Partecipanti e metodologia di base

I partecipanti sono 344 studenti iscritti al I anno di medicina presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze, quindi questo testo è rivolto a loro.

In questo corso non verrà applicato il concetto di blogoclasse che ho sviluppato e utilizzato dal 2007 ad ora. I motivi di questa rinuncia risiedono nel numero eccessivo di studenti – io svolgo questa didattica da solo – e nell’introduzione delle procedure di verbalizzazione elettronica. Quest’ultima è un’innovazione benemerita, di per sé, ma nel contesto universitario, dove prevalgono i parametri quantitativi e l’impippiamento in corsa,  si pongono dei limiti temporali che mi impediscono di applicare l’approccio felicemente sperimentato negli anni precedenti.

Continuerò invece ad utilizzare questo blog come luogo di riferimento per ogni attività didattica e per la comunicazione studenti-docente e studente-studente.

Il blog rimane comunque aperto al pubblico e le contaminazioni sono sempre benvenute.

Obiettivi dell’insegnamento

Questo è un insegnamento da 3 CFU (Credito Formativo Universitario) che ricade nella magmatica categoria dei corsi di informatica di base o di alfabetizzazione informatica, o di digital literacy, o di networked literacy o di qualche altra definizione che non tarderà ad arrivare per descrivere qualcosa che è difficilmente definibile perché troppo mutevole in un contesto troppo mutevole.

È una categoria nella quale si trova di tutto, dalle riduzioni trite a patenti informatiche agli approcci più ariosi come quelli che abbiamo sperimentato dalle nostre parti. Già che ci siamo stabiliamo una volta per tutte il seguente fatto:

le patenti informatiche non servono in questo corso e nemmeno nella vita

quindi alla domanda – Vale la mia patente ECDL? – la risposta è – No!

Il motivo è molto semplice: gli strumenti di ciò che chiamiamo informatica evolvono e si sviluppano ad un ritmo frenetico. Basti dire che oggi volendo si può identificare l’intera internet come proprio computer, per via delle tecnologie tipo cloud. L’idea di una patente per usare le tecnologie informatiche è una furbata commerciale. Oggi paghi per prendere una patente che domani non servirà più. Il termine patente è completamente fuorviante. Anche le tecnologie automobilistiche evolvono rapidamente ma gas, freno, frizione e codice della strada, sempre quelli sono, più o meno. Ridurre la complessità dei modi di accesso alla rete a una manciata di regolette e quiz può avere solo senso per chi ci lucra.

Oggi il mondo digitale pervade le nostre vite in modo estremamente profondo, offrendo a ciascuno di noi  opportunità solo fino a poco tempo fa inimmaginabili, ponendoci problemi inusitati e sottoponendoci a rischi completamente nuovi. Si tratta di un mutamento di contesto che non può eludere una riflessione sulla propria identità di cittadini, non a caso si parla di cittadinanza digitale. Si può dire che non ci siano aspetti del mondo del lavoro o della normale vita di cittadini che non siano influenzati dalla presenza del duale virtuale del mondo. Ridurre tutto questo alla succitata manciata di regolette su un paio di software commerciali è come andare in guerra armati di un fucile a elastici.

Il problema quindi non è saper riempire un box di testo ma saper abitare la rete. Per di più, questi corsi sono rivolti a cosiddetti nativi digitali, che non hanno problemi a farsi strada a furia di clic, mentre possono avere dei problemi ad abitare proficuamente e sicuramente la rete, come la strada, del resto. Se nelle offerte formative preponderano i corsi minimalisti è perché questi sono pensati da vecchi – non anagraficamente ma mentalmente – che non si sono resi conto di quale sia il corso del mondo, o che non vogliono rendersene conto perché è più comodo fare come s’è sempre fatto.

Un altro problema dei corsi di informatica di base è l’enorme sperequazione delle competenze d’ingresso, che possono andare da quelle di chi ha il terrore di battere il “tasto autodistruzione” a quelle di chi scrive codice da quando aveva 10 anni. Il modello classico composto da una sequenza di lezioni frontali impostate su di un programma rigido con esame finale a quiz è totalmente inadeguato in una situazione del genere, a meno di non disinteressarsi di coloro che sperperano il loro tempo perché già competenti e coloro che vanno a fare un quiz a caso, dissipando improduttivamente lo stesso il loro tempo, sia che la facciano franca o meno. Come dire: disinteressarsi di quello che succede realmente agli studenti.

