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Vent’anni di peregrinazioni didattiche — Indice ragionato del blog (2007–2026)

Questo post è un indice ragionato generato da Claude (Anthropic). Ogni sezione sintetizza una stagione o un tema del percorso dal 2007 ad oggi, con i link ai post principali. Ultimo aggiornamento maggio 2026.

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Approfondimenti sull’AI – Introduzione

Quello che nel mio piccolo sto cercando di fare è di consentire, anche a coloro che sono in poca confidenza con le matematiche, di comprendere un po’ più in profondità alcuni elementi essenziali che sostengono l’AI, in modo da rendersi conto della natura dei problemi che l’affliggono ed essere un po’ più consapevoli di quello che fanno quando ci si avvicinano.

Mi ha spinto non poco in questa imprevista ma divertente avventura constatare la dissonanza fra gli sforzi e le preoccupazioni di coloro che studiano, progettano e programmano l’AI e la proliferazione di “esperti” che propongono corsi a destra e a manca, anche in campi nei quali occorrerebbe la massima prudenza, come quello della formazione, soprattutto dei giovani.

Agisco principalmente 1) studiando articoli scritti da specialisti dell’AI, cioè di coloro che la stanno facendo; 2) recuperando vari attrezzi del precedente mestiere di ricercatore che utilizzavo in tutt’altri campi (nemmeno così lontani, mi sto rendendo conto) e 3) scaricando e provando vari LLM o parti di essi, non per mettere su qualcosa ma per toccare con mano alcune delle cose che studio.

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AI: a che punto siamo e cosa ci racconteremo

In autunno ci saranno altri incontri con i cittadini. Un amico mi chiede se non sia noioso ripetere sempre lo stesse cose. Tranquilli, qui è impossibile ripetersi. Quanto scritto e detto sinora continua a valere ma molte cose sono cambiate, nel giro di nemmeno un anno. Qualche problema è stato risolto, o ragionevolmente mitigato, ma al prezzo di generarne altri, magari più complessi. Gli argomenti non mancano. Riassumiamo i principali, a beneficio di chi vorrà partecipare ai prossimi incontri.

Finora qui si è parlato principalmente di LLM (Large Language Model), i motori “pensanti” dall’AI, e di chatbot, le interfacce che li fanno usare. Quasi tutti i problemi discussi erano inerenti alla natura degli LLM e in quanto tali non sono cambiati. Nuova è l’infrastruttura software che è stata aggiunta a mo’ di esoscheletro per rendere gli LLM più prevedibili e sicuri. Le magagne degli LLM sottostanti non sono sparite ma in molte applicazioni si sono ridotte sostanzialmente. Così sono nati strumenti come Claude Code, per lavorare localmente su codice e dati, e una moltitudine di “agenti”, entità software alle quali affidare compiti complessi. Usati accortamente sono utilissimi. A livello personale possono cambiare sostanzialmente il rapporto con il computer, purché si sappia esattamente cosa si vuole ottenere e si impari a collaborare con l’agente. Molto diverso da fare domande in libertà. Potremo fare una casistica degli impieghi possibili. Naturalmente tutta questa potenzialità viene con nuovi rischi. Al margine di tutto ciò, è proprio il successo di Claude Code ad avere spinto Anthropic al primo posto della classifica, portandosi alla valutazione di mille miliardi di dollari, superando così OpenAI, in questi giorni un po’ in affanno. Ma a ottobre chissà…

Sono di questi giorni le notizie su “agenti esperti in sicurezza” di OpenAI usciti dalla “gabbia” dove si dovevano esercitare, finendo col bucare le difese informatiche di qualche azienda. La portata di questi rischi non è ancora chiara. Per il momento il fatto ha messo in subbuglio sia gli staff delle aziende di AI che i governi.

Altro problema generato dall’evoluzione agentica è l’esplosione dei token, le parole o spezzoni di parole generate dagli LLM. Per funzionare gli agenti “pensano” molto, generando valanghe di token. Da principio il numero di token generati dagli impiegati nel loro lavoro veniva considerato un indicatore di produttività, e il TOKENMAXXING era diventato un obiettivo delle aziende che incoraggiavano a massimizzare l’uso dell’AI, sperando di incrementare la produttività e magari sfoltire un po’ i ranghi dei lavoratori. Ma l’incantesimo è durato poco — mesi? A fronte dell’esplosione delle utenze professionali i produttori di AI (Anthropic ecc.) si sono resi conto che con gli abbonamenti mensili avrebbero subito perdite pesanti e quindi sono passati istantaneamente al cottimo: ora, per i modelli più prestanti si paga a numero di token invece che a tempo. A loro volta, le aziende utenti si sono accorte che con queste nuove modalità di pagamento sarebbero state loro a fallire. Emergono così tecniche per non sprecare token e giocolare con modelli diversi. Nei forum degli sviluppatori software domina lo sclero, fra il martello delle specifiche di progetto e l’incudine del budget che limita i token. Tutto evolve molto in fretta e si dura sempre più fatica a distinguere progresso da incasinamento generalizzato.

