L’anno scorso ho partecipato al corso online Connectivism and Connective Knowledge di George Siemens e Stephen Downes. È stata una splendida esperienza che ha influenzato profondamente la mia attività. Ho appreso recentemente che nel prossimo autunno vi sarà un’altra edizione del corso e questa è un’ottima notizia.

Una delle caratteristiche più interessanti di questo tipo di corsi è che ciascun partecipante è libero di partecipare nel modo che preferisce. Quest’anno non avrò la possibilità di prendere parte puntualmente come feci l’anno scorso. Ciò nonostante mi sono iscritto alla nuova edizione con l’intenzione di contribuire mediante dei post che descrivono il lavoro che sto portando avanti perché credo che sia abbastanza attinente con vari argomenti del corso. Cercherò poi di seguire gli eventuali partecipanti che condividono interessi simili.

In questo primo post sintetizzo quello che vorrei fare.

L’obiettivo è di vedere se è possibile migliorare significativamente l’esperienza di apprendimento in corsi universitari e post-universitari mediante l’impiego di tecnologie web 2. In sostanza, con il metodo che sto sperimentando, l’insegnante tenta di facilitare il coinvolgimento personale e l’attività pratica degli studenti al tempo stesso riducendo al minimo i propri interventi. Dal punto di vista tecnico, il metodo prevede l’impiego di blog e feed. Sia gli studenti che gli insegnanti usano i propri blog per scrivere compiti, fare domande, commentare e collaborare. Maggiori dettagli a riguardo si possono trovare in questo articolo (pdf).

La mia tesi è che per mezzo di una comunità di blog e un’accorta conduzione da parte dell’insegnante è possibile dare vita ad un fenomeno assimilabile a quello che Etienne Wenger ha descritto come una comunità di pratica, dove la percezione di obiettivi condivisi, la collaborazione fra i partecipanti e lo sviluppo di un insieme di pratiche comuni, migliorano sostanzialmente il processo di creazione di significato e, conseguentemente, l’esperienza di apprendimento. Tuttavia, dal mio punto di vista il ruolo del docente non deve essere quello di controllare e gestire tale comunità, come invece si assume spesso quando si fa uso del concetto di comunità di pratica. Al contrario, io vedo la comunità che nasce nella classe come un’entità che cresce autonomamente, libera di stabilire connessioni con risorse, persone, organizzazioni e reti che sono esterne all’ambiente della classe, in modo del tutto affine a quello formulato da George Siemens e Stephen Downes con la teoria dell’apprendimento che prende il nome di connettivismo.

In questo modo, la classe è il luogo nel quale io accolgo gli studenti ma successivamente tento di portarli “fuori” mediante quella che chiamo “blogoclasse”. La blogoclasse è una comunità viva e l’insegnante deve prendersene cura come accade con qualsiasi altra forma di vita neonata. Quando ci si prende cura di un’entità vivente – potrebbe essere un neonato come una coltivazione o altro – la cosa più importante è imparare ad osservarla ancora prima di compiere qualsiasi azione.

La comunità della blogoclasse ovviamente è un’entità vivente perché è composta da esseri umani ma è anche un essere vivente a sé stante. L’insegnante deve imparare a vedere questa creatura nel suo insieme con la coscienza che il suo benessere gioca un ruolo positivo molto importante nell’esperienza di apprendimento dei suoi membri.

L’obiettivo principale di questo lavoro è quello di esplorare metodi di osservazione di questa comunità, supportando pur senza rimpiazzare il complesso di impressioni e sensazioni soggettive dell’insegnante. Poiché la vita di una blogoclasse è tracciabile minuziosamente, nasce l’idea di usare i metodi della social network analysis per estrarre informazioni rilevanti dalle sue tracce.

Il metodo si basa su di un insieme di servizi web e di strumenti software open source che consentono di estrarre la storia di una comunità di blog al fine di condurvi analisi di rete statistiche e grafiche. Gli strumenti sono 1) Google Reader per l’aggregazione dei feed, 2) Google Docs per la gestione dei dati degli studenti, 3) un inseme di pacchetti software in linguaggio Ruby per la navigazione automatica e l’estrazione di dati dai servizi web, 4) il pacchetto Statnet di R per l’applicazione di metodi di social network analysis e infine 5) alcuni moduli software che sto scrivendo io stesso per collegare questi elementi.

Con questo metodo si possono utilizzare vari strumenti di analisi delle reti sociali per valutare quella parte delle attività degli studenti che va oltre il livello minimo banale costituito da una sequenza di compiti assegnati. Queste valutazioni possono essere fatte sia su studi di tipo longitudinale che nel confronto fra diverse popolazioni di studenti utilizzando gli indici classici di attività nelle reti ma anche tecniche messe a punto recentemente per la formulazione di modelli delle reti che riescono a sintetizzarne la natura con pochi parametri significativi (ERGM: exponential-family random graph model).

Questo è un progetto a costo zero perché tutti i servizi web e gli strumenti software sono liberi ed io li userò finché rimarranno tali.

Durante i prossimi mesi scriverò vari post su aspetti specifici di questo lavoro.

2 thoughts on “CCK09: Connectivism and Connective Knowledge (italiano)

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