Laboratorio Informatico IUL – #linf12

Logo della Italian University Line

Lunedì prossimo prenderà le mosse il laboratorio informatico per gli studenti del primo anno del corso di laurea in “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative”, presso la Italian University Line.

Anche questo (per)corso sarà aperto a tutti i cittadini del cyberspazio che vi vogliano partecipare a qualsiasi titolo, da osservatore passivo o attivo, saltuario o assiduo. L’unico aspetto che differenzia eventuali cyberstudenti rispetto agli studenti iscritti presso la IUL, è che ai primi non dovrò dare voti, che è una gran bella cosa. Magari li daranno loro a me, che è anche una gran bella cosa.

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Sfogliando il quaderno – C’È UN LINK NEL POST!!!


Mi trovo in difficoltà a “subentrare” a Romina nella riunione del mercoledì, perché lei ha saputo generare proprio l’atmosfera che a me sembra giusta. D’altro canto, sarebbe imbarazzante sentenziare sulla necessità di sostenere un dialogo continuativo con tutti e poi appiopparne l’onere ai collaboratori! Allora, se Romina è d’accordo, prenotiamola per eventuali altre assenze alle quali io mi trovassi costretto. Ma c’è un’altra possibilità che potrebbe essere molto interessante. Cosa ci vieta di pensare che anche gli studenti possano condurre una riunione online? Niente, dal mio punto di vista. Sappiate quindi che se a qualcuno di voi arride l’idea di proporsi per la conduzione di una riunione, lo può certamente fare in qualsiasi momento del (per)corso, con l’effetto di condurre la riunione del mercoledì immediatamente successivo alla propria richiesta. Io siederei di buon grado fra gli studenti. Peraltro, sarebbe un ottimo esercizio di editing multimediale.

Per la prossima riunione, di mercoledì 7 dicembre alle 21, WiZiQ mi ha chiesto, come sempre, un titolo, ma io non mi sono fatto un’idea precisa ancora. Probabilmente sfoglierò il mio quaderno, provando a tracciare un filo conduttore attraverso la multiforme vita della blogoclasse. Il titolo dunque è

Questo qui sotto è un link!!!

DAI CLICCAMI! – Sfogliando le prime pagine del quaderno – DAI CLICCAMI!

Questo qui sopra è un link!!!

Compito IUL 1: iscrizione


Compito banale, ma necessario, che inserisco perché su 20 nominativi ufficialmente facenti parte del Corso di Laurea in “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative”, nel database della blogoclasse ne trovo solo 12. Potrebbe anche essere fisiologico ma se fra gli 8 assenti vi fossero alcuni gravemente dispersi che invece vogliono partecipare, ebbene questi si devono iscrivere, come avevo scritto nel post Iscrizione alla blogoclasse e prossimo incontro online. Rimetto qui il link al modulo di iscrizione:

Chi incontrasse problemi nel fare tale iscrizione mi scriva un’email:

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Un passo indietro


Occorre fare un passo indietro, perché c’è troppa sperequazione in questa blogoclasse. Non vorrei che si trasformasse in una classe dove, notoriamente, chi c’è c’è e chi non c’è non c’è, perché si deve andare avanti comunque. Faccio quindi un passo indietro e reintroduco, con un po’ di mal di pancia, una dose di “metodologia scolastica”.  Ogni anno è occasione di sperimentazione e, visto l’esito assai soddisfacente delle due edizioni precedenti del corso di Editing multimediale, ho provato a deformalizzare ulteriormente il (per)corso, ma forse ho esagerato, perchè se alcuni sono entrati in risonanza magnificamente, anche se non necessariamente in modo indolore, con l’ideale che perseguo, altri ancora si aggirano chiedendo:

“Ma insomma cos’è che devo fare?”

La risposta più franca da parte mia è:

“Non devi porti codesta domanda!”

Per mettermi in condizione di dare anche una risposta più “formale”, faccio un passo indietro, recuperando lo strumento del “compito”. Con alcuni post mi rifarò brevemente dall’inizio per continuare disseminando il (per)corso di una manciata di compiti, che dovranno essere eseguiti in un certo modo per potere avere il voto.

Preciso quel dovranno, distinguendo tre casi.

