Qualche feedback dalla rete strappata …


  • 13:47 – Anche oggi, la rete dell’università di Firenze è giù, quindi niente iscrizioni e niente file OPML

  • 15:18 – La rete è resuscitata …


Ed io mi trovo in aula informatica, a disposizione degli studenti per verbali e colloqui, fra le 10 e le 15. Nel frattempo tento di contribuire alla blogoclasse. Se non fosse per la mia “chiavetta”, anzi “saponetta” perché è ormai di vecchio tipo, sarei isolato da tutto ciò che sta fuori da unifi.it. E se non avessi predisposto la replicazione del database su questo portatile, non potrei nemmeno controllare i voti degli studenti che vengono a discutere. La solita vita da italiani che si arrangiano, vivono di espedienti, in pratica clandestini a casa propria …

Vediamo di affastellare qualche feedback, malgrado distrazioni e depressione. Vado in disordine.

  • Ieri c’è stata la prima riunione online “ufficiale” – ce n’erano state un paio prima, non previste ma che hanno svolto la stessa funzione. Qualcuno ha lamentato problemi di accesso, che paiono essere stati di due tipi: difficoltà a trovare il link e difficoltà di fruizione dell’audio. Il primo problema non l’ho capito, considerato che nel penultimo post c’era il link scritto grosso così:

    stasera alle ore 21:00 riunione in aula virtuale

    Se seguite tale link ora, trovate la registrazione delle sessione, che è priva di disturbi.

    Per il secondo, ha risposto compiutamente Costantino nel suo commento di stamani. Grazie Costantino per avere aderito così prontamente alla mia richiesta. Inoltre riporto qui i consigli iniziali che Romina ci aveva dato

    Vi invitiamo ad iscrivervi su questo sistema di classi virtuali dove potrete
    trovare anche molti spunti per la vostra professione:

    http://www.wiziq.com/

    una volta effettuata la registrazione (gratuita) dovrete  testare le vostre
    dotazioni hardware: sono indispensabili cuffie e microfono.

    Per quanto riguarda il vostro browser (explorer, firefox, chrome ecc…)
    provvedete ai necessari aggiornamenti seguendo le indicazioni  che trovate in
    questo URI

    http://www.wiziq.com/info/technicalinfo.aspx

    Per ogni problema ricordatevi che mi potete contattare in qualsiasi momento vi
    sia la necessità di farlo.

    Romina

    Poi, qui ci sono dei tutorial su questi tipi di problematiche. Sono in inglese, e in questo momento, continuamente interrotto, non posso far di più che mettere il link.

    Direi comunque, considerato che …

    • in passato abbiamo fatto circa una trentina di queste riunioni e nel complesso sono andate bene
    • il vantaggio della completa apertura al resto del mondo sia percepito e condiviso da molti
    • si possono facilmente inglobare video Youtube, che può essere utile
    • in ogni caso, ingegnarsi a far funzionare bene, ognuno dalla sua parte, uno strumento molto popolare nel mondo, possa essere un migliore “esercizio di editing multimediale”, piuttosto che cercare subito un altro ambiente che dia meno problemi tout court, ammesso che ce ne sia uno

    … valga la pena di insistere.

  • C’è stata una domanda, ora non ricordo chi l’ha fatta, che mi ha stupito e che forse ho capito male. Più o meno: “Ma i blog sono chiusi o sono accessibili dall’esterno?” Se ho capito bene la domanda, rispondo riportando qui il seguente brano del post di inizio:

    No, un’altra cosa. Occorre che ognuno usi un quaderno, ma deve essere un quaderno magico, visibile a tutti gli altri. Il (per)corso non è infatti solo un percorso individuale, dove ognuno procede a testa bassa per i fatti suoi. Pensatelo come un viaggio nel quale si alternano momenti di riflessione individuale a momenti di confronto e di cooperazione. È così che successivamente può materializzarsi la “blogoclasse”.

    Qualcuno di voi forse avrà già un blog, oppure l’avrà avuto. Altri invece saranno intimoriti dall’idea e vorrebbero delle istruzioni precise. È veramente molto facile aprire un blog, non occorrono istruzioni, anzi, andare un po’ per tentativi fa bene, si finisce col guadagnare in autonomia. Avete presente i ragazzi che imparano a usare qualche nuova diavoleria senza leggere il libretto delle istruzioni? Ebbene, imitateli un po’ e vi ritroverete presto nativi digitali. Ok, imitateli, sì ma senza esagerare!

