Assignment 5: Open Educational Resources, iniziamo con una storia

Sono le 15:02 di domenica 27 dicembre, nel preciso momento in cui sto scrivendo questo paragrafo. Il resto del post l’ho scritto quasi tutto fra ieri e oggi, mi manca poco per finire. Ho appena letto il commento di Simonetta, una studentessa IUL, al post dell’intervista, dove si chiede in che misura il metodo che stiamo sperimentando insieme, cosiddetto della blogoclasse, dipenda dalle caratteristiche individuali dal docente. Non saprei  ma il post che stavo giusto scrivendo rappresenta forse e in parte una risposta indiretta. Vedremo più avanti.

Con i prossimi post vorrei farvi conoscere le Open Educational Resources. Per iniziare vi racconto alcune storie che ho tradotto dall’articolo Students Find free Online Lectures Better Then What They’re Paying For apparso l’11 ottobre scorso in The Chronicle of Higher Education, la più importante pubblicazione dedicata all’università negli Stati Uniti. In queste storie troverete dei riferimenti ad alcuni corsi online e con questa espressione, nel seguito, intenderò corsi online che siano liberamente fruibili da chiunque. Avrei potuto esplicitare i link di tali risorse ma preferisco lasciarveli cercare con Google affinché, cercando, ciascuno di voi possa eventualmente scoprire quel che per lui, ma non necessariamente per altri o per me medesimo, potrebbe essere una perla.

Prima storia

Nicholas Presnell ha due professori di algebra lineare: uno ufficiale e uno virtuale. Il primo è un professore dell’Arizona State University, dove il sig. Presnell è uno studente part-time in ingegneria elettrotecnica. L’altro è un insegnante del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che ha inserito le proprie lezioni di algebra lineare fra i materiali didattici online offerti dal progetto OpenCourseWare del MIT.

In un certo senso, il professore di matematica Gilbert Strang del MIT,  è apparso per primo nella vita di Nicholas Presnell che ne trovò per caso le lezioni video mentre stava cercando di risolvere un problema incontrato nel proprio lavoro di ingegnere elettrotecnico presso la Honeywell Aerospace. Queste lezioni online non servirono solo a risolvere il problema immediato di Nicholas ma si rivelarono anche uno stimolo per iscriversi ad un corso di laurea presso un istituto nelle vicinanze, la Arizona State University. Ora Nicholas, pur seguendo le lezioni di sistemi lineari presso la Arizona University utilizza frequentemente i video del MIT come un ulteriore fonte di studio.

“È come se il MIT fungesse da controllo di qualità dei corsi che sto seguendo”

sostiene Nicholas.

Qui compare, in un contesto molto specifico, una delle conseguenze più importanti di Internet che è una mutata concezione dell’autorevolezza. Abbiamo infatti uno studente universitario che confronta corsi diversi attingendo da questi in funzione di ciò che ciascuno di essi dà. Si tratta di un vero e proprio rovesciamento di paradigma, dove non abbiamo lo studente che si rivolge ad un’istituzione nell’autorevolezza della quale ripone a priori la propria fiducia, bensì abbiamo uno studente consapevole che conduce in prima persona il processo di apprendimento recependo le proposte degli insegnamenti ma svolge nel contempo un ruolo critico, operando eventualmente selezioni e integrazioni. Torneremo su questo concetto.

Seconda storia

Sharon Malaguit racconta che il suo professore di anatomia, nel corso di infermieristica che seguiva presso il San Bernardino Valley College, era diventato un incubo per lei. Il professore spiegava in modo difficile da capire e facilmente partiva per la tangente ma allo stesso tempo era severo e inflessibile.

Fu così che Sharon scoprì un’alternativa nella forma delle lezioni online di Marian C. Diamond, una professoressa di anatomia e neuroscienze presso l’università di California a Berkeley, lezioni che presto divennero la sua ancora di salvezza tutte le volte che si trovava in difficoltà perché non riusciva a tenere il passo delle lezioni presenza.

“Lei era molto più chiara e riusciva a rimanere focalizzata sull’argomento trovando esempi pertinenti con l’oggetto delle lezioni”

racconta Sharon a proposito della professoressa di Berkeley.

Era tornata al college dopo un’interruzione di 18 anni dovuta al fatto che si era dedicata all’educazione dei suoi quattro figli. Inoltre era cresciuta nelle Filippine e perciò l’inglese era la sua seconda lingua. Per queste ragioni, Sharon paventava delle difficoltà e quindi già immaginava di dover cercare qualche forma di aiuto per riprendere ed andare avanti con gli studi.

All’inizio cercò di farsi aiutare da un tutor del campus ma per lei era troppo difficile trovare il tempo per incontrarlo. Successivamente Sharon provò con le lezioni video acquistate dalla Rapid Learning Center, azienda specializzata nella vendita di supporti didattici, ma i 200$ necessari si rivelarono mal spesi perché il livello dei corsi si rivelò essere troppo elementare.

Poi successe che il marito, facendo delle ricerche in YouTube, scoprì le lezioni online che una nota insegnante di Berkeley, la professoressa Diamond, aveva reso liberamente disponibili in Internet. Sharon rimase ammaliata dalla chiarezza delle lezioni del prof.ssa Diamond e si organizzò per seguirle la sera dopo avere messo a letto i bambini. In seguito raccomandò le lezioni a molti compagni di classe e amici.

Sharon, prima di trovare queste lezioni online, era così frustrata che stava per demordere dal proposito di terminare la scuola. Successivamente scrisse un’email alla prof.ssa Diamond per ringraziarla e rimase stupefatta quando un giorno la professoressa la chiamò al telefono per incoraggiarla a continuare gli studi.

“Mi sentivo come una scolaretta ed ero felice e commossa”

racconta Sharon.

Da parte sua, la prof.ssa Diamond, commentando l’episodio, ha spiegò di rispondere a tutti coloro che le scrivono e di ricevere grande gratificazione da questo tipo di riscontri.

Qui compaiono ulteriori elementi interessanti. Il primo è l’enorme vantaggio che le risorse didattiche online asincrone danno a coloro che frequentano un corso universitario contemporaneamente allo svolgimento di un lavoro ed alla conduzione di una famiglia. Evidente il nesso con il tema del lifelong learning. Il secondo fatto degno di nota è la relazione umana significativa che si può stabilire in una forma di insegnamento online, anche se ridotta ad un singolo episodio. L’effetto che può produrre una relazione del genere non dipende infatti necessariamente solo da aspetti quantitativi ma è sostanzialmente un fatto  di qualità. L’entusiasmo e la spinta prodotti da un episodio come quello raccontato da Sharon può letteralmente fare miracoli.

Terza storia

Tradizionalmente nelle high school americane esistono le Advanced Placement classes, corsi facoltativi che gli studenti più intraprendenti possono seguire per avvantaggiarsi per il futuro inserimento all’università. Recentemente sono stati introdotti anche i cosiddetti Independent Study, mediante i quali si possono acquisire crediti validi ai fini del completamento del liceo seguendo dei corsi universitari che si attaglino ai propri interessi.

Ebbene, il giovane Aditya Rajagopalan era uno studente presso la Choate Rosemary Hall (uno liceo) che nell’ambito di un programma di Independent Study stava seguendo un ciclo di lezioni online sulla teoria matematica dei giochi di Benjamin Polak, un professore di economia della Yale University (la teoria matematica dei giochi è molto importante nella scienza dell’economia oggi).

Aditya ogni settimana seguiva una o due lezioni a casa e poi, insieme agli altri studenti del gruppo che aveva aderito al programma di Independent Study presentava in classe quello che aveva imparato discutendo insieme agli altri ed al professore il problemi che aveva incontrato.

Le discussioni erano condotte da un professore di matematica del liceo, Fred Djang, con la collaborazione saltuaria di un professore di economia. Aditja ed un suo compagno dimostrarono interesse per questo soggetto ed avrebbero voluto approfondire per farne il tema principale del corso di matematica ma il professore disse loro che non avrebbe avuto il tempo di ristrutturare il corso in questo modo. Quando tuttavia, il professor Djang ebbe modo di guardare i video delle lezioni si rese conto che questi stessi avrebbero potuto formare la maggior parte di un intero corso.

“Oddio! Quando vidi questi video mi resi conto che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di fare qualcosa di paragonabile …”

disse il prof. Djang

“… questo professore è troppo bravo e l’interesse mostrato dalla classe è palpabile”.

Aditja spiegò anche che vi sono altri professori del liceo che suggeriscono agli studenti di seguire le lezioni disponibili online:

“Per esempio il professore che ci spiega l’algebra lineare e le funzioni a più variabili ci dà il link delle lezioni online del MIT per risolvere eventuali dubbi”.

