Die Fürstenstadt — I treni delle salsicce

Kamil Galeev è un ricercatore indipendente e un giornalista residente a Mosca. Il suo principale interesse è la politica dell’identità nella Russia post-sovietica, l’etnificazione del nazionalismo russo e la repressione delle repubbliche etniche. Galeev ha conseguito un Master in Economia e Management presso l’Università di Pechino in Cina e poi un Master in Storia a St Andrews, nel Regno Unito. È un attivista dell’opposizione politica, brevemente incarcerato per aver partecipato alle proteste del 2020.

Recentemente ha pubblicato un thread sul suo account Twitter sulla gestione degli approvvigionamenti di cibo nell’URSS. È davvero interessante e molte delle immagini sono strepitose. Per questo l’ho trasferito qui traducendo il testo in italiano. Per chi legge l’inglese meglio andare a vedere l’originale su Twitter:

Qui il testo in italiano (15 min)

Sono preoccupato per i miei amici e colleghi russi

Sono preoccupato per gli amici e colleghi dell’Istituto di Meccanica Teorica e Applicata di Novosibirsk con i quali ho collaborato una ventina di anni fa. Sono stati per lunghi periodi a Firenze e abbiamo sempre mantenuto i contatti ma ora abbiamo timore di scriverci. Pochi fugaci accenni poi basta.

Il 18 aprile scorso la comunità di studenti e studiosi dell’Università Statale di Novosibirsk aveva diramato un comunicato di protesta contro l’aggressione russa e di solidarietà nei confronti del popolo ucraino.

Il 27 giugno Anatoly Maslov, ricercatore capo dell’Istituto di Meccanica Teorica e Applicata di Novosibirsk è stato stato arrestato per il sospetto di trasmissione di segreti di stato alla Cina.

Continua (5 min)

Brigate Russe di Marta Ottaviani

Raccomando il libro di Marta Ottaviani, Brigate Russe, che, oltre a chiarire l’aspetto nascosto e torbido di questa guerra, ma anche delle guerre contemporanee tout court, è un esempio illuminante di giornalismo serio, fatto di faticosa ricerca delle fonti e di studio. Sono davvero belli i passaggi dove l’autrice racconta l’incerto del suo mestiere, dove il rischio di vedersi servite “polpette avvelenate su vassoi luculliani” è sempre più alto:

Ogni tanto mi sento un po’ come un contadino che deve irrigare il suo campo, ma sa che alcuni pozzi contengono acqua inquinata, destinata a far crescere un raccolto marcio e quindi deve stare attento a quale utilizzare. Il dramma, e da giornalista lo sento sempre di più, è che nessuno è onnisciente e se quindi, su alcuni argomenti, posso avere sviluppato una preparazione e uno spiririto critico che mi può proteggere, su tanti altri, alcuni di importanza vitale, sono vulnerabile.

P. 160-161 edizione Kindle

Il canale YT 1420 che racconta cosa pensano i russi

Aggiornamento 31 luglio 2022. Aggiorno questo post con il link alla sotottitolazione in italiano al video citato in questo post. Questo è il link del video sottotitolato in Amara. . Ringrazio l’amica Claude Almansi per questo lavoro.


Daniil Orain è un giovane ingegnere informatico russo che pubblica su Youtube (canale 1420) interviste fatte in giro per le strade di Mosca con l’intento di mostrare cosa pensa la gente e, in particolare, che non tutti si lasciano lavare il cervello. Sono tante le interviste, sempre basate su una semplice domanda, come questa: “Ti ricordi cosa stiamo facendo in Ucraina?”

Mi piacerebbe ridistribuirle con i sottotitoli in italiano ma non ho questo tempo, almeno per ora. Ne ho viste tante. Questi i fatti principali:

I giovani sono in maggioranza contro le iniziative del governo, gli anziani sono invece a favore.

Daniil riporta che devono fare molte interviste per averne a sufficienza per un video perché la maggioranza si rifiuta di esprimersi su temi pericolosi. Per avere una ventina di interviste utili occorre tentarne circa un centinaio. E spesso coloro che parlano si astengono da esprimere completamente il proprio pensiero.

Va detto che, sebbene estremamente interessanti e rivelatori, i dati non possono essere considerati rappresentativi del popolo russo nel suo insieme — che poi un popolo russo non esiste, esiste la lingua russa parlata da un insieme di popoli molto diversi fra loro. Quella che si vede qui è gente di Mosca.

Daniil è consapevole di correre rischi. Ad esempio in Russia non si può pronunciare la parola “guerra” e se la parola viene pronunciata in qualche video questa viene ammutolita nell’audio, ma lasciata nei sottotitoli in inglese. Dice che per ora non gli è successo nulla e che cerca di stare attento ma pensa che valga la pena di continuare.

