato. In realtà c’è anche un altro problema che è invece puramente di natura qualitativa e quindi non è detto che possa esser ridotto ad una questione economica.

Finché l’ambito è relativamente ristretto, le categorie sono facilmente ed univocamente identificabili, gli oggetti da classificare sono stabili, altrettanto facilmente identificabili e senza sfumature, allora non è difficile fare  una classificazione di tali oggetti. Con il nostro esempio delle marmellate non ci sarebbero problemi. Ma fra miliardi di siti web di ogni tipo immaginabile e le marmellate fatte in casa c’è una differenza non trascurabile!

Classificare un oggetto in una categoria, all’aperto per così dire, dove l’oggetto può essere una qualsiasi cosa al mondo, può rivelarsi un compito molto difficile. Così difficile che per designare colui che svolge tale compito si è fatto ricorso ad un vocabolo che normalmente alberga nel mondo della filosofia: si dice infatti che chi svolge questo tipo di lavoro, per esempio per sviluppare e mantenere la “directory di Yahoo!” fa l’ontologo.

L’ontologia studia la proprietà dell’essere delle cose e le relazione che le cose, nella loro essenza, possono avere fra loro. Come probabilmente iniziate ad immaginare, la faccenda si fa pesante, infatti l’ontologo non ha vita facile. Molto meglio disquisire di questioni ontologiche davanti al camino bevendo un buon vino che trovarsi sul campo a fare l’ontologo!

Andiamo a vedere un po’ la directory di Yahoo! in proposito.

Queste sono le 14 categorie generali che includono tutte le altre. Possiamo scendere in ognuna di queste fino a trovare quella che ci interessa. Facciamo un esempio scegliendo “Science” e limitiamoci ad estrarre un piccolo frammento della lista che viene fuori.

Qui a destra riporto un frammento della lista. Il numero fra parentesi a fianco di ogni sottocategoria rappresenta il numero di link che ciascuna di esse può offrire qualora esse vengano selezionate. Tuttavia si vede come alcune siano invece seguite dal carattere @ invece che da un numero. Ebbene, queste sono sottocategorie che non fanno parte della categoria madre in questione secondo la classificazione Yahoo! e che tuttavia gli ontologi di Yahoo! non se la sono sentita di non menzionare. Per esempio, la medicina non è inclusa direttamente nella categoria “Scienze” ma non si può disconoscere che essa abbia dei nessi sonstanziali con il dominio delle scienze, per numerosi motivi, e se andiamo a vedere troviamo che la medicina è stata piazzata nella categoria “Health”. Qualcuno di voi potrà essere d’accordo con la scelta degli ontologi di Yahoo! mentre altri non lo saranno ma non ha tanto importanza cosa sia “vero”. Ha invece importanza il fatto che la risposta non sia manifesta e condivisa e che non si tratta neanche di essere più o meno esperti della materia. Un ricercatore biomedico e un direttore sanitario potrebbero avere opinioni differenti a riguardo, pur essendo molto competenti.

Due anni dopo Yahoo!, nel 1997, appare Google, un altro motore di ricerca, apparentemente dimesso rispetto agli altri, ormai sulla strada di divenire portali in grado di offrire una varietà di servizi. Google si presenta invece con una semplice pagina bianca dove nel centro campeggia una casella di testo per inserire le chiavi di ricerca sormontata dall’ormai celebre logo variopinto.  Malgrado ciò il successo di Google è stato travolgente arrivando oggi a dominare stabilmente il mercato dei motori di ricerca. Secondo una ricerca della Compete.com, un’azienda americana specializzata nell’analisi del traffico web,  attualmente Google detiene il 74% del mercato, seguito da Yahoo! con il 17%, Bing (il motore di ricerca “della Microsoft) con il 7%, Ask con il 2% e AOL con 1%, con una tendenza ad un ulteriore crescita del divario.

È evidente che nell’approccio di Google ci doveva essere qualcosa di sostanzialmente diverso e che potremmo esemplificare con il motto: un tempo esistevano le classificazioni, ora esistono i link! Un’idea che Clay Shirky nel suo articolo Ontology is Overrated: Categories, Links, and Tags descrive particolarmente bene.