Successivamente Aditja ebbe anche modo di conoscere personalmente il professor Polak durante una visita organizzata al college di Yale e in quell’occasione emerse che molti altri studenti avevano seguito le lezioni online di Pollak il quale si meravigliò della popolarità delle proprie lezioni.

A parte l’interesse di un approccio nel quale viene istituzionalizzato e considerato l’accesso degli studenti di liceo a delle lezioni universitarie, voglio mettere in luce l’atteggiamento aperto dei professori che riconoscono il valore di altri e, invece di chiudersi e chiudere gli studenti nel proprio recinto, propongono addirittura loro di integrare i propri materiali con quelli degli altri. Questa visione aperta e collegiale è fondamentale e, purtroppo, molto poco diffusa dalle nostre parti. Una volta un mio collega al quale stavo descrivendo le opportunità di un atteggiamento più aperto che si rende oggi possibile grazie alle nuove tecnologie mi disse:

“Ma io sono geloso delle mie cose!”

Ecco, in che misura possono essere “proprie” le cose che insegnamo? Che vuol dire che sono proprie? Su questo è opportuno riflettere. Ci torneremo.

Quarta storia

La maggior parte degli insegnanti utilizzano libri di testo come materiali di studio. Bene, qui si racconta la storia di un professore che assegna la visione delle lezioni di un altro professore.

Per Heather Green-Smith, in procinto di laurearsi presso il Wisconsin Indianhead Technical College, questo suggerimento rappresentò la salvezza.

“Delle volte, tornata casa, avevo le lacrime agli occhi dalla frustrazione perché non venivo a capo dei problemi di programmazione del software”

raccontava Heather.

Furono le lezioni online di Mehram Sahami, professore associato presso la Stanford University, a chiarire le idee a Heather e molto aiutarono l’empatia e il senso dell’humor del professor Sahami. Heather era venuta a conoscenza delle sue lezioni online grazie ad un altro professore del proprio college che aveva chiesto agli studenti di guardarle e di scrivere un compito su di esse.

Heather non era una studentessa convenzionale, trovandosi all’età di 49 anni al primo anno di college. Aveva dovuto compiere questa scelta difficile dopo aver perso il proprio lavoro di tecnico presso un’azienda di produzione di materiali plastici per equipaggiamenti sanitari.

Heather finì col seguire una dozzina di lezioni fra quelle offerte online dalla Stanford University, collegandosi la sera tardi mentre il marito si attardava ai propri lavori di bricolage (costruendo per l’appunto una scrivania alla moglie …). Anche Heather scrisse al proprio “professore virtuale” per mostrare la propria gratitudine.

Non è che l’insegnante ufficiale del corso non le piacesse, anzi, gli riconosceva doti di pazienza e brillantezza. Il fatto è che aveva poca esperienza di insegnamento avendo lavorato vari anni nell’industria: parlava molto veloce e mostrava passione ingegnandosi a mostrare modi diversi di affrontare i problemi; tuttavia dimenticava di attenersi al ritmo di apprendimento degli studenti e di utilizzare un linguaggio a loro famigliare. Gli studenti lo seguivano con grande difficoltà.

Al contrario, il prof. Sahami, procedeva rifacendosi da un punto dove gli studenti lo avrebbero sicuramente capito e preoccupandosi di mostrare che la programmazione del computer “non è poi quella cosa così spaventosa”. Con il suo metodo si formava spontaneamente una comunità grazie al fatto che gli errori più comuni venivano ripresi pazientemente e discussi insieme, cosicché era improbabile che uno studente si trovasse isolato di fronte ad un problema apparentemente insormontabile.

Heather ci teneva anche a specificare che l’insegnante “Parlava in inglese!”, tutta contenta perché in un corso che all’inizio pareva insormontabile aveva finito col prendere un “A”.

Giunti a questo punto, non commento oltre. Preferisco abbandonarvi alle vostre riflessioni e lasciarvi girovagare al di là di queste piccole porticine che vi ho aperto, sperando sì che scopriate qualcosa che vi piaccia ma non da inquietare i vostri famigliari per eccesso di rete-dipendenza!

L’assignment, se vogliamo, consiste nel cercare e, al ritorno dalla ricerca, narrare le proprie impressioni, magari descrivendo qualche
scoperta interessante. Poi ne riparleremo.

37 thoughts on “Assignment 5: Open Educational Resources, iniziamo con una storia

  1. Edoardo ha detto:

    Per me la rete è diventata un mezzo di studio e informazione indispensabile da circa dieci anni…è un ottima fonte per colmare lacune, come nei casi precedentemente descritti anche io mi affido alla rete per trovare materiale didattico che faccia luce su tematiche poco chiare.
    Affianco sempre al libro di studio il computer aperto su google, come fosse un’enciclopedia. Si un’enciclopedia istantanea e con infinite varianti relative al tema cercato, capaci di adattarsi il più possibile a ciò che veramente intendo trovare.
    Oltre a queste informazioni di tipo “cartaceo” utilizzo molto la modalità video.
    Non ho mai avuto l’occasione e forse la necessità di seguire vere e proprie lezioni universitarie on-line, ma ho sempre fatto riferimento, a svariati video presenti su youtube per qualsiasi tipo di necessità: studio, lavoro, sport, svago, cucina, etc…
    Affidarsi a questi ganci sparsi nella rete ormai è per me fondamentale, permettono di arrivare a capo di un problema grande o piccolo che sia, senza perdere troppo tempo.

  2. LUSY ha detto:

    SALVE PROF, IL MIO COMMENTO è QUELLO DI CHI HA PRESO COSCIENZA DEL DISTACCO CHE SI è VENUTO A CREARE TRA IL METODO E LA PREPARAZIONE DELLA SCUOLA SUPERIORE E QUELLA CHE è POI LA REALTà,LA RICHIESTA UNIVERSITARIA.L’ELABORAZIONE DI PROGRAMMI SCOLASTICI ADEGUATI CHE TENGONO CONTO DELLE MULTIFORME ESIGENZE DEI DESTINATARI HA DA SEMPRE MOSTRATO LACUNE,LE CUI RADICI HANNO TROVATO TERRENO FERTILE IN UNA SOCIETà CHE MOSTRA SEMPRE MENO INTERESSE PER LA FORMAZIONE INDIVIDUALE PREFERENDO INTEGRARE I SUOI SFORZI NEL RAGGIUNGIMENTO DI UN GRADO DI STUPIDITà COLLETTIVO.LA MIA ESPERIENZA è MOLTO SIMILE A QUELLA DELLA MIA COLLEGA CARMEN OSSIA L’ ESSERMI FATTA PLAGIARE A FREQUENTARE UN LICEO,SOCIO-PSICO-PEDAGOGICO,DOVE PER 5 ANNI STUDI PSICOLOGIA,PEDAGOGIA,SOCIOLOGIA,LATINO ECC…NELLA CONVIZIONE CHE QUESTE MATERIE TI APRIRANNO UNA PORTA NEL MONDO DEL LAVORO…MA CHE??….NON VOGLIO NEGARE IL BAGAGLIO CULTURALE CHE POSSANO LASCIARTI DETERMINATE MATERIE,MA C E UN NETTO SQUILIBRIO TRA QUELLA CHE è LA PSICOLOGIA ,LA SOCIOLOGIA, IL LATINO ECC..E QUELLA CHE è LA SCIENZA, L’INFORMATICA SENZA RENDERSI CONTO CHE IL MONDO VA DI PARI PASSO CON LA TECNOLOGIA E LA SCIENZA…QUINDI DOVREMMO STUDIARE PIù SCIENZA E INFORMATICA PER ARRIVARE NEL MONDO UNIVERSITARIO E LAVORATIVO PIU PREPARATI E NN COMINCIARE DA ZERO….PER QUANTO MI RIGUARDA ORGANI COME INTERNET IN GRADO DI ARRICCHIRE GLI INTERESSI PERSONALI E LA CURIOSITà CULTURALE OTTIMIZZANO LA RICERCA DI UN METODO PERSONALE ANCHE SE A VOLTE RAPPRESENTA UN RETROCEDERE….IL MIO CONSIGLIO,PER CHI VUOLE SEGUIRLO OVVIAMENTE, è: APPLICHIAMOCI DI PIù ALLA TECNOLOGIA FACENDONE UN BUON USO….E COME DISSE HANRY FORD:”IL VERO PROGRESSO NON è TALE SE UNA NUOVA TECNOLOGIA NON è PER TUTTI”….

