Martedì 11 dicembre – V film CIN@MED – #cinmed

Locandina di CIN@MED
Clicca l’immagine per scaricare la locandina in pdf

Domani CIN@MED, alle 14:30, presso il Complesso Edilizio Polivalente “CUBO”, V.le G. Pieraccini, 6.

A fianco la locandina, che riporto anche in forma testuale qui sotto.

6 novembre 2012
CARO DIARIO _MEDICI (30’), di Nanni Moretti (Italia, 1993)
“Diventeremo anche noi così?” . Discussione: P. de Mennato, A. Formiconi
NEMESI MEDICA (36’), di Paolo Barnard (Italia, 2005)

13 novembre 2012
PATCH ADAMS (85’), di Tom Shadyac (USA, 1999)
Discussione: Amedeo Amedei

27 novembre 2012
WIT – LA FORZA DELLA MENTE (99’), di Mike Nichols (Usa, 2001)
Discussione: Amedeo Amedei, Antonella Gozzini

4 dicembre 2012
UN MEDICO UN UOMO (80’), di Randa Haines (Usa, 1991)
Discussione: Rosa Valanzano

11 dicembre 2012
QUASI AMICI (112’), di Olivier Nakache (Francia, 2012)
Discussione: Claudio Macchi

Il percorso è riservato agli studenti iscritti al II anno della Facoltà Medicina di Firenze, i quali si possono iscrivere a questo link.

Colgo l’occasione per rassicurare coloro che si iscrivono che sì, dovrebbero ricevere un’email di conferma, ma questa può avere un latenza che è normale. Provate pure ad entrare subito dopo avere fatto l’iscrizione e vedrete che la vostra pagina è già attiva.

Altra raccomandazione: non dimenticate la password, o scrivetevela da qualche parte, fatela semplice… Se la dimenticate dovete solo scrivermi e io ve ne farò un’altra, ma se ve la segnate è meglio 🙂

Come sempre, eventuali modifiche al programma o altre info verranno comunicate via Twitter con hashtag #cinmed. Tali messaggi saranno visibili in Twitter/iamarf, Facebook/iamarf e anche in alto nella colonna di destra di questo blog, nella sezione “Iamarf tweets”.

Aggiornamento prima giornata CIN@MED – #cinmed

Nell'aula all'inizio di cin@med
Potrei dire di aver degradato l’immagine per non avere problemi di privacy, in realtà sono rimasto indietro con la tecnologia del telefono…

Un breve aggiornamento. Seguirà qualcos’altro i giorni successivi.

Grazie per la partecipazione. Credo che a qualcuno sia costata un po’ per via degli esami.

Ci dispiace per l’interruzione delle immagini nella seconda proiezione. Cercheremo di evitare in futuro.

Qualcuno si è giustamente lamentato del fatto che non avevo fornito il link diretto al servizio web per inserire i testi, eccolo: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed_12/

Per chi invece si deve ancora iscrivere l’indirizzo è questo: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed_12/iscrizione.php

Diverse persone mi hanno chiesto notizie sull’email di conferma che arriva tardi o non arriva. Poiché genera più confusione che altro l’ho tolta, a beneficio dei prossimi che iscriveranno. Gli altri la dimentichino.

Non dimenticate invece la password, o scrivetevela da qualche parte, fatela semplice… Se la dimenticate dovete solo scrivermi e io ve ne farò un’altra, ma se ve la segnate è meglio 🙂

Come sempre, eventuali modifiche al programma o altre info verranno comunicate via Twitter con hashtag #cinmed. Tali messaggi saranno visibili in Twitter/iamarf, Facebook/iamarf e anche in alto nella colonna di destra di questo blog, nella sezione “Iamarf tweets”.

Se scrivete roba riguardo a CIN@MED da qualche parte – Twitter, vostri blog o altro – taggatela con hashtag #cinmed. Se scrivete in Facebook taggatemi in modo che me accorga. Oppure scrivete semplicemente commenti qui, va tutto bene.

