Come se la passa l’università in Russia?

Domanda retorica. Per rispondere si fa prima a dire chi se la passa bene in Russia: funzionari del sistema, alte cariche militari, oligarchi, business dell’energia, business delle armi, mafiosi e corrotti di ogni risma. Il resto è carne da macello, a vari livelli.

Eppure l’accademia nutre la tecnologia, dovrebbe anch’essa godere di privilegi, almeno per quanto riguarda la produzione di tecnologie belliche, ossessione del regime. Invece no, la vita dell’accademico russo è assai grama. Il regime le tecnologie preferisce prenderle dove le trova belle e pronte, comprandole con i proventi del petrolio e del gas da paesi occidentali compiacenti, la Germania in primo luogo: senza la tecnologia Siemens gli armamenti russi non fanno un passo. Ecco perché i tedeschi sono così restii a supportare l’Ucraina. Come ha spiegato molto bene Mikhail Khodorkovsky, ex-oligarca russo ora inviso al governo (Mikhail Khodorkovsky on how to deal with the “bandit” in the Kremlin, Economist 19 marzo 2022) la mentalità del regime e delle sue cerchie è di natura criminale, sostanzialmente predatoria, sempre interessata ai business semplici ma redditizi, mai a quelli che richiedono creazione di alte competenze e crescita di ecosistemi.

Uno dei miei colleghi della Novosibisk State University, con i quali avevo collaborato una ventina di anni fa, aveva studiato fisica per sperare di avere meno problemi di censura, in realtà avrebbe voluto occuparsi di letteratura ma pareva pericoloso per i potenziali coinvolgimenti politici. Ritrovo questa atmosfera nell’analisi di un accademico di San Pietroburgo, Ilya Matweev, ricercatore di scienze politiche. Riporto di seguito la traduzione del pezzo, apparso ieri su Twitter:

Invito a leggere la traduzione nel seguito, e a vedere i link, in particolare l’ultimo, che riporto qui: Golden Key, movimento dal basso per il supporto economico e psicologico di studenti, professori, attivisti, operatori della formazoine e della cultura che risiedono in Russia e sono contro la guerra.


L’istruzione superiore in Russia: anni di sforzi buttati al vento.

In questo post parlerò dello stato pietoso del mondo accademico russo e della totale devastazione causata dalla guerra.

Sono entrato nel mondo accademico nel 2005, quando ho iniziato i miei studi presso l’Università Statale di Mosca, dove sono rimasto da allora.

Mi spezza il cuore vedere quello che sta accadendo. Descriverò i problemi che esistevano prima di febbraio e le conseguenze della guerra per l’istruzione superiore.

Tre problemi generali che esistono da tempo nel mondo accademico russo sono: 1) finanziamenti insufficienti, 2) burocrazia infinita e de-professionalizzazione degli accademici, 3) censura politica soffocante.

Rispetto ai Paesi OCSE, la Russia ha un livello di spesa pubblica per l’istruzione superiore molto basso. In termini assoluti, è una frazione di quanto spendono i Paesi sviluppati.

[NdT: per inciso, rallegra poco vedere che l’Italia spende ancora meno della Russia…]

Nel 2018, la Russia ha speso 9 miliardi di dollari per l’istruzione superiore, mentre la Cina ha speso 160 miliardi di dollari (18 volte di più). La popolazione cinese è solo 9,5 volte superiore a quella russa.

Negli ultimi 15 anni, la spesa cinese per l’istruzione superiore è aumentata vertiginosamente, mentre quella russa ha ristagnato.

Tuttavia, il denaro non è l’unico problema. L’istruzione superiore russa è inutilmente burocratizzata. Gli accademici hanno pochissima autonomia professionale. I funzionari del Ministero elaborano le regole e gli amministratori delle università le applicano. Gli accademici hanno poca voce in capitolo sul proprio lavoro.

Infine, la censura politica è da tempo un problema, soprattutto dal 2018 circa (quarto mandato di Putin). Negli ultimi anni, l’FSB ha esercitato uno stretto controllo sul mondo accademico, con conseguenti epurazioni politiche, in particolare nella Scuola Superiore di Economia (l’università di punta della Russia, che ha superato anche le istituzioni più antiche e prestigiose, tra cui la mia alma mater, l’Università Statale di Mosca).

Tuttavia, gli ultimi anni hanno visto anche alcuni progressi.

In modo piuttosto schizofrenico, le autorità hanno sia epurato le università dalle ‘influenze straniere’, sia incoraggiato la loro internazionalizzazione, cercando di migliorare il loro posto nelle classifiche globali.

Programmi come “5-100” hanno incoraggiato gli accademici a pubblicare su riviste di alto livello, con palese successo.

Infine, le nuove generazioni di studenti russi sono state molto più politicizzate e civicamente consapevoli rispetto alle precedenti (compresa la mia).

Molti studenti continuano a combattere coraggiosamente l’autoritarismo anche oggi, sotto una legge marziale di fatto.

In un campo che già soffriva di molteplici problemi, la guerra ha portato una devastazione totale.

L’interruzione dei legami e delle partnership accademiche ha annullato tutti i precedenti sforzi di internazionalizzazione.

Il mondo accademico non può esistere in isolamento dal mondo. Il mondo accademico russo è, a tutti gli effetti, finito.

La vita che ancora persiste è costantemente minacciata dalla repressione. Alla RANEPA (Accademia Presidenziale Russa dell’Economia Nazionale e della Pubblica Amministrazione), la mia università, sono stati arrestati il rettore, il vice rettore e il direttore di uno dei dipartimenti più importanti.

Per l’FSB, gli accademici sono una preda facile. E da febbraio, è come un safari. Le vite vengono distrutte mentre le carriere vengono costruite su questa distruzione. [NdT: Vedi il caso recente del fisico Dmitry Kolker, figura di riferimento nella fisica del laser, malato terminale, prelevato dall’ospedale dall’FSB per le sue idee, morto senza conforti in prigione due mesi dopo.]

Se rimane qualcosa del mondo accademico russo, isolato e perseguitato, la crisi economica che ne consegue finirà sicuramente il lavoro di distruzione. La spesa pubblica e privata per l’istruzione superiore diminuirà inevitabilmente.

Ora, non voglio concludere con una nota del genere. Nonostante questa crisi devastante, vedo segni di resilienza.

Alcune università creano piccoli avamposti al di fuori della Russia. Gli accademici lanciano progetti indipendenti come “Free University“. Molte persone continuano a lavorare nel mondo accademico russo nonostante tutto.

Spero anche che molti accademici che se ne sono andati di recente (o anni fa), alla fine torneranno a ricostruire il mondo accademico russo quando sarà il momento. Anch’io ho intenzione di farlo.

Vi prego di considerare la possibilità di fare una donazione a The Golden Key, un’iniziativa di base che aiuta gli studenti, i professori, gli attivisti e i lavoratori del settore educativo e culturale in Russia. Conosco personalmente molte persone coinvolte.

1 commento su “Come se la passa l’università in Russia?”

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