  3. carmen TNFP ha detto:

    salve prof….io personalmente penso che in Italia non vi sia una buona organizzazione delle strutture didattiche e nemmeno una ricerca di un personale adeguato che sia costruttivo nella formazione di noi ragazzi…si cerca sempre di più di apparire…facendo capire che tutto va bene,che gli insegnanti ci sono e che sono preparati e che tutti gli alunni sono abbastanza preparati nell’affrontare qualsiasi tipo di discussione…tuttavia sappiamo ahimè che non è così…ho frequentato il liceo classico…scuola che tutti considerano l’Emblema sopra tutti gli altri licei…tutti mi dicevano…se vai al classico puoi accedere a qualsiasi facoltà e sarai preparato su tutto…ed invece??….esci da lì che sai solo storia e filosofia..nemmeno latino e greco attenzione..qualche frase si…ebbene si uscita dal liceo ho incontrato tante difficoltà a livello scientifico principalmente dato che la facoltà che io avevo scelto era proprio a quel livello…tutto quello che ho imparato lì non mi serve a nulla..e mi spiace anche che abbia sprecato tanto del mio tempo per far spazio a cosa che poi non avrei nemmeno sfruttato…personalemnte ritengo che si deve riavere una buona cultura in ognuno di noi che va sia all’università che a scuola per imparare e non per uscire e andare a cercare qualcuno che ti possa aiutare per colmare le tue lacune che poi non saranno mai colmate….una mia esperienza personale..provata sulla mia pelle..e credetemi non è bello…perchè si la colpa è un pò mia però anche degli insegnanti che non mi hanno saputo mia spiegare e spronare a capire quello che loro insegnavano…Ora vi dico una cosa..io già da un pò ho iniziato ad usare le lezioni-on line e sono estremamente importanti e ti aiutano tanto a capire quello che tu hai cercato oppure fare anche dei quiz on-line prima di un prova scritta ..insomma..io lo ritengo un valido strumento per riuscire un pò a “colmare” anche se è difficile quello che mi manca….quindi che dire speriamo che qualcosa qua in Italia migliori anche se non ci credo tanto..cmq quello che dico e voglio che arrivi a chiunque di voi va leggere il mio commento è di usare le lezioni on-line e di usare internet per espandere di più il nostro bagaglio culturale tramite lezioni,ricerche quello che è insomma fatte da persone che capiscono quello che dicono e ti aiutano a non farti sentire in colpa per non averlo capito nel corso della tua vita….grazie prof!

  4. tittiago ha detto:

    Salve professore,
    nel corso del mio cammino formativo mi sono ritrovata spesso a dover ricorrere a risorse didattiche disponibili in rete, in modo particolare durante il Master in Digital Writing. Proprio questa esperienza mi ha fatto scoprire la validità di un corso universitario online o nel mio caso in modalità blended, un po’ in presenza e il resto online. Questa modalità di apprendimento mi ha permesso di conseguire il diploma di master con ottimi risultati e contemporaneamente mi ha permesso di svolgere altre attività. Le lezioni, potevo seguirle quando volevo, poiché erano sempre disponibili su una piattaforma (A-Tutor) sottoforma di video, podcast, dispense ecc. Dopo questa esperienza posso dire che l’apprendimento online coinvolge maggiormente lo studente, lo rende parte attiva. Lo studente non deve solo leggere e ripetere, ma deve creare e costruire il proprio sapere, seguendo i consigli dei professori che, a loro volta “scendono” dalla cattedra per accompagnare, guidare e indirizzare gli studenti verso il giusto percorso di apprendimento. Proprio come lei, carissimo Prof.
    L’approcciarmi al suo corso è stato entusiasmante, data la mia esperienza trascorsa, i suoi post accompagnati dai vari video esplicativi si stanno rivelando utilissimi e molto chiari.
    Ho iniziato la mia ricerca sugli Open Educational Resourses (OER) ho scoperto che ce ne sono tantissimi. Su YouTube è possibile trovare lezioni di ogni genere: dalla musica alla danza, dalla matematica alle lingue e alle nuove tecnologia. Per ora ho trovato qualcosa che mi interessa da vicino: un video tutorial sul linguaggio HTML e CSS, ben fatto e semplice. Le OER sono estremamente interessanti, l’insieme delle risorse fruibili liberamente in rete, che possono essere utilizzate sia per fini educativi che professionali da tutti, giovani e adulti.

  5. elene TNFP ha detto:

    Leggendo i commenti della mia collega Sara non riesco a non confermare e rinforzare le sue Idee,dicendo che nella Scuola Italiana c’è un attaccamento al “VECCHIO e del tutto PASSATO” impressionante…è una vita che l’andamento degli studenti nelle materie scientifiche è “RIDICOLO”,ma al posto di cercare di introdurre metodi nuovi,insegnamenti profiqui che guardano al futuro si preferisce far finta di nulla…oppure per non sentirsi in colpa se ne lavano le mani con un SAGGIO “mandi suo figlio/a a ripetizione”…facile già!!
    …Internet a questo punto rimane da considerarsi come una Boa di Salvataggio…almeno per Me e Sharon è stato così..E penso che lo continuerò a considerare così ancora per MOLTO!

  6. Andrea ha detto:

    wikipedia, se vogliamo, è un ottimo strumento per avere più opinioni…
    certo non voglio dire che wiki è la Bibbia però può dare uno spunto

    per esperienza personale io ho sempre cercato fonti di conoscenza alternativa agli appunti e ai libri indicati in quanto penso che più punti di vista siano utilissimi per poter avere una conoscenza più aperta e ampia…sopratutto se l’argomento mi appassionava
    grazie ad internet tutto è molto ma molto più semplice…anche se molto spesso si trovano tante di quelle idiozie che ti possono portare ad avere una conoscenza sbagliata dell’argomento (provato sulla mia pelle) ed è importante sapere COME e COSA si cerca

    ….comunque….
    purtroppo in italia ci sono molti professori (e non solo sia chiaro..) che fanno il loro lavoro contro voglia…quasi si contano sulle dita di una mano i professori che riescono a far appassionare l’alunno…. fortunatamente io ne ho avuti un paio…e so di essere FORTUNATO perchè alla fine la colpa è sì dello studente che è refrattario alla conoscenza ma anche del professore che non coinvolge l’alunno o che nemmeno ci prova…

    ultima cosa…a rischio di esser “idiota”..
    riguardo la seconda storia mi sono ricordato di come mi preparai per i test d’ammissione all’Università..
    proprio riguardo ad anatomia mi sono rivisto tutti gli episodi de “esplorando il corpo umano” un cartone animato (fantastico) di anni e anni fa…che è riuscito a farmi capire, sorridendo, come funziona il corpo umano e, assieme a libri/internet, sono riuscito a capire meglio l’argomento
    ecco questo può essere un metodo molto alternativo…una specie di common craft animato…

    purtroppo in italia il progresso è mal visto…

    sarà mica colpa della chiesa anche qui?

  7. Sara, TNFP ha detto:

    Proprio ieri ho frequentato un laboratorio che richiedeva delle certe conoscenze di fisica di base o di matematica di base e per 4ore il Professore non ha fatto altro che “offenderci” o meglio lamentarsi del fatto che non ne sapevamo abbastanza e che quel che sapevamo era inutile saperlo perchè ancora a 20anni non eravamo entrai nella logica. Parlando con i miei compagni ho avuto ancora una volta la conferma che non importa che istituto superiore hai frequentato, ma quanto erano preparati e capaci i tuoi insegnanti.
    Rido per non piangere pensando a quelli, ingenui, che mi hanno consigliato in terza media di iscrivermi a liceo scientifico… mi sembra ieri che mi sentivo dire… <> ma la meglio è… <>

    quante innocenti bugie….

    la scuola italiana non funziona… e questo è dimostrato anche dal fatto chi ha fraquentato un classico può saperne più di me di chimica o di biologia ed io posso saperne più di lui di filosofia…

  8. iamarf ha detto:

    sì questa faccenda dell’inglese è uno dei fatti più tangibili che testimonia l’incapacità della scuola di preparare gli studenti

    un altro fatto molto evidente è la scarsissima simpatia con la matematica

    io sono persuaso che queste “performance” siano le stesse di quelle ottenute con le altre materie, la differenza stando solamente nel fatto che con l’inglese e la matematica i risultati si vedono molto più facilmente

    impreparato a storia? e chi se ne accorge nella vita quotidiana, almeno ad un esame superficiale …

    impreparato a inglese? non rispondi al primo anglofono che ti chiede una cosa …

  9. Sara, TNFP ha detto:

    Il mio commento sarà aspro e amaro, ma la verità, apriamo gli occhi, è che i professori, qui, non pubblicano lezioni gratuite su internet anzi più volentieri scrivono libri che t “costringono” a comprare proponendoli come testo “consigliato” per seguire il loro corso.