Qualcuno aveva chiesto della disponibilità del video Nemesi Medica. Eccolo

Oppure qui trovate una versione a pezzi.

In un prossimo post troverete l’audio di alcuni discorsi fatti oggi o qualcosa del genere…

CIN@MED rimandato!!! #cinmed

Ok, nel cyberspazio si vola – nel web server si sono già iscritte 130 persone, solo mediante i canali internet – ma nella realtà un po’ meno, capita… .

La lezione che apprendiamo da questa circostanza è:

le istituzioni devono imparare a popolare i canali internet anziché “avere il sito”.

Imparatelo anche voi, un giorno potreste dover gestire qualcosa…

Il programma di CIN@MED slitta al 6 novembre.

Colgo l’occasione per rassicurare coloro che si iscrivono che sì, dovrebbero ricevere un’email di conferma, ma questa può avere un latenza che è normale. Provate pure ad entrare subito dopo avere fatto l’iscrizione e vedrete che la vostra pagina è già attiva.

Altra raccomandazione: non dimenticate la password, o scrivetevela da qualche parte, fatela semplice… Se la dimenticate dovete solo scrivermi e io ve ne farò un’altra, ma se ve la segnate è meglio 🙂

Come sempre, eventuali modifiche al programma o altre info verranno comunicate via Twitter con hashtag #cinmed. Tali messaggi saranno visibili in Twitter/iamarf, Facebook/iamarf e anche in alto nella colonna di destra di questo blog, nella sezione “Iamarf tweets”.

CIN@MED 2012/2013 – #cinmed

Locandina dell'edizione 2012/2013 di CIN@MED
Clicca l’immagine per avere una copia in PDF della locandina

Domani, martedì 16 ottobre, inizia CIN@MED, percorso di formazione ad un sapere riflessivo nella professione medica attraverso l’uso dei film.

Il percorso è riservato agli studenti iscritti al II anno della Facoltà Medicina di Firenze, i quali si possono iscrivere a questo link.

Con l’occasione verranno presentate le novità di questa nuova edizione.

I dettagli del programma sono disponibili nella locandina qui accanto – cliccarla per averne una copia in PDF.

Eventuali modifiche al programma o altre info verranno comunicate via Twitter con hashtag #cinmed. Tali messaggi saranno visibili in Twitter/iamarf, Facebook/iamarf e anche in alto nella colonna di destra di questo blog, nella sezione “Iamarf tweets”.

Una nota per chi deve scrivere testi in CIN@MED

Per ricapitolare e anche orientare chi non conosce CIN@MED:

Il Progetto CIN@MED – Percorso di formazione ad un sapere riflessivo nella professione medica attraverso l’uso dei film si configura come attività obbligatoria professionalizzante rivolta agli studenti del II anno di Medicina dell’Università di Firenze.

Scriverò più estesamente di questo, ora voglio dare un messaggio agli studenti che devono ancora scrivere o rivedere i loro testi. Aggiungo solo che questa iniziativa rappresenta un tentativo di indurre un cambiamento nelle pratiche formative universitarie. È chiaro che perturbare un sistema così vasto e consolidato costa fatica a tutti, ai docenti che ci provano ma anche agli studenti che vi partecipano. Non è realistico pensare che le innovazioni possano essere sperimentate in modo indolore.

Continua a leggere…

Appello per medicina di domani e verbali CIN@MED

Schema prenotazione turni nell'appello di informatica a medicina del 6 giugno 2012
Clicca per ingrandire

Questa è la situazione delle prenotazioni orarie con il metodo descritto nel post precedente: hanno prenotato in 19 su 24 iscritti.

Domani allo stesso tempo metterò anche le firme CIN@MED ad eventuali studenti del secondo anno. Questi ultimi, se possono, tengano conto degli spazi liberi nello schema suddetto, per creare meno congestione. In ogni caso, compilino in precedenza la lista dei film e delle relative date sul libretto celeste dei tirocini (mi sembra).