  • Lo sconforto per l’invasione degli acronimi. Ci sono stime secondo le quali ogni due anni la quantità di nuova informazione prodotta raddoppia. In qualunque campo, uno dei maggiori problemi dei rispettivi operatori del settore, è quello di venire a capo di una quantità di informazione e di conoscenza che cresce a ritmo esplosivo. I medici annaspano nella loro sterminata letteratura scientifica, arrampicandosi su per i meta studi, vale a dire studi che sintetizzano i risultati di gruppi di altri studi. Lo stesso succede nel settore delle ricerche nel campo della formazione; interessante in questo caso quanto poco tracimi nella pratica, Gianni Marconato ha scritto un post interessante in proposito. I fisici sperimentali non riescono più a capire cosa vogliono sperimentare i fisici teorici. Del resto, non c’è nemmeno bisogno di andare così lontano. Il vocabolo serendipità, che ora è sulla bocca di tutti, nel Dizionario Etimologico Italiano di Carlo Battisti e Giovanni Alessio (Firenze, Barbera, 1950-57) non esisteva nemmeno. Ancora più vicino: chi ha sentito parlare dello spread anche solo pochi anni fa? Ora sembra che non sapere cosa sia lo spread voglia dire essere fuori dal mondo. E si tratta sicuramente di un concetto evanescente, almeno nel preciso senso che gli viene oggi attribuito, di differenziale rispetto ai bond tedeschi. Ieri i bond tedeschi, per la prima volta, non li ha voluti quasi nessuno …

    È chiaro che, a fronte di una continua generazione di nuova informazione, più o meno volatile, sorga il problema di dare un nome ad una massa di cose nuove, che magari verranno presto dimenticate, ma intanto ci sono. Da qui anche la proliferazione degli acronimi. Non c’è molto da fare, se non imparare a digerirli in una memoria più o meno a breve termine, come si fa con il numero di telefono che usi una volta e poi subito dimentichi. Da qui l’importanza di disporre di strumenti, sempre più “leggeri” e agevoli, per supplire prontamente a questa impossibile richiesta di memoria.

  • Scrive Claude:
    Che bello il concetto WYSIWYM. Ma non è anche presente negli stili degli editori di testo normali? Uso soltanto gli stili di paragrafo in Writer di OpenOffice (salvo se devo mettere il titolo di un libro in corsivo), e mi pare che si possa anche fare con MS Word.
    Sì, ovviamente, con i sistemi WYSIWYG (What You See Is What You Get: ciò che vedi è quello che ottieni) si fa molto, ci mancherebbe, sono fatti apposta. Tuttavia, si può fare molto per un insieme di esigenze di editing che sono nel mainstream della richiesta del mercato. Se si chiede di più, iniziano ad essere piuttosto scomodi, se si chiede molto di più diventano insopportabilmente scomodi. E diventano scomodi anche se si chiede notevolmente meno: uno dei problemi dei word processor che vanno per la maggiore è quello di offire un insieme esagerato di funzionalità, che per taluni utenti e talune esigenze rischiano di divenire una zavorra, per esempio quando basta un semplice editore di testo, Notepad (Windows) o Textedit (Mac) o Gedit (Linux) – hanno tutti chiara la distinizione fra word processor e editore di testo, per inciso? Sennò si dicono due parole. E in ogni caso ci sono una moltitudine di wordprocessor leggeri. Ma per tornare all’altro estremo, quello delle esigenze superiori, il caso tipico è quello delle scritture tecniche, ricche di figure, tabelle, formule, magari dove sono richieste impaginazioni complesse, tipo in doppia colonna con titolo iniziale e abstract a tutta pagina, con lunghe bibliografie, che magari devi in buona parte riciclare su riviste diverse che seguono convenzioni tipografiche e bibliografiche diverse. Oppure la stesura di un libro con una articolata strutturazione in capitoli, sottocapitoli di vari livelli e riferimenti bibliografici. Per esempio, per quanto riguarda le formule, ricordo che in MS Word c’era un tool che si chiamava Equation Editor. Alle prime prove sembrava anche bellino ma bastava che le cose si complicassero di poco perché si trasformasse in un nemico dispettoso. Le formule matematiche, affinché appaiano in maniera adeguatamente chiara in forma stampata, richiedono un’elevatissima qualità tipografica e devono consentire di realizzare una sterminata quantità di combinazioni di simboli complessi, corsivi di vari tipi, grassetti, lettera puntate, magari in modo doppio o triplo, doppi o triplo, con combinazioni di diverse sorte di accenti, indici superiori e inferiori, talvolta multipli, dimensioni finemente variabili dei simboli così composti, in funzione della posizione della formula e via dicendo. Ecco, in casi del genere un sistema come LaTeX è insuperabile perché non ti puoi fidare di quella che è una “promessa”: WYSIWYG (ciò che vedi è quello che otterrai …) ma accetti solo il risultato a posteriori: WYSIWYM (Quello che vedi è quello che intendevi per davvero …). Claude, non ho poi dimenticato la domanda su <i> <—> <em> <b> <—> <strong> ci arrivo …