    Inutile dire che avere più fonti riguardo uno stesso argomento è molto più conveniente, più producente e più appagante soprattutto se questo è particolarmente interessante. Fin dalle scuole medie m è stato insegnato che una ricerca non è leggere un libro su uno specifico argomento ma cercare più informazioni, comfrontarle e confrontare le fonti da cui provengono ed è così che dovremmo studiare, ed è così che è bello studiare. Internet per far questo è uno strumento infallibile, ti apre duemila porte e ti regala duemila approcci diversi ad una stessa cosa.

    Sarebbe bello conoscere l’inglese sufficientemente per poter sfruttare i video delle lezioni, e anche tante altre cose, ad esempio comprare libri in lingua inglese, notevolmente più convenienti.
    Ecco un’altra che fa parte di quell’80% dei ventenni italiani che ha difficoltà con l’inglese, molte difficoltà con l’inglese.

  10. Renata ha detto:

    Mi rispecchio nelle parole di Maria perché anche per me l’incontro casuale con la IUL, grazie ad una Circolare intravista per caso in aula docenti tre anni fa, ha riaperto una strda che pensavo ormai per me impercorribile sia per questioni anagrafiche che pratiche. Gli impegni con la scuola e la famiglia mi avrebbero impedito di frequentare un’università tradizionale (già trent’anni fa avevo dovuto rinunciare perché gli orari delle lezioni erano inconciliabili con quelli di una mamma di quattro figli) mentre la possibilità di scaricare il materiale online e di studiarlo organizzando autonomamente il proprio tempo, la presenza di tutor a cui fare riferimento via mail o via Skype e l’ascolto delle lezioni in orario serale o pomeridiano mi hanno incoraggiato a proseguire permettendomi di arrivare quasi alla meta.
    Riguardo poi alle storie che ha raccontato Andreas, credo che quella di Heather faccia riflettere sulla necessità per noi insegnanti di assecondare i ritmi di apprendimento degli studenti e di instaurare con loro un rapporto di empatia che li faccia sentire “accompagnati” nel loro percorso di apprendimento, stimolandone il piacere e la curiosità di saperne di più.
    Noi in questo corso di editing siamo stati fortunati: abbiamo incontrato Andreas che ha saputo darci un ottimo esempio di come si può insegnare tanto e bene con le lezioni online!

  11. mariabattaglia ha detto:

    Gli esempi da lei riportati mi hanno fatto pensare alla mia situzione.Anche io ho ripreso l’università dopo 10 anni e 2 rinunce nell’Università tradizionale, perchè non riuscivo a coinciliare il mio lavoro che mi impegna 8 ore e passa al giorno con lo studio. Devo ammettere che è stato mortificante abbandonare 2 volte i corsi che stavo seguendo con molta determinazione, ma questa da sola non è bastata. Ho incontrato l’ostilità di molti docenti che mi etichettavano subito come studente lavoratore e a priori si convingevano che io non fossi preparata perchè a dir loro era impossibile trovare il tempo di studiare. Ma io lo facevo eccome, studiavo la notte e le assicuro che ero preparata. Ma ero continuamente ostacolata e quindi ho deciso di lasciar perdere e togliermi dalla testa l’idea che un giorno mi sarei laureata. Ma circa tre anni fa in maniera casuale (una mia collega aveva lasciato aperta sul pc la pagina del sito della iul) ho iniziato questo meraviglioso viaggio che mi sta portando a realizzare il mio sogno. Sono l’esempio vivente di come i corsi on line possono essere l’unica soluzione a chi deve coinciliare lavoro studio e famiglia. Anche io la sera messo a nanna il mio piccolo birbante usufruisco delle lezione e dei video dei prof. delle varie materie e solo così riesco ad andare avanti. La vastità del materiale a disposizione, la possibilità di reperirlo quando vogliamo e di rivisionarlo tutte le volte che ci occorre, l’aiuto costante dei tutors raggiungibili sempre, sono ottime soluzioni per migliorare l’apprendimento individuale. Credo a mio parere che questo modello didattico debba essere utilizzato più spesso anche nella scuola “tradizionale”. Le OER sono in grado di dare una nuova prospettica all’insegnamento e di spronare i ragazzi ad imparare diversamente, visto che oggi uno dei mali della nostra gioventù è proprio la noia, utilizzando le OER ci avviciniamo al loro mondo tecnologico e saremo capaci di personalizzare il loro percorso formativo.

  12. viola ha detto:

    trovo molto interessante cio che ha detto e se potesse essere “allargato” anche qua da noi sarebbe fantastico!Capiremmo sicuramente molto più di quanto vogliono i njostri a volte gelosi docenti. Ma , e c’è sempre un ma (anche dopo un punto!), le cose non andrebbero esattamente meglio. Alcuni docenti vogliono sapere le cose come le hanno dette loro e (attenzione, dette non spiegate ) pena la bocciatura e la sentenza di aver capito ma non aver studiato o viceversa. Ne consegue che se io capisco un argomento perchè mi è stato spiegato meglio da altre persone magari con le OER non collegherò mai il concetto capito alle parole del docente…non so se mi sono spiegata molto bene……dovrebbero essere i docenti a suggerirci come e dove chiarirci i concetti non capiti ed ammettere che hanno limiti anche loro, integrando il loro lavoro con il lavoro di altri docenti.
    Non tutti comunichiamo allo stesso modo.
    ciao Viola

  13. antonella ha detto:

    La lettura mi ha riportato subito alla mente episodi della mia carriera scolastica. Nel precedente corso di laurea, diciamo tradizionale, il ruolo di studentessa lavoratrice nonostante l’impegno e la buona volontà si è scontrato con grandi difficoltà.Mi ricordo date di esami cambiate all’ultimo,ore ed ore ad aspettare durante l’orario di ricevimento per avere un’informazione,scarsa considerazione degli impegni lavorativi e grande sconforto.
    L’iscrizione alla IUL, l’utilizzo della rete per cercare informazioni, chiarimenti e la possibilità di cooperare con colleghe e di interagire con professori e tutor utilizzando vari strumenti mi dà nuova energia , tanta voglia di sperimentare ed andare avanti… è come se si fosse aperto un nuovo mondo!

  14. alessandra ha detto:

    Trovo estremamente interessante le OER, l’insieme delle risorse ed ai materiali resi liberamente disponibili in rete e che possono essere utilizzati a fini educativi sia dai ragazzi e dai professori. Si tende ad includere nelle OER non solo materiali e risorse ma anche nuove pratiche didattiche, cioè nuovi modi di agire nei confronti degli studenti, nuovi tipi di relazione fra docenti e studenti con un nuovo modo di fare lezione. In un’interpretazione ancora più allargata, ci si riferisce ad una nuova cultura dell’apprendimento. Si tratta decisamente di una progressione interessante, ma che mette in evidenza come l’argomento sia ancora allo stato di evoluzione e reso più facile per l’apprendimento dei ragazzi.
    Bisogna che la scuola e anche i professori si aprano a questo nuovo modo di apprendere e di fare scuola, sicuramente più vicino e comprensibile al mondo dei ragazzi poichè ognuno personalizza il proprio percorso di apprendimento.
    Alessandra Manno

  15. Simona ha detto:

    Dopo aver letto le esperienze sulle OER, ho pensato a mio fratello che ha imparato a suonare la chitarra su YouTube e utilizzando altri corsi online. Sta imparando veramente bene anche se ogni tanto integra con un maestro in carne ed ossa.
    Credo che i due metodi siano complementari: utilissimo il confronto diretto con una persona esperta che ti corregge immediatamente, utilissimo poter accedere in qualsiasi momento libero ai corsi online, gratuiti e ugualmente validi.
    Purtoppo non so se i tempi sono abbastanza maturi: non tutti sono disposti a condividere su internet il proprio sapere (ma allora a che serve sapere se non a elargirlo ad altre persone?), non tutti i docenti accettano che gli studenti abbiano un’ altra fonte di apprendimento oltre la loro.
    La mia esperienza personale al riguardo è molto recente, infatti ho iniziato questo tipo di “studio” con le sue lezioni ed i suoi interventi, lo trovo molto utile e mi permette di risparmiare tempo senza dovermi spostare con il treno!! Alla fine se devo dire qualcosa posso farlo da queste pagine.
    A prestooo!!!!