CIN@MED 2011/2012 per gli studenti di medicina

Domani inizia il ciclo di proiezioni CIN@MED per gli studenti del II anno di medicina.

Quest’anno useremo un nuovo sistema per la scrittura dei commenti alle varie proiezioni.

Questo è l’indirizzo per iscriversi: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed/iscrizione.php

e questo è l’indirizzo da utilizzare per i successivi login: http://lai.dfc.unifi.it/cinmed/

Mentre le iscrizioni alle mie blogoclassi sono aperte a tutti, queste sono riservate agli studenti suddetti.

L’impiego di questa pagina non richiede particolari istruzioni. Troverete menzionati i film già programmati, con appositi spazi per scrivere impressioni, riflessioni e un paio di eventuali link a risorse di qualsiasi tipo che vi sembrino pertinenti.

Sotto a tali spazi, per ogni film, troverete un tasto per la memorizzazione di ciò che avete scritto e un tasto per uscire dal sistema. Potete scrivere anche in fasi successive, basta avere l’accortezza di salvare prima di uscire. Può essere che qualcosa cambi durante l’anno perché è un servizio web che ho appena finito di costruire e sicuramente ci sarà qualcosa da aggiustare, ma la sostanza è questa. Domani, in occasione della prima proiezioni verranno date tutte le spiegazioni necessarie.

 

Tu non sei qualcosa, tu sei. È una questione di rispetto

veneziabarcamp (1)Il mio caro amico maialinporcello in un commento al post precedente mi chiedeva com’era andata al BarCamp di VeneziaCamp. Rispondo brevemente, poi però colgo l’occasione per approfondire un pochino una questione che mi ha sempre turbato parecchio.

È andata molto meglio della maggior parte dei tanti convegni ed eventi ai quali ho partecipato in passato. Ho conosciuto persone che fanno cose interessanti e mi è piaciuta l’atmosfera informale.

veneziabarcamp2

C’è tuttavia una cosa che non mi è piaciuta: il cartellino (badge) che ci si deve appuntare da qualche parte per essere riconosciuti, come accade in tutti gli altri convegni. Questa volta sul cartellino c’era scritto BLOGGER. Si tratta certamente di un dettaglio marginale rispetto al valore dell’evento in sé e non mi sono certo irretito solo perché mi hanno dato questo cartellino ma la riflessione che ne emerge non è affatto marginale.

Io non sono un blogger, anche se in certi periodi scrivo molto sul blog, commento molto quelli degli altri, ne seguo svariate centinaia, talvolta esorto le persone a trarre vantaggi dall’impiego di un blog e scrivo articoli su “come stare online”.

Semplicemente, impiego il blog in alcuni aspetti della mia attività quando questo si rivela utile per gli obiettivi che mi sono prefissato.

Io non sono un professore, anche se insegno all’università.

Semplicemente, svolgo le funzioni di professore nei precisi momenti nei quali faccio cose utili (forse) per gli studenti che mi vengono affidati in alcune precise circostanze. Quando esco da un istituto e passeggio per la città oppure a casa, dopo avere risposto alle email degli studenti, giro in Internet per i fatti miei, allora non sono un professore ma sono uno dei tanti.

Io non sono un fisico, anche se ho conseguito una laurea in fisica, ho insegnato fisica per un po’ e ho scritto degli articoli di fisica.

Semplicemente, sono uno che in alcune circostanze tende a vedere il mondo in modo conforme ad un paradigma di conoscenza che nella nostra epoca è unanimemente condiviso per costruire quella conoscenza del mondo che chiamiamo fisica.

Io non sono un matematico, io non sono un informatico e via e via …

Io non sono intelligente, anche se mi sono laureato, ho ricoperto un ruolo di ricercatore e poi di professore, ho accumulato un curriculum, ho risolto alcuni problemi o capisco qualche lingua o altro ancora.

