Post aggiornato il 10 gennaio con…
- la versione in tabella dell’elenco delle tracce, curata da Stefano Balassone
- altre alternative libere
Frequentando la rete diffondiamo molte notizie su di noi. Proviamo a farci un’idea con l’esempio di Google e poi vediamo cosa possiamo fare per controllare in qualche misura le nostre tracce. L’elenco che segue è incompleto, riguarda solo i servizi più popolari.
- Navigazione (Chrome)
- Gli indirizzi (URL) dei siti visitati
- Il tempo speso su ciascun sito
- Le successioni di click
- I dati introdotti (in moduli ecc.)
- News
- Articoli letti
- Argomenti preferiti
- Tendenze politiche
- Abitudini di lettura
- Interazioni pubblicitarie
- Pubblicità selezionate (click)
- Settori preferiti
- Tempo speso sui contenuti pubblicitari
- Video (YouTube)
- Gli indirizzi dei video
- Durata delle visioni
- Velocità video preferite
- Video visti parzialmente o posti in pausa
- Ricerche in YouTube
- Canali seguiti
- Localizzazione (Google Maps)
- Luoghi visitati (anche tipologia e destinazione d’uso di edifici ecc.) e orario delle visite
- Percorsi e mezzi di trasporto impiegati
- Tempo speso in ciascuna località
- Frequenze di visite ricorrenti (pendolarismo)
- Email (Gmail)
- Frequenza contatti (intensità delle relazioni)
- Categorie email
- Eventi del calendario (nelle email) e struttura delle ricorrenze
- Contenuti e tono dei testi
- Immagini (Google Photos)
- Dati da riconoscimento facciale (chi frequentiamo…)
- Localizzazione
- Riconoscimenti oggetti nelle immagini
- Deduzione delle successioni temporali (percorsi, ristoranti, appuntamenti…)
- Calendario (Google Calendar)
- Orari di lavoro e frequenze delle riunioni
- Appuntamenti personali
- Localizzazione degli eventi e informazioni sui partecipanti
- Schemi ricorrenti
- Storia delle ricerche (Google)
- Termini di ricerca
- Orario delle ricerche
- Localizzazione al momento della ricerca
- Risorse cliccate
- Comportamento acquisti (Google Play)
- App scaricate
- Acquisti dall’interno delle app
- Ricerche di prodotti
- Sensibilità al costo: propensione agli sconti
- File memorizzati (Google Drive)
- Tipi di file e dimensioni
- Categorizzazione contenuti
- Rete di collaborazione (documenti condivisi)
- Abitudini nella gestione dei file
- Articoli letti
- Argomenti preferiti
- Tendenze politiche
- Abitudini di lettura
- Notizie (Google News)
- Articoli letti
- Argomenti preferiti
- Tendenze politiche
Per chi preferisce, questa è una versione dell’elenco strutturata in tabella (aggiunta il 10 gennaio, grazie Stefano Balassone!):
Una miniera di informazioni preziose che forse persino Orwell e Huxley non avrebbero potuto immaginare. Ma possiamo fare qualcosa? Sì, esistono opzioni diverse, più o meno drastiche. In ogni caso tutte comportano l’accettazione di un compromesso: maggiore indipendenza (e anche maggiore sicurezza) comportano maggiore scomodità. Vediamone alcune.
Atteggiamento drastico
Un telefono a bottoni e niente Internet on the road, al più computer in tempi contingentati.
Un po’ il concetto che mi comunicò un amico esperto di cybersecurity: l’unico computer (o smartphone o altro) veramente sicuro è quello scollegato dalla rete e dall’alimentazione elettrica (spina staccata o batteria estratta dal dispositivo).
Metodo soft
Dall’altro canto è proprio Google a darci una mano, naturalmente dopo averci ricordato il compromesso:
L’attività che conservi aiuta Google a rendere i servizi più utili per te, come aiutarti a riscoprire le cose che hai cercato, letto e guardato.
