Il laboratorio di Maria Grazia Fiore

Scrivo questo articolo per condividere la memoria di Maria Grazia Fiore1 con tante persone che l’hanno conosciuta e si sono avvalse dei suoi insegnamenti. Lo scrivo anche perché nel corso della nostra lunga collaborazione ho imparato veramente tanto da lei e questo è un modo per ritrovare tracce che non voglio smarrire.


Locandina realizzata da Maria Grazia per il laboratorio dell’8 novembre 2019 con gli studenti di Scienze di Formazione Primaria di Firenze.

Innumerevoli le discussioni, gli entusiasmi, i bisticci. Poi ad un certo punto Maria Grazia prendeva un aereo e veniva su da Bari, per approfondire o organizzare iniziative, come quella del laboratorio nella locandina. Era consuetudine che la ospitassimo a casa nostra. Ambedue insofferenti delle burocrazie agivamo velocemente, senza impicci di pratiche, missioni e compensi. Ospitarla era il minimo, ma comunque portava orecchiette o cavatelli che dovevano essere cucinati da lei, guai a intromettersi! Consuetudine al punto che una volta si è portata tutta la famiglia e così abbiamo conosciuto anche Jacopo, Aurora e Natale. Festosa e caotica riunione familiare dove non sono mancate le occasioni per qualche approfondito esame di robot e altri marchingegni didattici.

Maria Grazia da FB: Quando ospiti una famiglia con autistici al seguito, ti devi aspettare di tutto… Tipo cavatelli fatti in casa per stasera 😉

La collaborazione fra Maria Grazia e il sottoscritto, due persone così diverse, è frutto di una visione comune ispirata al primato del servizio alla persona, al di là di convenienze e ruoli. Ci eravamo incontrati in rete nel 2007, quando ancora Internet pareva identificarsi con la blogosfera, il luogo nuovo dove le persone potevano conoscersi e sviluppare pensieri attraverso il confronto e l’approfondimento. Nei rispettivi blog si esponevano visioni, si elaboravano pensieri e ci si confrontava. Così non abbiamo mai interrotto un dialogo che si è dipanato per quasi vent’anni attraverso una sorta di contrappunto fra i rispettivi blog o le nostre bacheche FB.

Ma era solo l’inizio… Il mio blog è stato la chiave di volta per abitare veramente la Rete. È grazie al mio blog che ho incontrato Andreas Formiconi, un professore universitario un po’ matto, che gli studenti (giovani e meno giovani) li butta direttamente in acqua per insegnare loro a nuotare (prima ancora che a navigare) ma li segue amorevolmente in maniera che nessuno affoghi. Perché lui c’è sempre 🙂
Dal blog di Maria Grazia: Oltre il recinto… 2016

Come prima cosa abbiamo invece attribuito il lavoro alla Maestra Maria Grazia Fiore, senza la quale io queste cose non le avrei probabilmente mai fatte. Maria Grazia è venuta a fare un seminario nel  2018 e 2019, lasciando un grande ricordo agli studenti che l’hanno seguita. La gestione conseguente alla pandemia ha reso impossibile organizzare per tempo qualcosa di simile. Maria Grazia “era” comunque con noi. Sono molte le presenze in rete (e nella vita reale) di Maria Grazia che potete esplorare:

Maria Grazia aveva la capacità di carpire immediatamente l’essenza delle mie sperimentazioni, vivaci ma disordinate, e di accomodarle in un contesto teorico appropriato. Fu così che nel 2008 ci venne l’idea della blogoclasse.

Interaction Design and Architecture(s) Journal – IxD&A, N. 7-8, 2009, pp. 63-67 (PDF)

La blogoclasse si basava sull’impiego da parte di tutti gli studenti, insegnanti e osservatori esterni di un proprio blog/quaderno. Sfruttando il meccanismo dei feed RSS che permettevano di tracciare i commenti incrociati nella blogoclasse costruivamo i sociogrammi con i quali si potevano studiare le dinamiche delle relazioni fra i partecipanti. Come al solito, Maria Grazia trovava modi creativi di sintetizzare le idee, come in questo video che montò nel 2016:

