L’escalation totalitaria russa avanza a grandi passi

È una notizia molto grave. Meduza, la testata giornalistica indipendente russa, costretta, insieme a Novaja Gazeta, ad operare all’estero è stata “promossa” nella paranoica classificazione della nomenclatura russa. Se fino a due giorni fa era definita “agente straniero” costringendo di fatto l’agenzia ad operare all’estero, ora è diventata una “organizzazione indesiderata”. Se il primo status aveva comportato la necessità di finanziarsi unicamente attraverso il crowdfunding all’estero, quello di “organizzazione indesiderata” comporta la certezza che chiunque collabori con essa, a qualsiasi titolo, sia perseguibile penalmente dall’autorità giudiziaria russa. Metto qui sotto la traduzione del messaggio inviato ieri da meduza ai propri sostenitori.

In Russia la dissidenza è soffocata ma c’è, pervasiva e crescente, eroica. Di quella dovremmo cercare informazioni e quella dovremmo sostenere, in tutti i modi possibili.

Cari, tanti, amici con cui ho condiviso sogni e avventure: vi siete messi dalla parte sbagliata della storia. Tragicamente sbagliata.

Leggi il messaggio di Meduza (3 min)

Il primo compito ricevuto dagli studenti di Napoli: o’ Vesuvio!

Francesca Lenci ha inaugurato la serie dei lavori degli studenti di Suor Orsola Benincasa e, senza sapere di essere la prima, l’ha fatto con il simbolo per eccellenza di questa mitica città.

Nel fare il suo lavoro ha applicato, in mutato contesto, le raccomandazioni di Orwell: togliere dal testo tutto ciò che non è indispensabile per l’essenza del messaggio.

Francesca era partita così:

Così, ho deciso di stendere un prato affianco “O’ Mare” che potesse ospitare quei simboli che un po’ per tutti rappresentano Napoli: A’ Pizza Margherita, O’ Curniciello, O’ Mandulino, Pullecenella, e per ultimo (ma forse il simbolo più bello della mia città) il padrone del cielo, colui che si specchia ogni giorno nel nostro mare, O’ Sole (che ho scelto di rappresentare con lo stemma della SSC Napoli, dato che i napoletani sono super tifosi). Nel rispetto della mia sanità mentale scelgo di abbandonare il lavoro per il momento, lo riprenderò in seguito.

Per poi concludere:

Ho ripreso il logo con un po’ di calma. Ho cancellato Pulcinella (più lo guardavo e più mi convincevo di quanto fosse brutto) e sono passata a disegnare il sole ovvero lo stemma della ssc Napoli. Appena finito mi sono resa conto che mi piaceva tanto la semplicità di quello che avevo realizzato e che, a volte, “tanto” è sinonimo di “troppo”. La semplicità sta nelle piccole cose, noi napoletani siamo famosi in tutto il mondo perché possediamo l’antica arte dell’arrangiarsi, ci accontentiamo di poco perché sappiamo bene che in realtà, sono le piccole cose ad avere un grande valore. E poi diciamoci la verità, io tutte quelle cose non le sapevo proprio fare, mi venivano brutte! Quindi meglio poco ma buono che tanto ma approssimato. Ed io oggi sono felice così, con la consapevolezza che mi sono impegnata al massimo e che ho portato a casa il risultato anche se non era quello che pensavo all’inizio. Sono felice di aver partecipato a questo corso perché mi ha dato modo di conoscere tanti lati di me, bisticciarci per poi fare amicizia, incoraggiarli, sostenerli, capirli, accettarli ed accettarmi e questo è il regalo più bello che potessi ricevere questo Natale.

Siamo fottuti, a questo punto

Dicono i russi pensanti (coraggiosi)

L’ho detto tante volte: è dentro alla Russia che bisogna guardare, anziché perdersi dietro alle panzane di esperti da salotto, giornalisiti egomaniaci e politici prezzolati. I mezzi ci sono ma l’incapacità di uscire dal proprio orto è angosciante, pure da parte di vari (apparentemente) eruditi. Tante persone (ancora apparentemente) molto istruite mancano di visione sistemica e tendono a leggere i fatti del mondo nello stretto cono di luce delle proprie competenze. Sì, questo riguarda tutti, compreso il sottoscritto, ma è qui che alle eventuali competenze andrebbe accompagnata l’umiltà e la prudenza che caratterizza il sapiente vero. Da qui l’indicazione: sentenziare meno e studiare di più. Il che vuol dire non ristudiare ciò che già hai conosciuto e che ormai costituisce la tua comfort zone ma insistere a cercare fuori, dove è più scomodo e magari sgradevole. La conoscenza comporta fatica. In fondo metto qualche riferimento.

Continua (15 min)

Fermare il tempo

Capita che un tuo studente centri il senso profondo di ciò che non avevi osato dire esplicitamente: le cose importanti meglio lasciarle sottintese onde non vadano diluite nel troppo detto — il mal d’Accademia, il troppo detto. È vero, si rischia che vadano perse lo stesso perché non intese affatto, ma se saranno colte persisteranno nella memoria.

Perché la scommessa di questo laboratorio, inaugurato sei anni fa, fu proprio questa: fermare il tempo, per riflettere, per costruire qualcosa di proprio in modi mai provati prima. Un’idea di laboratorio che fosse un laboratorio vero, dove scoprire il valore dell’errore, della collaborazione, della molteplicità dei modi per giungere alla soluzione. Un’idea di laboratorio fuori dalla dicotomia presenza-online. Un’idea di valutazione vera, profonda, accurata. E un’idea di rispetto dell’altro, dei suoi modi e dei suoi tempi.

Dal diario di Erika Vannacci, studentessa di Scienze della Formazione Primaria 2022/23:

Continua (5 min)
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