Semplicemente, sembro intelligente ad alcune precise persone e in alcune precise circostanze. Ad altre persone ed in altre circostanze sembro del tutto stupido. Per esempio, quando non capisco le questioni di politica universitaria e magari mi chiamano per votare in una certa adunanza e per un certo fine e poi voto all’incontrario perché non ho capito la questione, ebbene allora sembro decisamente stupido.

Io non sono buono, non sono cattivo, non sono pigro, non sono attivo e via e via …

santoro (1)
Don Santoro ascolta la testimonianza dell'unico prete presente ...

Domenica scorsa sono stato all’ultima messa celebrata da Don Alessandro Santoro, l’ultima prima di essere confinato nel limbo affinché si ravveda e impari a non dare più scandalo, per ordine del vescovo Betori. Una delle tante storie – queste sì effettivamente scandalose – di piccoli grandi uomini che si scontrano con il potere.

Don Santoro, fra tante altre cose, ha richiamato l’attenzione sull’abuso frequente dell’aggettivazione [o predicato nominale] – buono, cattivo, intelligente, stupido, volenteroso, pigro, sincero, bugiardo, nero, bianco, ateo, credente, dotto, ignorante … – e ha ricordato che invece ci dovremmo sempre riferire alle persone con il loro nome e basta.  Ogni persona ha la sua storia, unica al mondo, la sua particolare combinazione di sensibilità e di attitudini, le sue particolari ed uniche potenzialità. L’attribuzione di un’etichetta ad una persona equivale all’imposizione di un limite che impedisce di conoscerla, equivale a ridurre le possibilità di comunicarle e di comprenderla.

Lo stesso concetto è stato evidenziato molto chiaramente da Massimo Papini, professore di neuropsichiatria infantile, nella discussione che è seguita alla proiezione de “Il grande cocomero” nell’ambito di CIN@MED, dove ci si riferiva in particolare alla relazione fra il medico ed i suoi piccoli pazienti e i loro genitori.

La questione che si pone, quando in una relazione di cura si ignorano le etichette e ci si avvicina alla persona, è quella del pericolo di un eccessivo coinvolgimento emotivo che può per esempio minare l’azione professionale e dar luogo a fraintendimenti.

In questa strana e ipocritamente ovattata società la parola pericolo fa paura. Sembra che tutto debba esser fatto senza correre rischi. Eppure ci sono tante attività nelle quali il rischio è evidente e inevitabile. Volare, navigare, abbattere un albero, montare un ponteggio, costruire un tetto sono tutte attività pericolose. Si possono prendere cautele ed evitare di fare sciocchezze ma non si può eliminare il pericolo. Ci si assume un rischio inerente ad un’azione perché ci si aspetta che questa rechi un beneficio, ci si aspetta che ne valga la pena.

E in mestieri come quello del medico o dell’educatore, non vale forse la pena di correre qualche rischio per conoscere meglio la persona da curare o da educare al fine di compiere azioni utili anziché dannose?

Fra le migliaia di studenti che ho conosciuto ce ne sono tanti che hanno fatto esperienze di studio all’estero oppure che sono stranieri e sono venuti a studiare in Italia. Io amo parlare con i miei studenti e in questi casi, se le circostanze lo consentono, chiedo loro di raccontarmi le loro impressioni sul confronto fra i diversi sistemi di istruzione. Fra le tante considerazioni particolari vi è un elemento ricorrente: la mancanza di rispetto che in Italia si ha per l’allievo.

Altrove, in generale, gli studenti vengono ascoltati e le loro impressioni contano nella valutazione della qualità degli insegnamenti, con conseguenze concrete. Il fatto che, per esempio, un professore non si presenti ad una lezione è un fatto grave e va giustificato. I rapporti sono molto più informali e esorbitano facilmente dall’ambito rigido della lezione frontale. Si fa tanta più pratica e tanta meno teoria e questo facilita ulteriormente la personalizzazione delle relazioni.