Nella figura seguente è rappresentata una generica gerarchia. Ognuno può pensarla nel modo che gli è più congegnale, per rappresentare la struttura di un’azienda, una tassonomia, la classificazione dei libri di una biblioteca, un file system o altro.

Abbiamo visto prima che nella directory Yahoo! le categorie sono state affiancate dalle pseudo categorie, per esempio la sottocategoria “Medicine” è citata anche all’interno della categoria “Science” malgrado il fatto che appartenga alla categoria “Health.” Ponendo all’interno della categoria “Science” la voce “Medicine@”, si crea di fatto una connessione fra “Medicine” e “Science,” una connessione che la classificazione gerarchica di Yahoo! non avrebbe altrimenti descritto.

Non è difficile immaginare che la quantità delle connessioni possibili travalica ogni possibilità di previsione e che la loro rilevanza è fortemente dipendente dal contesto. Qualsiasi classificazione può essere arricchita da connessioni e la questione se esse possano essere ritenuti da taluni più rilevanti di quelle inerenti alla classificazione diviene una questione di visione del mondo. In altre parole, la classificazione proposta da Yahoo! riflette la visione del mondo dei suoi ontologi ed è probabilmente veramente ozioso domandarsi se la loro visione sia più o meno vera della visione del mondo che altri potrebbero avere.

A nessuna autorità può essere impedito di proporre la propria visione del mondo mediante un’accorta classificazione ma non si può nemmeno impedire che qualsiasi utente dell’oggetto di quella classificazione valorizzi certi collegamenti che essa non prevede.

Insomma, non possiamo fare a meno di avere classificazioni e connessioni, classificazioni e link:

Sino ad ora le tecnologie disponibili hanno imposto di lavorare prevalentemente con le classificazioni essendo la realizzazione di queste già di per sé molto onerosa ed essendo assolutamente impossibile contemplare tutti i collegamenti possibili.

Uno degli aspetti importanti di Internet è che le connessioni sono intrinseche alla sua natura: Internet è fatta di link. Gettate un insieme di oggetti in Internet. Oggetti di qualsiasi natura in qualsiasi numero. Ebbene, i link cresceranno spontaneamente in un intrico non dissimile da quello della piante in una foresta lasciata crescere indisturbata. Poco importa che quelli oggetti siano stati collegati a priori fra loro da un struttura gerarchica. I link vi cresceranno sopra comunque e, se la numerosità lo consentirà, alla fine da quello che sembrerebbe solo caos finirà per emergere una struttura e questa struttura emergente potrà alfine mascherare e rendere inutile lo scheletro gerarchico iniziale. A quel punto, forse, lo scheletro si potrà anche buttar via:

L’intuizione cruciale degli autori di Google è stata riconoscere che in Internet non è necessario piazzare per forza  tutto sugli scaffali prima ma è invece sufficiente lasciare crescere le connessioni da sole ed utilizzarle dopo che queste sono spontaneamente emerse. Insomma, in Internet non c’è bisogno di scaffali.

In pratica quando sfoglio un catalogo mi fido della visione del mondo di chi ha fatto la classificazione, quando uso Google mi fido della struttura di link emersa dal caos di Internet.

Sono abbastanza sicuro che se in era pre-Google avessimo fatto un sondaggio su quale fosse ritenuto il sistema più affidabile, avremmo assistitito ad un plebiscito a favore del catalogo; sarebbe interessante farlo anche oggi sondaggio del genere.

E invece il mondo usa Google. Malgrado il fatto che tutti fossero abituati ed educati a confidare nelle classificazioni tutti hanno preferito affidarsi a quella piccola magica scatolina di ricerca offerta da Google. Perfino Yahoo!, che pochissimi anni prima aveva iniziato a “fare ordine” in Internet mettendo mano ad una grande classificazione, la Yahoo! directory per l’appunto, ha dovuto accettare la magia di Google, e nel vero senso della parola perché per un certo periodo, prima di sviluppare un sistema di ricerca proprio, ha usato proprio il motore di Google.