L’idea di estendere le classi al di là delle pareti dell’aula mi era venuta perché in quegli anni mi ero ritrovato ad insegnare cose relativamente simili in molti corsi di laurea diversi, nell’area medica e della formazione. Come spesso accade le idee ne producono altre impreviste: essendo la blogoclasse completamente aperta e trasparente si rivelò l’ideale per coinvolgere insegnanti e esperti attivi in contesti completamente diversi. O addirittura per consentirmi di utilizzare gli stessi post per interagire con i miei studenti e, allo stesso tempo, con i miei insegnanti in corsi online d’oltreoceano che frequentavo simultaneamente in veste di studente. Un periodo furibondo ma decisamente creativo che generò un turbine di interazioni nel quale Maria Grazia si inseriva magnificamente. Ad esempio al frame 0:37 del video precedente appare il nodo siglato MGF: era Maria Grazia che si intrufolava regolarmente nelle mie blogoclassi: lei intrecciava relazioni educative e io mi ritrovavo un’animatrice d’eccezione!

Successivamente, quando ho iniziato a concentrarmi sui corsi di scienze della formazione, e in primo luogo di scienze della formazione primaria, ho sviluppato un laboratorio basato sullo sviluppo del pensiero computazionale mediante il lavoro con un’implementazione libera (in Free Software) del linguaggio Logo, oramai passato di moda, travolto dalla fregola delle interfacce magnifiche e progressive di Scratch e similari. Una scelta controcorrente ma che ha avuto un grande successo presso gli studenti perché ha consentito loro di comprendere cosa sia veramente il pensiero computazionale, concetto tanto citato quanto poco compreso. A questa attività centrale si aggiungeva poi lo studio di tutta una variegata serie di metodi e strumenti diversi. Il lab funzionò subito piuttosto bene ma sentivo che mancava qualcosa fino a quando, dopo un paio d’anni, mi sono reso conto che certe attività di cui Maria Grazia aveva detto nel suo blog potevano essere proprio quello che ci voleva. Fu così che nel 2018 le proposi di venire ad insegnarcele a Firenze.

Maria Grazia volò, letteralmente, ed io andai ad acquistare un tavolo da picnic perché era già chiaro che la cattedra non sarebbe bastata per accogliere tutto quello che volevamo intavolare. Ci toccò prendere un taxi per portare le valigie piene zeppe di robot e chincaglierie varie, elettroniche e non, più il tavolo da picnic. Da allora l’ultimo incontro di tutti i laboratori, prima a Firenze ed ora a Napoli, sono dedicati alle attività che Maria Grazia ci insegnò in quelle occasioni.

Metto a disposizione tre registrazioni fatte nel laboratorio del 2019, a quattro mani come diceva Maria Grazia.

Video 1: 21:16. Maria Grazia inizia a parlare da 5:35 per descrivere la propria esperienza. Nei minuti precedenti sbrigo gli affari correnti con gli studenti.


Video 2: 45:32. Laboratorio con piccole cose.

Video 3: 41:39. Costruzione della scribble machine.

Ho continuato a riproporre le attività tutti questi anni perché agli studenti piacciono, in particolare perché consentono loro di intrecciare efficacemente teoria e pratica, cosa non frequente. Avrei potuto chiederle di replicare con gli studenti di Napoli ma ho titubato vedendola così impegnata sulle questioni della Comunicazione Aumentativa Alternativa per i bambini autistici.

Ora è troppo tardi, continuiamo da soli…


  1. Maria Grazia è inaspettatamente mancata il 31 ottobre scorso. ↩︎

4 pensieri riguardo “Il laboratorio di Maria Grazia Fiore”

  1. Che brutta notizia che leggo. Non sapevo della scomparsa di Maria Grazia, con cui ho avuto modo di interagire nell’esplorazione del mondo della Comunicazione Aumentativa Alternativa legato ad ARASAAC. Grazie per aver condiviso il percorso che avete fatto insieme, sperimentando e contaminando.

  2. Credo di avervi conosciuto quindici anni fa in occasione del’ebook-fest di Fosdinovo, dove voi, per me pionieri del pensiero tecnologico e umano, avete rappresentato una ventata di entusiasmo e di passione libera. Tu, Andreas, che raccontavi di ordine e disordine nelle catalogazione dei libri di una biblioteca introducendomi al concetto di taggatura. Tu, Maria Grazia, che ci conducevi nei meandri della robotica povera. Due modi complementari di portare il pensiero tecnologico nel regno del possibile, facilitando l’accesso alla conoscenza concreta. Poi, leggo che vi siete incontrati e con emozione ritrovo alcune delle tracce che avete lasciato con quel vostro stesso sguardo bambino capace di muovere curiosità e nuovi desideri di conoscenza. Provando, sperimentando, condividendo. Ve ne sono profondamente grato.

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