Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Qualche tempo fa ho avuto il piacere di confrontarmi con 25 giovani docenti universitari sudafricani sui temi delle OER e dell’intelligenza artificiale in una settimana di formazione (26-30 maggio) che ha avuto luogo a Firenze nell’ambito del progetto europeo Ted-SOEP: Transforming STEM teacher education in South Africa through Self-Directed Open Educational Practices.
In un periodo nel quale mi sentivo molto insoddisfatto della mia attività di insegnamento, ebbi una sorta di folgorazione partecipando nel 2007 a uno strano corso online inventato da un professore della Utah State University, David Wiley. Il corso era aperto a chiunque, bastava iscriversi in una pagina wiki, dichiarando nome, cognome, email, eventuale affiliazione e indirizzo di un blog. Sì, occorreva avere un blog che sarebbe servito come una sorta di quaderno magico. Anche il docente avrebbe adoperato il proprio blog per scrivervi gli assignment, uno ogni settimana. I partecipanti dovevano andare a studiare le risorse indicate dal prof, scrivere le proprie riflessioni ciascuno sul suo blog ma anche andare a commentare i post degli altri partecipanti.
Fu una grande introduzione perché consentì agli “studenti” sparpagliati nel resto del mondo di rendersi conto che OER non sta solo a significare gratuità delle risorse didattiche ma soprattutto un modo di porsi nei confronti della relazione fra discenti e docenti, e del ruolo dell’education nella società. In quel blog che nel 2007 adoperai come un quaderno di scuola nuovo ho poi annotato tutte le avventure didattiche e mi ha accompagnato per tutto il tempo. È questo.
La collega Maria Ranieri per convicermi a contribuire, mentre per mera pigrizia nicchiavo, disse “Ma tu sei una OER!”. Aveva colto nel segno, conoscendo i suoi polli. Sì perché si è immediatamente attivata la memoria dell’insegnamento di tutti questi anni, dove tante iniziative e innovazioni (vedi le slide) sono scaturite grazie alla forza propulsiva di quell’esperienza. Alla luce di questo percorso risuonano perfettamente le Self-Directed Open Educational Practices nel titolo del progetto.
È stato interessante discutere dell’impatto di Open Educational Practices e OER in tanti territori del Sudafrica difficili da raggiungere, scarsi di corrente e comunicazione. Sarebbe però un errore pensare che siano problemi loro. Anche dalle nostre parti ci sono territori svantaggiati, famiglie in difficoltà. La Costituzione Italiana se ne occupa, ai fini dell’istruzione, negli articoli 31 e 342, dai quali prendiamo
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (Art 3)
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi (Art 34)
Alla luce di questo il software libero, come altre OER, dovrebbero occupare un posto preminente nella scuola pubblica. Purtroppo le OER sono di fatto inesistenti. Livello percepito zero.
Non è solo questione di denaro. Le OER non sono aperte in quanto gratuite ma in quanto parte di una visione etica, basata su valori quali accessibilità, condivisione, collaborazione. Il caso del software libero è esemplare. Introducendolo nelle scuole si insegnano implicitamente questi valori. Si insegna inoltre che anche tu lo puoi fare, perché il software libero è scritto da persone come te, basta impegnarsi.
Scambiare open per gratuito è un errore. Iscriversi a un social sembra gratis perché non c’è da pagare nulla. In realtà il prezzo è alto ed è costituito dalla propria identità, usi, costumi e vizi inclusi, che invece un valore economico ce l’hanno eccome. Se per incanto tutti i membri di un social se ne andassero questo sparirebbe come una bolla di sapone. Non importa se quotato al Nasdaq. Il valore non è solo economico, ma politico. I social sono uno straordinario strumento di controllo e manipolazione. Le aberrazioni di Elon Musk hanno reso la cosa plateale ma vale per tutti. Strumento in mano a pochi, di pochi paesi al mondo, ma che impatta su tutto il resto.
Inevitabile volgere il pensiero all’AI. Open? Certo, costa niente. Educational? Difficile trovare uno studente che non la usi. Resource? Se non è una risorsa questa… Quindi, senza dubbio, l’AI è una OER.
Purtroppo no. Se i social sono uno strumento di dominio, l’AI lo è all’ennesima potenza.
Riassumiamo i problemi dell’AI (riferimenti nelle slide 27-36): può infilare una falsità ovunque senza preavviso; distorce il discorso pubblico su questioni non dicotomiche; crolla facilmente su problemi da scuola primaria; addestrata su più del 90
L’AI non è una OER.
- Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. ↩︎ - Art. 34
La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso. ↩︎