  1. Dovranno per davvero gli studenti IUL che sentono il bisogno di ricevere una risposta alla domanda “Ma insomma cos’è che devo fare?”  Consideratela un’altra opportunità di entrare effettivamente nel corso, visto che la prima che ho offerto si è rivelata un po’ troppo sbarazzina.
  2. Non dovranno necessariamente eseguire i compiti gli studenti IUL che iniziano a sentirsi a loro agio, avendo la sensazione di poter seguire il (per)corso con una certa autonomia, lasciando tracce, come stanno già facendo, attraverso i post sui loro blog, i commenti sul mio e su quelli degli altri. Se vorranno li potranno eseguire, ovviamente.
  3. Ancor meno dovranno eseguire i compiti i cyberstudenti, il cui apporto rappresenta un grande valore aggiunto della blogoclasse. Insomma, se vi va, continuate così!

Seguono nei post successivi i tre compiti iniziali, corrispondenti a cose già proposte.

Fra le fronde


Della blogoclasse vedo quello che si vede di uno scorcio lontano attraverso le fronde di un albero mosse dal vento. Il movimento frammenta la comunicazione, ma forse non è male, per qualche giorno. È come allontanarsi dal disegno per vederne solo i tratti essenziali, senza esser distratti dai particolari. E quello che vedo e mi rallegra del disegno, è che questo è vivo, e va già avanti da se. Forse potrei anche sparire dalla scena. Potrebbe essere avvincente, un giallo nel cyberspazio, dove un insegnante, poco dopo avere dato vita ad una cyberclasse, parte per un piccolo viaggio ma sparisce nel nulla. Che accadrà dunque alla cyberclasse?

E mi viene in mente un articolo, letto di rapina su un foglio trovato lungo strada, dove si parla della recente scomparsa di Vittorio De Seta. Ci sono uomini che si amano anche senza averli conosciuti personalmente, ma solo attraverso le loro opere, le loro parole, magari anche poche parole. Ne leggo alcune:

Una scena deve creare le condizioni affiché qualcosa sia vivente. In Lettere dal Sahara, di cui sono protagonisti un gruppo di immigranti senegalesi, a un certo punto c’è una scena ambientata in un casolare abbandonato dove arrivano degli amici musicisti a trovarli.
Mi sono reso conto che era del tutto inutile scrivere le battute, lo sapevano loro cosa fare. Hanno improvvisato e la scena è diventata una riunione vera fra amici. L’importante è creare la situazione.

Prendo uno specchietto, e provo a riflettere indietro un di quei raggi che mi arrivano attraverso le fronde mosse dal vento.

Ricostruzione della blogoclasse

Questa estate ho iniziato a sviluppare una serie di strumenti che vorrei sostituire ad alcuni servizi web, quali GoogleDocs o GoogleReader, nella gestione delle blogoclassi. È un lavoro che assorbe molto tempo ma mi piace molto e soprattutto risponde ad alcune necessità che sento sempre più impellenti. In questo post ricapitolo brevemente le motivazioni fondamentali del metodo della blogoclasse e illustro semplicemente il tipo di lavoro che mi sono accollato. Dal discorso emergono anche alcuni spunti di più ampio respiro che riprenderò in qualche post successivo.

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Daily: il valore dell’apertura

Sociogramma 14 marzo 2011
Sociogramma 14 marzo 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una freccia che va dal nodo A al nodo B significa che A ha fatto un commento a B, e viceversa.

Giustamente Maria Grazia rivelava che la mappa di ieri non rispecchiava correttamente i suoi contatti. Giusto. Ci ho lavorato stamani. Ecco alcune osservazioni in ordine di decrescente importanza.

Particolare sociogramma 14 Marzo
Particolare del sociogramma del 14 Marzo dove ho estratto dal groviglio due cybernodi (blu) particolarmente attivi ...
  1. Si apprezza qui il valore dell’apertura, di primaria importanza nel cyberspazio. Può essere stressante sviluppare un software i cui risultati siano visibili in tempo quasi reale ad una comunità relativamente estesa, facendo anche varie altre cose. Tuttavia c’è un grande vantaggio. Una delle cose più difficili nello sviluppo del software – e non solo – è la caccia all’errore nascosto (bug) o al caso imprevisto. Osservazioni del tipo di quelle fatte da Maria Grazia possono avere grande valore. Questa è la cosa di gran lunga più importante da imparare in questo episodio.
  2. Non è detto che la mappa sia una fedele rappresentazione della situazione al tempo t, perché io la aggiorno una volta ogni 24 ore. Quindi, dall’ultimo aggiornamento al tempo t di osservazione di uno ciascuno di voi le cose sono certamente cambiate. Non è impensabile migliorare il sistema in modo che funzioni come un demone (nel mondo UNIX è una cosa che esiste, ma va bene anche il significato metaforico …) e che pensaida se a monitorare la blogosfera con continuità – ops, la blogoclasse volevo dire – ma non lo posso fare ora al volo.
  3. Avevo classificato scorrettamente i cyberstudenti, perdendo così una parte delle loro relazioni.
  4. C’è una certa varietà di nickname, ogni tanto qualcuno ne tira fuori uno nuovo dal cappello e magari perdendosi una maiuscola iniziale o roba del genere. I sistemi informatici sono immensamente potenti oggi ma completamente idioti: una maiuscola che diventa minuscola è sufficiente a perdere le tracce. Ogni goccia di intelligenza va prevista, codificata e inserita. Fatto oggi per questo specifico caso.

