Abstract

Una specie di introduzione

Iniziando a guardare i numeri

Dopo il post introduttivo, Una specie di introduzione, potrebbe essere naturale proporre una descrizione dei metodi e degli strumenti ma preferisco prima chiarire cosa stiamo cercando di fare.

Riporto qui i dati relativi ad una classe online di 21 studenti, insegnanti di scuola primaria e secondaria localizzati in varie parti d’Italia. Il corso verteva su tecniche di editing multimediale da intendersi in un contesto di insegnamento e faceva parte di un corso di laurea triennale nell’ambito della Italian University Line, una università online che si avvale della cooperazione di cinque atenei,

e l’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ex Indire).

Fra le varie classi che seguo questa è quella nella quale il metodo della blogoclasse ha avuto il maggior successo. Gli studenti hanno definito questo esperienza molto gratificante ed hanno manifestato la sensazione di avere imparato molte cose e in modo sostanziale. Inoltre si sono sentiti coinvolti attivamente in una comunità.

L’impressione di avere appreso molte cose è interessante perché il corso era organizzato in modo molto flessibile rispetto alla norma. Infatti il corso era privo di un “programma” vero e proprio, organizzato cioè come una sequenza di contenuti, che era invece sostituito da un insieme di intenti, in parte da definire in funzione delle esperienze pregresse e delle necessità che gli studenti avrebbero rivelato. Si immaginava che i contenuti sarebbero emersi dalle attività e che tutto il corso doveva essere pensato un percorso potenzialmente diverso per ciascun studente.

Questa classe  presentava il vantaggio di essere piccola rispetto a tante altre classi che devo seguire e che possono superare anche la quota di 200 studenti; tuttavia presentava anche degli svantaggi, quali la disponibilità forzatamente ridotta che hanno studenti con famiglia e lavoro oppure la natura completamente online del corso, difficoltà che hanno reso senza dubbio  particolarmente significativa l’esperienza in questione.

La tesi che voglio anticipare qui attribuisce la percezione di creazione di significato dichiarata dagli studenti all’emergenza di una comunità viva, che evoca l’idea di comunità di pratica e quindi di un contesto in grado di migliorare sostanzialmente l’esperienza di apprendimento.

L’idea è quindi quella di utilizzare l’esperienza di questa classe come una sorta di riferimento, al fine di comprendere meglio i fattori più significativi che influenzano la vita delle altre classi.

La parte formale di questo corso consisteva nell’assegnazione di otto elaborati su temi specifici, oggetto dell’insegnamento o finalizzati alla descrizione di attività svolte. Di conseguenza, nell’ottica convenzionale, ogni studente avrebbe dovuto produrre otto post nel proprio blog, per un totale di 168 post per tutti gli studenti della classe. Invece gli studenti hanno scritto 484 post, 316 dei quali appaiono quindi essere stati scritti spontaneamente. In altre parole, gli studenti hanno scritto in media circa 23 post ciascuno invece di otto.

Può venire il dubbio di quanto questi 15 post aggiuntivi per ciascun studente fossero pertinenti in relazione ai soggetti del corso. Qui subentra un altro dei motivi per cui ho scelto questa classe come punto di partenza per i nostri ragionamenti. Questi studenti hanno età comprese fra 30 e 50 anni e quindi nella generalità dei casi hanno un lavoro ed una famiglia. Poiché, come è ben noto, in tale fascia di età la disponibilità di tempo è consistentemente ridotta rispetto a quella di cui dispone uno studente di vent’anni se ne deduce che siamo in presenza di persone estremamente motivate le quali, se si prendono la briga di intervenire nella blogoclasse lo fanno tendenzialmente in modo molto mirato e pertinente. Detto questo, la spirito delle mie blogoclassi non è quello di scoraggiare i “fuori tema”, anzi, questi sono benvenuti e di fatto molto spesso i blog sono assai vivi e “colorati”. Tuttavia, per ciò che voglio mostrare in questa circostanza è utile che i post siano sostanzialmente pertinenti.

Per quanto abbiamo detto sino ad ora, sappiamo che queste 21 persone hanno lavorato molto producendo un surplus del 200% rispetto a quanto era loro richiesto formalmente. Anche se questo è un dato che ha la sua significatività e che può tornare utile per confrontare classi diverse, è opportuno provare ad approfondire l’analisi.

