Fra le fronde


Della blogoclasse vedo quello che si vede di uno scorcio lontano attraverso le fronde di un albero mosse dal vento. Il movimento frammenta la comunicazione, ma forse non è male, per qualche giorno. È come allontanarsi dal disegno per vederne solo i tratti essenziali, senza esser distratti dai particolari. E quello che vedo e mi rallegra del disegno, è che questo è vivo, e va già avanti da se. Forse potrei anche sparire dalla scena. Potrebbe essere avvincente, un giallo nel cyberspazio, dove un insegnante, poco dopo avere dato vita ad una cyberclasse, parte per un piccolo viaggio ma sparisce nel nulla. Che accadrà dunque alla cyberclasse?

E mi viene in mente un articolo, letto di rapina su un foglio trovato lungo strada, dove si parla della recente scomparsa di Vittorio De Seta. Ci sono uomini che si amano anche senza averli conosciuti personalmente, ma solo attraverso le loro opere, le loro parole, magari anche poche parole. Ne leggo alcune:

Una scena deve creare le condizioni affiché qualcosa sia vivente. In Lettere dal Sahara, di cui sono protagonisti un gruppo di immigranti senegalesi, a un certo punto c’è una scena ambientata in un casolare abbandonato dove arrivano degli amici musicisti a trovarli.
Mi sono reso conto che era del tutto inutile scrivere le battute, lo sapevano loro cosa fare. Hanno improvvisato e la scena è diventata una riunione vera fra amici. L’importante è creare la situazione.

Prendo uno specchietto, e provo a riflettere indietro un di quei raggi che mi arrivano attraverso le fronde mosse dal vento.