Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Da molto tempo avvertivo il bisogno di mettere ordine in questo blog dove ho disordinatamente accumulato ricordi e pensieri intorno a tante esperienze didattiche, sia come docente che discente. Ma la pigrizia e l’infantile desiderio di tuffarsi sempre nella prossima avventura me l’hanno sinora impedito, anche perché la mole crescente del materiale (1’186 post dal 2007 ad oggi) mi faceva passare sempre più la già scarsa voglia. Diciamo che ci avevo rinunciato, ma non avevo previsto l’arrivo dell’AI!

Ebbene, visto che il più delle volte passo il tempo a segnalare trappole e disfunzioni dei Large Language Model ecco invece una storia positiva. Chiariamoci: non sono “contro” l’AI. Mi concentro sulle criticità per contrappeso ad una narrativa dominante distorta e alla percezione comune dell’AI quale intelligenza altra e fonte di riferimento primaria, che è il modo peggiore per affrontarla. Con questo articolo inizio invece a documentare casi d’uso interessanti, prendendo le mosse proprio dal tentativo di recuperare il filo d’Arianna di questo blog.
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