  16. franci ha detto:

    Internet è una grande risorsa in tutti i campi. Troviamo notizie di ogni genere da quelle più serie a quelle “divertenti” e leggere. Forse anche per questo internet non è ancora considerato come avviene all’estero e l’università italiana è meno tenconologica di molte altre. Si tente a fare, come dice mia nonna: “di tutta l’erba un fascio”. Sono ancora in molti a credere che su internet non si possa studiare, che i più givovani stanno soprattutto davanti al computer per divertirsi e non per scopi più educativi. Ho sempre usato la rete come appoggio ai comuni testi scolastici che spesso rimangono immutati nonostante si parli di nuove edizioni. Le prime lezioni che ho seguito online sono state quelle del precorso per sostenere l’esame di ammissione della mia facoltà. Le ho trovate molto interessanti, ti permettono di “tornare indietro” e riascoltare ciò che non hai capito. Per non parlare di chi magari non può essere presente alle lezioni per vari motivi ma vuole seguirle! Per finire con i video legati ai compiti che lei ci ha assegnato: mi hanno permesso di visualizzare e comprendere al meglio cosa dovevo fare! Dopo questo nuovo compito sono andata a curiosare nella rete ed ho trovato video e presentazioni molto interessanti anche sull’anatomia radiologica. Torno a cercare altre notizie e colgo l’occasione per fare gli AUGURI a tutti quanti!

  17. Pasquale Ruperto ha detto:

    Carissimo Andreas, non la chiamo più Prof, poichè mi ha ( rimproverato di farlo ) , le tue sollecitazioni sul tema trattato, delle “Open Educational Resources” mi inducono, così come mi è capitato per altri argomenti trattati in questa Blog Class, a pensare alla mia esperienza fatta come studente di lingua , negli Stati Uniti,precisamente nella città di Pittsburgh. Devo dire , perciò che malgrado i miei ricordi risalgono a circa 16 anni fa. Trovo una perfetta corrispondenza del sistema di studi americano con quello da te descritto, allora, l’apprendimento on line era agli esordi, ma la flessibilità e la ricerca di fornire agli studenti sistemi alternativi di studio e quindi di apprendimento era una costante. Ricordo ancora con tanto stupore che la mia insegnante di lingua in una scuola per stranieri , era una non vedente, la quale , ogni mattina ci faceva trovare le schede degli esercizi, già pronti e poi ci portava nel laboratorio linguistico; riconosceva le nostre voci ci chiamava per nome, il primo compito che mi diede , fu quello di andare a mensa e ordinargli il pranzo , in maniera da indurmi a parlare in inglese. A proposito di metodo di insegnamento, aveva una una tale umanità e voglia di trasmetterci tutta le sue conoscenze, che io mi chiedevo sempre dove trovava quella forza , nelle sue condizioni di non vedente. Questo per dire, che la libertà che aveva quella insegnante di operare, a mio avviso, è figlia di uno spirito di una cultura, come quella anglosssassone dell’apprendimento insegnamento, e che fa si che unversità prestigiose come il Mit, Berkeley , forniscono gratuitamente risorse on line per la formazione e lo studio. Probabilmente sono uscito fuori dal contesto,ma ciò che mi premeva sottolineare era proprio questo, che senza dubbio, per la nostra esigenza di Lifelong Learning, tutti gli Open source sono diventati ormai indispensabili e degli enormi tesori, ma senza un taglio mirato , adattato alla classe o allo studente di riferimento , o privati di fronzoli, diventano inefficaci e molto faticosi. Per es. mi è parso molto esplicativo l’illustrazione di come costruire un blog, come copiare il file optlm della blog classe, ecc. Non è banale, ma per chi non è avezzo ad una terminologia o operatività , è utile sempre pensare quando si insegna , quali sono le difficoltà che si potrebbero presentare,nell’esecuzione del compito. I

  18. lara ha detto:

    Di solito uso internet come appoggio per studiare…vado su wikipedia o su google e devo ammettere che è molto utile soprattutto per la rapidità…in effetti se tutte le volte per un dubbio su un argomento dovessi andare prima a cercare il libro,poi il capitolo e poi l’argomento ci metterei molto più tempo mentre invece basta andare su un motore di ricerca,digitare due parole chiave e il gioco è fatto!!
    Dopo aver letto l’assignment ho ricercato un pò anche su you tube e ho scoperto un pò di cose….
    apparte il fatto che ci sono lezioni su ogni argomento,per ora ho trovato video di anatomia per vari apparati che devo dire sono fatti abbastanza bene anche se si tratta solo di nozioni di base che quindi potrebbero essere utili solo per avere una visione generale dell argomento..
    Per quanto riguarda i corsi on-line l’unico che ho seguito è stato il precorso per il test di ammissione e penso che siano davvero una risorsa molto utile specialmente per chi non può dedicarsi a tempo pieno allo studio… questo aspetto è una delle cose positive della tecnologia moderna perchè rappresenta un agevolazione in più per tutti!!

  19. learner68 ha detto:

    Oggi ho potuto vedere sul blog di Simonetta (http://mysecondlearning.blogspot.com/) un eccellente esempio di Open Education Resouces. Ha condiviso uno schema di sintesi su Kant che potrebbe essere utilissimo per coloro che devono sostenere l’esame alla IULINE. Il suo blog è ricco di materiali di studio che ha prodotto durante il suo percorso formativo ed auspico che i neo iscritti rubino, rubino, rubino.
    Per ciò che mi riguarda, sono molti anni che sento l’esigenza di approfondire il mio studio con l’ausilio di risorse di vario genere, dai testi, ad Internet, a Google e Wikipedia. Ritengo indispensabile conoscere i differenti punti di vista su argomenti che vado ad approfondire. La difficoltà è navigare in questo mare magnum ed avere la capacità di riconoscere la pertinenza dei materiali trovati e l’autorevolezza delle fonti. Spesso si trovano materiali aridi, non completi, spesso errati nella forma e nel contenuto. La fortuna di trovare OER attendibili nella fonte e rilevanti nel contenuti è un valore aggiunto all’azione educata, formativa in un’ottica di apprendimento permanente (lifelong learning)

  20. simonardi ha detto:

    LINGUA INGLESE

    Negli ultimi post di Andreas e di Manuela viene tirato in ballo il problema linguistico, un problema che mi sta molto a cuore non solo come insegnante perché sono specialista (cioè insegno solo inglese in 8 classi, circa 150 alunni) nella scuola primaria ma anche come persona che quel poco di inglese che sa lo ha imparato con corsi a pagamento extrascolastici da adulta.
    In base alla mia esperienza le cause della scarsa conoscenza della lingua inglese nella popolazione italiana sono di duplice natura, la prima è relativa alla politica scolastica ministeriale e l’altra a fattori metodologici dell’insegnamento.
    L’inglese è l’ultima disciplina introdotta obbligatoriamente nel 1990 nella scuola primaria, allora elementare, (non prendo in considerazione l’informatica perché ora è trasversale e quindi non viene considerata più come disciplina a se stante). Il suo insegnamento è stato affidato in larga parte a insegnanti formati all’interno della scuola con corsi abilitanti o abilitati attraverso concorsi.
    Questi insegnanti nel corso di due decenni hanno formato una loro professionalità basata sulla sperimentazione in classe, sull’aggiornamento, sulla specializzazione.
    Nel 2003, quando ministro dell’istruzione era la Moratti, è stato organizzato un piano di rientro di questi insegnanti specialisti che venivano considerati una spesa inutile per la scuola italiana.
    Per rientro intendo dire che torneranno ad insegnare tutte le materie in una o due classi.
    Questo piano è ancora in atto ed è stato potenziato dallo scorso anno con alcune misure del ministro Gelmini in cui si parla di obbligatorietà per tutti i docenti in servizio di conseguire l’abilitazione all’inglese e di insegnarlo nelle loro classi.
    Chi è esterno alla scuola primaria non capisce la portata e le conseguenze di questa politica che toglie ad insegnanti esperte che da molti anni insegnano inglese la competenza del loro insegnamento e le rimanda in classe ad insegnare matematica o italiano senza averne più le competenze necessarie. Allo stesso tempo il problema si presenta rovesciato con le colleghe “generaliste” che devono frequentare un corso obbligatorio (non retribuito) e insegnare nelle loro classi inglese anche se non se la sentono. Vi sembra questa una politica di qualità ? per me no, ma non è neanche una politica di risparmio perché per formare nuove insegnanti che sostituiranno quelle già esperte si stanno spendendo miliardi di euro in tutta Italia, miliardi che potevano essere spesi in altro modo, per esempio per innalzare il livello professionale delle specialiste con corsi all’estero o altro.
    Ma non finisce qui, la Comunità Europea dal 1995 ha adottato una politica di promozione del plurilinguismo per promuovere l’acquisizione almeno di un’altra lingua europea. In Italia è stato recepito solo a livello di scuola media con l’introduzione di 2 ore settimanali di una seconda lingua a scelta. Tolti i licei linguistici nella scuola superiore non vi è traccia di questa seconda lingua e il ministro Gelmini lo scorso anno ha addirittura proposto nella scuola media “l’inglese potenziato” cioè la possibilità di fare 2 ore in più di inglese invece che di spagnolo o francese o tedesco. Un ricorso alla comunità europea ha bloccato questa possibilità perché contraria alle direttive comunitarie, ha messo però in evidenza la bassa qualità della politica linguistica italiana. Mentre in Europa si dà come scontata l’acquisizione dell’inglese come lingua di comunicazione internazionale e si parla di promozione della “lingua del cuore” (seconda lingua straniera) per coltivare sentimenti e interessi, in Italia ci dobbiamo ancora arroccare sull’inglese.
    Un passo indietro e torniamo al ministro Moratti che ha stipulato una convenzione con gli enti certificatori esterni alle scuole (Cambridge, Trinity College ecc.) affinché le certificazioni che essi rilasciavano a pagamento avessero un riconoscimento a livello universitario. Che bello!! Tutti felici, ma quali sono state le conseguenze pratiche? Tutte le scuole medie, secondarie e persino le primarie si sono attivate a far certificare competenze, sono diventate centro esami di questi enti e pagando hanno e stanno ricevendo certificazioni a non finire ( non voglio aprire il capitolo business che c’è dietro). Che c’è di male direte voi? C’è, perché quando lo studente va all’università invece di continuare a studiare inglese presenta la sua bella certificazione conseguita anni prima e viene esonerato dal sostenere l’esame. Io stessa mi sono trovata a frequentare corsi con neolaureati che consapevoli del fatto di non sapere l’inglese pagavano dopo la laurea corsi privati.
    Vi sembra una politica giusta questa? Quando lo puoi studiare gratis ti fai certificare per fare prima e poi se hai i mezzi paghi, se hai la fortuna di averli altrimenti rimani ignorante!!