Si tratta di accedere alla pagina myactivity.google.com, dove si possono vedere tutte le attività tracciate. L’utente può controllare il tracciamento filtrando i dati relativi a singoli servizi di Google o a gruppi di essi, con la facoltà di eliminare i dati accumulati in un periodo a scelta, oppure di attivare l’autocancellazione dopo un certo tempo a scelta fra 3, 18 e 36 mesi. È anche possibile disattivare il tracciamento per tre gruppi di servizi: 1) Attività web e app 2) Spostamenti 3) Cronologia di Youtube. Nell’esempio qui sotto ho disattivato tutto:

Ovviamente, quello che viene visualizzato all’indirizzo myactivity.google.com dipende dall’account Google dell’utente. Questo aspetto può essere controllato cliccando sull’icona all’angolo in alto a destra. Nel caso in cui l’utente possegga più di un account Google, può selezionare quello su cui vuole esercitare il controllo del tracciamento.
Non solo, Google consente anche di accedere direttamente ai propri dati attraverso la pagina takeout.google.com. I dati possono essere scaricati selezionando quelli desiderati. Data la quantità possono occorrere anche più giorni prima di ricevere un’email con il link per effettuare il download.
Siamo ovviamente tutti contenti che Google ci consenta di effettare un discreto controllo sulle sue attività di tracciamento ma ci possiamo fidare? Anche ammettendo buona fede, le tecnologie digitali sono spesso molto meno “esatte” di quello che sembra. Concetti apparentemente semplici risultano assai meno ovvi ad un esame approfondito. Si pensi a cosa voglia dire effettivamente cancellare un file da un supporto di memoria: ai fini dell’uso comune, un file cancellato non c’è più, anche dopo avere “vuotato il cestino” ma con un po’ di competenza e un pizzico di fortuna un esperto può facilmente recuperare i file eliminati. In realtà i software per cancellare effettivamente i dati memorizzati sono incredibilmente complicati. E questo è un esempio molto più semplice rispetto all’eliminazione di dati che vengano distribuiti in rete, nell’intrico di server, backup e registri che formano il cloud. Per curiosità abbiamo chiesto ad un’intelligenza artificiale (DeepSeek):
Domanda: Quando a Google chiediamo di cancellare i dati relativi alle attività mediante la pagina myactivity.google.com, possiamo fidarci che li cancelli effettivamente?
La risposta completa nella nota in fondo. Qui giusto la conclusione:
DeepSeek: La richiesta di eliminazione è effettiva e rimuove i dati dall’associazione con il tuo account per la personalizzazione, ma la certezza assoluta nella cancellazione digitale è difficile da garantire con qualsiasi grande azienda tecnologica.
Alternative specifiche
Non è difficile usare un software alternativo e non occorrono competenze specifiche. Il fatto è che il cittadino contemporaneo è sempre più narcotizzato dalle cure avvolgenti della grande offerta dominante. Viene in mente “New Brave World” di Adolf Huxley — c’è chi paragona il soma del romanzo, la droga leggera di stato,. allo scrolling dei reel in TikTok e similari. Quelli che seguono sono esempi, non un elenco completo.
- Navigazione Internet — Al posto di Google Chrome o Microsoft Edge si possono installare facilmente Firefox o Brave, browser maggiormente orientati alla protezione della privacy. Gli utenti possono scegliere il grado di protezione ma vale la solita regola: maggiore sicurezza e privacy comportano maggiore scomodità. Ad esempio siti in cui si è soliti loggarsi richiedono le credenziali ogni volta, le opzioni selezionate in passato vengono perse così come la cronologia delle pagine visitate in precedenza.
- Ricerca — Sono numerose le alternative a Google. Quelle maggiormente orientate al rispetto della privacy sono DuckDuckGo e Startpage. Deve essere chiaro che, benché questi motori ricerche funzionino bene, ci dobbiamo dimenticare l’enorme comodità di Google che fornisce sì risultati migliori ma, appunto, perché sa molto più di noi. E risiamo qui: se vogliamo che le risposte si adattino come un guanto alle nostre necessità personali, dobbiamo cedere privacy. Non si scappa dal solito compromesso.