Qui a destra Maria Grazia può verificare in parte la correttezza dei sui contatti.

Da domani eliminerò le frecce perché con questa quantità di nodi oscurano inutilmente la mappa.

Ora dovrei preparare il post per il prossimo e primo assignment. Se non ce la faccio apparirà domani.

Questi siete voi …

Sociogramma dei blog partecipanti alla classe
Sociogramma blogoclasse 9 marzo 2011

O meglio, questi eravate voi fino ad ieri sera. Sono un po’ in ritardo, la macchina software che ho fabbricato per estrarre dal cyberspazio i vostri dati aveva una ruota difettosa. Ho quindi passato la giornata affannosamente cercando difetti.

Si vede chi ha aggeggiato più o meno, chi ha detto qualcosa a qualcun’altro. Ci sono acronimi, per ora. Non è una gara alla quantità, sia ben inteso. Questo è uno strumento interessante per vedere come evolvono le cose. Forse non dirà nulla di rilevante o forse sì. Quello che è certo è che se non proviamo non lo sapremo. Provare a fare, poi parlare, forse. No, parlare e mai fare.

Detto questo, cronaca telegrafica di oggi, c’è qualche elemento …

“Oh come vorrei esser smanettone …”

Dei trecento della lezione dell’altro giorno tre mi chiesero subito dopo se i poteva fare una chiaccherata sull’esser smanettone per certi loro progetti. Abbiamo fissato stamani, ore canoniche di lezioni frontali trasformate, 10:30-12:30 e quello che ci và ci vole …

Aula attrezzata, altri studenti dei trecento che ne approfittano per accendere i loro blog. Chi chiede questo chi quello ma fanno quasi tutto da soli, parlottando consultandosi.

Io lotto con le ruote della mia software-maschine, so che le soluzioni sono lì dietro, accidenti, non devo demordere …

Arrivano gli aspiranti smanettoni. Due. Bravi ragazzi che chiedono senza timore. Le domande non sono mai stupide. Guardati da colui che ti rimprovera per una domanda stupida, ha parlato di se stesso, non lo seguire.

… no no ragazzi, non è questione di fare una lezione di programmazione

la più moderna lezione che posso pensare di fare, con il poco che so, rischia comunque d’esser vecchia domani

e del perché che bisogna ragionare: perché vogliamo essere smanettoni? cosa ci spinge? cosa vogliamo ottenere? cosa vogliamo offrire? vogliamo offrire qualcosa a qualcuno che ci preme? cosa è questa cosa?

o è essere di coloro che ci chiappano? esser nerd? eccetera … allora è diverso, e forse inutile

si va così ragionando del risultato desiderato e del mezzo e che non sia il mezzo ad esser desiderato, giammai!

lo strumento è povero ma giusto, la più free delle distribuzioni Linux, Debian – googlalo se non sai cosa è – in 100 euro di computer da sbratto ci porta dove ci serve, il connnettore VGA collegato al proiettore istituzionale consente a tutti di vedere o sbirciare la fidata grafica, frutto di ore di passione di tanti nerd

scorazzando nel codice, il codice è il sangue del cyberspazio – la giurisprudenza del futuro si sposerà col codice, sarà anche sua parola – il codice oggi strabuzza da internet: provare a googlare 1+2 … questo è codice … provate a googlare 20 euro in dollari … questo è già codice

codice è questo scritto che vedete, in linguaggio Ruby – uno dei tanti, uno dei più recenti, ma è inessenziale quale – dà funzione alla macchina

la macchina, attenzione, non è questa caccola da 100 euro, la macchina è tutta, è la fuori …, questa è solo una porta d’accesso … le porte sono fondamentali in quanto porte, la parte importante di una porta è indipendente dall’essere di rovere o di legnaccio, deve solo potersi aprire …