    Passiamo alle questioni di natura metodologica in cui gli insegnanti hanno sicuramente più responsabilità. Quanto cita Manuela rispetto all’apprendimento scolastico precoce non ha fino ad ora una dimostrazione scientifica. Spesso viene confuso con l’acquisizione naturale di due lingue, cioè il bilinguismo, che studi scientifici dimostrano avvengano interessando la stessa parte del cervello, mentre una acquisizione di una lingua straniera di tipo scolastico interessa un’altra zona del cervello. E’ chiaro che affinché ci sia bilinguismo ci deve essere acquisizione precoce, ed esposizione contemporanea, ma questa è un’altra storia.
    Una ricerca di una università inglese, di cui mi sfugge il nome ,effettuata in comparazione tra due gruppi di studenti, uno con inizio precoce dell’apprendimento linguistico l’altro con inizio a 9-10 anni sostiene che all’uscita della scuola superiore i livelli degli apprendimenti siano gli stessi.
    Io comunque sono favorevole all’apprendimento precoce perché al termine della scuola primaria anche se i bambini non parlano inglese acquisiscono un bel bagaglio lessicale, chunk linguistici che poi ritrovano sulle pubblicità, su internet, nei videogiochi, acquisiscono anche un minimo automatismo nella lettura che permette loro di leggere applicando la pronuncia inglese e non quella italiana e riescono a capire il senso di semplici frasi pur non conoscendone tutti i termini, per bambini di 11 anni non mi pare così poco. Inoltre la lingua va vista anche come veicolo culturale, se non imparano a parlare almeno apprenderanno che esiste una cultura con tradizioni e usi diversi dai loro.
    Tornando al metodo, è risaputo che le lingue si apprendono praticandole e quando vi iscrivete a un corso privato la prima cosa che vi dicono è il numero massimo di partecipanti, 10 massimo 12, sono già parecchi. Come si può pensare che in una classe di qualsiasi ordine scolastico si possa raggiungere anche con il metodo più efficace la stessa prestazione con classi da 25 alunni?
    Il numero in questi casi è determinante, dividete un’ora per 12 e avrete 5 minuti di speaking a testa dividete per 25 e ne avrete 2, 4 e se ci mettete la spiegazione, la correzione dei compiti, le verifiche, gli esercizi quanti diventano? Mi sembra facile capire che questo è un problema serio, il miglior metodo e le migliori intenzioni vengono vanificate. Una speranza in questo senso è stata rappresentata dal CLIL (Content and Language Integrated Learning) cioè l’insegnamento di una disciplina in lingua inglese. Corsi di aggiornamento a non finire, progetti, speranze, però anche qui la sporadicità dell’esperienza ne limita molto i benefici. Fare un progetto di 10 ore di CLIL certo è meglio che non farlo però non è risolutivo. Il CLIL è un ottimo sistema, l’ho potuto sperimentare personalmente per un anno insegnando all’estero in una scuola bilingue italiano-spagnolo, alla fine dei 5 anni i bambini parlavano e scrivevano bene tutte e due le lingue, però il loro tempo scuola era equamente diviso tra le due.
    Mettiamoci poi anche la componente motivazione, di solito sei motivato ad imparare cose che ti servono per uno scopo. La motivazione ad apprendere sale se ci sono occasioni in cui sei in contatto con gente che non parla la tua lingua e con cui vuoi comunicare. Ancora nella scuola italiana mancano un po’ queste occasioni, ci sono molte buone pratiche, partnerariati con scuole estere, Erasmus universitari, scambi di alunni e docenti, gemellaggi elettronici (eTwinning) ma sono ancora relegati in nicchie educative ed affidati alla buona volontà di docenti che si spendono senza riserve per la loro professione. Se queste prassi non usciranno dalla sporadicità e se la politica nazionale non cambierà non ci sarà l’innalzamento auspicato.

    Mi scuso per aver scritto così tanto ma non sono riuscita ad essere più sintetica.

  21. Alberto ha detto:

    Buonasera professore…
    non nego che in passato mi sono servito quasi esclusivamente di testi scolastici come materiale per il mio studio, anche se, già dall’anno scorso, con la maturità in vista, avendo necessità di approfondimenti e chiarimenti, mi sono reso conto che il manuale soddisfaceva solo il 50% della mia “curiosità scolastica”. E così ho iniziato a cercare materiale su internet, in un primo momento per risolvere esercizi puramente scolastici; in seguito mi sono appassionato allo “studio telematico”, tanto che adesso ho praticamente il computer acceso 24h/24h, e per ogni minima curiosità, per ogni minimo dubbio ed ogni qualvolta ho desiderio di conoscere ed approfondire cose nuove, mi tuffo nel mare dell’informatica, cercando ,il più possibile, di raggiungere il mio scopo gnoseologico.
    (Colgo l’occasione per augurarle un buon anno!)
    Alberto

  22. Rita ha detto:

    I corsi on line offrono veramente molti vantaggi per le persone che, come me, devono portare avanti contemporaneamente il corso di laurea, la famiglia ed il lavoro.
    Quando ho frequentato il mio primo corso di laurea (Biologia) andavo ogni giorno in facoltà a frequentare i corsi, ricordo che ero piena di entusiasmo ed avevo tutto il tempo per dedicarmi allo studio.
    Durante i 5 anni di università il computer l’ho utilizzato alla fine esclusivamente per scrivere la tesi (con la stampante che sul più bello si rifiutò di stampare… scene da incubo).
    Adesso che mi ritrovo a dover affrontare un nuovo corso di laurea il computer è diventato protagonista dei miei studi: scarico le lezioni, guardo le immagini tac, ecc… anche se il primo vero corso totalmente on line è questo di informatica, ed anche nel mio caso le prime videolezioni on line sono quelle che lei Professore ci ha mostrato.
    Avendo poco tempo per frequentare il vantaggio consiste proprio nel seguire passo passo da casa le lezioni, e nei momenti per me più idonei (solitamente la sera quando la bimba è a letto); facendo questo percorso per me totalmente nuovo ho scoperto che si può imparare anche senza avere un rapporto frontale con il docente, perchè ciò che conta non sono il numero di lezioni da frequentare obbligatoriamente bensì la qualità dei contenuti ed il modo con cui vengono enunciati.
    A mio parere tanti corsi oggi presenti nei diversi corsi di laurea potrebbero essere svolti con questa modalità, anche per stimolare gli studenti a tenere il passo con la teconologia.
    Ho cercato su google i corsi on line e mi si è aperto un mondo molto vasto, ce ne sono a pagamento e gratuiti, e su varie tematiche dalla tecnnologia, alla musica fino addirittura allo yoga on line!!!
    Lascio a titolo di curiosità il link di un corso on line su office che ho trovato su manuali.net, per scaricarlo gratuitamente bisogna registrarsi.
    http://www.manuali.net/corsigratis/office/office_xp.html
    …ma ce ne sono molti altri…
    A presto Rita.