Qui uno studente è un membro dell’insieme degli studenti e basta. Raramente diventa una persona. Il professore è difficilmente accessibile, non ama essere messo in discussione, tende a sottovalutare le valutazioni degli studenti.

Studenti e professori son ben schermati dietro alle rispettive etichette.

La formalità delle relazioni inter-categoria e l’informalità di quelle intra-categoria creano un banale e ipocrita concetto di rispetto che congela le relazioni personali importanti e crea mostruosità sociali. Tante scuole e università italiane, se pensate come soggetti in un mondo dove

  • le organizzazioni operano in un contesto estremamente competitivo e dinamico
  • l’utente è universalmente posto al centro
  • la conoscenza è perseguibile in una grande varietà di modi anche nuovi e diversi
  • l’autorevolezza non è più solo amministrata ma è anche e forse soprattutto continuamente rinegoziata,

ebbene, tante delle nostre scuole e università sono delle mostruosità burocratiche, scarsamente produttive e gestite in modi arcaici.

More about CittadinanzadigitaleGli studiosi di tecnologie per l’insegnamento sostengono che affinché queste possano essere adoperate con successo è necessario valorizzare la centralità dell’utente. Un buon esempio per esempio è questa relazione di Mario Rotta, recentemente apparsa anche nella pubblicazione Cittadinanzadigitale (Edizioni Junior, 2009) curata da Luisanna Fiorini.

È vero purché non si pensi che la centralità dell’utente sia una questione che concerne solo l’impiego di nuove tecnologie e in particolare che sia un effetto magico di quest’ultime. Le nuove tecnologie applicate alla formazione, così come la scuola e l’università nelle loro forme più convenzionali possono funzionare in modo adeguato rispetto alle necessità della società se si rimette lo studente al centro, sì, ma partendo dal rispetto per la sua persona, al di là di ogni sua apparenza e appartenenza.

È prima di tutto una questione di rispetto.

P.S.

Può essere interessante vedere questo video di Ken Robinson


Risposta ad una studentessa che teme di essersi smarrita

Elisa, una mia studentessa, mi ha scritto la seguente lettera:

SALVE PROF..

volevo solo dirle che dopo la lettura del suo pamphlet, qualcosa è cambiato…faccio ancora parte di quel 90 % di utenti che sfruttano la rete senza collaborare perchè “stare on-line”, mi risulta ancora difficile, però volevo dirle che grazie a lei oggi ho creto un nuovo blog, con la speranza di farlo entrare in me e di inglobarlo in modo tale da dimenticarlo come dice lei.
Le scrivo però per dirle che c’è anche una cosa negativa in tutto questo, ed è il fatto che sto diventanto scema saltando da un link all’altro, attraverso i blog che ho letto per farmi un’idea su che cosa scriverle per il testo d’esame…allora l’iter mentale che ho seguito è stato pressappoco questo:

  • connessione reti
  • mente alveare
  • e-learning
  • The Augmented Social Network: Building identity and trust into the next-generation Internet by Ken Jordan, Jan Hauser, and Steven Foster
  • Pierre Levy e l’intelligenza collettiva
  • e potrei continuare con mille persone che popolano il web e che hanno scritto sopra ciò…

Il problema che avverto fortemente è che non riesco a dare un filo logico a tutto ciò …il mio famoso schema rigido scolastico, lo stesso che menzionava Martavara in un post  sui dialoghi del secondo capitolo, mi sta creando dei forti problemi di smarrimento… realmente non so trovare un filo conduttore in tutti questi argomenti e cosa ancor più grave non riesco a decidere se quello che leggo è OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO.. perchè? Leggo un post di un qualsiasi blog sull’argomento sopra menzionato e poi non riesco a non dare uno sguardo ai link che saltano fuori durante l’articolo e sistematicamente ti perdi nella galassia delle informazioni, (per non parlare dei blog in inglese).
Ecco, appena cerco un argomento di riflessione da cui iniziare subito vengo interrotta da altri argomenti correlati ed interessanti….passi da un approfondimento ad un altro e tutto ciò è frustrante….non riesco a dargli un ordine….