Già vedo gli apocalittici insorgere a difesa del valore dell’ordine minacciato dal caos, dell’autorevolezza minacciata dall’incompetenza e forse infine della cultura minacciata da una nuova forma di anarchia. Non ci tengo particolarmente ad essere annoverato tout court fra gli entusiasti ma se si è animati da un minimo desiderio di capire come stanno le cose è difficile esimersi dal domandarsi perché, malgrado questi allarmi, le persone con Google trovano quello che cercano.

L’apparentemente innocua affermazione che “le persone con Google trovano quello che cercano” ha in realtà la forza dirompente della massa. Vale a dire che centinaia di milioni di volte, anzi miliardi di volte, quelle ricerche funzionano, per il semplice motivo che di solito le domande si fanno volentieri a chi ha dimostrato di dare risposte utili.

Questa si chiama autorevolezza, un’autorevolezza conquistata sul campo dalla massa di attori che in Internet che costruiscono inconsapevolmente ciascuno il proprio peso semplicemente abitandovi. Un nuovo tipo di autorevolezza che certamente fa rabbrividire una schiera di apocalittici ma che inevitabilmente affianca l’autorevolezza convenzionale, basata su di un accreditamento di qualche tipo, per esempio accademico.

Ho detto prima che non ci tengo ad essere annoverato fra gli entusiasti, non perché questi non mi piacciano ma perchè sono convinto che sia il dichiararsi apocalittico che il dichiararsi entusiasta si risolva in un esercizio del tutto ozioso. Le cose accadono, sono sempre accadute in modo assolutamente indifferente alle sorti delle battaglie fra apocalittici e entusiasti. Le cose accadono quando maturano le condizioni favorevoli.

Questo nuovo concetto di autorevolezza è insito per esempio in una nuova parola: la folksonomia, della quale riporto qui la definizione data in Wikipedia:

Folksonomia è un neologismo derivato dal termine di lingua inglese folksonomy che descrive una categorizzazione di informazioni generata dagli utenti mediante l’utilizzo di parole chiave (o tag) scelte liberamente. Il termine è formato dall’unione di due parole, folk e tassonomia; una folksonomia è, pertanto, una tassonomia creata da chi la usa, in base a criteri individuali.

Nel caso delle ricerche in Internet il meccanismo escogitato da Google, denominato PageRank e basato sull’assegnazione di un peso (ranking) calcolato dal numero e dall’importanza dei link che richiamano le pagine, ha eliminato d’un tratto la necessità di ricorrere ad una classificazione.

In molti sistemi invece si ricorre ad una classificazione che è  realizzata dall’utenza nel suo insieme mediante la pratica del tagging. Ognuno memorizza gli oggetti che gli interessano attribuendo loro le etichette che ritiene più appropriate. Ecco, la classificazione spontanea che ne emerge si chiama folksonomia e delicious ne è un ottimo esempio.

Ho già osservato come le classificazioni gerarchiche si applichino con maggiore facilità quando  l’ambito è relativamente ristretto, le categorie sono facilmente ed univocamente identificabili, gli oggetti da classificare sono stabili, altrettanto facilmente identificabili e senza sfumature.

Quando invece si tratta di classificare oggetti che possono riferirsi ad un ambito arbitrariamente ampio, come oggetti Internet o libri, possono emergere problemi veramente difficili da risolvere. Consideriamo l’esempio della classificazione di libri in una grande biblioteca dove vi sia la categoria “Unione Sovietica”. Che fare dello scaffale “Unione Sovietica” dal 1991 in poi? Possiamo lasciare tutti i libri in quello scaffale? O forse ha senso lasciarvi solo quelli strettamente pertinenti all’Unione Sovietica nella sua interezza ponendo per esempio quelli che in realtà si riferiscono all’Ucraina in una nuova categoria apposita? Oppure, se la categoria “Ucraina” esisteva come sottocategoria di “Unione Sovietica”, ha senso lasciarla come sottocategoria di uno stato che non esiste più? E che fare dei nuovi ingressi post 1991?

O, per fare un altro tipo di esempio, come affrontare la classificazione di libri che sono evidentemente interdisciplinari? Vi sono degli autori che rappresentano un incubo per chiunque si trovi a classificarne i libri. Uno di questi è Stefano Beccastrini che ha una vera e propria passione per scrivere libri inclassificabili, caratteristica questa, sia detto per inciso, che li rende molto interessanti.