  23. manuela ha detto:

    Effettivamente un “mondo” come quello americano sarebbe più utile nell’università italiana…si potrebbe evitare l’inconveniente di trovare laureati che ne escono con la media del 18-20 (pur di uscirne) che poi trovano lavoro grazie alle raccomandazioni, ma quando vai a chiedere loro un lavoro ben fatto, non sanno neanche da che parte iniziare…

    Purtroppo la lingua inglese è una nota di demerito per l’istruzione italiana, soprattutto per quella infantile…mi pare (ma non vorrei parlare a sproposito, perciò se valutate che dica stupidaggini, vi prego di correggermi) che chi “forma”i programmi di istruzione delle scuole non abbia ancora ben chiaro che invece che far iniziare alle medie o alle elementari il programma di inglese (per poi fare quanto, 2-3 ore a settimana?), se lo si introducesse all’asilo, meglio se al nido (come fanno in Giappone!), data la straordinaria capacità dei bambini di discriminare vari fonemi e morfemi di lingue anche diverse, risulterebbe più efficace….poi, forse, è solo una mia idea, forse mi sbaglio.

    In ogni caso, tornando ad “oggi”, ho potuto appurare, in 2 anni di università e, dire con non poche difficoltà, che, come citava appunto il prof. nella terza storia, buona parte degli insegnanti sono davvero gelosi del proprio “creato”, senza neanche rendersi conto che non sono in grado di sapersi ben esprimere o di cogliere il ritmo di comprensione o, ancor peggio, il livello di istruzione dei propri studenti, e magari propongono testi striminziti su cui studiare perché per loro vale molto di più quello detto in aula…. e talvolta non sono nemmeno propensi a passare agli studenti il materiale con cui hanno spiegato, lasciando libero arbitrio su come doversi arrangiare per poter superare l’esame. E questo non lo trovo tanto corretto.
    Se si diffondesse anche qui da noi la filosofia dell’OER ne sarei molto entusiasta e se si dovesse presentare un modo per promuoverla, io sarò la prima a farmi avanti!

  24. iamarf ha detto:

    @Chiara

    Però, studiando bisogna riportare le parole del professore che ci ha spiegato l’argomento e non il concetto che alla fine può essere lo stesso..

    Finché le nostre scuole prevederanno che uno studente “la debba dire come vuole lui” non potremo neanche lontanamente parlare di formazione.

    @Maestra nella rete

    si direbbe un’estensione della filosofia dell’open source adattata ai contenuti (open content)

    sì, l’analogia viene spontanea ma è valida solo in parte

    la principale differenza sta nel fatto che un modulo software può sempre essere visto come qualcosa di autoconsistente nel quale entrano delle cose e ne escono delle altre

    la conoscenza è molto più complessa

    ciò che chiamiamo “contenuto” lo può validamente essere in un contesto ma può essere inutile o anche privo di senso in un altro

    forse approfondiremo

    Lavorando, studiando e aggiornandomi in rete ho spesso vissuto il paradosso di scambiare materiale con il resto d’Italia e di avere le collega della classe a fianco che nasconde la fotocopia che ha preparato.

    anche qui, finché la percentuale di insegnanti che hanno questa visione non scenderà al di sotto di un valore abbastanza piccolo da esser trascurabile sarà difficile parlare di formazione

    @Simonardi

    Si mettono al servizio della conoscenza senza riceverne in cambio un beneficio tangibile se non un po’ di gratitudine da parte di chi ne trova giovamento.

    per persone con “la testa ben fatta” è molto più tangibile tale gratitudine di tutti gli altri possibili benefici

    @Francesca

    o erano solo piccoli spezzoni di vari secondi oppure la lezione c’era ma era solo in lingua straniera…

    mi sono stupito che solo ora sia giunto un accenno al problema della lingua

    quella di ritrovarci, nel 2009, con una generazione di ventenni dei quali forse l’80% ha difficoltà con l’inglese, è una responsabilità enorme della scuola italiana che ha e avrà pesantissime ricadute sul futuro di questo paese

    @Vanessa

    sì, tu hai già la testa ben sintonizzata sul mondo delle OER

  25. Francesca ha detto:

    @vanessa

    Ciò che hai fatto è molto utile…
    Purtroppo all’università i rapporti tra gli studenti non possono essere come alle superiori.. Ognuno segue un proprio percorso e quindi spesso chiedere aiuto ai compagni è difficile… anche perchè spesso ti chiedi: ma chi sono i miei compagni??!!
    Ecco che questa blog classe può servire anche per risolvere i problemi che quotidianamente sorgono in ambito universitario..
    Grazie per il tuo contributo.

  26. Vanessa ha detto:

    Salve professore, il suo ultimo assignment mi ha fatto riflettere a come siano utili gli open educational resources. Stavo in questo momento cercando un pò di informazioni da condividere con la blogoclasse e devo ammettere che ho trovato un sacco di lezioni e risorse interessanti aperte a tutti sulla rete e molti video disponibili su YouTube.
    Il mio intento adesso sarà quello di riproporre qualche notizia su questo argomento ed eventualmente cercare e condividire con gli altri risorse interessanti o comunque qualcosa relativo ai nostri studi.
    Io nel mio piccolo ho cercato di introdurre lezioni dei miei insegnanti rendendole pubbliche nel mio blog (http://vanes1988.blogspot.com) anche ad altre persone..perchè mi trovo spesso a navigare su internet quando non capisco qualcosa sul libro, cerco un’alternativa o meglio, una spiegazione più consona al mio modo di pensare e di concepire l’argomento.
    Detto questo vado a curiosare nella rete alla ricerca di notizie che mi possano interessare.
    A presto!

  27. francesca ha detto:

    Buongiorno Professore…
    Mi sono ora ora ritrovata a leggere l’assignment soprastante e a prima vista ho pensato: “accidenti quando c’è da leggere!!!” morale della favola?!… : in un batter d’occhio mi sono ritrovata in fondo all’ultima lettura con la voglia di scoprire e conoscere nuove esperienze con cui potermi confrontare….

    Come Vale anche io mi sono ritrovata nel corso del mio percorso di vita a dovere ricorrere all’utilizzo delle pagine web per integrare i testi scolastici e non solo… ero a conoscenza dell’esistenza di molti video prodotti da professori universitari e del liceo che riproponevano in rete loro lezioni… alcuni di questi ho provato a cercarli ad esempio su youtube.. ma ogni volta mi trovavo di fronte a situazioni che non facevano al mio caso… in pratica: o erano solo piccoli spezzoni di vari secondi oppure la lezione c’era ma era solo in lingua straniera…

    Forse non sono mai stata un granchè brava a selezionare ciò di cui veramente avevo bisogno…e quindi ad un certo punto dopo alcuni tentativi mi sono arresa…

    Leggendo questo post però si è riaccesa in me la curiosità e la necessità di riuscire a trovare un modo per scovare ciò che mi interessa….

    Ecco……

    Continuo il mio commento nel mio blog

    http://www.ceschetta22.blogspot.it

  28. simonardi ha detto:

    La sensazione che ho dopo aver letto queste storie è che si parli di un altro mondo, un mondo distante da noi, non tanto per l’abbondanza di disponibilità di risorse ondine che ti permettono di sceglierti un docente alternativo se il tuo ufficiale non ti è sufficiente o non ti soddisfa, ma per l’apertura di questi docenti che aprono le loro classi al mondo intero, mettendosi in gioco, rischiando anche di essere soggetti a confronti e critiche. Si mettono al servizio della conoscenza senza riceverne in cambio un beneficio tangibile se non un po’ di gratitudine da parte di chi ne trova giovamento.
    Mi viene inevitabile pensare a quante volte ho biasimato alcuni professori di cui non condividevo l’impostazione dei loro libri. Libri scritti non per condividere sapere con i loro studenti, anche se ad essi è chiesto di studiarli, ma per essere parte di un mondo accademico che per riconoscerti come membro ti chiede di pubblicare saggi. Libri che di didattico hanno ben poco, pieni di citazioni a cui tu studente neofita della disciplina, nonostante i rimandi alle note non riesci mai a dare un significato pieno e a capirne i collegamenti. Citazioni che servono a fare esibizione di cultura e non a spiegare concetti da acquisire. Libri da mettere in circolazione nella speranza di essere a loro volta citati da altri docenti scrittori di testi, per alimentare il dibattito tra colleghi accademici e non per insegnare qualcosa agli studenti.
    Allora appare stridente la differenza tra chi scrive per apparire, per esistere e non per insegnare e chi invece pur di insegnare qualcosa a qualcuno è disposto ad indicare altri che sanno farlo bene o meglio o addirittura è disposto a condividere sul web le lezioni.
    Ovviamente non voglio generalizzare, ho incontrato anche professori che hanno scritto ottimi libri !!

