Religione e Vangelo, due cose diverse

La discussione che è seguita al post precedente relativo alla questione del rispetto per l’altro, senza la quale qualsiasi teoria, legge o regolamento è destinata a rimanere lettera morta, sta virando verso temi resi caldi dal recente esilio imposto a Don Santoro dal vescovo Betori. Tornerò successivamente su questa vicenda, chi volesse approfondire può trovare i dettagli su Altracittà ed un uno spassoso, involontario ed istruttivo scoop di Sandro (maialinporcello); ma ora vorrei chiarire un fatto.

Premetto intanto che non sono “religioso”, ci ho provato seriamente per anni ma non mi è riuscito. Non sono così presuntuoso da dichiararmi né ateo né credente. Sono affascinato dal mondo che ci ospita nella sua creatività ed anche nella sua terribilità. Sono abbagliato dal mistero che lo pervade. Sono affascinato dall’opera di alcuni uomini coraggiosi che riescono a vivere per il benessere del prossimo e devo ammettere che molti di questi, non tutti ma molti, operano dall’interno della chiesa. Contemplo con stupore come questi uomini rimangano dentro alla chiesa anche quando questa li punisce in modo iniquo e incomprensibile. E sono infine sempre nuovamente stupito dalla portata rivoluzionaria del messaggio evangelico ed ancora più sconvolto dal suo totale travisamento perpretato dalla chiesa nei secoli.

Il punto non è dichiarare di essere o meno credente in un Dio o quale. Così posta è una questione inessenziale se non foriera di tragiche conseguenze, come le innumerevoli guerre di religione. Il punto è capire il senso di fratellanza di un messaggio come quello del Vangelo, restare meravigliati dal fatto che sia nato nella mente degli uomini (Cristo era un uomo) in epoche di barbarie nelle quali si inchiodavano gli uomini sul legno per punirli. La discussione sull’origine divina di quel messaggio è oziosa. Se l’ha scritto un Dio, ebbene quello che ha scritto concerne il fare per il prossimo e non il dire di fare o il convincere o peggio il comandare. Se non l’ha scritto un Dio, quello che dice ha perfettamente senso anche in base a considerazioni strettamente etiche.

More about Padre dei poveriÈ ad uno degli uomini di chiesa di cui ho detto che devo qualche barlume di comprensione del Vangelo. Si tratta di padre Alberto Maggi, studioso  e divulgatore delle scritture bibliche, un uomo che ho visto sconvolgere molti bigotti e il cui pensiero credo sia inviso a vari rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche.

Padre Maggi ha scritto vari ottimi libri di divulgazione sull’argomento, per esempio Padre dei poveri (Cittadella Editrice, 1995), una traduzione commentata delle Beatitudini e del Padre Nostro di Matteo.

Mi riallaccio qui ad un commento di martinoaiello, amico e studente, dove fa un riferimento alla Bibbia. Vorrei su questo precisare e approfondire un po’.

Bibbia e Vangelo sono due cose diverse. La Bibbia è fatta dal Vecchio Testamento e dal Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento è il Vangelo che è quindi contenuto nella Bibbia ma ne rappresenta allo stesso tempo uno sconvolgimento rivoluzionario.

Nel Vangelo viene sancita la Nuova Alleanza, alleanza fra Dio e gli uomini. La prima alleanza era stata determinata nel Vecchio Testamento con i 10 comandamenti, cioè 10 divieti (non … , non … ) imposti da un Dio dominatore, il Dio della religione ebraica. Un Dio “antico” che guidava il suo popolo alla ricerca di nuovi pascoli, magari sottraendoli ad altri popoli, “pagani”.

Ecco la versione “mnemonica” dei 10 comandamenti, quella cioè che è stata insegnata più o meno a tutti noi:

  1. Non avrai altro Dio fuori di me.
  2. Non nominare il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora il padre e la madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere adulterio.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

La Nuova Alleanza rappresenta lo stravolgimento dei 10 comandamenti, ricevuti da Mosé sulla cima di un monte, una totale inversione di fronte, una rivoluzione del pensiero, condensata mirabilmente, anche in senso letterario, nelle Beatitudini di Matteo, ricevute da Cristo anche queste su un monte, che sono non una promessa di felicità nell’aldilà per coloro che hanno avuto sfortuna di qua ma il fattivo invito affinché i ricchi cedano del loro soverchio affinché i poveri si possano sollevare.

Ecco la traduzione teologica, che tiene presenti i valori semantici e teologici dei termini, (non è la traduzione della CEI …) proposta nella pubblicazione di Alberto Maggi che ho citato prima:

  1. Beati quelli che decidono di vivere poveri, perché questi hanno Dio per re.
  2. Beati gli oppressi, perché questi saranno liberati.
  3. Beati i diseredati perché questi erediteranno la terra.
  4. Beati gli affamati perché questi saranno saziati.
  5. Beati quelli che soccorrono perché questi verranno soccorsi da Dio.
  6. Beati i limpidi perché questi saranno intimi di Dio.
  7. Beati i costruttori di pace, perché questi Dio li riconoscerà figli suoi.
  8. Beati i perseguitati per la loro fedeltà, perché questi hanno Dio per re.

Mi sono aiutato con i colori ed il grassetto per comunicare succintamente la struttura fondamentale:

  • La prima beatitudine descrive il proposito di povertà e le successive tre le conseguenze di tale proposito.
  • L’ottava e ultima beatitudine loda coloro che anche controcorrente persistono nel fare qualcosa per gli altri, fare esemplificato dalla quinta, sesta e settima beatitudine.

Laddove si parla di povertà non si allude né a stupidamente fustigarsi né ad altrettanto stupidamente farsi barboni ma a cedere qualcosa di sé, ognuno nelle proprie possibilità, per dare una mano al prossimo. Se questa fosse regola, anzi costume, una quantità di problemi sociali svanirebbero come per incanto.

Si tratta in altre parole  di costruire tutti insieme fattivamente il paradiso qui ed ora e non di accettare, in attesa della ricompensa eterna, sorpusi ed abusi dei potenti che intanto se la spassano.

Si tratta alfine di darsi ed osservare regole che non siano stabilite esclusivamente in base a criteri finanziari ma anche in base a criteri etici.

Curiosa in tal senso è la recente proposta di un gruppo di 44 ricchi tedeschi che hanno lanciato una petizione nella quale si chiede al governo di far pagare maggiori tasse per i più abbienti:

Gli aderenti al gruppo sostengono di avere più soldi del necessario, e che le entrate supplementari potrebbero finanziare programmi economici e sociali che aiutino la ripresa economica tedesca.

Notizia appariscente e divertente ma assai più concrete, credo, sembrano le iniziative associate al microcredito, uno strumento di sviluppo economico che permette l’accesso ai servizi finanziari alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione.

In Italia sono operative o nascenti varie realtà di Mutua AutoGestione (MAG) una delle quali è quella di verso MAG, che riunisce il Fondo Etico e Sociale delle Piagge e il Progetto SeMe Onlus del Quartiere 2. Il Fondo Etico e Sociale delle Piagge è una delle iniziative che si devono all’opera di Don Santoro, per l’appunto.

Ecco, l’opera di Don Santoro è un bellissimo esempio di intenti e azioni ispirati alle Beatitudini. La chiesa che l’ha punito è indietro di almeno 2000 anni e in nome di quale dei 10 comandamenti avrà punito Don Santoro?

Forse del settimo perché uomini come Don Santoro rubano un po’ di potere al sistema economico, ridistribuendone il valore a chi ne ha bisogno.