More about Matematica e geografia. Sulle tracce di un'antica alleanzaMore about Il cammino della matematica nella storiaL’ultimo, che ha scritto insieme alla moglie Maria Paola Nannicini, si chiama Matematica e Geografia, che affianca deliziosamente il precedente, Il cammino della matematica nella storia. Come classifichiamo questi due libri? Tutti e due in “Matematica”? O uno in “Geografia” e l’altro in “Storia”? Oppure nuovamente tutti e due insieme in qualcosa tipo “Insegnamento interdisciplinare”? O “Insegnamento” tout court? sono sicuro che se li leggessimo tutti quanti siamo e dopo ci mettessimo ad immaginare tutte le classificazioni possibili ne verrebbe fuori qualcosa di simile ad un caos.

Tuttavia da questo caos finirebbero per emergere delle regolarità, prevalenze, pesi reciproci, schemi, tutte regolarità lecite e descrittive della varietà dei punti di vista possibili. Insistendo sull’esempio appena fatto, sarebbe veramente limitante piazzare questi due libri nelle categorie più ovvie, storia, geografia o matematica, perché uno dei loro pregi sta proprio nel fatto di mettere in luce come sia importante contaminare le discipline scolastiche convenzionali e ad un ricercatore interessato a questioni di metodologia didattica potrebbero sfuggire, con simili classificazioni.

Arrivati a questo punto vi lascio riflettere e vado a riorganizzare la cantina, è un lavoro che impegnerà tutta la domenica. Ho deciso di fare questo lavoro perché mi hanno regalato una macchina nella quale, mediante una tastiera, posso inserire parole chiave, per esempio more, mature, ciliege, 2005 e via dicendo. Una volta inserite le parole tutte le etichette corrispondenti alle parole chiave inserite si illuminano magicamente così da individuare in un attimo le marmellate che desidero. Non mi chiedete come funziona, so solo che funziona.  Ho deciso quindi di levare le etichette dagli scaffali e di iniziare da capo ad etichettare le  marmellate direttamente sui barattoli, come facevo all’inizio di questo discorso. Anzi, su ogni barattolo potrò appiccicare nuove etichette tutte le volte che mi verrà in mente un attributo che potrebbe rivelarsi interessante: tipo di frutta, anno di produzione,  troppo cotta, poco cotta, meno zucchero, poco matura … anzi, tutti in casa potranno fare lo stesso, se saremo in più di uno a fare marmellate, e tutti potremo trovare rapidamente le marmellate preferite.

Il problema poi sarà un altro: chi le mangerà tutte queste marmellate?

26 comments

  1. Pingback: Folksonomy « Barca a remi

  2. Io non sono propriamente ordinato ma me la cavo..più o meno..ordino soprattutto quando mi viene imposto dalla mamma.
    Tornando alle cose serie..professore i suoi suggerimenti sono molto utili e da ora in poi mi impegnerò per ordinare e classificare al meglio tutte le informazioni nel mio pc nel mio blog e.. …nella mia camera:-))

  3. Caro Prof. i suoi assignment sono davvero incredibili… uno spunto di riflessione importante per azioni che svolgo quotidianamente e soprattutto meccanicamente. Beh, per il momento all’ordine della cantina ci pensa la mia mamma, io mi occupo di ordinare i files sul pc! Sono una persona tendenzialmente ordinata, infatti, ogni giorno, sia al lavoro che a casa classifico tutto proprio per trovare in breve tempo ciò che mi occorre. Uso abbastanza anche i link, risorsa utilissima a mio avviso, soprattutto all’interno di siti sono necessari dei rimandi che facciano anche aumentare la visibilità e il PageRank.

