Dopo una ventina d’anni che insegno mi sono reso conto che quando devo affrontare una nuova classe di studenti non penso subito a contenuti o competenze ma mi pongo delle domande.
Come posso generare emozioni in queste persone? Come generare un contesto che attivi l’attenzione? Come faccio a stimolare l’iniziativa? Come creare condizioni per poter commettere errori e lavorarci sopra? Come indurre le persone a collaborare? Come far sì che i primi aiutino gli ultimi? Come creare occasioni di consolidamento? Come demolire le pareti della disciplina?
Ovvio che contenuti e competenze siano importanti ma solo quali ingredienti. Quello che mi interessa veramente è come accomodare i contenuti in modo che vengano fuori delle risposte a quelle domande.
Se ci riesco? Niente affatto. Solo delle volte, a qualche domanda un po’ meglio ad altre peggio o per nulla. Però sempre quelle stesse domande mi pongo. E il successo del corso dipende dalle risposte che trovo.
Come le bottiglie e i vasi che Morandi ridipingeva ossessivamente in contesti di poco diversi alla ricerca dell’essenza delle cose, nascoste sotto le loro immagini convenzionali.