dicevo, questo codice dà funzione, dà vita, questo qui che vedete trasforma le vostre iscrizioni nel cyberspazio in liste di email, in mappe dei vostri contatti, in tracce della vostra vita in questo corso … c’è pensiero informatico dentro, c’è pensiero matematico, c’è desiderio …

ma il codice non è solo questo, il codice può essere html, come appare la pagina, statica <html>para ponzi ponzi po’</html> questo è già codice per una pagina internet, il resto è in discesa …

codice è php che collega html e funzionalità di un web server, i quiz per i zoccolidurolandiani o amazon, sempre la stessa cosa: codice per manovrare il database – per esempio mysql -codice html per farti apparire in quel modo le pagine, magari con l’aiuto di CSS – altro codice che facilita il manutentore delle pagine – codice php per dar vita alle pagine per te

facciamo esempi al volo pagina web con scritta maremma assassina in grassetto e poi corsivo

ma io voglio fare il sito dicono loro

ok ok ma davvero con le scritte che si muovono lo vuoi fare? aspetta, perché lo vuoi fare? per chi? chi vede? chi ode? c’è qualcuno là che ti ascolta? chi può essere? di cosa può aver bisogno?

fare l’automobile in un mondo in cui nessuno vole spostarsi è inutile …

chi è il vostro ascoltatore? coas si aspetta da voi? come gli potete cambiare, forse, la vita? con le immagini che si muovono o con parole? parole giuste?

attenzione, oggi le leve del mondo sono fatte di codice, il problema non è quale tipo di codice, il problema è per chi e cosa

forse basta un blog? è incredibile cosa si può fare oggi con un blog, dei più popolari …

arriva Lorenzo, amico ex-studente, sa qualcosa di wordpress, si inserisce, contribuisce … detta da lui la stessa cosa vale due contro uno … lascio andare … worpress.com, tuttoweb, wodpress.org, ospitato – hostato – o blogspot … ovunque ricompare codice … si inizia dalla piccole cose …

e così si continua riprendendo, oscillando, stornando, riacciuffando l’obiettivo, sempre

viene Leonardo, amico ex-studente … che stiamo facendo … come va? futuro dell’università …

qualche verbale a ritardatari dell’altr’anno … altre chiacchere … altri esempi … codice …

ok, vanno a casa pensando all’obbiettivo loro, non so quale io, non importa, possono tornare

ci si rivede ragazzi, se volete …

università

(Un piccolo per)corso libero per aspiranti cittadini del cyberspazio

Immagine evocativa del cyberspazio pubblicata in Flickr con indirizzo URL http://tinyurl.com/6dhqvbc e Licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
"the-arena" di Henry Swanson 420, Licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Ha avuto vari titoli fra cui Corso di Informatica di base, Corso di Alfabetizzazione Informatica, Corso di Tecnologia di Comunicazione Online, Corso di Editing Multimediale e altri che non ricordo più. Titoli che non ho scelto io e che non avrei mai scelto, perché non potevano avere senso se non in un passato che non è mai stato presente.

Titoli per un corso che non poteva essere un corso, quindi tutti sbagliati se pensati come tali. Cosa è dunque ciò che mi accingo a fare, questo semestre agli studenti di medicina? Dopo dieci anni ho ancora difficoltà a trovare una risposta, una definizione.

Spesso un problema che sembra insolubile si rivela abbordabile in un altro mondo. In matematica è quasi la norma trovare il senso delle cose in mondi nuovi. Ebbene, qui è lo stesso.

Considerando l’evoluzione tecnologica, la socializzazione delle tecnologie, la sperequazione delle “competenze d’ingresso”, la varietà dei temi possibili, non ha senso fare un corso.

Ha senso invece esplorare un nuovo mondo nel quale sempre più persone vivono senza rendersene ben conto. A questo si può dare un nome abbastanza appropriato: si chiama Cyberspazio.
Continua a leggere se ti incuriosisce una gita nel cyberspazio …

Metodo di insegnamento dell’informatica di base per la società della conoscenza

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Metodo di insegnamento sviluppato e sperimentato nel corso degli anni accademici dal 2001 al 2010 presso la Facoltà di Medicina di Firenze.

L’architettura di questo metodo deriva dal particolare contesto in cui si inserisce oggi l’insegnamento dell’informatica di base, caratterizzato dai seguenti punti:

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