  4. Pingback: Bibienne BlogBooks on the Net Currenti calamo

  5. Buona la marmellata di rosa canina!!!!
    La mia mamma ne faceva sempre a quintali d’inverno.
    “Non è un’ operazione facile”, mi dice adesso giustificando il fatto che non ha più voglia di farla. “Bisogna raccogliere i frutti della rosa canina, allungando le mani tra i rovi, solo dopo la prima gelata invernale. Poi bisogna lessare tutto e passarlo accuratamente per evitare che le pellicine e i semi vadano nella marmellata”.
    Insomma a sentire lei questa marmellata di rose canine è veramente un’impresa impossibile!
    Ho colto il messaggio del prof e ora mi metto a etichettare accuratamente anche i post del mio blog di cucina e continuerò a farlo con i siti che raccolgo nella mia deliziosa valigetta di delishoes!

    a presto

  6. Ho trovato un’esperienza interessante di tagging fatta in una scuola primaria. La conclusione dell’esperimento è stata che la folksonomy da sola non basta per consentire l’accesso a tutta l’informazione presente. Ho postato nel mio blog la documentazione dell’esperienza che ho trovato su Slideshare.

  7. Pingback: Stefaniacrea's Blog

  8. Complimenti per la grande capacità che ha di spiegare in una maniera così comprensibilissima e per la storia delle marmellate! Io non sono una patita dell’ordine ma mi rendo conto che è necessario.Soprattutto nella rete, la quale contiene un ‘ enorme quantità di dati. Io personalmente ho sempre usato per le mie ricerche Google e ho sempre trovato quello che stavo cercando. Ignorando però che la sua struttura casuale fosse il segreto del suo successo. Le tassonomie sono personali e non sempre anche chi le crea ricorda i criteri utilizzati. Alle volte, tempo permettendo ,mi diverto a cercare le cose più impossibili e resto meravigliata nel trovarle in pochisimi secondi.

  9. L’esigenza di ordine e di organizzazione è sicuramente sentita da ognuno, anche se è difficile riuscirci in modo ottimale, perchè anche le nostre classificazioni variano e si evolvono insieme a noi. Penso solo all’organizzazione dei files sul mio computer e a come li archivio e mi ritengo una persona precisa! Però …. quando cerco un documento particolare ed è passato un pò di tempo, non sempre lo trovo immediatamente, proprio perchè allora l’avevo inserito in una determinata cartella, oggi magari mi serve in relazione ad argomenti che non sono attinenti con quelli di allora. Magari avessi la possibilità di linkarli e di taggarli!!! Non solo le tassonomie cambiano in base alle idee dei diversi ontologi, nel mio caso cambiano con il passar del tempo, anche se sono stata io stessa a creare la categorizzazione.
    Potrebbe essere un’idea quella di trasferire la modalità di google al mio pc, se però esiste già, per favore segnalatemela, così evito di creare cartelle e sottocartelle e di perdere tempo nella ricerca e finalmente ho l’ORDINE.
    Grazie

  10. A parte il fatto che ho usato yahoo e ora uso google ignorando quello che c’era dietro (beata ignoranza…), da prof di Matematica amo fare agli studenti un po’ di storia della Matematica. Associare ad un teorema o ad un concetto non solo un nome ma una persona ed il suo vissuto, li rende più vicini, meno astratti. Sono contento che altri apprezzino questa cosa.
    Saluti.

  11. Che bella analogia!Se spiegassero tutti come Lei,probabilmente si assisterebbe ad un incremento dei voti degli esami!
    L’informatica è bella perchè non finisce mai di rinnovarsi..c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare e Lei professore oggi me ne ha insegnata una!

  12. Pingback: Folksonomia da così a così. « FARAONA, la gallina che non fugge

  13. L’Assignment sulla Folksonomy, ma come del resto, quasi tutte quelle che ci proponi, mi inducono a pensare costantemente alla grande forza della realtà del digitale che noi stiamo vivendo. Riguardo la libertà, di ognuno di noi di poter usare una tassonomia creata in base ai propri criteri individuali, questo mi appare una cosa strardinaria; io ricordo, quando non avevo ancora dimestichezza con il computer, ma mi affacciavo curioso, alla scoperta di questo mezzo, l’enorme difficoltà che impiegavo allorquando dovevo cercare un contenuto nella rete. La laboriosità di Yahoo, sembrava fatta apposta, per ricordarmi,che io ero un neofita, perciò se non trovavo quello che mi interessava,la colpa era mia, era dovuta alla mia inesperienza. La stuttura invece,che Google si è data, attraverso un intreccio spontaneo di Links, è stata geniale, non a caso ,oggi ,a Google, viene riconosciuto un enorme valore commerciale ed economico. Google, sembra infatti, interpretare meglio di altri, quello spirito di libertà della rete,che è alla base stessa di Internet. Io a volte nelle mie ricerche,mi diverto a creare delle mie personali Folksonomy,spesso non ottengo risultati, ma qualche volta mi sono sopreso io stesso della risposta ricevuta.

