Una precisazione sulla mia posizione rispetto alle “telematiche”

Qualche tempo fa mi è capitato di fare il retweet di una notizia concernente le università telematiche:

Diverse persone, fra cui vari amici, mi hanno fatto notare la contraddizione insita nel fatto che io da anni, precisamente dal 2007, collaboro con una delle 11 telematiche italiane, precisamente la Italian University Line. Spiego.

Qual è la notizia? Si tratta della proroga approvata dal ministro Valeria Fedeli dell’applicazione di nuove regole alle telematiche come predisposto in un decreto firmato dal ministro Stefania Giannini il 12 dicembre 2016. L’aspetto più rilevante di tale pacchetto consiste nell’imporre agli atenei telematici proporzioni studenti-docenti analoghe a quelle in vigore per gli atenei convenzionali. Una difformità largamente denunciata da tempo da tutti gli organi di informazione: attualmente, nelle telematiche in media ci sono 90 studenti per docente mentre negli atenei convenzionali tale rapporto è di 30 a uno; ma se si considerano solo i docenti di ruolo il rapporto medio nel caso delle telematiche sale addirittura a 320 a uno.

Quindi confermo: quella è una pessima notizia.

Per la IUL la situazione è diversa. In primo luogo i docenti sono tutti professori dell’Università di Firenze o ricercatori e specialisti di Indire, quindi si parla di un corpo docente altamente qualificato. Poi ogni docente è affiancato da un tutor in tutte le attività di insegnamento. Infine, ad oggi, il rapporto fra studenti e docenti vale 6 e quello fra docenti e tutor vale 7.

Poi, io penso molte altre cose in materia di didattica online nelle università, telematiche e convenzionali. E non sono buone, per quanto concerne lo stato delle cose. Tendo a mettere in evidenza i problemi perché mi piace provare a immaginare il futuro. Ne ho scritto in un articolo apposito sul periodico Studi sulla Formazione: La tortuosa via della didattica online nell’università. Inutile ripetersi qui.