Un vecchio post sulla questione del rispetto, resuscitato dopo la riunione online di ieri


Come ho scritto nel post precedente, recupero delle considerazioni che avevo fatto in un vecchio post sul tema del rispetto. Lo riporto pari pari qui, perché la susseguente discussione aveva poi preso un altro filone, che non è quello che mi interessa ora.

veneziabarcamp (1)Il mio caro amico maialinporcello [mio ex studente] in un commento al post precedente mi chiedeva com’era andata al BarCamp di VeneziaCamp. Rispondo brevemente, poi però colgo l’occasione per approfondire un pochino una questione che mi ha sempre turbato parecchio.

È andata molto meglio della maggior parte dei tanti convegni ed eventi ai quali ho partecipato in passato. Ho conosciuto persone che fanno cose interessanti e mi è piaciuta l’atmosfera informale.

veneziabarcamp2

C’è tuttavia una cosa che non mi è piaciuta: il cartellino (badge) che ci si deve appuntare da qualche parte per essere riconosciuti, come accade in tutti gli altri convegni. Questa volta sul cartellino c’era scritto BLOGGER. Si tratta certamente di un dettaglio marginale rispetto al valore dell’evento in sé e non mi sono certo irretito solo perché mi hanno dato questo cartellino ma la riflessione che ne emerge non è affatto marginale.

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La riunione online di ieri


Mi è piaciuta la riunione online di ieri. Se quello spazio venisse invaso completamente dagli studenti, io sarei molto contento.

  • Stamani a Prima pagina (qui la registrazione), rassegna stampa condotta questa settimana da Francesca Sforza, giornalista della Stampa, un’ascoltatrice ha dato seguito ad uno degli articoli letti che verteva, succintamente, sul tema “noi donne preferiremmo essere aiutate quando abbiamo 30 anni piuttosto che quando andiamo in pensione”. Sosteneva questa ascoltatrice, ricercatrice di matematica presso un’università di Napoli, madre di più figli, vedova da diversi anni, che forse la società dovrebbe supportare maggiormente quell’enorme e poliedrica mole di lavoro e di responsabilità che le donne oggi si sobbarcano, quando questo serve veramente, a 20, 30, 40 anni. Inevitabile pensare alle vostre narrazioni di ieri.
  • Poi, mi pare di ricordare, è stato fatto qualche discorso intorno alla possibilità di continuare gli studi una volta finito il corso presso la IUL. Un master o altro. Ma siamo sicuri che occorra per forza pensare ad altra istruzione formale? Ecco, uno degli obiettivi di questo (per)corso è proprio questo. Vale a dire, rendersi conto, con l’esperienza medesima della blogoclasse ma anche con riferimenti ad altre realtà, per esempio La Scuola Che Funziona, che Internet non è oggi solo repositorio di informazioni, bensì è uno spazio nel quale si vive e si crea valore; uno spazio dove le persone si aggregano spontaneamente per crescere professionalmente, culturalmente e delle volte per denunciare situazioni gravi, altre volte ancora per innescare rivoluzioni. Internet non è Facebook. Internet è il ritratto di Dorian Gray. Può essere tutto il possibile immaginabile ma per ognuno di noi è riflesso di ciò che siamo dentro. Si tratta dunque di lavorarci sopra. Per esempi nella Scuola Che Funziona, ma anche in tante altre realtà, ci sono numerose iniziative che richiedono un mucchio di lavoro e che rappresentano una fantastica occasione di crescita. Nessun prossimo grado di educazione formale può darvi questo.
  • Ieri è emersa anche la questione del rispetto, che io trovo fondamentale, e sulla quale credo che ci sia tantissimo da lavorare, nella nostra società. Recupero un post che scrissi un paio d’anni fa, lo faccio riemergere subito dopo questo (in serata). È un post svagolante, come mi accade spesso di scrivere, ma al suo interno si trova la questione essenziale: il rispetto nei confronti dello studente, oggi largamente carente, da parte di istituzioni in primo luogo burocratiche anziché luoghi di cultura. Quel post contiene anche una parziale risposta alla domanda fatta ieri da Elena: “E all’università com’è?” Comunque ho due parole molto chiare da dire, magari mercoledì prossimo se Elena e Samantha mi daranno due minuti la parola 🙂
  • Allora, ieri sono miseramente annegato nel mio microfono. Il danno è stato pressocché nullo, per come la riunione si è dipanata, ottimamente e spontaneamente. Ciò non toglie che i problemi vadano capiti, se possibile. Snocciolo quindi i miei errori, affinché servano ai prossimi speaker.