- Email — ProtonMail garantisce una reale cifratura delle email fra utenti del medesimo servizio. Vale a dire che se io ho un account ProtonMail e scrivo ad un altro account ProtonMail il messaggio sarà completamente inaccessibile a chiunque eccetto che al destinatario. Questo servizio richiede due password: una per entrare nel servizio e una per decifrare le email. Attenzione perché quest’ultima è inaccessibile anche a ProtonMail: se la perdete avete perso tutto. Ma questa è sicurezza, appunto. Se invece dal mio account ProtonMail invio un messaggio a un qualsiasi altro account servito da un provider diverso, per esempio Gmail, allora il messaggio viene trasmesso in chiaro. Se voglio che venga cifrato devo specificarlo assegnandogli una password che va comunicata al destinatario attraverso un canale differente. Un aspetto rilevante di ProtonMail è che i suoi server sono localizzati in Svizzera, quindi fuori dalla giurisdizione USA. È facile passare a ProtonMail perché è stato sviluppato con un’interfaccia che simula fedelmente quella di Gmail.
- Maps — OpenStreetMap è un database geografico analogo a Google Maps. Ha la caratteristica di essere generato dai contributi di una moltitudine di volontari, un po’ sul modello di Wikipedia. Inoltre il servizio è distribuito in forma open source.
- Calendario — ProtonMail offre vari servizi, oltre a quello di email, fra cui un calendario molto simile a Google Calendar.
- Cloud — Sempre in ProtonMail si trova il servizio Drive che, similmente a Google Drive, consente di elaborare documenti di testo e fogli di lavoro.
- Appunti nel cloud (pad) — Un’alternativa molto interessante ai documenti di testo stile Google Drive appena citati, quando quello che serve è un’applicazione leggera, senza tracciamenti di sorta né necessità di creare un account, è Framapad. Si tratta di uno spazio online per scrivere testi, anche in collaborazione con altri, che prendono il nome di pad, blocco note. I pad possono essere creati assegnando loro un nome a piacere senza bisogno di di possedere un account. Se rimane inutilizzato per un tempo predeterminato, che va da una settimana a un anno, il pad si cancella automaticamente.
Altre alternative (non solo a Google)
(10 gennaio)
LibreOffice
Microsoft Office costa. La versione in abbonamento (Ms Office 365) l’anno scorso costava € 69, quest’anno € 99, in cambio di tutti gli aggiornamenti; solo che ti aumentano ogni volta il prezzo. La versione MS Office Home 2024 costa € 129 che paghi una volta per tutte, ma se vorrai gli aggiornamenti dovrai pagarli.
LibreOffice non costa nulla e fa praticamente tutte le cose che fa MS Office. Forse non proprio tutto ma certamente molto molto più di ciò che la stragrande maggioranza delle persone necessita. Ma offre anche delle cose che MS Office non offre, per esempio la programmazione grafica con il linguaggio didattico Logo oppure le versioni in lingue minori, che Microsoft non potrà mai prendere in considerazione.
LibreOffice è disponibile per i sistemi Windows, Mac e Linux. Si scarica liberamente da LibreOffice.org. È un software libero — chi non sa cosa sia può vedere l’ottima voce Wikipedia. In LibreOffice Writer è l’analogo di Word, Calc di Excel, Impress di PowerPoint, giusto per citare i programmi più usati.
Framasoft
Framasoft, un’organizzazione no profit francese che si è data la missione di dare un contributo concreto alla “degooglizzazione” di Internet. Guarda caso è francese: schiena dritta, soprattutto quando si tratta di contrapporsi all’egemonia US. Alcuni dei servizi offerti sono perfettamente adeguati per sostituire prodotti più commerciali. Ad esempio:
- Framapad l’abbiamo appena citato. Lo uso in innumerevoli occasioni, anche per condividere o sviluppare bozze e codici software con molte persone.
- Framadate è ottimo al posto del più noto Doodle. Ci ho gestito le liste degli appelli per migliaia di studenti.
- Framaforms consente di realizzare moduli analogamente a Google Forms.
- Lista completa dei servizi Framasoft.
Queste solo alcune delle tante alternative.
È possibile quindi riappropriarsi dei propri dati e della propria identità? Sì, almeno in una certa misura. Certo, occorre darsi un minimo daffare e delle volte pagare qualcosa, come nel caso di ProtonMail se si vogliono superare determinati volumi.
La libertà costa e la comodità la limita.
Appendice
Questa la domanda che ho posto a DeepSeek:
Quando a Google chiediamo di cancellare i dati relativi alle attività mediante la pagina myactivity.google.com, possiamo fidarci che li cancelli effettivamente?
