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Questa pagina di accoglienza dei nuovi arrivati è strutturata in tre parti. Puoi leggere tutto di fila, oppure saltare direttamente alle varie sezioni.

  1. Dove siamo e chi siamo – l’introduzione qui sotto
  2. Istruzioni
  3. Lista dei post pubblicati sino ad ora
  4. Indice ragionato degli stessi post
  5. Dedicato ai nuovi arrivati, da parte di una partecipante “veterana”

Introduzione: dove siamo e chi siamo

Questo è un laboratorio permanente nel quale la gente viene e va liberamente. Può ospitare classi di corsi universitari – “studenti istituzionali” – ma anche “studenti liberi”, persone che trovano utile partecipare al laboratorio per un certo tempo. Le attività seguono un andamento periodico sincronizzato con i semestri universitari, in concomitanza dei quali vengono accolte le classi di certi corsi, ma in realtà non cessano mai. I periodi più tranquilli vengono utilizzati per approfondire argomenti nuovi e arricchire così il corpus di materiali e di esperienze di cui tutti possono usufruire. Ad ogni ciclo, gli argomenti più importanti vengono riproposti, opportunamente rivisitati in funzione delle mutazioni del contesto. Un work in progress, come si usa dire oggi. O una forma di insegnamento libero, come il software libero. O, più tecnicamente, una forma di action research applicata all’insegnamento – una forma di ricerca dove lo strumento di ricerca fondamentale è l’azione sul campo, e la ricerca è condotta attraverso un ciclo continuo composto di pianificazione, azione, osservazione, rilfessione, ripianificazione, azione, ecc.

In questo semestre gli studenti istituzionali sono 25 studenti del III anno del corso di laurea in “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative” della Italian University Line che devono frequentare l’insegnamento di “Editing Multimediale”.

Contribuisco a quel corso di laurea con due insegnamenti: dal 2012 a “Laboratorio Informatico” – primo anno di corso – e dal 2009 a “Editing Multimediale” – terzo anno.

In tutti questi anni gli argomenti affrontati a Editing Multimediale sono stati in buona parte gli stessi di quelli proposti lo scorso autunno nella prima edizione del Laboratorio Informatico, per una questione di urgenza e di priorità, principalmente sul piano del metodo e secondariamente sul piano dei contenuti.

Inutile perseverare con corsi che sono poco più che manuali per l’uso, seppur conditi con qualche lettura accademica, laddove i tumultuosi mutamenti del contesto che caratterizzano il nostro tempo impongono una revisione radicale del paradigma con il quale ci si confronta con la realtà che ci circonda. Un metodo di insegnamento sviluppato in un contesto dove gli strumenti del lavoro si potevano ritenere stabili e ben definiti su una scala temporale di decenni o secoli, non può funzionare dove gli strumenti si moltiplicano e mutano su una scala temporale di mesi. Al di là delle opinioni che si possono avere – e che lasciano il tempo che trovano – è necessario affrontare questa situazione se si vuole mantenere il senso della missione.

E la nuova situazione va affrontata su due piani. Il primo attiene all’abitare e divenire produttivi in un nuovo ambiente. È la sfida che affronta colui che si appresta a trascorrere un periodo molto lungo in un paese remoto, e deve mettersi in condizioni di intenderne lingua, costumi e cultura. La peculiarità del nostro caso è che le nuove generazioni già abitano quel mondo, ma allo sbando. Dobbiamo raggiungere questi ragazzi per insegnare loro a creare valore anche in quel mondo e, se possibile, a non finire facili prede di commerci spregiudicati. Quel mondo è il cyberspazio. Il secondo piano attiene al metodo di insegnamento che non può prescindere da una scala temporale estremamente contratta, dove fenomeni planetari fioriscono e periscono nel giro di 6 mesi anziché di cinquant’anni. In due parole: non possiamo insegnare meramente a usare “lo strumento” ma dobbiamo insegnare a imparare il prossimo strumento che verrà – e che ancora non c’è. Questo è il mondo dei nostri figli e non tenerne conto vuol dire fallire la missione educativa, oggi.

Lo stesso ragionamento si applica agli “studenti” di Editing Multimediale: inutile concentrarsi sui dettagli del montaggio di un video con un determinato software – che sicuramente non sarà in possesso di tutti, e raramente il prof può coprire tutti i casi possibili – se poi si ignorano i modi nei quali oggi l’informazione multimediale emerge – prodotta da tutti, anche dai nostri figli; i modi nei quali percola liquida attraverso un letto capillare di canali, molti dei quali abbiamo – non di rado inconsapevolmente – procurato ai nostri figli regalando loro il gadget del momento; i modi con i quali seguire i rivoli di informazione che ci interessano; i modi nei quali sono regolati – o più precisamente, ancora non regolati – i relativi diritti.

E la medesima proposta sarà rivolta agli studenti di editing di quest’anno, perché costoro non hanno ancora potuto usufruire di un’introduzione di questo genere. Certo, proveremo anche a condire il tutto con elementi di editing multimediale, in senso proprio, ma evitando il rischio di mettere troppa carne al fuoco, che sarebbe controproducente.