    Ho una bellissima cuffia da usare in queste circostanze, dotata anche di un sofisticato sistema attivo di soppressione dei rumori esterni. Nel pomeriggio mi ero anche preoccupato di avere una pila di ricambio pronta per l’uso poi … l’ho dimenticata accanto alla tastiera, creando non pochi problemi di eco all’inizio. “Come fai a fare delle s…….. simili?” Non lo so, ci sto lavorando, da circa cinquant’anni … Usare sempre le cuffie 😉

    A me piace l’idea che le cose siano utili al maggior numero di persone possibili. Mediante dei cavi volanti estendo la mia rete locale a persone che vivono qui vicino e che non possono disporre di accesso alla rete. Sono persone che hanno famiglie lontane e la sera arroventano Skype. Questo a me piace ma ieri me ne sono completamente dimenticato, e solo alla fine mi sono reso conto che stavo lavorando con le briciole della banda solitamente disponibile.

    Allora rammentatevi che se avete una rete locale, e nella stanza accanto c’è qualcuno che scarica quintali di roba, le cose si mettono male. Ma conviene anche alleggerire la propria macchina, in primo luogo da tutti i programmi che possono andare in competizione sulla connessione, Skype, chat varie e altro, in secondo luogo anche da programmi che possono assorbire risorse di calcolo, programmi di elaborazione di immagini per esempio. Insomma, chiudete tutto il chiudibile.

Codice Codifica Complessità


Dove approfondiamo, un poco, l’idea di codifica. Dove proviamo a renderci conto di cosa voglia dire quella sigla, UTF-8, che compare qua e là. Dove magari scopriamo che certi caratteri strani che appaiono in talune pagine web, diventano leggibili aggeggiando con il menu del browser. Dove potremmo meravigliarci di come la complessità delle grafie sia riducibile a soli uno e zero. Dove Dante ci aiuta a toccar con mano la potenza esplosiva dell’esponenziale

Le macchine digitali, almeno quelle che siamo in grado di produrre e usare oggi, sono macchine deterministiche. Masticano solo un oggetto che può avere solo due stati, zero ed uno. Eppure le stiamo utilizzando per rappresentare il mondo, che è immensamente complesso e non deterministico. Ne abbiamo costruite una grande quantità in grande varietà, poi le abbiamo collegate con una varietà altrettanto grande di modi. Ora il numero delle macchine è quasi uguale a quello degli uomini viventi, o forse anche più grande. Su questa complessa infrastruttura è emerso un altro mondo, riflesso e espansione del nostro mondo fisico; un mondo i cui elementi sono le menti degli uomini. Tutto questo partendo da macchine che masticano solo bit. Come è possibile questo? Come fa a rappresentare il mondo, in tutta la sua vertiginosa complessità, una macchina composta da macchine così semplici?
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Sofferenza

Questo non è un post inserito nel flusso della blogoclasse, anche se ovviamente può essere letto da chiunque, tanto più che l’argomento concerne la scuola. Scrivo due righe subito nella speranza che così facendo riesca a dissipare l’inquietudine che mi sta impedendo di lavorare serenamente, come sempre succede quando, per motivi contingenti, non posso fare a meno di osservare gli eventi da dentro la vita delle famiglie.

Io vedo un’alleanza perversa fra famiglia e scuola, con la quale in sostanza si sdogana il concetto che le cose debbano “figurare” come fatte, anche se il più delle volte a tali azioni non corrisponde alcuna crescita reale.

Ecco quindi che l’esecuzione dei compiti diviene uno stress famigliare, nel quale si finisce con il premiare un risultato apparente, il voto più o meno occasionalmente buono, con un prezzo che mi sembra devastante.

