Coltivare le connessioni (I)

English (Traduzione di Ilaria Montagni)

È difficile affrontare il nuovo. È difficile comunicare il nuovo. È difficile scrivere per comunicare il nuovo. Chi legge cerca immediatamente di trovare punti di riferimento e questi si trovano nel territorio del vecchio, del preesistente, del familiare. Per affrontare il nuovo tutti devono compiere uno sforzo addizionale: colui che  scrive deve ingegnarsi per trovare strumenti espressivi adeguati, colui che legge deve essere predisposto al nuovo, deve essere predisposto all’avventura. Uno strumento fondamentale per comunicare il nuovo è la metafora ma perché essa funzioni deve poggiare nel territorio familiare del lettore.

Ciò che sto cercando di spiegare riguardo al modo di stare online è in realtà molto semplice ma al tempo stesso molto difficile da comunicare. Credo che il motivo stia nella difficoltà di reperire metafore adeguate, per un motivo o per l’altro. In questo articolo proverò quindi ad usare tutte quelle che mi vengono in mente nella speranza che laddove non funzioni una possa funzionare l’altra. Tuttavia, caro lettore, prima di ricorrere a questo stratagemma, vorrei rassicurarti sul fatto che lo sforzo che ti richiedo non è gratuito, non è un mero esercizio scolastico. È uno sforzo che tutti dobbiamo fare perché è imposto dalle grandi mutazioni del mondo nel quale viviamo.

In questo post, che è il primo di una serie di tre (almeno credo) propongo una riflessione su due elementi fondamentali che è necessario focalizzare prima di qualsiasi altra considerazione: la crescita esponenziale dell’evoluzione e il ruolo delle reti. Nel secondo post della serie proveremo a giocare un po’ con alcune metafore nella speranza che ci possano essere utili per imparare ad avere cura delle proprie connessioni. Infine, nella terza parte proveremo a fare qualche considerazione sulle comunità di blog e sull’idea di Personal Learning Environment.

La conclusione, che possiamo anticipare subito, sarà più o meno del tipo: per utilizzare al meglio le nuove tecnologie di comunicazione dobbiamo imparare ad ignorarle.

Evoluzione e crescita esponenziale

È indubbio che viviamo in un epoca di grandi mutazioni ma sarebbe un errore ritenere queste novità senza precedenti che turbano e sconvolgono una condizione di equilibrio, e che forse avremmo potuto evitare o cambiare se avessimo agito in un modo diverso. Il mondo non è mai stato fermo, anzi esso esiste e noi, a questo punto della sua storia, lo percepiamo grazie al fatto che esso è fatto di solo divenire. Noi siamo il frutto dell’evoluzione che ha luogo su questo pianeta ed è un fatto universalmente accettato che l’evoluzione abbia un andamento esponenziale [1].

Ci sono parole inflazionate. Esponenziale è una di queste: andamento esponenziale, crescita esponenziale, esplosione esponenziale. Credo che tutti associno alla parola esponenziale l’idea di qualcosa che cresce in un  modo esplosivo, giustamente. Ma non c’è solo questo. L’esponenziale è una funzione matematica, diamole un’occhiata [2]

exp
È vero che l’esponenziale esplode ma non sempre! Esplode a destra, per x -> ∞ dicono i matematici. A sinistra invece l’esponenziale è del tutto tranquillo, sembra che non succeda niente. Ora, se l’esponenziale rappresenta l’evoluzione, sulle ascisse (asse delle x, quello orizzontale)  mettiamo il tempo e sulle ordinate (asse y, quello verticale) mettiamo qualche indicatore dell’evoluzione: entità della popolazione umana, conoscenza acquisita, livello di complessità degli organismi biologici o altro. Qualsiasi quantità ci mettiate, se l’andamento è esponenziale, nella parte iniziale la crescita è molto lenta e solo da un certo punto in poi ci si rende conto di trovarsi in una situazione esplosiva. È così che nasce l’illusione che le cose si siano messe a correre all’improvviso. Nella fase iniziale delle crescite esponenziali nessuno si accorge di niente e le approssimazioni lineari o addirittura le ipotesi di equilibrio stabile trovano facilmente credito. Invece il mondo è sempre cambiato, l’evoluzione ha avuto inizio sulla terra non appena le condizioni lo hanno consentito, acqua, atmosfera, sufficiente quantità di specie atomiche disponibili e adeguatamente diffuse, e da allora non si è più fermata.

