L’appello degli studenti

Il seguito imprevisto del post precedente dove dicevo del commiato dagli studenti di Firenze:

Scienze della formazione, gli studenti si appellano alla rettrice: “Lasci a insegnare quel prof così speciale”

Te ne stavi tranquillo nel tuo buchetto a fabbricarti il balocco quando, dopo un certo tempo, zac! succede qualcosa che ti sbatte abbagliato sotto i riflettori. Farfugli, balbetti però sei innegabilmente contento.

Sì, sono contento di constatare che l’ascolto praticato in ogni possibile dettaglio, anche quando è il tuo turno di fare le domande — si può praticare l’ascolto anche nel fare una domanda — genera fiducia. E non c’è capitale più prezioso della fiducia del giovane che ti sta seguendo. Guai a tradirla, perché essa è fragile: basta una sola volta per distruggere tutto.

Traccia per una mattina con gli studenti della laurea in Data Science per l’insegnamento Computer Science Education

Iniziamo ricordando la complessità del tema “insegnare informatica”, ai diversi gradi di istruzione, nei diversi rami dell’istruzione secondaria o terziaria, nelle diverse modalità, tipo esplicita o implicita — di “soppiatto” in altre materie — e alla luce del Grande Equivoco — l’informatica serve a fare i siti web — e della Grande Ignoranza — non pensavo che la matematica c’entrasse così tanto.

Farei quindi un passo indietro, discutendo il meta-problema: ma perché dopo due secoli di pensiero pedagogico illuminato e infine anche prove scientifiche continuiamo a non sapere insegnare la matematica? Fatto denunciato da insegnanti consapevoli in tutto il mondo? Perché se non si risolve questo problema col problema dell’informatica siamo messi veramente male!

E qui conviene fare un altro passo indietro, affrontando un altro meta-meta-problema: ma perché, dopo due secoli di pensiero pedagogico illuminato, ma anche ora che iniziamo a sapere un bel po’ di fatti precisi su come la mente apprende, di tutto questo non arriva praticamente nulla nella pratica d’aula a tutti i livelli e in tutti i contesti?

Fatte queste premesse, tornerei indietro passo passo, descrivendo i fatti essenziali sul funzionamento del cervello che un insegnante dovrebbe conoscere oggi, per insegnare qualsiasi cosa, poi affronterei le riflessioni dei maggiori studiosi sull’insegnamento dalla matematica: Maria Montessori, Emma Castelnuovo, Efraim Fishbein, Dina e Marie Pierre van Hiele, Hans Freudenthal, Seymour Papert — una goduria leggere i loro pensieri, gente pazzesca!

Ad un certo punto poi inserirei un intermezzo motorio, per così dire, coinvolgendo le persone in un gioco, semplificato dato il contesto. Si tratta di simulare una sorting network con i propri corpi. Andiamo nel corridoio, o in un atrio, dove c’è spazio sufficiente e non si dà troppa noia e a un gruppo di sei di noi, diamo a ciascuno un foglio con un numero scritto grosso sopra, da tenere in vista. Costoro si mettono in fila e poi diciamo loro come confrontarsi a passi successivi utilizzando una rete che dovrebbe essere disegnata per terra ma noi ci immagineremo, per riordinare le persone secondo numeri crescenti. Poi torniamo in aula e mostriamo come si può realizzare questo con i ragazzi a scuola. Con questo episodio illustriamo come interrompere il flusso di una lezione unidirezionale e come propinare delle idee informatiche (esempio di tipico problema informatico-matematico, algoritmo passo passo, parallelizzazione di un processo) senza usare tecnologie.

Poi illustrerei cosa ci può essere sotto il tormentone del coding, utilizzando la visione di Seymour Papert e come, partendo dal disegno di cerchi sulla farina con i piedi nudi dei bambini si possa arrivare al disegno di orbite di corpi celesti, e come la turtle geometry sia in realtà una geometria differenziale, e come il concetto di equazione differenziale sia implicito in essa, nel suo fondamento.

Infine potrei mostrare (mi porto la solita valigia dei balocchi) un paio di applicazioni con una scheda minimale (micro:bit della BBC) per misurare l’umidità del suolo con un setting iperminimale (due chiodi e due fili) e per muovere un robot come fosse la tartaruga delle Turtle Geometry o altro.

Tutto questo oppure in parte o magari in ordine diverso.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: