Die Fürstenstadt — I treni delle salsicce

Kamil Galeev è un ricercatore indipendente e un giornalista residente a Mosca. Il suo principale interesse è la politica dell’identità nella Russia post-sovietica, l’etnificazione del nazionalismo russo e la repressione delle repubbliche etniche. Galeev ha conseguito un Master in Economia e Management presso l’Università di Pechino in Cina e poi un Master in Storia a St Andrews, nel Regno Unito. È un attivista dell’opposizione politica, brevemente incarcerato per aver partecipato alle proteste del 2020.

Recentemente ha pubblicato un thread sul suo account Twitter sulla gestione degli approvvigionamenti di cibo nell’URSS. È davvero interessante e molte delle immagini sono strepitose. Per questo l’ho trasferito qui traducendo il testo in italiano. Per chi legge l’inglese meglio andare a vedere l’originale:

Ai tempi dell’URSS girava una barzelletta:

— Qual’è quella cosa lunga e verde che profuma di salsiccia?
— Il treno Mosca-Tver’!

Perché? Beh, sotto l’URSS i provinciali dovevano andare a fare la spesa a Mosca. I loro negozi non avevano cibo, spesso non ne avevano letteralmente. Per capire ci serve questo concetto: la “categoria di approvvigionamento”.

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Nell’ambito dell’economia pianificata centralmente, era lo Stato a fornire cibo ad ogni località. Ad ogni città veniva assegnata una delle quattro “categorie di approvvigionamento”, determinando la quantità di cibo che sarebbe finita sugli scaffali. Mosca era rifornita molto meglio di chiunque altro, mentre città come Tver non rimaneva quasi niente.

Le città sovietiche di provincia che si trovavano nelle categorie di approvvigionamento più basse potevano avere gli scaffali letteralmente vuoti. A volte rimanevano solo gli scarti della tavola della città di livello superiore: come alcune alghe, o la disgustosa pasta “Oceano”.

Questo è difficile da capire per un occidentale oggi, quindi occorre precisare. Quando dico che “non c’era cibo”, non mi riferisco alle prelibatezze. Un mio amico di Mosca, che ha visitato Penza negli anni ’80, è rimasto scioccato nel vedere che gli scaffali alimentari erano effettivamente vuoti. Non c’era proprio niente da comprare.

Come facevano allora le persone a sopravvivere? Qui si capisce il senso della dacia, che non serve ad attività ricreative ma alla pratica di un’agricoltura di sussistenza per procurarsi il cibo. Estremamente faticoso e inefficiente, ma le persone in molte località non avevano altra scelta. Gli scaffali erano vuoti, quindi bisognava coltivare da soli le patate e tutto il resto.

In secondo luogo, il mercato nero. Se non puoi coltivare per il cibo, lo puoi acquistare da qualcuno che lo produce o che lo ruba. L’URSS aveva una massiccia economia sommersa che forniva a gran parte della popolazione i mezzi di sussistenza. Molto simile alla Russia moderna. È utile vedere gli scritti di Simon Kordonsky sul tema [NdT: Un’intervista, a titolo di esempio].

Naturalmente, gran parte dell’economia sommersa era solo un’attività secondaria dello Stato. Ad esempio, durante l’Holodomor si poteva tranquillamente acquistare cibo nei Torgsin (“commercio con gli stranieri”). Nonostante il nome, questi mercati erano frequentati da cittadini sovietici. Solo che non si poteva pagare con i rubli…

Durante le peggiori carestie staliniane, nei Torgsin si poteva acquistare qualsiasi cibo a fronte di valori reali: oro, argento e naturalmente valuta forte. Questo era lo strumento dello Stato sovietico per spremere valori dalla popolazione affamata. Porta l’oro, ottieni il cibo. I rubli non sono accettati.

verso la fine dell’era sovietica, questo ruolo era svolto dai “mercati agricoli collettivi” (колхозные рынки). Anche se i negozi erano vuoti, in questi mercati si poteva ancora acquistare cibo presso l’azienda agricola collettiva (ovvero dallo Stato), ma a un prezzo molte volte superiore a quello ufficiale.

Mentre la provincia aveva fondamentali problemi di sussistenza, Mosca veniva rifornita abbondantemente. Di conseguenza, gran parte del Paese si recava a fare acquisti a Mosca, da centinaia o migliaia di chilometri di distanza, sui cosiddetti “treni delle salsicce”. I moscoviti odiavano questi stranieri perché svuotavano i ‘loro’ negozi.

I treni delle salsicce erano spesso organizzati dalle aziende regionali. Una fabbrica organizzava per i suoi lavoratori una ‘escursione’ ai ‘musei’ di Mosca. In realtà si trattava di acquisti. Gli operai di Saratov si recavano a Mosca per acquistare alimenti prodotti a Saratov che era impossibile acquistare a Saratov.

Con l’aggravarsi della situazione economica, Mosca ha adottato misure più dure contro i provinciali. Nel 1990 è stata introdotta l’obbligatorietà della “carta acquirente”, che solo gli abitanti del luogo potevano ottenere. Le lettere “MA” significano Mosca – la migliore delle categorie. Per coloro che provenivano dall’Oblast di Mosca, la categoria era MO, che andava ancora bene.

Le carte d’acquisto sono state introdotte per escludere i provinciali affamati dagli abbondanti negozi di Mosca. In realtà, il personale non richiedeva sempre i documenti. Riconoscevano i provinciali dal modo in cui erano vestiti e dall’aspetto, quindi chiedevano una carta solo a persone dall’aspetto sospetto.

I treni delle salsicce dimostrano che l’aspetto chiave dell'”economia pianificata centralmente” era la parola “centrale”. L’URSS a pianificazione centrale era una società gerarchica caratterizzata da un’estrema diseguaglianza. Era lo status, piuttosto che il denaro, a determinare se fosse permesso o meno di acquistare del cibo.

In secondo luogo, gerarchia e disuguaglianza avevano una dimensione geografica. Coloro che vivevano più vicini al centro del potere venivano riforniti in modo sontuoso. Ma a sole due o tre ore di distanza iniziava la zona di estrema indigenza. Un altro pianeta.

Mosca non è un centro “economico” o “culturale”. È quella che Max Weber chiamerebbe una “Fürstenstadt”: una città costruita intorno a una corte principesca e che vive delle spese di un principe, dei suoi funzionari e cortigiani. La sua prosperità moderna è una funzione del suo status centrale nel sistema imperiale.

Ecco perché l’effetto economico della guerra è così poco visibile a Mosca. Il principe farà ogni spesa possibile e porrà ogni sforzo per mantenere la qualità della vita e la mentalità del business usuale nella sua Fürstenstadt (città principesca). Il resto dell’impero può andare a farsi fottere.

Questo spiega anche l’indigenza di gran parte dell’impero russo. Questa è Arkhangelsk, la capitale di Pomorye, che storicamente era la parte più ricca del Paese. Tutte le risorse vengono risucchiate dalla regione per nutrire la Fürstenstadt, dalle dimensioni e dagli appetiti enormi.

La Russia è così povera perché la sua Fürstenstadt è troppo costosa da mantenere. Mosca è un’anomalia geografica tra le città delle sue dimensioni, essendo situata

1) all’estremo nord
2) nell’entroterra e lontana da corsi d’acqua navigabili
3) in una regione non agricola

È troppo costosa da alimentare

Quasi tutte le grandi città del mondo si trovano vicino alla riva dell’Oceano (Rio de Janeiro) o vicino ad esso (San Paolo) o su corsi d’acqua navigabili effettivamente utilizzati (Chicago). Questo rende la logistica più economica e la città più facile da mantenere.

Le poche città che non si trovano vicino alla costa o su corsi d’acqua navigabili si trovano in regioni molto fertili. Esempi: Città del Messico, Bogotà, Delhi. La logistica costosa le condanna praticamente alla povertà ma l’abbondanza di cibo le rende in qualche modo sostenibili, anche se povere.

La situazione di Mosca è diversa. Si trova a 700 km di distanza dal porto marittimo più vicino, a San Pietroburgo. Sembra abbastanza lontano. In realtà i treni cargo collegano Mosca al suo porto marittimo e percorrono un percorso circolare ancora più lungo, passando per Vologda e Yaroslavl. Il percorso diretto è occupato da Sapsan

A ciò si aggiunga che Mosca è una megalopoli particolarmente settentrionale e fredda. Non esistono città delle sue dimensioni situate così a nord e su terreni così sterili. Queste regioni sono chiamate Нечерноземье, che significa “Non nero suolo, in riferimento alla sua sterilità rispetto al suolo nero del sud.

A ciò si aggiunga che questa Fürstenstadt, estremamente ricca di offerte ed estremamente costosa da nutrire, non deve mai provare la minima preoccupazione e il minimo disagio per la sconsiderata politica imperiale. E si capisce così come Mosca prosciughi il suo impero. È troppo costosa da nutrire. Gli appetiti insaziabili della Fürstenstadt sono uno dei motivi principali della spinta alla decolonizzazione dell’Impero russo.

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