Volevo scriverle un post sul suo blog perché penso di non essere la sola però poi ho pensato che era meglio parlarne con una mail [ … ed io riporto la discussione qui perché effettivamente può aiutare altri N.D.R.].
Help! Forse sbaglio qualcosa o il problema è che sono troppo ignorante e devo tenermi al passo con i tempi e non avendolo fatto fino ad ora non riesco ad orientarmi?
Grazie!

zolleCara Elisa,

stamani stavo rimirando con soddisfazione l’opera di zappatura che avevo appena terminato quando mi è venuto in mente di controllare sul BlackBerry se vi fosse qualche messaggio.

Ecco, quando ho letto del tuo smarrimento ho provato esattamente la stessa soddisfazione di quando poco prima guardavo la distesa di zolle rovesciate una per una con paziente fatica.

Riflettiamoci un attimo. L’appezzamento zappato genera soddisfazione dal punto di vista del contadino ma dal punto di vista del lombrico, del grillo, delle formiche, delle tante erbe che vi si trovavano, insomma di quella miriade di organismi che popolavano quell’appezzamento si è trattato invece di un disastro, una vera e propria devastazione!

Perché un uomo deve fare fatica per fare un lavoro che sembra addirittura un’opera di distruzione? Quale bene ci può essere nel sostituire il caos ad un ordine preesistente?

Oggi l’agricoltura si avvale di tante conoscenze scientifiche ma la pratica di mettere a soqquadro la superficie della terra per favorire la crescita di nuove piante è plurimillenaria e risale agli albori della nostra civiltà. Si sa che per far germogliare nuovi semi è molto utile rimescolare la terra con tutti i prodotti di decomposizione delle piante preesistenti e con nuove sostanze organiche, tutto in una caotica commistione.

Questo è un po’ quello che faccio quando spingo i miei studenti, senza tanti complimenti, all’aperto, proprio laddove stai dichiarando di sentirti smarrita. Perché ti senti smarrita? Perché non trovi un filo conduttore, perché ti senti in obbligo di classificare tutto ciò che incontri in

OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO,

perché non ci ravvisi un ordine.

Ecco, codesta non è una situazione anomala, anzi, è la situazione normale. Il mondo non è percorso da fili conduttori, non è diviso semplicemente in cose giuste e sbagliate, non ha un ordine.

Fili conduttori, categorie, ordini sono artifizi che noi escogitiamo per venire a capo di una realtà che è sempre disperantemente complessa. L’ordine, anche quello matematico col quale vestiamo ciò che percepiamo, ha sempre valore relativo. Facciamo bene a festeggiare quando ravvisiamo un qualche tipo d’ordine perché questo aiuta ma non dobbiamo ingannarci ritenendo di avere trovato l’ordine vero. Può bastare cambiare di poco il contesto per stravolgere quell’ordine che era diventato un comodo e rassicurante salotto.

Allora, cosa è importante? Io credo che la cosa importante sia la tua capacità di valutare il contesto, cosa ti interessa nello specifico di quel contesto e la capacità di riconoscere le categorie e l’ordine utili per te in quello specifico contesto.

In Internet è molto facile vivere lo smarrimento che tu descrivi perché tutto è immediatamente a portata di mano ma lo smarrimento deriva dalla complessità del mondo e non da Internet.

Ti faccio un esempio  per chiarire l’idea. Recentemente ho trovato un amico con il quale mi pare di avere molte visioni in comune. Tuttavia è un uomo che ha interessi e conoscenze che a me sembrano sterminate e ti assicuro che mi coglie lo stesso smarrimento al pensiero di dovermi orientare in tutti quei territori. Questo mio amico non è Internet! È un uomo ed è anche un po’ più anziano di me e per quanto sia molto aperto verso tutto ciò che è nuovo, si è certamente formato nei modi tradizionali, attraverso la lettura, i viaggi e l’osservazione diretta del mondo. Come ogni uomo intelligente e curioso finisce con l’essere esso stesso un obiettivo aperto sulla realtà. Parlandoci vedi grandi parti di essa, scopri collegamenti che non hai ancora trovato e tonalità nuove.