Il prezzo di non trasformare sistematicamente ogni atto scolastico in un episodio nel quale una rappresentazione del mondo, più o meno astratta, viene effettivamente confermata nella mente dello studente, con gli strumenti che sono alla sua portata.

Tutto ciò che va al di là di tale portata si trasforma in frustrazione se il carattere è debole, ipocrisia se il carattere è solido.

E mi ritrovo a rimpiangere tempi più rudi e semplici, dove per esempio, tornato dall’esame di laurea, fatto senza nessuna celebrazione e completamente da solo, come tutto il resto degli studi non sempre privi di inciampi, il babbo semplicemente mi chiese – Com’è andata? – Bene – risposi – Bravo – e ci si mise a mangiare la minestra.

Grazie babbo, per avermi consentito di giocare da solo le mie carte.

Sfogliando il quaderno – C’È UN LINK NEL POST!!!


Mi trovo in difficoltà a “subentrare” a Romina nella riunione del mercoledì, perché lei ha saputo generare proprio l’atmosfera che a me sembra giusta. D’altro canto, sarebbe imbarazzante sentenziare sulla necessità di sostenere un dialogo continuativo con tutti e poi appiopparne l’onere ai collaboratori! Allora, se Romina è d’accordo, prenotiamola per eventuali altre assenze alle quali io mi trovassi costretto. Ma c’è un’altra possibilità che potrebbe essere molto interessante. Cosa ci vieta di pensare che anche gli studenti possano condurre una riunione online? Niente, dal mio punto di vista. Sappiate quindi che se a qualcuno di voi arride l’idea di proporsi per la conduzione di una riunione, lo può certamente fare in qualsiasi momento del (per)corso, con l’effetto di condurre la riunione del mercoledì immediatamente successivo alla propria richiesta. Io siederei di buon grado fra gli studenti. Peraltro, sarebbe un ottimo esercizio di editing multimediale.

Per la prossima riunione, di mercoledì 7 dicembre alle 21, WiZiQ mi ha chiesto, come sempre, un titolo, ma io non mi sono fatto un’idea precisa ancora. Probabilmente sfoglierò il mio quaderno, provando a tracciare un filo conduttore attraverso la multiforme vita della blogoclasse. Il titolo dunque è

Questo qui sotto è un link!!!

DAI CLICCAMI! – Sfogliando le prime pagine del quaderno – DAI CLICCAMI!

Questo qui sopra è un link!!!

Utenti e utonti


Ho ritrovato la lettera di Michelangelo che ho citato più giù.


È da un caro amico, ardito come voi nell’affrontare un corso di laurea in età matura, che imparai questa nomenclatura. Aveva intitolato un capitolo della sua tesi di informatica proprio così: “Utenti e utonti”.


Il vecchio Pietro scoteva la testa, guardando l’automobilina rutilante correre giù per la scesa sbatacchiando sulle buche, che in quella strada l’asfalto era ormai un ricordo lontano. Novant’anni distillati in una cinquantina di chili, nodose e rugose come rami di querciolo le dita enormi, quasi mostruose, a rassettarsi i radi capelli, mentre guardava passare l’allegra fanciulla nella sua splendente vetturina.
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Compito IUL 3: usare feed -> non solo blog …


I feed sono indubbiamente utili per dare coesione ad una comunità di blog, come è questa nascitura blogoclasse, ma sono in generale anche un potente mezzo per seguire le proprie fonti di informazione, qualsiasi esse siano.

Il compito consiste nello scrivere un post con le proprie opinioni riguardo a questo tema, dopo avere letto il seguito del post ed avere seguito i vari link proposti. La valutazione del compito può essere consistentemente aumentata commentando i post omologhi degli altri studenti della blogoclasse.

Per oggi basta con i compiti. Altri appariranno a distanza di circa una settimana.

Le immagini che mostro in questo post si riferiscono a edizioni dei giornali dell’anno scorso, le grafiche dei quali possono essere cambiate. Questo non inficia il senso del discorso e i riferimenti ai feed nelle varie fonti li potete trovare voi stessi.

