Scrivo questo articolo per via di un evento dove dovrò confrontarmi con un centinaio di adolescenti su tecnologia, intelligenza artificiale, affettività. In fondo una sintesi del progetto e la mia lettera agli studenti.
Dove scopro che se non imparo a vedere come vede lui non posso insegnare nulla.
È stato possibile scrivere questo articolo grazie all’eccezionale collaborazione di Francesco Savanelli, il protagonista, e al contributo spontaneo di una sua collega, Barbara Veneruso.
Il primo preconcetto: perché Francesco è qui?
Nel caos degli accomodamenti di una settantina di studenti, laggiù in fondo all’aula si aggira un giovane che si muove in modo differente, mi rendo conto che non vede: avrà sbagliato aula, sarà di un altro corso di laurea… Dimentico, travolto dalla quantità di cose da fare e da dire nel primo incontro del laboratorio. Ma alla fine rieccolo, accompagnato da una collega. Si presenta: è un mio studente. Non molto dopo gliel’ho detto chiaramente:
— Francesco, appena mi sono reso conto che sei un mio studente m’è preso il panico!
Scrivo questo articolo per condividere la memoria di Maria Grazia Fiore1 con tante persone che l’hanno conosciuta e si sono avvalse dei suoi insegnamenti. Lo scrivo anche perché nel corso della nostra lunga collaborazione ho imparato veramente tanto da lei e questo è un modo per ritrovare tracce che non voglio smarrire.
Locandina realizzata da Maria Grazia per il laboratorio dell’8 novembre 2019 con gli studenti di Scienze di Formazione Primaria di Firenze.