Nebbia fitta sul fronte del lavoro. Ci sono aziende che hanno iniziato a potare la forza lavoro per poi accorgersi di non guadagnarci granché, anzi delle volte di dovere addirittura riassumere. Sicuramente certi tipi di mansioni verranno o sono già assorbite dall’AI ma in compenso occorrono nuove competenze perché pare sempre più chiaro che l’uso proficuo dell’AI richieda molto pensiero di buona qualità, pensiero umano intendo. Comunque le notizie si avvicendano frenetiche e contrastanti. Che è un problema di per sé, perché l’incertezza non piace a nessuno, specie in materia di lavoro.

Nel frattempo la black box rimane black e la cosa turba molti. In particolare si spende molto Anthropic con il suo Interpretability Team. Una ventina di specialisti che da oltre un lustro si avventurano per foreste di centinaia di miliardi di nodi alla ricerca di “circuiti” che evochino i meccanismi del pensiero. Dove il problema principale sono i circuiti perché chi ci dovrebbe dire quali sono i circuiti da cercare? I neuroscienziati ovviamente. Peccato che anche loro siano alla ricerca dei circuiti del pensiero, quelli biologici. Si va quindi ancora molto per congetture. Comunque esilarante: lo stesso Amodei (CEO di Anthropic) ammette di avere realizzato uno strumento straordinario ma purtroppo non abbiamo idea di come faccia a funzionare. Pare il destino dell’uomo del terzo millennio: creare tecnologie e teorie eccellenti in cui non ci raccapezziamo. Vedi il caso della meccanica quantistica (prima o poi ne parleremo).

Sul fronte “notizie in libertà”, la spettacolarizzazione mediatica di ogni risultato è nefasta, in particolare in campo scientifico. Per fare un esempio, molta ricerca in matematica e fisica teorica richiede defatiganti e tediosissimi calcoli, oppure ricerca di soluzioni in spazi troppo grandi per essere esplorati umanamente. Questi sono compiti perfetti per l’AI contemporanea. Gli scienziati ne sono tutti contenti e anche noi lo siamo. Evviva gli strumenti utili. Ma ciò non ha niente a che vedere con il guizzo di fantasia matematica che collega mondi ritenuti remoti, che sempre attiene alla ricerca dell’improbabile. Come il caso della scoperta strombazzata qualche mese fa con titoli tipo “l’AI capisce la fisica teorica”, dove poi se si va a leggere l’articolo originale si scopre che l’AI è stata usata per esplorare lo spazio delle possibili formulazioni di un problema molto ben circostanziato dai fisici, che sono quelli che la fisica la immaginano e la narrano — che è tutt’altra roba: la mente dello scienziato è guidata dall’immaginazione, non dalla mera giustapposizione di concetti probabili.

Questi i temi principali ma figuriamoci se non appare altro nel frattempo!

Oltre le istruzioni


“Una farfalla, mille apprendimenti, Maria Scognamiglio, lavoro eseguito con Pencilcode — Scienze della Formazione Primaria, Università Suor Orsola Benincasa, Napoli.

Nel Laboratorio di Tecnologie Didattiche non si fanno ricognizioni dell’esistente, tantomeno delle ultime grida del mercato. Il laboratorio mira invece ad attivare negli studenti la confidenza nelle proprie capacità al fine di affrontare autonomamente e creativamente le nuove tecnologie che incontreranno lungo il loro cammino.

È giocoforza, nello spazio angusto di 3 crediti, concentrarsi sull’impiego di pochi strumenti con i seguenti principi: pavimento basso e soffitto alto (Seymour Papert) per iniziare facilmente ma senza porre limiti alla fantasia nel seguito; costo nullo o minimo per un atteggiamento realmente democratico (vedi articoli 3 e 34 della Costituzione in materia di accesso alla formazione); minima obsolescenza del software, massima indipendenza da mercanti e provider.

Da qui la scelta di LibreLogo, un’implementazione di Logo all’interno del word processor Writer di LibreOffice, software libero e quindi accessibile a chiunque e su qualsiasi sistema operativo. Per questi e altri motivi lo preferiamo a altre modalità in voga più “accattivanti”. In realtà, quando gli studenti si immergono nel lavoro capiscono quasi sempre la posizione e la condividono.