La selezione e l’ordine di apparizione di alcune testate giornalistiche nel post non hanno niente a che vedere con le mie opinioni, le ho scelte quali esempi rappresentativi.

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Compito IUL 2: impiego di un aggregatore di feed


A dire il vero questo è l’unico compito che avevo già assegnato in forma esplicita, precisamente nel post Creazione blogoclasse e valutazione. Chi non lo avesse completato lo faccia. Completarlo vuol dire usare effettivamente l’aggregatore per vedere quali sono stati gli ultimi aggiornamenti nei post e nei commenti della blogoclasse. Chi avesse dubbi non ha che da rileggere il post summenzionato.

Aggiungo solo, con molto mal di pancia, due righe sulla verifica, pratica buro-scolastica conseguente al concetto di compito. Quando le cose funzionano, la verifica si manifesta spontaneamente tramite l’attività: è per me evidente che taluni di voi usano il reader perché è un fatto implicito nelle attività che vedo svolgere. Ma non è detto che sia sempre così. Poiché malgrado tutto faccio pur sempre parte di un’istituzione che ha fra i suoi fondamenti il concetto di accreditamento, devo escogitare dei meccanismi di verifica.
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Compito IUL 1: iscrizione


Compito banale, ma necessario, che inserisco perché su 20 nominativi ufficialmente facenti parte del Corso di Laurea in “Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative”, nel database della blogoclasse ne trovo solo 12. Potrebbe anche essere fisiologico ma se fra gli 8 assenti vi fossero alcuni gravemente dispersi che invece vogliono partecipare, ebbene questi si devono iscrivere, come avevo scritto nel post Iscrizione alla blogoclasse e prossimo incontro online. Rimetto qui il link al modulo di iscrizione:

Chi incontrasse problemi nel fare tale iscrizione mi scriva un’email:

{\LARGE \textbf{andreas.formiconi@gmail.com}}

Un passo indietro


Occorre fare un passo indietro, perché c’è troppa sperequazione in questa blogoclasse. Non vorrei che si trasformasse in una classe dove, notoriamente, chi c’è c’è e chi non c’è non c’è, perché si deve andare avanti comunque. Faccio quindi un passo indietro e reintroduco, con un po’ di mal di pancia, una dose di “metodologia scolastica”.  Ogni anno è occasione di sperimentazione e, visto l’esito assai soddisfacente delle due edizioni precedenti del corso di Editing multimediale, ho provato a deformalizzare ulteriormente il (per)corso, ma forse ho esagerato, perchè se alcuni sono entrati in risonanza magnificamente, anche se non necessariamente in modo indolore, con l’ideale che perseguo, altri ancora si aggirano chiedendo:

“Ma insomma cos’è che devo fare?”

La risposta più franca da parte mia è:

“Non devi porti codesta domanda!”

Per mettermi in condizione di dare anche una risposta più “formale”, faccio un passo indietro, recuperando lo strumento del “compito”. Con alcuni post mi rifarò brevemente dall’inizio per continuare disseminando il (per)corso di una manciata di compiti, che dovranno essere eseguiti in un certo modo per potere avere il voto.

Preciso quel dovranno, distinguendo tre casi.

  1. Dovranno per davvero gli studenti IUL che sentono il bisogno di ricevere una risposta alla domanda “Ma insomma cos’è che devo fare?”  Consideratela un’altra opportunità di entrare effettivamente nel corso, visto che la prima che ho offerto si è rivelata un po’ troppo sbarazzina.
  2. Non dovranno necessariamente eseguire i compiti gli studenti IUL che iniziano a sentirsi a loro agio, avendo la sensazione di poter seguire il (per)corso con una certa autonomia, lasciando tracce, come stanno già facendo, attraverso i post sui loro blog, i commenti sul mio e su quelli degli altri. Se vorranno li potranno eseguire, ovviamente.
  3. Ancor meno dovranno eseguire i compiti i cyberstudenti, il cui apporto rappresenta un grande valore aggiunto della blogoclasse. Insomma, se vi va, continuate così!

Seguono nei post successivi i tre compiti iniziali, corrispondenti a cose già proposte.