Sta a te poi, piano piano con pazienza, a fare proprie queste visioni per costruire il tuo mondo. Anche Internet è un obiettivo aperto sul mondo, un obiettivo che magicamente ti fa accedere alla miriade di obiettivi di altre persone. Devi imparare a selezionare ciò che per te ha valore, non esiste un manuale che ti dica come procedere.

È difficile, lo so, ma è normale che sia difficile. È estremamente difficile per chiunque stabilire cosa sia “oggettivamente giusto”. Quando ero piccolo venivano tolte le tonsille a quasi tutti i ragazzi, al primo mal di gola. Io mi sono tenuto le mie perché ero figlio di un medico all’antica. Dopo una decina di anni questa pratica è scomparsa o comunque è stata molto ridimensionata. Cosa è dunque “oggettivamente giusto” a riguardo? Si possono fare innumerevoli esempi del genere.

L’incerto è la norma. Un medico può facilmente trovarsi davanti ad un quadro di sintomi ambiguo o incomprensibile, un  ingegnere sa benissimo che malgrado tutta la teoria e tutti i calcoli il suo ponte può crollare per una concomitanza di fattori imprevedibili.

Questo non significa che le teorie e gli studi siano superflui, sono assolutamente necessari ma certamente non sufficienti. La coscienza dell’imponderabile, l’attenzione al cuore oltre che alla ragione, la confidenza con l’inevitabile errore elevano l’uomo dalla pericolosa condizione di zelante applicatore di regole e protocolli.

La proposta di CIN@MED di cui hai forse letto in questo blog costituisce per esempio un tentativo di fare alzare agli studenti un poco la testa dai libri e guardare verso le inevitabili incertezze che la professione riserverà loro. Di sicuro le proiezioni cinematografiche  e le relative discussioni non procureranno loro facili ricette e sicuri criteri di comportamento, anzi potranno spaventare per la complessità e la pesantezza dei temi.

Smarrimento, spavento, non possono essere omessi da un percorso di formazione e lo studio deve costituire una base di partenza e non un rifugio.

Concludo con un suggerimento pratico. Quando girovagando in Internet, senti montare lo smarrimento, affidati alla lettura di qualche classico, conversa con qualcuno dei tanti grandi autori che hanno avuto il dono di saper narrare il mondo. Vedrai che alternando il vagabondaggio con la frequentazione di sicuri punti di riferimento troverai spontaneamente il tuo filo conduttore e l’ordine a te congeniale.

CIN@MED: precisazioni

I giusti commenti fatti al post precedente su CIN@MED e scritti in varie email che ho ricevuto mi inducono a scrivere alcune precisazioni.

  • La fonte di informazioni principale su CIN@MED è il suo blog.
  • Nel primo semestre vi saranno quattro proiezioni con successiva discussione (14:30-17:30) secondo l’orario specificato in CIN@MED.
  • Il prossimo semestre vi saranno altre proiezioni e i curatori di CIN@MED hanno in mente una serie di titoli ma ci si aspetta che delle proposte vengano fatte da voi studenti. È per questo che è importante che utilizziate liberamente lo spazio di discussione disponibile nel blog CIN@MED. Potete iniziare sin da ora, esprimendo opinioni sui titoli proposti o rilanciando subito.
  • CIN@MED è una Attività formativa Professionalizzante obbligatoria per gli studenti di medicina del II anno. Tuttavia la partecipazione è aperta a tutti.
  • Sul blog CIN@MED chiunque può scrivere post oltre che commenti a condizione che sia iscritto a WordPress.com. Quindi per partecipare dovete fare un account in WordPress a questo indirizzo. In questo video ci sono delle brevi istruzioni del sottoscritto.