Come se la passa l’università in Russia?

Domanda retorica. Per rispondere si fa prima a dire chi se la passa bene in Russia: funzionari del sistema, alte cariche militari, oligarchi, business dell’energia, business delle armi, mafiosi e corrotti di ogni risma. Il resto è carne da macello, a vari livelli.

Eppure l’accademia nutre la tecnologia, dovrebbe anch’essa godere di privilegi, almeno per quanto riguarda la produzione di tecnologie belliche, ossessione del regime. Invece no, la vita dell’accademico russo è assai grama. Il regime le tecnologie preferisce prenderle dove le trova belle e pronte, comprandole con i proventi del petrolio e del gas da paesi occidentali compiacenti, la Germania in primo luogo: senza la tecnologia Siemens gli armamenti russi non fanno un passo. Ecco perché i tedeschi sono così restii a supportare l’Ucraina. Come ha spiegato molto bene Mikhail Khodorkovsky, ex-oligarca russo ora inviso al governo (Mikhail Khodorkovsky on how to deal with the “bandit” in the Kremlin, Economist 19 marzo 2022) la mentalità del regime e delle sue cerchie è di natura criminale, sostanzialmente predatoria, sempre interessata ai business semplici ma redditizi, mai a quelli che richiedono creazione di alte competenze e crescita di ecosistemi.

Uno dei miei colleghi della Novosibisk State University, con i quali avevo collaborato una ventina di anni fa, aveva studiato fisica per sperare di avere meno problemi di censura, in realtà avrebbe voluto occuparsi di letteratura ma pareva pericoloso per i potenziali coinvolgimenti politici. Ritrovo questa atmosfera nell’analisi di un accademico di San Pietroburgo, Ilya Matweev, ricercatore di scienze politiche. Riporto di seguito la traduzione del pezzo, apparso ieri su Twitter:

Invito a leggere la traduzione nel seguito, e a vedere i link, in particolare l’ultimo, che riporto qui: Golden Key, movimento dal basso per il supporto economico e psicologico di studenti, professori, attivisti, operatori della formazoine e della cultura che risiedono in Russia e sono contro la guerra.

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I granci della marana — Irene Bernasconi e la Casa dei Bambini di Palidoro

Irene Bernasconi, insegnante montessoriana nell’Agro Romano del 1915, Maria Montessori, l’Unione Femminile Nazionale, il Comitato per le Scuole dei Contadini, la Società Umanitaria di Milano, le Case dei Bambini, la diffusione delle Case dei Bambini nel mondo,

Ho letto un libro bellissimo. L’ho scoperto grazie a un servizio di Wikiradio, su Radio Rai 3. Lo consiglio a chiunque si occupi di scuola, specialmente agli studenti di Scienze della Formazione Primaria.

Irene Bernasconi, insegnante svizzera (Chiasso) di 29 anni, dopo avere ottenuto l’abilitazione al metodo montessoriano presso la Società Umanitaria di Milano, nel 1915 si reca a Palidoro, nell’Agro Romano. Scrive il 6 dicembre:

Avevo scelto di fare scuola in un posto dove non voleva andare nessuno, fra gente primitiva, bisognosa di affetto; fra bambini anche sporchi, scalzi, stracciati: Bambini vicini alla terra. In questo posto perduto nel fondo di qualche valle poco conosciuta o in un luogo abbandonato nelle desolate lande della Maremma… e Palidoro è, al dire dei ciociari, la ” Maremmaccia”. Era il posto che faceva per me , quello che andavo cercando … Mi dissi fortunata di averlo trovato e decisi di restare.

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Smalto rosso

Il regista Kirill Serebrennikov ha pubblicato sul suo canale Telegram un testo sulla guerra in Ucraina. Il testo si intitola “Smalto rosso” — un riferimento a una foto di Bucha che mostra la mano di una donna uccisa con una manicure recente.

Serebrennikov è russo.

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Quale guerra, quale pace?

Nel disastrato panorama dell’informazione italiana Valigia Blu è una voce indipendente di grande valore, una delle poche leggibili. L’informazione di Valigia Blu privilegia la narrazione dei fatti, non pretende di possedere la verità ma la persegue con attente ricerca e analisi delle fonti, sempre con grande attenzione agli aspetti sistemici e internazionali delle vicende esaminate. Questo articolo sul tema della guerra Russa in Ucraina approfondisce bene i vari aspetti della questione e mette in luce una serie di distorsioni e ipocrisie che intossicano il discorso pubblico. La mia visione coincide ampiamente con quanto espresso dall’articolo. Vale davvero la pena di seguire il link e leggere con attenzione. Ci vogliono circa venti minuti.
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