In primo luogo, se il risultato medio può essere un estimatore significativo del comportamento generale della classe esso è invece assai poco informativo rispetto ai comportamenti individuali che non sono assolutamente omogenei, come si può facilmente immaginare. Vediamo quindi qual è la distribuzione dei post nella figura seguente. In realtà il grafico mostra il numero di post scritti in ciascun blog e questo corrisponde effettivamente al numero di post scritti da ciascun studente, eccetto che per il primo punto all’estrema sinistra il quale rappresenta un blog condiviso da due studenti. Tenendo presente questa eccezione, nel seguito mi riferirò al numero di post per studente.

f1_plot_IUL_esplicitaL’esame di questi dati ci mostra che in totale sono stati scritti 484 post suddivisi fra 143 “post attesi” e 341 “post spontanei”. La differenza rispetto ai valori medi visti prima è dovuta al fatto che i cinque studenti nella parte destra del grafico hanno scritto meno di otto post perché non avevano ancora terminato al momento della rilevazione dei dati o perché non avevano necessità di ottenere tutti i crediti del corso. Quindici studenti hanno scritto più del mimino richiesto e circa la metà hanno scritto almeno il doppio del richiesto.

La quota di 70% di “post spontanei” (341 su 484) può essere interpretata come una stima dell’effetto di comunità. Infatti, è ben noto che quando una popolazione è libera di intraprendere qualcosa o di partecipare attivamente emerge la cosiddetta regola del 1-9-90 in base alla quale, su 100 persone, una intraprende, 9 seguono la prima e le rimanenti 90 stanno a guardare quello che succede: i cosiddetti lurker nel mondo di  Internet. Se il grafico precedente dovesse rispecchiare questa regola sarebbe molto diverso, completamente piatto al livello di otto post con uno o due punti che si staglierebbero nettamente all’estrema sinistra. Invece noi siamo in presenza di una distribuzione quasi triangolare.

Anche se la distribuzione di post ci dà un’idea più chiara delle differenze di partecipazione ci manca ancora la parte più importante dell’informazione la quale è rappresentata dai commenti che gli studenti si sono scambiati fra i propri blog. Lo strumento fondamentale per avere una percezione visiva di questo intreccio di commenti è il sociogramma della blogoclasse.

f1_gplot_IUL_esplicitaQuesto sociogramma mostra sia le connessioni fra i partecipanti che il loro ruolo nella classe. L’esistenza di una linea fra due nodi significa che almeno uno dei due partecipanti corrispondenti  ha fatto un commento ad un post dell’altro. La linea può significare tuttavia anche l’esistenza di commenti multipli in ambedue i sensi. I nodi rossi rappresentano studenti appartenenti alla classe, i nodi blu studenti appartenenti ad altre classi, i nodi verdi educatori esterni alla classe che si sono lasciati coinvolgere e il nodo celeste rappresenta l’insegnante, cioè il sottoscritto. La disposizione dei nodi (il cosiddetto “layout”) è stata determinata mediante il metodo chiamato “Multidimensional Scaling (MDS)”, che consente in qualche misura di discriminare il ruolo dei nodi  della rete in base alla rete di connessioni.

Effettivamente, a posteriori si verifica che l’algoritmo MDS ha fatto un discreto lavoro piazzando gli attori più attivi a destra e gli altri verso sinistra. Tuttavia l’aspetto importante è la quantità di connessioni fra i nodi e, a questo riguardo, vale la pena di confrontare il sociogramma della blogoclasse con le simulazioni di casi estremi  che ho mostrato nell’introduzione, quello di una classe convenzionale e quello di una classe iper-connessa.

Il sociogramma a forma di stella che descrive una classe convenzionale è compatibile con il grafico dei post scritto da ciascun partecipante. Al più, potremmo aggiungere delle frecce rivolte verso l’insegnante a rappresentare la quantità di contenuto prodotto degli studenti, al di là di quanto richiesto, e la conseguente necessità di metabolizzare tale informazione da parte dell’insegnante:

This represents a conventional class were the students produce such a lot of information that the teacher begins to notice it …

Potremmo definire questa una sorta di super classe con super studenti ma in tale descrizione non vi è traccia di alcun “effetto di rete”: tutti lavorano duramente e niente più. Invece, il sociogramma della blogoclasse ci dice che le comunicazioni fra i membri è stata molto abbondante e ci dà una rappresentazione spaziale di questo fenomeno. È interessante tuttavia approfondire la questione analizzandone gli aspetti quantitativi. Nel prossimo grafico riporto per ogni studente il numero di commenti fatti, il numero di commenti ricevuti ed un indicatore del ruolo giocato da ciascuno.

f2_plot_IUL_esplicitaI primi venti punti a sinistra rappresentano gli studenti appartenenti alla classe e coincidono con quelli riportati nel grafico precedente. I nove punti a destra rappresentano studenti di altre classi e educatori che si sono intrufolati spontaneamente nella blogoclasse. L’ultimo punto a destra è l’insegnante. Mentre per i primi 20 studenti viene riportato anche il numero di post (linea nera), esattamente come nel grafico precedente, per i 9 punti a destra ho omesso tale dato in quanto irrilevante ai fini di questa analisi.