  14. Sono un disordinato cronico ma apprezzo molto l’ordine e la precisione ( se non diventano cronici!).
    Ho trovato in questo post dei passaggi molto suggestivi. Su tutti il paragone tra i link e le piante della foresta: se entriamo in un’ottica secondo la quale le strutture si creano indipendentemente dal fatto che esistano organizzazioni gerarchiche preesistenti, tutto diventa naturale e non mediato.
    Una classificazione, seppur fatta dai più bravi ontologi è sempre una “mediazione”.
    Se questa via “immediata” sia la migliore è una questione filosofica che meriterebbe importanti riflessioni. Certo è che il caso Google da riflettere ne dà e tanto!!!

  15. Bella idea!!!! Io sono una malata dell’organizzazione e mi è piaciuto vedere che non sono sola!!! Sicuramente prenderò spunto da Rita perla gioia dei miei bambini.
    Grazie e visto il clima natalizio Buon Natale.
    Elena

  16. Prof, io praticamente mi sono avvicinata maggiormante alla materia informatica seguendo Lei e gli Assigment e sto scoprendo un nuovo mondo dove credevo di non riusire a fare nulla e capire meno.

    Lei ha la capacità di spiegare in modo chiaro e soprattutto con un linguaggio vicino alla gente normale che è impossibile non capire o non imparare.

    Mai avrei pensato di fare un mio Blog (http://guiaariani.wordpress.com) ed il resto eppure passo passo seguendo i suoi insegnamenti ci sto riuscendo. Tutto sembra anche più bello.

    Grazie…

  17. @ iamarf
    Ti ha mai detto nessuno che sei l’Alberto Manzi del web?
    Sei un fenomeno: riesci a rendere semplice quello che semplice non è affatto (specie per una disordinatona come me :cry:).
    Bravo, bravo, bravo, prof.!!!

  18. Già la cantina!!! E’ l’unico luogo della mia casa che devo rimettere in ordine perchè sta per scoppiare dai tanti oggetti presenti, tutti per altro ben etichettati! Ebbene sì io sono un’amante dell’ordine e per me fare ordine vuol dire classificare.
    Leggendo il post sorridevo perchè ho un armadietto a scaffali sul terrazzo dove ho riposto i diversi oggetti nei vari scaffali in base al loro utilizzo (lo scaffale dei vecchi soprammobili per casa che non oso buttare, quello delle istruzioni degli elettrodomestici unito a prese e ad altra “roba” elettrica, quello dei detersivi, ecc.). Classificare secondo me è un ottimo modo per poi ritrovare sempre tutto ciò che ci serve molto velocemente senza dover perdere ore a cercare…mi rendo conto che nelle mie classificazioni non ci sono i link!
    Invece in Delicious sì e grazie alle tags ho potuto fare miei dei siti internet dedicati ai bambini che appartenevano ad altri utenti, in particolare dei siti in cui si possono stampare immagini di cartoni animati in bianco e nero da far colorare ai nostri piccoli. Vi lascio il mio link delicious pensando a quei genitori che come me tentano di intrattenere i figli mentre studiano (impresa molto ardua):

    http://delicious.com/ritamasi

    Cocludendo grazie a Delicious ho scoperto un nuovo modo di classificare che mi permette di scoprire nuove categorie e sottocategorie e questo grazie alle calssificazioni fatte da altri, anche questo è un bel modo di socializzare nel mondo del web… sì perchè finora ho sempre classificato in modo egoistico (etichettare gli oggetti per scaffali nell’armadietto serve solo a me) invece etichettare in Delicious può servire anche ad altri.
    Rita