Ma non sempre, delle volte anche per motivi oggettivi relativi al proprio computer o per altre ragioni personali. Non è un problema: lasciamo loro la libertà perché l’obiettivo non è l’uso di uno strumento specifico, per preferibile che esso possa apparire, ma la visione che ne sottende l’uso, quella che conduce allo sviluppo del pensiero, del pensiero matematico, quindi anche del pensiero computazionale. Consapevoli di questo indichiamo sempre delle alternative.

Ecco, Maria Scognamiglio ha fatto proprio così. Ha utilizzato Pencilcode, un’implementazione di Logo diversa da LibreLogo. Per spiegare il valore del suo lavoro, individuiamo tre criteri di valore crescente nella valutazione:

  1. Lo studente ha riprodotto le procedure esemplificate dal docente, seppur con obiettivi scelti in autonomia? No, Maria non ha utilizzato il software impiegato negli esempi.
  2. Lo studente ha conseguito un obiettivo scelto in autonomia, impostando i problemi ad un livello di astrazione indipendente dal software usato per lo sviluppo? Sì, ha mostrato di sapere risolvere i problemi in un ambiente diverso da quello usato dal docente.
  3. Lo studente ha raggiunto una competenza sufficiente per vedere nella programmazione uno strumento creativo e non meramente tecnico? Sì, lo scrive esplicitamente lei stessa: “Ho capito che il coding non serve soltanto a programmare o a disegnare figure geometriche, ma può diventare anche uno strumento espressivo attraverso il quale raccontare emozioni, esperienze e ricordi. È un linguaggio diverso da quelli a cui siamo abituati, ma capace di dare forma alle idee con la stessa efficacia di un disegno o di un testo.

Ovviamente un lavoro che abbia soddisfatto tutti e tre i criteri viene considerato ottimo. Ma soddisfare i secondi due criteri senza il primo conduce all’eccellenza.

Non solo rete: eventi in presenza

Ho aggiornato la pagina degli eventi dove mi confronto con i cittadini, che è una cosa diversa dal confronto con gli studenti nei corsi universitari. Vanno bene entrambe le cose ma quello universitario è un ambito protetto dove, malgrado tutti gli sforzi che si possono fare, il più protetto è sempre il docente. Invece i confronti con la cittadinanza si giocano senza rete e poche regole, e questo mi piace molto.

I temi sono 1) intelligenza artificiale (di cosa parleremo), 2) tecnologie, matematica, scienza, arte per la scuola, 3) accoglienza e “aiuto a casa loro” (Fattoria Moyo). Prevale l’intelligenza artificiale per via della pressione mediatica ma l’impegno su questi temi è lo stesso.

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Cosa c’entra la Fattoria Moyo in Congo con i campesinos ecuadoriani?

Cosa hanno in comune gli agricoltori di Tshimbulu in Congo con i campesinos di Salinas de Guaranda in Ecuador? I contesti sono davvero diversi ma la povertà è la stessa, e con essa l’apparente impossibilità del riscatto sociale. Esistono però testimonianze che dicono il contrario, come quella del progetto di “microfinanza campesina” che Bepi Tonello ideò a Salinas. In questa riflessione ci domandiamo quanto tale modello possa essere esportabile nella Fattoria di Moyo di don Martin Bakole.

Ce la prendiamo con calma, per cercare di capire bene il contesto, nella speranza di raccogliere idee o suggerimenti.

Molte domande.


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L’AI non è piovuta dal cielo (su Cultura Commestibile)

Con questo articolo inizio la collaborazione con il settimanale online Cultura Commestibile. Pubblicherò i testi qui ma invito a visitare la rivista, dove ci sono molti altri articoli interessanti.


Clicca l’immagine per scaricare il PDF della rivista
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Moyo: la fattoria della vita

Don Martin Bakole è il prete della parrocchia dove vivo, ma è anche la persona che si adoperò straordinariamente per la “Scuolina” di Poggio alla Croce a beneficio dei migranti che vi erano approdati e di altri che ne avessero potuto trarre profitto (qui la storia).

Ma Martino ha anche un altro popolo di cui farsi carico, il suo, che non ha mai abbandonato. Pare giusto provare ad aiutarlo. In fondo una scheda sintetica del progetto (vai subito alla scheda). Intanto guardate questi video: è un po’ come tornare con i piedi per terra.

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Incontro con i cittadini a Bagno a Ripoli

Incontro con i cittadini del comune di Pelago

AI: incontri con i cittadini

Il laboratorio di AI Ma ci sei o ci fai? presso la Libera Università Valdisieve e Valdarno (LUVV) ha dato corso ad una serie di nuove iniziative nei territori dei comuni di Pelago, Pontassieve, Bagno a Ripoli e Figline e Incisa Valdarno.

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