Ora, all’inizio del terzo millenio, la fase esplosiva è diventata manifesta e all’umanità si pone la sfida di imparare ad affrontare una successione sempre più serrata di mutamenti. Non c’è scampo e non c’è attività umana che possa prescindere da questo. Il nuovo sarà il nostro elemento naturale.

Reti e organizzazioni

Negli ultimi 400 anni, nel corso dei quali tecnologia ed economia hanno preso a crescere con impeto alimentandosi dei progressi della scienza a partire da Galileo Galilei in poi, le organizzazioni di ogni tipo si sono strutturate secondo il modello gerarchico mutuato dalle organizzazioni di tipo militare, forse il primo modello organizzativo della storia.

All’albore del terzo millenio è comparso un nuovo elemento che è sempre esistito ma di cui solo ora si inizia ad intravedere il ruolo fondamentale: la rete [3].

La vita emerge malgrado l’inesorabile aumento dell’entropia stabilito dal secondo principio della termodinamica con due gambe: organizzazioni  e reti.

Le reti sono insiemi di nodi e connessioni. Si chiamano reti a prescindere dalla natura e dal numero dei nodi, dalla natura, dal numero e dalla struttura delle connessioni. Le reti non hanno ordine né gerarchia. I nodi, ai fini della funzionalità della rete, sono tutti equivalenti. Non esistono ruoli diversi per i nodi, non ci sono nodi di un tipo e nodi di un altro. Le reti crescono spontaneamente in modo caotico.

Con il termine organizzazioni qui mi riferisco a qualsiasi struttura che riveli qualche tipo di gerarchia. Le organizzazioni hanno una struttura ordinata e le parti che la compongono hanno ruoli ben definiti.

Il nodo di una rete, in quanto tale, è un’entità puntiforme che si limita ad interagire con gli altri nodi secondo delle regole uguali per tutti i nodi e peculiari del tipo di rete. Tuttavia, se andiamo a vedere un singolo nodo con il “microscopio” scopriamo che esso ha una struttura interna, a sua volta composta di organizzazioni e reti.

In natura, organizzazioni e reti sono sinergiche. Ogni cosa è costituita da complessi insiemi di entità nei quali talvolta prevale la natura della rete e talvolta quella dell’organizzazione. Sistemi sempre più complessi sono costruiti mediante inestricabili coacervi di reti e organizzazioni di livello inferiore in una sorta di  illimitato e complicatissimo sistema di scatole cinesi.

Questo paradigma si applica a tutti gli aspetti del mondo, dalla descrizione dei sistemi biologici a quella dei sistemi macroeconomici.

Come si costruisce una macchina oggi? Qualche tempo fa ho letto di una nuova macchina cinese che è cinese perché la concezione e il management del processo industriale hanno avuto luogo in Cina. Tuttavia, i vari sistemi che compongono la macchina vengono fabbricati negli Stati Uniti, in Germania, Austria, Cina e qualche altro paese. La macchina viene assemblata in una fabbrica dell’Italia meridionale. Questa è una tendenza che caratterizza l’intera economia mondiale. È normale oggi acquistare un’auto di una certa marca nella quale più del 50% dei sistemi che la compongono sono stati progettati, costruiti e assemblati da una rete internazionale di produttori indipendenti dalla marca del prodotto finale. Avete bisogno di freni per la macchina che state progettando? Bene, dovrete considerare tutti i produttori di freni disponibili sul mercato e scegliere quello in grado di fornire i freni con i dati requisiti e al minor costo.