La linea rossa rappresenta il numero di commenti ricevuto da ciascun studente. Nel gergo della social network analysis questo dato coincide con l’indicatore che si chiama “indegree”. La linea verde mostra invece il numero di commenti fatti da ciascun studente ai blog degli altri, vale a dire il valore di “outdegree”. Gli indicatori di indegree e outdegree sono misure di “centralità” dei nodi, vale a dire stime dell’importanza di un nodo nella rete alla quale appartiene. Nel nostro caso un valore elevato di indegree rappresenta un attore che ha molto prestigio e un valore elevato di outdegree rappresenta un attore tendenzialmente estroverso.

Il grafico mostra che fra queste quantità, il numero di post, il numero di commenti fatti o di quelli ricevuti,  vi è una correlazione piuttosto lasca. Succede che chi scrive molti post abbia anche un’intensa attività di comunicazione ma non necessariamente. Ci sono persone che pur avendo scritto molti post hanno interagito relativamente poco mentre vi sono coloro che hanno preferito commentare i post degli altri anziché scriverne di propri.

Può essere importante seguire da vicino questi  comportamenti specifici perché possono rivelare atteggiamenti interessanti oppure potenziali problemi. Poiché è  difficile seguire tutte le interazioni all’interno di una blogoclasse, questo tipo di rappresentazione grafica può essere utile per rilevare i comportamenti più interessanti.

Ancora più interessante è la quantità rappresentata nel grafico con la linea blu, nota con il nome di “betwenness”. Si tratta di un’altra misura di centralità che tiene conto di quanto un nodo “si trovi fra gli altri” nodi. La figura seguente dà un’idea qualitativa di questo concetto. È tratta dalla voce Centrality di Wikipedia, dove chi lo desidera può trovarne la definizione rigorosa.

Color (from red=0 to blue=max) shows the node betweenness. Image downloaded from article <a href=

Il colore dei nodi rappresenta la betwenness, dove il rosso sta per il minimo ed il blu per il massimo.

Insieme alle stime di indegree e outdegree, la betwenness si annovera fra i parametri classici della social network analysis, visto che è stata introdotta negli anni settanta. Ciò nonostante è considerata una misura molto efficace per rappresentare il ruolo dei nodi in una rete. La differenza sostanziale rispetto alle misure di indegree e outdegree è che queste ultime hanno significato locale, poiché per ogni nodo contano il numero di nodi immediatamente connessi. Invece, la betwenness valuta quanti sono i “percorsi” fra tutte le altre coppie di nodi che sono intercettati dal nodo in questione, coppie di nodi che possono anche essere non limitrofi. In altre parole, la betwenness misura quanto un nodo connette parti diverse della rete.

Effettivamente, nei dati della blogoclasse ho riscontrato che questa misura di centralità è in grado di rilevare molto bene gli studenti più attivi. La cosa è interessante perché se in alcuni casi l’individuazione degli attori più attivi è molto facile, altri possono sfuggire, specialmente in classi molto grandi.

Un nodo con alta betwenness funziona come una specie di catalizzatore che consente di spalmare la partecipazione del tipo 1-9-90 ottenendo una distribuzione molto più uniforme. Questo significa che i nodi caraterizzati da alta betwenness giocano un ruolo importante nella vita della blogoclasse. Possiamo pensare a questi come a “nodi chiave” che conviene tenere d’occhio per facilitare la crescita della comunità.

Non sto suggerendo una tecnica per individuare gli “studenti bravi”, magari lo saranno ma non è questo il punto importante. Quello che sostengo è che l’insegnante dovrebbe spendere delle energie nel facilitare l’attività dei “nodi chiave” perché questa può stimolare la vitalità della comunità, a sua volta migliorando la partecipazione di tutti i suoi membri.

Prevedo di utilizzare l’indicatore di betwenness nelle classi più grandi nelle quali è difficile rendersi conto con sufficiente anticipo di quali siano i “nodi chiave”, cosa che sarebbe invece opportuna per sfruttarne il potenziale prima che il corso volga al termine.

Lo stumentario della social network analysis è molto ricco e con questi semplice esempi abbiamo appena scalfito il novero delle possibilità. Certamente, la loro abbondanza non implica la certezza di individuare degli strumenti efficaci; tuttavia vale la pena di esplorarle, nello spirito di cercare metodi che consentano di nutrire la comunità nella blogoclasse al fine di migliorare l’esperienza di apprendimento dei suoi membri.

Nei post successivi descriverò altri modi di studiare le blogoclassi e cercherò di dare alcuni dettagli sui metodi che sto applicando.

2 thoughts on “CCK09: Come guardare una blogoclasse (3)

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