MOOC — Vocabolario artificiale: dalla A alla I Un corso online gratuito che offre i concetti fondamentali discussi in questi approfondimenti. Ciò che serve per mettere in una prospettiva corretta i Large Language Model.
Intervista su Radio Radicale Questa intervista condotta da Marco Cerrone al sottoscritto su Radio Radicale il 27 ottobre funziona bene come introduzione
Conversazione sull’AI con l’AI Ho scelto di iniziare proprio con una chiacchierata con AI per far emergere alcuni problemi a livello intuitivo, tipo: perché ci parlo in inglese?
Può un topo guidare un aereo? Esperimento di quasi vent’anni fa che mi sconvolse e che mi fece intuire che di lì a poco si sarebbe scatenata una rivoluzione. Non piace alla gente questo esperimento invece. A me svelò un mondo.
AI: Non parole ma tocchetti Qui mi avvicino a quello che mi pare il fatto essenziale per capire l’AI: come vengono rappresentate le nostre parole nella “mente” dell’AI? Ci avviciniamo anche al grave problema del multilinguismo farlocco.
Che succede alle parole nell’AI? Cerchiamo di dare un’idea di come il significato delle parole — in realtà token — venga riprodotto nella mostruosa multidimensionalità degli spazi semantici. E come, per capirci qualcosa (forse), occorra seguire i linguisti computazionali.
Transformer 3: Come funziona? Un tentativo di guardare dentro al Transformer, per i più curiosi. Qui si chiude per il momento l’approfondimento sul Transformer che probabilmente accontenta pochi: molti dei meno esperti si ritroveranno confusi mentre alcuni esperti avranno trovato difetti che non siamo riusciti ad evitare nel tentativo di trovare la quadra. Se qualcuno ha idee per migliorare il testo mi scriva.
Non esiste una AI generativa sicura Prima fondamentale magagna, che è proprio strutturale e connaturata ai meccanismi del machine learning e della rappresentazione (embedding) delle parole mediante vettori in spazi semantici a migliaia o decine di migliaia di dimensioni. La questione sta nella continuità delle ricerca delle soluzioni da parte dell’AI generativa a fronte dell’intrinseca discontinuità della conoscenza fattuale: cambio un carattere e il vero diventa falso. Caratteristica molto paventata proprio da coloro che l’AI generativa la costruiscono.
La distopia degli oligarchi dell’AI L’AI non è intelligente. È straordinariamente utile in mano a chi sa come funziona e sa quello che vuole fare. Gettata in pasto alle folle genera una distopia che manco Huxley e Orwell. Vediamo perché.
Mettiamo in fila i problemi dell’AI generativa La pressione mediatica è tale da rappresentare nell’immaginario collettivo l’AI come un nuovo interlocutore, monolitico, immanente e pervasivo, al punto da scatenare reazioni ancestrali, sospese fra la curiosità per il nuovo e la paura dell’incognito. Poco e nulla di razionale.
Piccola guida al Transformer Explainer Il Transformer Explainer è una bellissima demo che illustra il funzionamento del Transformer, mattone fondamentale di tutti i Large Language Model.
Claude Code: entusiasmo e qualche angoscia Un esperimento interessante con l’agente Claude Code. Ma chi pagherà il conto? Prossimi articoli (i titoli magari cambieranno un po’):
Il collasso della conoscenza Anche questa molto paventata conseguenza proprio da coloro che l’AI la costruiscono — Chomski l’aveva intuita al volo. Gli algoritmi statistici del ML per loro natura vanno a cercare le concentrazioni, quindi le convergenze, perdendosi, anche qui strutturalmente, le divergenze, che sono invece il propulsore del pensiero umano.
Ma che lingua parla l’AI? Anche questo è un fatto molto paventato proprio da coloro che l’AI la costruiscono, soprattutto da quelli non anglofoni. Proveremo a seguire le tracce delle parole — molto da lontano — per capire cosa succede alle parole non inglesi nella “mente” dell’AI. Non so quanto ci capiremo ma potrebbe aiutarci a familiarizzare meglio con gli spazi semantici — che insisto, mi sembrano il nocciolo della questione. E forse ci aiuterà a capire come l’AI sia uno strumento ancora più potente di neocolonizzazione — detto da uno che decisamente non è anti-americano. Dovremmo comunque capire che lavorare in italiano con l’AI vuol dire rallegrarsi delle perline colorate.
Grazie per questo corso, Andreas.
Ho trovato poco fa “L’AI Act inclusivo della disabilità: la guida EDF per un’intelligenza artificiale che non lasci indietro nessuno” di Roberto Scano. Promettente ma migliorabile. Vedi in particolare l’esempio di bias che dà:
“Uno studio del 2021 ha mostrato come un filtro anti-odio su una piattaforma sociale bloccasse la parola cieco, considerandola troppo negativa, ma lasciasse passare termini ben più offensivi. Le persone cieche non potevano parlare della loro vita. Questo è il bias in azione, e accade ogni giorno.”
Grazie per questo corso, Andreas.
Ho trovato poco fa “L’AI Act inclusivo della disabilità: la guida EDF per un’intelligenza artificiale che non lasci indietro nessuno” di Roberto Scano. Promettente ma migliorabile. Vedi in particolare l’esempio di bias che dà:
“Uno studio del 2021 ha mostrato come un filtro anti-odio su una piattaforma sociale bloccasse la parola cieco, considerandola troppo negativa, ma lasciasse passare termini ben più offensivi. Le persone cieche non potevano parlare della loro vita. Questo è il bias in azione, e accade ogni giorno.”