I nodi di una rete industriale sono le aziende le quali sono delle organizzazioni caratterizzate da una gerarchia ben precisa, amministratore delegato (Cheaf Executive Officer), membri del consiglio di amministrazione,  manager e via dicendo. Tuttavia per funzionare, ogni singola azienda si deve comportare come un nodo di una rete di aziende. L’ insieme di regole che caratterizzano le connessioni fra le aziende è piuttosto ben definito ma la rete di aziende cresce in modo caotico. Nessuno può controllare realmente il modo in cui una rete cresce.

La nostra società è composta da insediamenti che vanno dal più minuscolo dei villaggi alla più grande metropoli. Ogni insediamento umano è composto da reti e organizzazioni. Per esempio, ogni città ha un sindaco, un consiglio comunale, una serie di uffici tecnici dove lavorano persone con precise competenze e responsabilità e via dicendo.  Tuttavia in ogni paese l’insieme degli insediamenti rappresenta una rete che si è sviluppata nel corso della storia in modo spontaneo e caotico sotto l’influenza di un coacervo di fattori estremamente complesso.  Nessuno ha mai pianificato l’intera distribuzione di insediamenti in un paese. Tentativi del genere in passato sono forse riferibili a qualche regime dittatoriale ma si tratta di episodi che il corso naturale delle cose riassorbe in fretta.

Il mondo del software open source, il sistema operativo Linux tanto per fare un esempio, è una rete di sviluppatori di software, ognuno dei quali si comporta come un nodo di una rete.  A livello “microscopico” possiamo riconoscere che i singoli nodi possono essere molto diversi. Si può andare dallo studente di informatica a chi lo fa semplicemente per hobby, dall’azienda di Information Technology che sviluppa un software Open Source come una variante di una propria linea di prodotti alla multinazionale che investe miliardi di Euro nell’integrazione dei prodotti Open Source disponibili con quelli della casa. Malgrado la tipologia estremamente varia dei contributori, tutti interagiscono con il mondo Open Source adeguandosi alle stesse regole e agendo quindi come nodi di una rete.

In un articolo apparso sull’Economist del 25 ottobre del 2005, Il signor Kelly, responsabile della divisione Proprietà Intellettuale della IBM, alla domanda su come mai l’IBM, maggior produttore di brevetti industriali nel mondo, si sia messa a regalarne per un valore cospicuo (40 milioni di dollari nel 2003)  al mondo Open Source, risponde: “It isn’t because we are nice guys” spiegando in sostanza che ormai è chiaro che la vitalità dell’ecosistema costituito dalla rete di sviluppatori Open Source è troppo importante per la salute del business di IBM.

I singoli nodi che costituiscono la rete di sviluppatori Open Source, si comportano in modo del tutto simile ma possono avere strutture interne molto diverse, da quella di una grande multinazionale a quella di una singola persona, quest’ultima per esempio composta da un complicatissimo sistema di cellule organizzate in varie strutture. Forse la più complessa di queste strutture è il cervello che è composto da una rete di cellule, ogni neurone un nodo. A sua volta, la singola cellula è un sistema complesso di macromolecole analizzando il quale troviamo altre strutture e reti. E così via.

C’è probabilmente ancora tantissimo da capire sulle proprietà delle reti e delle loro relazioni con le organizzazioni ma non vi è dubbio che in tutti i campi si guardi con estremo interesse al ruolo che le reti sembrano giocare in tutti gli aspetti del mondo che ci circonda. Un fatto ormai certo sul quale i più concordano è che quando, in qualsiasi contesto, appare “il nuovo”, questo accade sempre come prodotto di una rete: la rete, quando gode di buona salute, produce qualcosa che è superiore alla mera somma delle sue parti. Un insieme di sviluppatori software caoticamente affacciati sulla stessa rete non hanno prodotto solo una certa quantità di software somma dei singoli contributi, bensì hanno dato vita a quello che si è rivelato un prodotto industriale in grado di competere e in alcuni settori vincere la competizione con i prodotti industriali convenzionali. In altre parole, hanno dato vita ad un nuovo modello di produzione, successivamente replicato in vari altri contesti. Hanno dato vita al nuovo. Il nuovo nasce come cosa superiore alla somma delle sue parti nelle reti che godono di buona salute: vita da una rete di macromeloecole, mente da una rete di neuroni, cultura da una rete di menti. Non è un caso che vi siano rilevanti osservatori del mondo politico i quali stanno considerando con molta attenzione il ruolo delle reti nelle vicende economiche e politiche della società [4].