  19. “Un tempo esistevano le classificazioni, ora esistono i link”
    Un tempo sì, ma veramente molto lontano. Mentre leggevo il post mi è tornato alla mente l’immane lavoro fatto da Aristotele che con le Categorie ha analizzato gli elementi costitutivi del linguaggio per fornirci degli strumenti dell’argomentazione e del discorso scientifico. E così ha fatto con gli scritti di fisica. Il bisogno di classificare, categorizzare rientra, forse, nelle facoltà più alte e nobili della mente umana. Il cercare un “ordine” per rendere più intelligibile ciò che ci riguarda e ciò che non appare chiaro. D’altra parte penso che tutto il sapere, finito poi nelle varie discipline, sia dettato dalla necessità di capire e di “spiegarsi”. Un atto che non conosce sosta e che rispecchia, il continuo evolversi della realtà.
    Nel mio piccolo ho recuperato la password del delicious di qualche anno fa, così comincerò anche io a fare un po’ d’ordine soprattutto sul mio desktop.

  20. mi ricordo ancora quando facevo le mie prime ricerche con il mostruoso yahoo, e mi ricordo l’importanza della sintassi di ricerca per un risultato rapido e preciso.
    poi arrivò l’acerbo e scarno google dove nn importavano le congiunzioni, le virgolette, ma con due parole mi dava risultati altrettanto precisi e rapidi.
    oggi il mio stile di ricerca si è googlizzato, cioè mi viene automatico ricercare per tags, ma quando spesso mi trovo a fare dei piccoli corsi di alfebetizzazione mi accorgo che la logica di chi mi sta di fronte è legata, incatenata, a strutture mentali difficili da smontare. noto sempre di più, e in soggetti sempre più giovani, un concetto di ricerca a categorie ( tipo indice generale) e nn è facile liberare la mente da questi schemi portandola verso la visione per tags ( tipo indice analitico).
    io attribuisco questo schematismo sicuramente ad un metodo didattico rigido e con poche possibilità di autogestione da parte della giovane mente, sicuramente un metodo che rispetta i criteri schematici di questa società, ma secondo me molto più gestibile per il datore del sapere, perchè la libertà è sempre difficile da gestire.

  21. Dimenticavo: con la scoperta, in questo corso, dell’enorme utilità di Delicious ho potuto non solo taggare tutti i miei siti di interesse ed avere quindi la mappa dei miei tag, ma anche (e direi soprattutto) condividere lo stesso tag tra più utenti e trovare a mia volta altri tag di interesse.
    Salvando il link di Sergio Maistrello su Delicious ho, in un attimo, condiviso il mio tag con altre 6 persone. Sono andata a spulciare nei loro delicious e trovato tanti altri siti interessanti come ad es. http://www.cultur-e.it/blog/analisi/web-20/tematiche/tipologie/folksonomy/
    e http://www.adammathes.com/academic/computer-mediated-communication/folksonomies.html
    Una rete nella rete. Una connessione nella connessione.

  22. Bella l’immagine delle marmellate!
    Mi è venuta fame e sono corsa in cucina a farmi un pezzo di pane con burro e zucchero. Che buono! Sono i ricordi che ti legano alle abitudini ed ai piaceri della vita.

    L’etichettatura? Anch’io mi diletto ad “etichettare”.
    Mio marito è un appassionato di vini e tutti gli anni si fa spedire da alcune cantine, sparse per l’Italia, enormi damigiane che poi ci divertiamo ad imbottigliare, etichettare e mettere in ordine in cantina. E’ sempre una gran festa per gli amici. La cantina diventa un campo di battaglia: gli amici che “ci capiscono” dicono cosa fare e cosa scrivere sulle etichette; quelli che non ci capiscono seguono con interesse ed allegria questa importante disputa tenuta “dai migliori sommelier d’Italia” :-); quelli (come me) che se ne fregano del vino, godono principalmente della compagnia degli amici.
    Abbiamo dovuto imparare negli anni a non dimenticarci nulla sulle etichette: vigneto, cantina, anno di produzione, gradazione alcolica, qualità della vendemmia etc. etc. Altrimenti…che pasticcio!

    Ho trovato su Google (a proposito di : “…le persone con Google trovano quello che cercano.”) un documento in .ppt che mi pare un’interessante sintesi sulla folksonomy:

    http://www.sergiomaistrello.it/materiali/webdays05/folksonomy.pdf

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