Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Premessa
Un chatbot può essere usato per una miriade di scopi, ognuno deve trovare la quadra per il caso suo. Qui mi concentro sull’uso scolastico, dove la questione non è se sia il caso di “fare usare l’AI ai ragazzi” oppure no. La usano, di fatto, e molto, per ricerca di informazioni e di spiegazioni. Si pone quindi l’imperativo di capirci qualcosa onde prendere il toro per le corna. Da questo articolo, un po’ noioso – mi dispiace, ma se non si va un po’ a fondo si rischia di parlare a vanvera – emerge che le prestazioni di questi sistemi sono indubbiamente sorprendenti e affascinanti ma fidarsene è un’altra cosa. Non possono essere usati alla stregua di fonti di informazioni, per via di variabilità delle risposte, vaghezza di talune costruzioni, contestualizzazioni errate, allucinazioni vere e proprie (panzane). Lasciati in mano agli studenti senza intervenire significa rinforzare ulteriormente il paradigma dell’apprendimento a pappagallo.
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