La nostra posizione nella storia dell’evoluzione sulla terra ed il ruolo delle reti, che sono sempre esistite ma delle quali solo ora si inizia a percepire il ruolo, sono elementi essenziali che devono essere tenuti in considerazione  per tentare di affrontare i grandi mutamenti che nessuno può ignorare. È solo alla luce di considerazioni del genere che possiamo affrontare anche quello che chiamiamo il mondo online.

—-
[1]     The law of accelerating returns, Ray Kurzweil.
[2]     Per inciso per fare questo grafico ho utilizzato un tool disponibile in Internet che ho trovato dando a Google la seguente stringa di ricerca: “web tool plot function”. Ho trovato questo. È occorso meno di un minuto fra il desiderio di raffigurare l’esponenziale e la sua produzione. Per il mio lavoro di ricerca ho usato in passato innumerevoli software di elaborazione e produzione di grafici scientifici ma se mi fossi messo a riesumare uno qualsiasi di questi ci avrei messo sicuramente di più.
[3]     Living Networks, in Network Logic, cap. 2,  di Fritjof Capra.
[4]     Connexity revisited,  in Network Logic, cap. 4, di Geoff Mulgan.

18 thoughts on “Coltivare le connessioni (I)

  1. Francesca ha detto:

    il nuovo intimorisce, crea ansia e destabiliza ma il nuovo ci spinge a confrontarci con noi stessi ci costringe a rimetterci in gioco, io senza il gusto del nuovo non potrei respirare…ma non è per tutti così…a scuola le ICT sono quel nuovo che allontana che spaventa…ma questo “nuovo” può migliorare tanto e tutto…basta criticamente farne buon uso…a presto Francesca

  2. martavara ha detto:

    “La più radicale alternativa alla scuola sarebbe una rete, o un servizio, che offrisse a ciascuno la stessa possibilità di mettere in comune ciò che lo interessa in quel momento con altri che condividono il suo stesso interesse”.

    Ivan Illich, “Descolrizzare la società”, pag 47.

  3. alaster ha detto:

    mi è incuriosito molto quest’argomento, nonchè gli interventi, un pò perchè interessano campi che mi sono trovato ad affrontare per studio, come alla facoltà di matematica e con ecologia, un pò perchè abbraccia temi come quello della rete: un tema “infinito”, con le più svariate sfaccettature ed applicazioni. In particolare, l’analisi dell’evoluzione dell’uomo negli ultimi secoli è singolare. La crescita esponenziale sembrerebbe far paura quasi, personalmente mi fa riflettere sulla capacità di sintesi dell’uomo stesso. Siamo davvero in grado di sintetizzare il mondo che affrontiamo? Od è così veloce da “costringerci” ad essere sempre aggiornati col fiato sul collo a correre con i tempi contati col rischio che se lasciamo il cellulare a casa o il computer va in tilt (e con una botta non si ripristina ) ci viene la depressione perchè siamo tagliati fuori?
    A parte l’esagerazione, sono perplesso, perchè si sta assotigliando sempre di più il tempo ” a disposizione” per stare al passo tecnologicamente parlando e la trasmissione quella che una volta era padre-figlio o madre-figlia sembra tremendamente lenta rispetto ad un approccio attuale.
    Sono convinto che il passato ci serva da esperienza per la riuscita di un futuro migliore, a patto però di non dimenticarcelo troppo in fretta.
    Queste, alcune mie considerazioni gettate di primo acchìto…
    A presto
    ciao