10 thoughts on “Qualche feedback dalla rete strappata …

  1. Gaetano Strazzanti ha detto:

    Cluode scrive “… da scoraggiare la maggior parte di coloro che hanno mandato il progetto knol – di per sé interessante – in vacca, copiandovi pari pari testi altrui o scrivendo altre scemenze (saranno una minoranza, però purtroppo parecchio knolifica)”non ne sentitò la mancanza.
    Anni fa partecipai ad un corso on line, organizzato da Didasca, sull’utilizzo di Knol. Feci pure rel=”nofollow”>una pagina, partecipai a tutte le attività, ma non riuscì a coinvolgermi più di tanto, non ne ravvisavo l’utilità. Tutte quelle pagine prodotte mi creavano disorientamento, non riuscivo ad essere reticolare, vedevo solo confusione :-(. Forse se ci rimettesi mano adesso sarebbe diverso, ma non credo.

  2. grandipepe ha detto:

    e no… adesso che ho scoperto un nuovo tool lo voglio sperimentare, ma ho bisogno di compagni d’avventura…
    non cambiamo “posto” di ritrovo. Forse smanettando imparerò anche a non arrivare in ritardo.

  3. Claude Almansi ha detto:

    Grazie per l’ulteriore spiegazione su WYSIWYG / WYSIWYM, Andreas: veramente, prima credevo che “editore di testo” fosse la traduzione di “word processor”, ma siccome scrivi che sono diversi, ho letto le pagine relative di Wikipedia in italiano e in inglese e mi sembrava di aver capito.
    Però poi ho seguito il link verso Annotum in More spring cleaning out of season, dove Google dà l’ottima notizia della fine dei knol, ma dice che gli autori potranno trasferire i propri knol in blog WordPress con template Annotum, appunto.
    Niente da temere: le release notes di Annotum su come impostarvi le collaborazioni sono abbastanza complesse da scoraggiare la maggior parte di coloro che hanno mandato il progetto knol – di per sé interessante – in vacca, copiandovi pari pari testi altrui o scrivendo altre scemenze (saranno una minoranza, però purtroppo parecchio knolifica).

    Tornando a bomba: in queste note appare un ulteriore acronimo: “WYSIWYAATD (What-you-see-is-what-you-are-allowed-to-do)”. In un certo senso, è quel che già accade con blog collaborativi dove ci sono ruoli gerarchici, certo: non tutti vi possono fare le stesse cose. Però vederlo nominato ed addirittura acronimato fa impressione lo stesso. Cioè: che razza di editor / processor avranno a disposizione i vari ranghi? A poter fare ciò che intendono saranno soltanto i ranghi superiori?

  4. Gaetano Strazzanti ha detto:

    Ammetto la mia colpa: non avevo letto ilpenultimo post. Ad ogni modo non è stato difficile rintracciarvi, mi è bastato scrivere “Formiconi” nell’area di ricerca “Search for a class” per ottenere la lista degli incontri ai quali ero interessato.
    Per quanto riguarda la ricezione audio nel complesso funzionava abbastanza bene, a parte qualche ritardo e a volte un po’ d’eco. Per me possiamo continuare ad usare wiziq.

  5. Costantino ha detto:

    Forse un giorno bisognerà parlare un pochino di “fuzzy logic” rispetto alla progettazione funzionale dei tempi passati.
    L’imparare per tentativi presuppone una certezza: non posso fare catastrofi.
    I più maturi si ricordano ancora delle famigerate combinazioni di carattere che cancellavano un intero disco di informazioni.
    Adesso anche il cellulare più economico non procede senza porre domande e senza farti cambiare almeno il dito che deve inviare il comando: in poche parole esiste semrpre una possibilità di salvezza.
    Quelli abituati a prodotti non rispettanti la Fuzzy logic non hanno questa fiducia e leggono, capendoci ben poco, le istruzioni nell’illusione di evitare disastri.
    I ragazzi invece sanno che non sono possibili; la differenza di approccio è enorme e loro si permettono un apprendimento nel fare che in qualche modo è negato ai padri o nonni.
    Ciao
    Costantino

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