Esami – #loptis

Questo laboratorio è esposto al pubblico dominio e vi può partecipare chiunque. Questa è la sua ricchezza. Ma la tempo stesso, capita che vi vengano ospitati dei corsi istituzionali. Ecco che, in prossimità delle date degli appelli, gli “studenti istituzionali” inizino a scrivere chiedendo – Ma che succederà all’esame?

Tanto vale che risponda una volta per tutte, nel modo che segue.


Nella nostra visione della formazione gli esami giocano un ruolo del tutto marginale, in questo tipo di corsi se ne potrebbe fare tranquillamente a meno.

Tutto ciò che vedete accadere è immaginato per smuovere le persone, per indurle a studiare e a tradurre subito in azioni pratiche ciò che hanno studiato, al fine di acquisire competenze che siano effettivamente riutilizzabili. Potremmo dire: impara a fare a qualcosa, non importa cosa – entro certi limiti – purché tu la sappia mettere a frutto nella tua realtà.

Si cerca quindi di creare situazioni in cui la gente sia costretta ad agitarsi, a inventarsi qualcosa da fare. La varietà e vaghezza delle indicazioni procedurali è voluta, in un disegno dove lo smarrimento iniziale è necessario alla generazione dell’atteggiamento psicologico corretto – positivo, fattivo, creativo. Si cerca di incuriosire, centellinando stimoli variegati che possano avere un senso nel contesto dell’insegnamento.

Non si vuole però che gli studenti anneghino in qualche stagno di microcompetenze effimere – lo stagione cambia sovente di questi tempi, magari domani, là in quel secco, ci sarà uno stagno nuovo e questo qui sarà invece già scomparso. No, nella nostra visione le competenze tecnologiche si inquadrano in un atto formativo di natura umanistica. Le competenze devono sempre essere tese alla valorizzazione e alla crescita dell’uomo, devono essere collocate in un paesaggio etico ben definito, devono essere sostenibili nel tempo e autorigeneranti.

Non affogare in uno stagno di microcompetenze, bensì nuotare nell’oceano della conoscenza e dei suoi strumenti in divenire. Il metodo si basa sulla ripetizione di uno schema immersione-emersione, particolare-generale, dettaglio-big picture. Lo schema viene ripetuto ciclicamente, quante volte possibile nei tempi dati, campionando con sufficiente regolarità e ampiezza il dominio della disciplina in questione. Si abdica all’ormai sterile e anacronistico proposito di dare conoscenze preconfezionate e stardardizzate che siano valide per tutti. Ci si propone invece di stendere l’ordito fra particolare e generale, sul quale ciascuno dovrà tessere la propria trama, che dipenderà personalità, preparazione culturale, contesto professionale e obiettivi.

Nello specifico dei corsi istituzionali ospitati in questo laboratorio, al momento dell’esame finale, noi abbiamo tutte le informazioni che servono per l’attribuzione della valutazione richiesta dal sistema. Tecnicamente la cosa è resa possibile dal fatto che in internet le informazioni sono naturalmente persistenti – l’unica accortezza importante sta nell’utilizzare strumenti e codifiche che siano aperti e standard. In quei casi in cui le informazioni si rivelano essere insufficienti per la scarsa attività, molto semplicemente allo studente viene suggerito di proseguire ancora un po’, con le dritte del caso.

Quando invece le attività sono sufficienti o – non raramente – ridondanti, l’esame viene sì svolto nei contesti previsti istituzionalmente, ma anziché essere condotto secondo lo schema usuale domanda-risposta, si risolve in una discussione sugli accadimenti, tesa a fornire ai docenti un feedback utile sull’andamento del corso. In due parole: il proprio voto lo studente se lo fabbrica nel percorso, il voto dell’esame è in realtà un voto dato ai docenti!

Note bibliografiche

Gli ingredienti di una ricetta devono rinascere nel nuovo della pietanza, irriconoscibili seppur necessari. Qui, fra tanti altri, gli ingredienti fondamentali sono:

  1. 40% – una meravigliosa visione: Edgar Morin (2001), “Il Metodo – La Natura della Natura”, Raffaello Cortina Editore (Milano)
  2. 30% – quel legame fra teoria e pratica così raro alle nostre latitudini: Yrjö Engeström (1987), “Learning by Expanding”, Orienta-Konsultit, Helsinki
  3. 15% – vita online: partecipazione come studente al corso CCK08 “Connectivism and Connective Kowledge” dato nell’autunno 2008 da Stephen Downes e George Siemens.
  4. 15% – i feedback degli studenti in 5 anni di ricerca-azione.
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