  4. Lucia ha detto:

    ” Il nuovo sarà il nostro elemento naturale ”
    Assolutamente affascinante ma è fondamentale che sia realistica come cosa, accessibile davvero agli esseri umani, questo, come ha già detto lei, avviene solo quando il nuovo poggia sul vecchio, di cui è il superamento e allo stesso tempo il continuum !!
    Prof ce l’ ho fatta a sbloccare il blog, non serviva il login sono io l’ impedita…

  5. Shannie ha detto:

    @ egocentricamente: Si, si, hai perfettamente ragione. Sono fermamente convinta che i nostri blog, quello che ci scriviamo dentro sia solo l’inizio…nel senso che se non ci sono persone che commentano, che danno il via ad una discussione, il blog in se per se non ha molto senso, non riesce a ricoprire la sua funzione fondamentale che definirei di tipo propositivo, cioè non permette la costituzione dello “spazio di confronto”.

  6. iamarf ha detto:

    @Egocentricamente: ma come potrei dire di no? Mi troverei in una contraddizione pazzesca al solo pensiero della quale mi si accappona la pelle …

    Sono realmente contento se usi questo materiale …

  7. egocentricamente ha detto:

    @ Shannie: mi permetto di rispondere alla tua riflessione sulla base della mia esperienza. Io considero il mio blog, in questo momento, come un quaderno degli esercizi, cioè una cosa che ha valore solo per l’esame. Ho specificato in questo momento perchè lo stesso blog mi è servito per mille altre cose in momenti diversi e magari mi servirà ancora per altre cose in futuro, forse proprio per mantenere le connessioni. Una cosa è assolutamente necessaria: un luogo comune di confronto! Questo blog del prof funziona tipo messaggio “uno a molti”, ma poichè non ha spazio o tempo è potenzialmente infinito e permette l’intervento di tutti. Secondo me è questo lo “spazio di confronto” ora, non il nostro blog; Il blog è un mezzo, poi può anche diventare un luogo di scambio e confronto, ma col tempo.
    @ prof: questo post mi ha smosso un sacco di riflessioni e di ricordi, prima di tutto mi è piaciuto il collegamento con la politica visto che la storia ha decretato il fallimento sia del comunismo, sia dei regimi di destra… chissà che non si arrivi davvero ad un “reticalismo” (me lo sono inventato, non so neppure come si potrebbe chiamare un modello politico basato sulla rete, o meglio dovrei andare a leggermi la nota 4) o comunque un tipo di società che abbia a cuore il bene comune e non la sopravvivenza di pochi. Poi mi è tornata in mente la società delle api o delle formiche o delle termiti, in cui gli individui effettivamente sono in rete, ma andrebbe guardato bene quali sono i rapporti tra gli individui e la “regina” che non è proprio un nodo come gli altri, ha delle funzioni diverse, infine sul nuovo e sulla crescita esponenziale ho trovato degli spunti per l’esame di antropologia culturale, soprattutto legandoli al discorso dello straniero (non il turista, ma l’immigrato) e mi piacerebbe poter usare questo post, ed i successivi, se necesario, per l’argomento a piacere dello stesso esame. Resta inteso che cito la fonte: posso Prof?

  8. Shannie ha detto:

    “I nodi, ai fini della funzionalità della rete, sono tutti equivalenti. Non esistono ruoli diversi per i nodi, non ci sono nodi di un tipo e nodi di un altro. Le reti crescono spontaneamente in modo caotico.”

