Daily: la fragilità della libertà

Sociogramma 5 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.
Sociogramma 5 maggio 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

More about La collina dei conigli

C’era una volta una bella conigliera ai margini d’un bosco, prospiciente una distesa di verdi pascoli. Era grande, era piena di conigli. Poi un giorno arrivò la moria e la spopolò. Solo pochi conigli sopravvissero, come al solito. Quasi tutte le tane erano vuote. Allora il contadino ragionò: “Posso aiutarli a crescere di numero, quei conigli, e poi farne roba mia… delle loro carni,delle loro pellicce. Perché darmi la briga di metterli in gabbia? Possono benissimo restare dove si trovano”. E cominciò a uccidere tutti gli Elil: lendri, komba, faina, ermellino, gufo. Cominciò anche a spargere cibo per i conigli, ma non vicino alla conigliera: tanto per abituarli ad andare in giro, per i campi, e nel boschetto. E poi cominciò a mettere le trappole. Non troppe: quante gliene bastassero, e comunque non tante da spaventarli al punto di farli migrare altrove, o decimarli. Essi allora divennero grandi e robusti, crepavan di salute, perché lui gli dava roba buona da mangiare, specie d’inverno, e gli assicurava una vita senza pericoli… tranne il nodo scorsoio presso il varco nella fratta e lungo i sentiero del bosco. Quindi essi vivevano come lui desiderava che vivessero. Ma ogni giorno qualcuno mancava all’appello. Sparito! Questi conigli divennero strani, sotto molti riguardi, e diversi dagli altri conigli. Sapevano benissimo cosa capitava a tanti loro compagni. Ma facevano finta anche con se stessi, che tutto andava nel migliore dei modi, perché il cibo era ottimo, perché erano protetti e non avevano nulla da temere, tranne una cosa. E la Cosa colpiva qua e là, a casaccio, ma soltanto qualcuno alla volta. Essi dimenticarono le maniere dei conigli selvatici. Dimenticarono El-ah-rairà perché… che bisogno avevano dei suoi stratagemmi, della sua astuzia, dal momento che abitavano nella terra del nemico, e gli pagavano il tributo? Escogitarono altre forme artistiche, che pigliassero il posto delle vecchie novelle. Impararono a danzare, ritualmente. Impararono a cantare come uccelli, a formare figure sul muro. E benché ciò non servisse proprio a niente, li aiutava a passare il tempo, li esaltava, dava loro l’illusione di essere grandi, magnifici, il fior fiore della Coniglità, più bravi delle gazze…

Da La collina dei conigli, Richard Adams, Rizzoli, 1980, p. 100

Questa è la novella che si inventa Quintilio, coniglietto immaginativo, per far capire ai suoi compagni di avventura che i conigli che li avevano accolti avevano accettato un patto iniquo con un potere superiore. Questo libro, letto tanti anni fa, mi è venuto in mente pensando alle varie storie di censura in Facebook, alcune delle quali sono anche emerse nelle discussioni a qualche post precedente – poco importa che il tributo sia in sacrifici individuali o in altra moneta …

Ripeto qui i due problemi fondamentali di Facebook, che ho scritto altrove:

  1. FB e altri ambienti generalisti internet-simili attraggono utenti perché le risorse interne sono accessibili solo facendo un account: l’indirizzo di un post nel mio blog http://iamarf.org è accessibile in tutto il mondo – cosa che io desidero – mentre un post in http://www.facebook.com/iamarf è accessibile solo per gli utenti di FB. Questo è inaccettabile e quindi io non posterò mai niente esclusivamente in FB ma solo come mero riflesso di ciò che posto all’aperto.
  2. Se un utente arriva a disturbare in qualche modo gli interessi di un gruppo di potere sufficientemente potente, quest’ultimo potrà influire sul management di FB che avrà più a cuore il suo business della mia libertà. Questo è inaccettabile. Io non voglio padroni di sorta. Come giustamente annotava Maria Grazia, agli italiani FB piace, e molti sono su FB ma non hanno per esempio un’email. Notoriamente dalle nostre parti, l’ombra del padrone non disturba poi troppo, in cambio di qualche perlina colorata facciamo finta di nulla senza crearci troppi problemi.

Oggi, in un messaggio della lista del Gruppo di Acquisto Ostinatamente Solidale di Incisa Valdarno e Rignano sull’Arno, ho trovato questa lettera:

Ciao a tutti,

Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche.
Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.

È arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il
programma è saltato e il mio intervento pure.

Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.

Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

Ieri ho trovato questo tweet nella mia timeline:

Il link, http://bit.ly/m9CJjw, proposto da Federica Cocco punta ad una mappa interattiva che illustra il grado di libertà di stampa in tutti i paesi del mondo. Esploratela con cura e troverete un bel po’ di informazioni molto interessanti. Naturalmente esplorate con particolare cura la preoccupante situazione italiana ma confrontatela anche con gli altri paesi.  Se andate in “Quick Facts” e poi in “About the Ratings” troverete informazioni sull’organizzazione che ha sintetizzato questi dati: la Freedom House.

