Sono i “no” che fanno grande una persona. È la volta di Elena Kowalskaya

Amici, in segno di protesta contro l’invasione russa dell’Ucraina, mi dimetto da direttrice del teatro statale, il CIM. È impossibile lavorare per un assassino e ricevere uno stipendio da lui. Porterò avanti su base volontaria fino alla fine le cose che ho iniziato.

Elena Kowolskaya, direttrice del Centro culturale e teatrale statale Vsevolod Meyerhold di Mosca. Giovedì 24 febbraio

Una delle cose che mi sforzo sempre di insegnare è il valore dei “no” che possono fare veramente grandi le persone. Nel caso di Elena Kowolskaja non si tratta di una semplice rinuncia ma di una decisione rischiosissima perché il Teatro Mayakovsky di Mosca ha proibito ai suoi attori di fare commenti sull’invasione russa dell’Ucraina e il Dipartimento di Cultura della città afferma che qualsiasi commento negativo sarà considerato “tradimento”.

Gli esempi sono tanti, ricordo qui il no di Richard Stallman alla carriera presso il MIT per dedicarsi alla creazione del software libero e il no di Ory Okolloh che rinunciò all’impiego in uno studio legale di New York per contribuire a cause sociali in Kenia, suo paese natale.

Elena qui rischia però seriamente anche la vita.

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