Detto questo, nelle condizioni asfittiche nelle quali ci troviamo, oppressi da numeri esagerati, tempi angusti e ritmi dissennati, ci poniamo i seguenti obiettivi:

  • Sapere cosa comporti usare software oggi, in termini di potenzialità e costi, in senso lato, non solo pecuniari; abituarsi a scaricare, installare e usare ciò che è legalmente consentito
  • Imparare a usare le fonti di informazioni in internet
  • Essere consapevoli dell’esistenza delle Open Educational Resources
  • Sapere cosa si intende per letteratura scientifica, conoscerne pregi e problemi, saperla cercare
  • Essere consapevoli della propria condizione di autori e non solo consumatori, come era la norma nel secolo scorso; conoscere la questione dei diritti di autore sulle opere altrui ma anche sulle proprie
  • Essere consapevoli della dimensioni del cloud computing, delle sue potenzialità e dei suoi problemi.

Le cose che trovate in questo programma di massima sono cose che servono ad abitare nella rete come cittadini consapevoli e non come degli ingenui. A qualcuno di voi queste cose sembreranno astruse ma in realtà le avete sotto il naso tutti i giorni e spesso le usate senza accorgervene. Vi sono anche cose che servono nello studio e nella professione medica. Molte di queste vorrei che le conoscesse e le usasse il mio medico di famiglia …

A questo insegnamento sono assegnate 5 settimane. Qui trovate  il programma delle lezioni e degli appelli, ma come potete vedere, solo il primo giorno farò una lezione frontale classica. Questa sarà la lezione dove vi spiegherò le regole del gioco. Probabilmente la registrerò per chi non potrà esserci, come ho fatto l’anno scorso – questo è il post di startup e qui c’è la registrazione della lezione, ma quest’anno sarà diversa.

Quelle successive non saranno lezioni ma ore nelle quali io sarò disponibile nella stessa aula; le ho etichettate “Presenza docente”. Ciò che ho da dire nella veste di docente del corso si trova in questo blog sotto forma di articoli, post e video, che sono già presenti o che arriveranno, in modo che ognuno ne possa trarre beneficio nella misura e nei tempi che gli sono più congeniali. In questo modo si ottimizzano tempi e risorse, mentre un ciclo continuo di lezioni uguali per tutti si risolverebbe in una grande dissipazione di energie, soprattutto per gli studenti. Per quanto riguarda me, non ho nessuna voglia di blaterare in un’aula dove c’è gente che dorme, chatta, sms-a, filo-filetta, legge, disegna. Cose che capisco benissimo: ero un esperto in soluzioni del genere, escluso naturalmente quelle digitali che non c’erano. Inoltre, questo tipo di materie  attengono più al fare che al sapere, o meglio attengono ad un sapere che è saper fare. Tanto vale quindi che gli studenti stiano a casa a provare ciò che imparano, e vengano in classe a chiedere o a discutere, o chiedano e discutano in rete.

C’è chi chiama questo metodo flipping, rovesciamento: si seguono le lezioni a casa e a scuola si discute di quello che non si è capito o di cui siamo curiosi.

Qui di seguito trovate i link ai post che servono per il corso:

La progressione temporale è indicativa dei temi che affronterò con i post estemporanei. Nulla vieta che ciascuno vada a curiosare in qualsiasi altra parte del programma.