    Questa frase mi è piaciuta molto. Troppo spesso dimentichiamo quanto ciascuno di noi possa essere importante per gli altri in quanto parte del tutto.
    L’intero post è molto interessante e ha stimolato in me una riflessione che riguarda la nostra blogoclasse.
    Molti miei colleghi hanno parlato del fatto che nessuno si ferma a leggere o a commentare i post che vengono scritti nei nostri blog. E questo è vero, basta dare un’occhiata alla maggior parte dei blog che abbiamo creato, compreso il mio.
    Perchè questa situazione di stallo? Credo che una ragione possa essere legata a quello che ho detto sopra, ovvero che spesso si pensa che il nostro punto di vista non valga poi molto per chi legge o che non sia di aiuto per stimolare la discussione su un argomento. A volte subentra anche una sorta di paura nell’esprimere le proprie opinioni, idee, convinzioni pur potendo contare sulla “protezione” che lo schermo del pc ci offre. Così, preferiamo mantenere le distanze rispetto a ciò che leggiamo. Bisognerebbe iniziare a pensarsi come potenzialmente fondamentali per la buona riuscita della blogoclasse che abbiamo creato. Proprio come i nodi che, nel loro piccolo, contribuiscono a tenere salda e sana la rete.
    Una seconda ragione è che molto probabilmente non riusciamo ad essere davvero reattivi come ci suggerisce Stephen Downes nel suo articolo di cui riporto una parte molto significativa che dice:

    “( ) i tuoi tentativi di creazione di contenuti dovrebbero essere reazioni ai punti di vista altrui. Questo garantirà, per prima cosa, che gli altri leggano i tuoi commenti e, in secondo luogo, che i tuoi post siano attinenti alla discussione in corso.
    Postare, dopo tutto, non concerne la mera diffusione dei tuoi punti di vista bensì la connessione con il resto del mondo e il modo migliore per connettersi è quello di tracciare chiaramente il legame tra il contenuto degli altri ed il tuo.”

    Io per prima non sono ancora in grado di essere reattiva, forse perchè è ancora tutto nuovo per me. Per questa ragione, anche se è vero che rappresento un nodo della nostra blogoclasse, sono un nodo debole…
    Beh, non mi scoraggio, anche perchè lo stesso Stephen Downes parla di abitudini (ad essere reattivi, connessi, a seguire il flusso…), cioè di comportamenti che, con il tempo e la costanza, vengono interiorizzati e fatti propri in maniera indolore e naturale. Basterà solo un po’ di esercizio e buona volontà. ^_^

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  10. iamarf ha detto:

    Ottime osservazioni!

    a) Certamente, in un sistema a risorse limitate qualsiasi cosa che cresca, anche se all’inizio esponenzialmente come i coniglietti di Fibonacci, finisce per andare in saturazione. Sono completamente d’accordo con il richiamo alle ossessioni sulla crescita dei parametri dell’economia.

    Codesta osservazione mette in luce ancora meglio la natura della “crescita evolutiva” che in realtà è una sorta di esponenziale composito. L’evoluzione si è servita di una serie di strati, ognuno dei quali ha le caratteristiche di una rete e può andare in saturazione. Il processo evolutivo è poi capace di scappare da questa apparente situazione di stallo perché sulla rete che si è formata nasce un nuovo strato, il quale a sua volta ripete il processo. In questo modo pare che, sino ad ora, l’evoluzione sia sempre riuscita a scappare dai vicoli cechi imposti dalle risorse limitate verso uno strato successivo che poggia materialmente sul precedente ma ne è indipendente.

    Per esempio una volta trasformato l’oceano antico in un brodo pieno di tutte le molecole possibili immaginabili, ecco che compaiono aggregati molecolari autoreplicanti e quindi uno strato di organismi che competono per le risorse e si selezionano. Riempito il mondo di tutti gli organismi immaginabili, ecco che compare lo strato delle idee e delle loro istanzazioni tecnologiche che competono e si selezionano per dar forma a culture. Fatto pieno il mondo anche di queste ecco comparire uno strato di idee collettive, ossia facilmente condivisibili e rapidissimamente scambiabili …

    Ho semplificato moltissimo saltando un mare di passaggi ma dove ci portterà questa stupefacente forza evolutiva che sembra voler sfidare il II principio della termodinamica?

