Con questo articolo inizio la collaborazione con il settimanale online Cultura Commestibile. Pubblicherò i testi qui ma invito a visitare la rivista, dove ci sono molti altri articoli interessanti.

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Il laboratorio di AI Ma ci sei o ci fai? presso la Libera Università Valdisieve e Valdarno (LUVV) ha dato corso ad una serie di nuove iniziative nei territori dei comuni di Pelago, Pontassieve, Bagno a Ripoli e Figline e Incisa Valdarno.
Continua (3 minuti)Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Claude Code è un agente: non genera solo testo ma fa cose. Gli agenti impiegano LLM per generare testo ma hanno anche altre componenti perché l’azione richiede determinismo. Funzionano molto bene, se i compiti sono ben definiti e non troppo complessi. Per un boomer cresciuto con il terminale, Claude Code è uno sballo: l’antico nel futuro. Esilarante da rischiare di diventarne dipendente. Potrebbe essere un problema? Ma soprattutto, chi paga il conto? In parte noi, quando scopriamo che dopo averci fatto venire la voglia tocca pagare per continuare. In realtà il conto è assai più salato. L’utenza esplode e le big tech faticano sempre più a tenere il passo con la domanda. Gli investimenti gonfiano ma i ritorni per ora languono. Il fabbisogno di energia generato dall’AI incide sulla distribuzione, amministrazioni locali e cittadini iniziano ad opporsi. E tutto questo avviene soprattutto in America, che è un’altra parte ancora del problema. A quando un minimo di stabilità?
Continua (15 minuti)Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Da molto tempo avvertivo il bisogno di mettere ordine in questo blog dove ho disordinatamente accumulato ricordi e pensieri intorno a tante esperienze didattiche, sia come docente che discente. Ma la pigrizia e l’infantile desiderio di tuffarsi sempre nella prossima avventura me l’hanno sinora impedito, anche perché la mole crescente del materiale (1’186 post dal 2007 ad oggi) mi faceva passare sempre più la già scarsa voglia. Diciamo che ci avevo rinunciato, ma non avevo previsto l’arrivo dell’AI!

Ebbene, visto che il più delle volte passo il tempo a segnalare trappole e disfunzioni dei Large Language Model ecco invece una storia positiva. Chiariamoci: non sono “contro” l’AI. Mi concentro sulle criticità per contrappeso ad una narrativa dominante distorta e alla percezione comune dell’AI quale intelligenza altra e fonte di riferimento primaria, che è il modo peggiore per affrontarla. Con questo articolo inizio invece a documentare casi d’uso interessanti, prendendo le mosse proprio dal tentativo di recuperare il filo d’Arianna di questo blog.
Continua (15 min)Questo è il passaggio che nella sua relazione finale Simona Assunta Felice, studentessa di Scienze della Formazione Primaria, ha dedicato alle attività laboratoriali dove abbiamo adoperato l’intelligenza artificiale.
Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Abbiamo messo alla prova l’Intelligenza Artificiale (ChatGPT e simili) chiedendole di risolvere gli stessi problemi di LibreLogo che avevamo affrontato noi in aula.
Vedere l’AI scrivere in tre secondi netti, con una facilità disarmante, lo stesso codice che a me aveva richiesto due ore di sudore, è stato umiliante. Mi sono sentita improvvisamente obsoleta. Mi sono chiesta con angoscia: “Ma se una macchina lo fa meglio e più velocemente, allora io a che servo? Qual è il valore del mio sforzo?”. Poi, però, abbiamo iniziato ad analizzare i risultati con occhio critico, ed è emersa la verità. L’AI, nonostante la sua velocità, a volte “allucinava” in modo bizzarro.

Un laboratorio con i cittadini presso la Libera Università Valdisieve e Valdarno. Sette incontri tutti i mercoledì dalle 17 alle 19 a partire dal 7 gennaio. Inevitabile discutere di intelligenza artificiale, anzi soprattutto, considerando che sta divorando tutti gli spazi possibili. Ciò nonostante cercheremo di allargare l’orizzonte per riflettere su come ci siamo trasformati da vent’anni a questa parte. L’avvento dell’intelligenza artificiale è recente e dirompente ma ci ha trovati “pronti”, cotti a puntino. Gli incontri saranno dialogati e il filo conduttore sarà fatto di domande che ci porremo a vicenda. Cercheremo di capire quanto siamo consapevoli delle implicazioni di gesti quotidiani che diamo per scontati, naturali quindi innocui. Com’è che consumando ossessivamente merci, informazioni, di tutto, finiamo con essere noi la merce? Com’è che credendo di essere in controllo, artefici del nostro destino, scopriamo di essere invece manipolati e vulnerabili? Come difendersi da un simile maleficio? Non ci sono ricette magiche ma sicuramente un primo tentativo utile è cercare di sapere: individuare contesti e relazioni causali, ove possibile. Non mera informazione ma comprensione, studio.
La dimensione laboratoriale si realizzerà attraverso uno strumento di partecipazione real-time e gli smartphone degli astanti ma anche con un atteggiamento flessibile che consentirà diversioni e approfondimenti imprevisti.
Ecco il resoconto dell’incontro con un centinaio di adolescenti su tecnologia, intelligenza artificiale, affettività, di cui dicevamo qualche tempo fa (27.11).
Inserisco anche questo articolo nella serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Il progetto “Lazzaretto Hospes 2025-2026 Lo hai mai fatto? Parliamo d’amore”, patrocinato da Unesco, prende le mosse dal Dossier L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo? pubblicato il 12 febbraio 2025 da Save the Children. È costituito da una serie di 5 incontri con un centinaio di studenti di due scuole secondarie di Napoli che si svolgono presso la Sala del Lazzaretto dell’ex Ospedale di S. Maria della Pace:
In questo articolo si riassumono i risultati del secondo incontro, dedicato all’impiego delle tecnologie.
Continua (20 min)Scrivo questo articolo per via di un evento dove dovrò confrontarmi con un centinaio di adolescenti su tecnologia, intelligenza artificiale, affettività. In fondo una sintesi del progetto e la mia lettera agli studenti.
(no, non mi sento preparato)
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