    Per quanto riguarda le mie considerazioni sull’ OpenCourseWare del MIT posso dire che l’ho conosciuto solo il mese scorso poiché in un corso IUL parallelo ci è stato chiesto di effettuare un confronto con la piattaforma PuntoEdu dell’ex INDIRE. Trovo che sia un supporto eccezionale allo studio e non solo di quello universitario, che è il target di riferimento, ma anche di chiunque abbia curiosità di sapere, di scoprire. Mi ha colpito molto la varietà dei corsi offerti, ben 1900, tutti liberamente fruibili, non è richiesta neanche una iscrizione. Vasta la molteplicità di formati in cui viene offerta la stessa lezione, videolezione in streming o da scaricare, podcasting formato MP3, trascrizione in dispensa da stampare o slide ppt, insomma quando si dice una varietà di linguaggi e di modalità!!! Inoltre è possibile ricevere feed sull’aggiornamento dei corsi.

    Altro esempio di open knowledge è la Open University inglese che richiede invece una iscrizione ai corsi ma che comunque dal 1960, anno della sua nascita, rappresenta un esempio mirabile di tentativo di inclusione di chi ha difficoltà di accesso all’istruzione in classe. La Open University odierna è molto diversa da quella degli esordi,che trasmetteva lezioni attraverso il canale radiofonico e televisivo della BBC, oggi si è trasformata in un efficace strumento di Lifelong Learning e di qualificazione professionale post scuola superiore e post laurea.
    Per concludere, io frequento una università online che mi ha offerto la possibilità di riappropriarmi del mio diritto allo studio, un diritto sancito e proclamato ma troppo spesso disatteso a causa delle tante difficoltà, apprezzo questa modalità che per la sua natura sembra favorire la sinergia e la condivisione più degli ambienti “reali” in cui, come dice la collega prima di me, non si condivide neanche la fotocopia e si vive di gelosie. Sono convinta che anche da noi l’inevitabile incremento di queste nuove modalità ci porterà sulla strada che ci è stata raccontata dalle storie emblematiche citate in apertura.

  29. maestra nella rete ha detto:

    Ciò che scrive mi spinge ad alcune considerazioni:
    -Conoscevo gli open course del MIT e devo dire che lo spirito “democratico” che sottende a questo progetto partito ormai alcuni anni fa (2002), mi ha sempre affascinato: si direbbe un’estensione della filosofia dell’open source adattata ai contenuti (open content). I sostenitori dell’open content pensano che la disponibilità dei contenuti promuova il lavoro collaborativo, contribuendo ad accrescere le conoscenze e riducendo gli sforzi collettivi. Recita l’home page: Unlocking Knowledge,
    Empowering Minds. In realtà mi ricordo che nei miei trascorsi universitari presso la libreria dell’ateneo erano in vendita le “dispense” dei professori più aperti e che più ci tenevano ad agevolare lo studio degli studenti: teoricamente chiunque poteva acquistarle; non erano però esaustive rispetto a un corso e neppure particolarmente “accattivanti” nella loro veste di fotocopia. Internet ha permesso a questa “buona pratica” di assumere dimensioni planetarie di accessibilità e fruibilità. Molti corsi sono comunque equiparabili alle dispense; altri corsi sono ricchi di materiale multimediale e prevedono test, prove ed esercitazioni (creati e risolti dalla classe in presenza). Anche qui è poi la persona del docente con le sue doti che fa la differenza. A prescindere dal valore didattico dei singoli corsi l’iniziativa offre una visione del clima sempre meno chiuso e asfittico che anima sempre più la comunità scientifica.
    – Da studentessa IUL ho potuto apprezzare il valore di seguire un corso on line affiancata da persone motivate. Nel partecipare ai corsi (che però non sono free!) ho infatti l’impressione di costruire conoscenza in un clima di collaborazione e cooperazione tra pari, sostenuta dalla competenza di docenti e tutor. Lei professore parla di gelosia del proprio lavoro da parte dei docenti: non ha idea di quanto possano esserlo le insegnanti di scuola primaria. Lavorando, studiando e aggiornandomi in rete ho spesso vissuto il paradosso di scambiare materiale con il resto d’Italia e di avere le collega della classe a fianco che nasconde la fotocopia che ha preparato. C’è da dire che un atteggiamento di questo tipo è sempre più accantonato a favore della collaborazione e internet fornisce a tutti un esempio da seguire. La rete pullula di siti di insegnanti volenterosi che per amore della condivisione mettono a disposizione gratuitamente software e risorse di ogni tipo. E poichè prima o poi a tutti capita di usarle, passata l’euforia del “si può copiare!” viene spontaneo assumere un atteggiamento più collaborativo, anche solo all’interno della propria scuola. Mi viene da dire: “la condivisione è contagiosa”.
    – I corsi on line sono davvero una meravigliosa opportunità per il lifelong learning: lo vivo sulla mia pelle. Due bambini piccoli, un lavoro che faccio con passione e che mi impegna tanto, una casa da seguire (il marito per fortuna è quasi sempre molto disponibile: mentre io studio o partecipo a qualche videolezione serale è lui che si occupa dei bambini). Non avrei potuto pensare di seguire in altro modo un corso universitario. In più lo sto facendo partecipando concretamente al mio percorso di studio, meglio che se frequentassi le aule universitarie (anche qui per la verità sono necessari dei distinguo perchè da studentessa ho incontrato anche alcuni validi professori che mi hanno fatto sentire parte attiva del mio percorso di studio e apprendimento).
    – l’eccesso di retedipendenza è effettivamente un rischio. Percui vado con sollecitudine a preparare la cena.

  30. pardi63 ha detto:

    Soprattutto nell’ambiente universitario succede che il professore, oltre a proporre il testo/i scritti da lui, integri la bibliografia con testi di altri autori. Io trovo che questo, oltre ad essere intellettualmente corretto, sia anche segno di grande maturità professionale, al di sotto del quale non c’è il timore di essere intellettivamente inferiori ma, al contrario, di avere un’ampia apertura di idee che intelligentemente contribuiscono a migliorare le proprie.
    E’ comune, tuttavia, che alcuni, dopo aver faticosamente “costruito un ruolo”, intorno alla propria persona, cerchino di tenerselo ben stretto e al riparo, tutelandolo da opinioni e da punti di vista differenti. Ciò dipende dal limite che comporta nell’ancorarsi ad una visione univoca e, peggio ancora, nell’essere gelosi del proprio operato. Operato, poi che risulta essere obsoleto perchè non immesso nel flusso dinamico della conoscenza. Questo approccio oggi è del tutto superato e la libertà che ognuno di noi ha nel personalizzare il percorso di apprendimento spinge chiunque a rimettere in discussione il concetto stesso di “autorialità”, pena l’esclusione.
    Rispondo a questo post come studente ma la mia professione è quella di insegnante. Ho scoperto da pochi anni la “rete”, luogo di scambio di idee e di esperienze per eccellenza. Ciò mi ha permesso di apprezzare la spigliatezza, le competenze, la preparazione, la dinamicità di molti insegnanti come me e allo stesso tempo di riconoscere in me limiti che sono diventati obiettivi da superare.
    Un’operazione critica che non sarebbe stata possibile se fossi rimasta ancorata nel mio ruolo di maestra tutta casa e lavoro convinta che al di fuori non ci sia niente di meglio.

  31. Chiara ha detto:

    Salve profesore..la verità è che “inciampare” in un professore che faccia al caso nostro, cioè degli studenti non è cosa facile..Almeno per me è praticamente impossibile che non vada a ricercare materiale, o su altri libri o su internet per riuscire a capirci un pò di più..
    Purtroppo, nella nostra mentelità, non si può accettare che altre persone spieghino meglio di noi o siano più vicine agli studenti e che quindi siano più chiari….Però, studiando bisogna riportare le parole del professore che ci ha spiegato l’argomento e non il concetto che alla fine può essere lo stesso..
    Comunque una cosa è certa, almeno per me, non ho preparato nessun esame studiando solo sul materiale che il professore ha dato.

  32. Vale ha detto:

    Salve prof. è una bella idea quella di seguire delle lezioni on-line di altri professori come materiale aggiuntivo, ma è un vero peccato che non sia un fatto ancora molto diffuso nella nostra mentalità. Tuttavia penso sia già un buon inizio l’utilizzo di internet per ricerche di vario genere e argomento, quindi per qualsiasi genere di necessità!
    Sinceramente non mi sono mai trovata a cercare proprio dei video di lezioni, ma sicuramente come tanti altri ho integrato il mio materiale con quello ricercato in rete! Anzi direi che i primi video a scopo didattico che mi sono trovata a guardare sono proprio i suoi, quelli che in alcuni post ha aggiunto per dare spiegazioni in più riguardo ad alcune attività, e mi sono stati anche molto utili per capire e soprattutto velocizzare alcuni passaggi!
    Quindi sì, penso sia utile appoggiarsi anche a questo tipo di materiale proposto in quest’ultimo post, perchè si può arrivare a trovare delle spiegazioni più adatte al nostro modo di ragionare, quindi capirle meglio, più attivamente e con migliori risultati!

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