Le tracce che lasciamo in rete — Qualche esempio e come ridurle

Post aggiornato il 10 gennaio con…

  1. la versione in tabella dell’elenco delle tracce, curata da Stefano Balassone
  2. altre alternative libere

Frequentando la rete diffondiamo molte notizie su di noi. Proviamo a farci un’idea con l’esempio di Google e poi vediamo cosa possiamo fare per controllare in qualche misura le nostre tracce. L’elenco che segue è incompleto, riguarda solo i servizi più popolari.

Continua (10 min)

TikTok sucks

Ho provato TikTok per un paio di mesi — provare per conoscere. Le tendenze partiranno anche da lì — parecchie dementi — ma a me non è di nessuna utilità. Invece è l’ennesimo social rubatempo. L’ho quindi cancellato.

Però l’ho cancellato anche perché è cinese. Vale a dire che è controllato da una dittatura e di questa cura gli interessi. E io aborro le dittature. La faccenda non è teorica: stare in un social è una faccenda di cittadinanza. Se abiti un social vuol dire che accetti di far parte della sua cittadinanza dunque anche del contesto che la genera. Vuol dire che accetti l’idea di generare profitti per quel contesto, attraverso il portato di informazioni relative alla tua persona e alle tue attività, che cedi ad esso.

Giova ricordare che questo vale per me, che non voglio avere assolutamente niente a spartire con nessuna dittatura, ma vale anche per i tanti che professano vigoroso antiamericanesimo contribuendo allegramente alla capitalizzazione di società americane quotate al Nasdaq.