    Tornando comunque con i piedi per terra, sta di fatto che noi oggi bisogna imparare ad affrontare questo tumulto, non si può far finta di nulla. Istituzioni e organizzazioni in generale sono palesemente fuori tempo, ivi comprese quelle impegnate su tutti fronti della formazione.

    b) Questa riflessione è veramente interessante. Avevo appena fatto un’osservazione in sintonia con queste considerazioni rispondendo ai commenti di Ilariabu e Valle al post successivo.

  11. Carlo Columba ha detto:

    Molto interessante e foriero di profonde riflessioni. Intanto me ne vengono due:

    a)
    non è detto che gli esponenziali debbano avere asintoto verticale! Questo tipo di esponenziali sono caratteristici delle esplosioni, per l’appunto, ma tengono conto solamente degli istanti iniziali del fenomeno, durante i quali è possibile ritenere “infinita” la quantità di energia o comunque di risorse a disposizione. Tutta un’altra famiglia di esponenziali hano asintoto orizzontale: prevedono cioè una crescita inizialmente rapida che gradatamente si adagia ad un valore di equilibrio del sistema. Sono, questi esponenziali, quelli caratteristici degli ambienti naturali, che, per definizione, sono limitati nello spazio, nel tempo e per l’energia a disposizione. Allora, ad esempio, la popolazione di una certa specie tende al valore di equilibrio per ogni ecosistema ove è inserita: equilibrio che si raggiunge per l’effetto concomitante della disponibilità alimentare e delle note dinamiche predatore-preda.
    Quanto appena detto costituisce il fumo negli occhi degli economisti classici, capaci solo di concepire sistemi in espansione ( produzione crescente, consumo crescente, reddito crescente: già la diminuizione del tasso di crescita ci viene proposta come una quasi catastrofe . . .)

    b)
    è solo parzialmente vero che le forme di organizzazione siano tutte derivate da quelle militari. Infatti se osserviamo il modello organizzativo delle società meno sviluppate, osserviamo chiaramente la presenza di una dinamica ancora perfettamente “leggibile” anche nelle nostre sviluppate società, solo se ci si concentri sulle relazioni per via femminile. Mi riferisco qui a quell’insieme di relazioni, per l’appunto di rete, rimaste quasi sempre estranee alle componenti maschili delle società, pur costituendone il vero tessuto connettivo: le relazioni madre – figlie – sorelle, ad esempio, attorno alle quali ruotano spesso ancora oggi complessi cerimoniali sociali ( le nostre occupazioni durante le vacanze di natale ne sono un piccolo esempio). Ho proprio la sensazione di poter quasi toccare con mano questo intrecciarsi di relazioni, questo fare legami familiari e amicali.
    Ecco, sono, queste interazioni, caratteristiche delle reti di tipo “peer”. Non sarà un caso, probabilmente, che nelle società nordiche occidentali più sviluppate (svezia, norvegia, ma anche islanda) il ruolo e la consistenza economica della componente maschile della popolazione si stia rapidamente riducendo a livello preoccupanti. Probabilmente, quelle società, più sviluppate in quanto per prime hanno valorizzato le dinamiche di rete a scapito di quelle tipiche di organigrammi e gerarchie, trovano nella componente femminile le forze più valide.

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  13. Chiara ha detto:

    “Il nuovo nasce come cosa superiore alla somma delle sue parti nelle reti che godono di buona salute: vita da una rete di macromeloecole, mente da una rete di neuroni, cultura da una rete di menti”

    Sono d’accordo ma quello che mi stupisce e che questo mondo online spesso nasce da singole menti più che da aziende… e così penso che anche nelle menti pigre a volte come la mia ci possono essere reti connetive non solo mentali ma che si possono trasformare virtualmente???
    Oppure c’è qualche grande occhi connesso ai nostri cervelli che ascolta la nostra necessità di nuovo?
    Mah!

  14. Michele Ravenni ha detto:

    Il software che ha usato è Mathematica!!!Lo conosco perchè l’anno scorso (facevo CTF) era incluso tra i software del corso di informatica…Solo che ci facevano fare addirittura immagini in 3D per gli orbitali molecolari…a quel punto non era più una funzione semplice!!!;)

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