Risposta breve: Quando elimini attività tramite “La mia attività”, Google la rimuove dalla tua visuale e dalla personalizzazione, ma—a seconda del tipo di dati—alcuni log potrebbero persistere nei sistemi di Google per ragioni legali, di sicurezza o operative legittime, prima di essere eventualmente anonimizzati o cancellati.
Spiegazione più dettagliata:
- Eliminazione per l’uso personale: Quando elimini elementi tramite La mia attività, dici sostanzialmente a Google di:
- Dissociare quell’attività dal tuo Account Google.
- Smettere di usarla per personalizzare risultati di ricerca, annunci e altri servizi Google.
- Rimuoverla dall’interfaccia in cui puoi vedere e gestire la tua cronologia.
- Politiche di conservazione di Google: Google dichiara nella sua politica sulla privacy e nelle pagine di aiuto che, quando elimini dati, il suo obiettivo è rimuoverli dai sistemi attivi. Tuttavia, spiega anche che alcuni dati potrebbero essere conservati per:
- Obblighi legali (es. richieste delle forze dell’ordine, conformità normativa).
- Sicurezza e prevenzione delle frodi.
- Log operativi e analisi (spesso in forma anonima o aggregata).
- Sistemi di backup per un periodo limitato prima della cancellazione definitiva.
- Realtà tecnica: Sistemi su larga scala come quelli di Google non cancellano sempre ogni traccia istantaneamente su tutti i sistemi. La cancellazione può essere un processo che si propaga tra server, backup e log. Le politiche di conservazione dei dati di Google spiegano le tempistiche per i diversi tipi di dati.
- Cosa dice ufficialmente Google:
- La pagina di aiuto de “La mia attività” afferma: “Quando elimini elementi da La mia attività, vengono rimossi dalla visualizzazione e non vengono più utilizzati per personalizzare la tua esperienza su Google”.
- La loro politica sulla privacy più generale dice che “cancelliamo i dati conservati quando non sono più necessari per le finalità per cui sono stati raccolti”.
- Puoi anche usare le impostazioni di eliminazione automatica di Google per cancellare automaticamente l’attività più vecchia di 3, 18 o 36 mesi.
- Pressioni legali e normative: In regioni con leggi sulla protezione dei dati rigorose (come il GDPR in Europa o il CCPA/CPRA in California), Google è legalmente obbligato a cancellare i dati personali su richiesta, salvo alcune eccezioni. Il mancato rispetto può comportare multe significative.
Dovresti fidarti?
- Fidati ma verifica: Google ha un forte incentivo a rispettare le sue politiche dichiarate a causa dello scrutinio normativo e della fiducia pubblica. Tuttavia, la fiducia totale in qualsiasi azienda riguardo alla cancellazione dei dati è una questione di prospettiva personale.
- Assunzione prudente: È più sicuro presumere che qualsiasi cosa tu dia a una piattaforma online possa persistere in qualche forma (es. in backup di sistema, log, o dati venduti a partner prima della cancellazione).
- Passi proattivi: Puoi:
- Usare le impostazioni di eliminazione automatica.
- Essere cauto su quali attività permettere a Google di raccogliere sin dall’inizio.
- Usare servizi come Google Takeout per vedere quali dati hanno prima/dopo le richieste di cancellazione.
- Per la massima privacy, considera la navigazione in incognito, VPN o motori di ricerca alternativi.
Conclusione:
Google verosimilmente cancella i dati della tua attività dai suoi sistemi principali (quelli visibili all’utente e di personalizzazione) quando lo richiedi, ma potrebbe conservare alcuni log o dati anonimizzati per scopi interni, come consentito dalla legge e dalla sua politica sulla privacy. La richiesta di eliminazione è effettiva e rimuove i dati dall’associazione con il tuo account per la personalizzazione, ma la certezza assoluta nella cancellazione digitale è difficile da garantire con qualsiasi grande azienda tecnologica.

Grazie, prendere coscienza di cosa c’ê sotto, intorno a quello che sembra un foglio grigio su cui digitare è importante. Quando ci sbatti il naso, le narrazioni che hai letto con superficialità, frettolosamente, diventano ologrammi nella mente: non puoi comunicare quello a cui tieni e senti la macchina che ti costringe, guida, posta dove vuole lei. Per me è stata una spiacevole sensazione.