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni quando la
concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la
capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in
molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione, ma
anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia,
paralizzando la scuola.

Primo Levi – da Un passato che credevamo non dovesse tornare più, Corriere della sera, 8 maggio 1974; ora in L’asimmetria e la vita, Einaudi, 2002.

Devo dire che ho esitato a scrivere questa frase perché vi sono parole che intrappolano facilmente la mente in uno stereotipo. Fascismo è una di queste. Facciamo così: cancelliamo la lavagna con su scritto destra-sinistra e, anche senza scrivere sulla lavagna, proviamo ad immaginare i fatti e le categorie in termini di chiuso-aperto

5 thoughts on “Daily: la fragilità della libertà

  1. Roberto says:

    purtroppo ci siamo fossilizzati sull’idea che il modello occidentale sia democratico,sia giusto,ma in realtà nasconde nient altro che il monopolio delle banche,dei potenti ed un’idea ormai languida di libertà..non siamo che pedine di un gioco di potere che va aldilà delle nostre possibilità,neanke la libertà di stampa è più ammessa,tutto viene infangato..

  2. roberta r. notanative says:

    Mi imbatto stamane in una bellissima animazione RSA Animate – The Internet in Society: Empowering or Censoring Citizens? della RSA (l’inglese Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures and Commerce) [sono tutte da vedere per l’impostazione didattica – secondo me- eccezionale nell’unire immagini a concetti. Un uso buono della grafica e dell’audiovisivo. Questa in particolare se amate il fumetto vi conquisterà con il richiamo a Maus di Art Spiegelman (se non l’avete ancora letto, o punti rossi, correte in biblioteca, è un capolavoro!)]. In questa animazione si sintetizza il pensiero di Evgeny Morozow, un teorico che si occupa degli effetti della rete sulla libertà di espressione analizzando in un suo recente saggio dal titolo The Net Delusion: The Dark Side of Internet Freedom le conseguenze politiche dell’influenza del web sui regimi autoritari. Morozow è critico in proposito, anzi illustra come alcuni regimi sfruttino la rete a loro vantaggio. Gli attivisti della rete lui li chiama cyberutopisti. E’ comunque interessante, come esercizio al ragionamento e a farsene un’idea propria, vedere un altro punto di vista opposto ad alcuni forse un po’ troppo entusiastici e che rischiano perciò di fermarsi alla superficie del fenomeno.

  3. Andreas says:

    Ah … grazie grazie …

    lo concepisco come sinonimo di qualsiasi modo di agire e di pensare poco rispettoso della sfera dell’Altro

    perfetto, esattamente questo intendevo.

    Che fare? Aiutare l’Altro a discernere il chiuso dall’aperto. Aiutare chi si adopera per proteggere gli spazi liberi e per costruirne di nuovi. E poi abitarli e farvi circolare idee.

  4. roberta r. notanative says:

    (Disclaimer: solo esegesi, non ho aggiunto niente di nuovo e me ne dispiace.)

    Per me fascismo è un termine che va molto oltre il significato storico-politico: lo concepisco come sinonimo di qualsiasi modo di agire e di pensare poco rispettoso della sfera dell’Altro, quindi in questo contesto mi va benissimo. Tuttavia riconosco quanto sia facile cadere negli stereotipi, che sono dannatamente comodi, per definizione (e aggiungerei, è molto più arduo starne alla larga di quanto appaia). Ma appunto, non stiamo ragionando in termini di destra vs sinistra.

    Quella mappa sulla libertà di stampa nel mondo mi ricorda un’altra mappa simile nella quale l’Italia non era messa molto meglio, vista diversi anni fa da qualche parte. La situazione non è buona da parecchio tempo, si sa. La differenza è forse solo che ora siamo più preoccupati da questo interminabile stallo non intravedendo nessuna “luce in fondo al tunnel”. Siamo nel chiuso.

    Quanto al pericolo che il referendum cada nel vuoto, è realissimo. Abbiamo questo formidabile strumento, la consultazione popolare, garantito dalla nostra Costituzione – che è un’ottima legge, fatta particolarmente bene a quanto ne dicono i giuristi (quelli obiettivi). Un nostro diritto. Nostro diritto sarebbe venire informati di averne diritto. Invece si lede arbitrariamente il nostro diritto di sapere di avere un diritto. Nei canali ufficiali non si deve comunicare dell’imminenza del referendum (e questa è cosa di una gravità eccezionale). Quei canali ufficiali per cui paghiamo un canone annuo anche per venire informati (lasciando perdere la qualità dell’informazione). Andranno ad esprimersi solo quei pochi che sono a conoscenza della sua esistenza, e l’assenza dei non edotti e anche di quelli che sarebbero andati anche solo per votare no, potrebbe non far raggiungere il quorum per sancire la validità del referendum.

    Mi pare che sia stata Emma Bonino, a proposito dei diritti delle donne, a dire che se non siamo noi a pretenderli e riaffermarli quotidianamente piano piano li perdiamo. Ed è ciò che sta succedendo.
    Che fare?

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