Va da sé che, proprio in virtù delle specificità che abbiamo testè tratteggiato, i nuovi studenti, ormai assuefatti a un andamento convenzionale, proveranno inizialmente come un senso di smarrimento, in assenza dei riferimenti usuali – lezioni, testi da studiare ecc. Non dovrebbe essere una sorpresa: il nuovo, affrontato con serietà, comporta fatica e talvolta sofferenza – e non è forse questo uno dei messaggi che con tanta difficoltà cerchiamo di passare alle nuove generazioni? Ebbene, riguarda anche noi.

Cosa succederà dunque? Anzi cosa sta già succedendo? Intanto, gli studenti di editing sappiano di non esser soli qui. Essi si trovano in un laboratorio, dove molte altre persone sono affaccendate in varie attività, con tempi e modi diversi. Riassumiamo concisamente.

Il laboratorio si chiama “Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola”. Da intendersi alla larga: non le istruzioni per l’uso di uno specifico apparecchio o software – magari talvolta ma solo incidentalmente – bensì la capacità di abitare uno spazio nuovo, il cyberspazio. Perché se non si entra in questo ordine di idee si rimarrà condannati a riempire quadernini e foglietti di appunti presto inutili e frustranti. È una questione di visione, non di mansione.

Il laboratorio è designato dall’hashtag #loptis. L’hashtag è un’etichetta che oggi torna utile per designare con una semplice sigla una risorsa o un concetto in internet. Gli hashtag sono preceduti dal carattere #. Sono nati nel social network Twitter ma poi il loro impiego si è diffuso anche altrove.

Il laboratorio ha un luogo: questo blog inizialmente, poi anche l’insieme dei vostri (futuri) blog e qualche altro territorio che imparerete a conoscere.

Il laboratorio è gemmato dall’esperimento di un Massive Open Online Course – #ltis13 – che ha avuto luogo fra il 3 aprile e il 12 giugno di quest’anno. Chi vuole può frugarne le tracce seguendo questo link che conduce a tutti i post che furono pubblicati in quel periodo – ma ora non vogliamo disperderci oltre.

A questo punto, diamo delle indicazioni concrete per chiunque sia appena arrivato.

Istruzioni

Se non l’avete fatto – qualcuno l’ha già fatto per conto suo – iscrivitevi: questo è il link.

Poi, esplorate tranquillamente e quanto volete. Questo è uno spazio aperto dove è soprattutto l’utente a stabilire i limiti, in base ai propri interessi e alle proprie necessità, non il docente, che propone, suggerisce e, quando necessario, dimostra, ma non limita.

Quindi, rifatevi dal primo dei post dei post pubblicati sino ad ora per

  • leggere
  • riflettere
  • esplorare le eventuali risorse suggerite
  • cimentarsi con le eventuali attività proposte
  • chiedere commentando i post – salvo casi strettamente personali, non ponetemi domande per email, ma all’aperto, ovvero in questo blog – così potrebbe succedere che qualcun altro risponda al posto mio, e in ogni caso la risposta potrebbe soddisfare la curiosità di altri – economia, efficienza
  • rispondere agli altri quando si è in grado di farlo
  • condividere idee, risorse, suggerimenti

Il tutto con calma: con la stessa calma con la quale si legge un romanzo.

Vai quindi alla lista dei post pubblicati sino ad ora. Se preferisci puoi utilizzare anche l’indice ragionato dei post.

8 thoughts on “Accoglienza nuovi arrivati – #loptis

  1. fedesargo ha detto:

    ho partecipato al MOOC #ltis13 ed ora avevo allentato un po’ la presa….poi mi sono incuriosita di questo post sulle scritture collaborative (di cui sono appassionata)….la serenità e la libertà che questo ambiente trasmette mi fanno sentire ancora accolta e invitata con grande facilità di inserimento, anche per chi è rimasto indietro…. quindi sbircerò sicuramente ancora!
    Grazie Andreas!

  2. AntonellaT ha detto:

    Salve Prof.! 🙂
    Come non tornare in questo luogo che mi ha appassionato tanto in #ltis13 e non solo…Sì, perché ho dato seguito a quanto appreso e da giugno ad oggi “ho costruito”. L’ho fatto in silenzio, sbirciando ogni tanto al volo quando ricevevo la newsletter, perché nella mia vita ci sono stati alcuni cambiamenti che ho dovuto “curare” e che non mi hanno lasciato tanto tempo.
    Vorrei tanto aggregarmi a #loptis…Posso, vero? 🙂
    Buon lavoro a tutti anche da parte mia!!!

  3. Mariantonietta #linf12 ha detto:

    Ha messo un po’ di ordine …alle innate confusioni!! Tutto ancora piu’ chiaro: chi siamo, come e perche’. Lo sguardo alle nuove generazioni risulta accattivante. Chi vivra’ vedra’…tantissime cose!!!Buon lavoro a noi stessi.

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