Valutazione

Ogni studente dovrà spedirmi per email un elaborato scritto che dovrà contenere le seguenti parti:

  1. Una descrizione dettagliata dei passi compiuti facendo una ricerca col motore di ricerca PubMed. Il soggetto della ricerca è a vostra scelta, non importa se non sapete la medicina, si possono cercare tante cose che non richiedono grandi competenze. Ovviamente potrete redigere questa parte solo dopo avere studiato le sezioni dedicate alla letteratura scientifica e al motore di ricerca PubMed.
  2. Un tema su uno degli argomenti che avrete trovato nel corso. Nel tema dovrete esporre le vostre reali impressioni e opinioni sull’argomento, non un trattatello scolastico. Se l’argomento scelto comporta delle attività, allora dovrete dimostrare con le vostre parole di avere effettuato realmente tali attività. Potrete anche corredare il vostro elaborato con immagini catturate dallo schermo (screenshot), video esplicativi, file audio o qualsiasi altra cosa.
  3. Uno screenshot di programmi e documenti aperti sul vostro schermo: aprite e dimensionate in maniera opportuna la finestra con l’aggregatore RSSOwl o Google Reader, quella con cui avete scritto il tema e quella con la ricerca bibliografica (o quella con cui avete scritto ambedue se avete riunito i testi in un unico documento).

Il testo lo potrete comporre con lo strumento che preferite, dopo avere letto le indicazioni sulle tipologie di software. In generale siete liberi di usare gli strumenti che preferite. Certo è che, se invece di utilizzare il programma a pagamento che avete trovato nel computer, vi prendete la briga di scaricare un software libero equivalente e di usare quello, la valutazione migliora.

Il testo e eventuali file aggiuntivi, quali fogli di lavoro, immagini o file audio li potrete allegare all’email. Se avrete fatto dei video e siete abituati a caricarli in qualche web service, basterà che mi inviate i link nell’email.

Se avete un video particolarmente pesante che non riuscite a comprimere potete anche portarmelo su di una penna USB una qulasiasi delle volte che sono in aula per colloqui o appelli d’esame.

L’indirizzo al quale dovrete spedire i vostri lavori è

medinfo12(AT)inventati(DOT)org

Gli elaborati dovranno essere spediti non più tardi di 10 giorni dall’appello al quale lo studente intende partecipare  affinché io abbia il tempo di esaminarli, anche in caso di affollamento. Via via che mi arriveranno gli elaborati io risponderò nel giro di pochi giorni dichiarando un possibile voto. Prima li spedite meglio è, perché avrete più tempo per migliorarli, se necessario. La valutazione sarà basata esclusivamente sugli elaborati. Gli esami orali li utilizzeremo per fare una brevissima conversazione su ciò che avrete fatto.

Ma lui come fa a sapere che le cose le ho fatte io per davvero?

Valuto poco gli sfoggi di cultura scolastica, cioè di roba imparaticcia e non (ancora) vissuta. Valuto pochissimo le relazioni asettiche, ineccepibili, formalmente corrette. Valuto zero cose palesemente scritte da un esperto qualsiasi, riconoscibili da un chilometro. Valuto men che zero chi infanga la nobile arte della copia, ovvero copia-incolla acefalo anziché copia intelligente da chi sa di più.

Valuto di più cose scritte come le scrive un giovane di vent’anni, quando scrive ciò che pensa. Valuto di più chi descrive cosa ha fatto, anche quando ha incontrato difficoltà o non ci è riuscito. Valgono molto di più le descrizioni dei fallimenti che dei successi. Uno dei problemi fondamentali di molta accademia e di molta ricerca è la grande prevalenza della narrazione dei successi rispetto a quella degli insuccessi.

Se vi capita di farvi aiutare da un compagno che ne sa di più fate bene a farvi aiutare: imparate di più voi e chi vi aiuta. Collaborate! La capacità di collaborare sarà un fattore determinante nel vostro futuro professionale, tanto più quanto più la vostra professione sarà complessa. Quindi copiate! Copiate con la testa, come faceva Michelangelo nel giardino di Lorenzo. Aiutatevi.

Che devo quindi temere, nella veste di valutatore? Devo forse temere quella relativamente piccola ma ineliminabile quota che credono di essere furbi nella ricerca sistematica delle scorciatoie? Non li posso temere perché questi non avrebbero tratto alcun reale profitto nemmeno dalla tecnica tradizionale ascolto-studio-quiz. In compenso non ne avrebbero tratto profitto alcuno nemmeno tutti gli altri, perché notoriamente tale sistema, specialmente in materie del genere, sostanzialmente pratiche, il valore aggiunto è pari a zero, e il beneficio netto minore di zero, considerati i costi dell’operazione.