TikTok sucks

Ho provato TikTok per un paio di mesi — provare per conoscere. Le tendenze partiranno anche da lì — parecchie dementi — ma a me non è di nessuna utilità. Invece è l’ennesimo social rubatempo. L’ho quindi cancellato.

Però l’ho cancellato anche perché è cinese. Vale a dire che è controllato da una dittatura e di questa cura gli interessi. E io aborro le dittature. La faccenda non è teorica: stare in un social è una faccenda di cittadinanza. Se abiti un social vuol dire che accetti di far parte della sua cittadinanza dunque anche del contesto che la genera. Vuol dire che accetti l’idea di generare profitti per quel contesto, attraverso il portato di informazioni relative alla tua persona e alle tue attività, che cedi ad esso.

Giova ricordare che questo vale per me, che non voglio avere assolutamente niente a spartire con nessuna dittatura, ma vale anche per i tanti che professano vigoroso antiamericanesimo contribuendo allegramente alla capitalizzazione di società americane quotate al Nasdaq.

Il canale YT 1420 che racconta cosa pensano i russi

Aggiornamento 31 luglio 2022. Aggiorno questo post con il link alla sotottitolazione in italiano al video citato in questo post. Questo è il link del video sottotitolato in Amara. . Ringrazio l’amica Claude Almansi per questo lavoro.


Daniil Orain è un giovane ingegnere informatico russo che pubblica su Youtube (canale 1420) interviste fatte in giro per le strade di Mosca con l’intento di mostrare cosa pensa la gente e, in particolare, che non tutti si lasciano lavare il cervello. Sono tante le interviste, sempre basate su una semplice domanda, come questa: “Ti ricordi cosa stiamo facendo in Ucraina?”

Mi piacerebbe ridistribuirle con i sottotitoli in italiano ma non ho questo tempo, almeno per ora. Ne ho viste tante. Questi i fatti principali:

I giovani sono in maggioranza contro le iniziative del governo, gli anziani sono invece a favore.

Daniil riporta che devono fare molte interviste per averne a sufficienza per un video perché la maggioranza si rifiuta di esprimersi su temi pericolosi. Per avere una ventina di interviste utili occorre tentarne circa un centinaio. E spesso coloro che parlano si astengono da esprimere completamente il proprio pensiero.

Va detto che, sebbene estremamente interessanti e rivelatori, i dati non possono essere considerati rappresentativi del popolo russo nel suo insieme — che poi un popolo russo non esiste, esiste la lingua russa parlata da un insieme di popoli molto diversi fra loro. Quella che si vede qui è gente di Mosca.

Daniil è consapevole di correre rischi. Ad esempio in Russia non si può pronunciare la parola “guerra” e se la parola viene pronunciata in qualche video questa viene ammutolita nell’audio, ma lasciata nei sottotitoli in inglese. Dice che per ora non gli è successo nulla e che cerca di stare attento ma pensa che valga la pena di continuare.

In pensione ma il lab di tecnologie didattiche si estende 🥳 Un appello

Il 31 ottobre finisce il mio servizio presso L’Università di Firenze ma iniziano altre attività:

  • Torno in Unifi per continuare il Laboratorio di Tecnologie Didattiche a Scienze della Formazione Primaria: a partire dal 12 settembre 😃
  • Ma farò la stessa cosa (Laboratorio di Tecnologie Didattiche) presso l’Università di Suor Orsola Benincasa. In novembre e inizio dicembre sarò quindi due giorni alla settimana a Napoli 😃

Due ampie coorti di future maestre e maestri ogni anno 🥳

Poi collaborazioni varie: sarò felice di continuare a dare una mano in Federica Web Learning, Students4Students, Teach for Italy e nella Scuolina 😃

Appello

Per svolgere le attività di laboratorio presso l’università di Suor Orsola Benincasa devo nominare da uno a tre cultori della materia. Non c’è molto da fare perché non sono bravo a delegare ma è un’occasione per vivere da dentro il Laboratorio di Tecnologie Didattiche, di cui vi potete fare un’idea qui: Sei anni di Laboratorio di Tecnologie Didattiche a Scienze della Formazione Primaria.

Ci sono napoletani interessati?
(Mi potete scrivere qui: andreas.formiconi(AT)docenti.unisob.na.it)

Appello per insegnanti della Scuolina…

Dopo un lungo periodo di attività online ci siamo rivisti martedì scorso nel Giardino degli Orti Dipinti. Eravamo confusi perché anche se l’attività online ha funzionato (645 lezioni in 832 giorni a partire dal 23 febbraio 2020) la sensazione di rarefazione è inevitabile e un po’ di persone si sono inevitabilmente perse per strada. D’altro canto, considerate le vite dense e complicate degli studenti, il ritorno in presenza sembrava quasi una chimera. La domanda è: vale la pena di riprovare a incontrarsi in presenza?

Fatima con altre due amiche afghane, Rezvaneh e Sohaila, Judi (siriana) e Kenda (palestinese) con i suoi due bimbi piccoli, sono venute, malgrado la distanza, il caldo e gli impegni; poi è arrivato anche Sama (senegalese), nonostante avesse poi da scappare al lavoro. Basta questo per dire che vale la pena di riprendere la scuola in presenza.

Ma quanti siamo noi, cittadini, disposti a mandare avanti la cosa? Affinché l’attività sia proponibile occorre garantire una regolarità e contandoci, siamo un po’ pochi. Martedì c’erano Roberta, Paolo, Bianca e il sottoscritto fra gli insegnanti storici, poi c’era anche Francesca, studentessa di Formazione Primaria venuta a vedere di cosa si tratta.

Per fare una proposta concreta dovremmo garantire una mattina alla settimana e, precisamente, attagliandosi alle necessità degli studenti presenti, martedì o giovedi mattina, orario 9:30-11:30.

C’è qualcuno interessato a collaborare per comporre un gruppo di insegnanti un po’ più nutrito, in grado di consentire la continuità per un’attività del genere? Perché se siamo troppo pochi finisce che con gli impegni che capitano un po’ a tutti si saltano dei giorni.

Continua qui per ulteriori informazioni, dati sui risultati della Scuolina raccolti nella sua tesi da Roberta Gemignani, che si è laureata dieci giorni fa 🙂 e anche per accedere a tutte le tesi scritte dai nostri studenti sul lavoro di questi anni:

Come se la passa l’università in Russia?

Domanda retorica. Per rispondere si fa prima a dire chi se la passa bene in Russia: funzionari del sistema, alte cariche militari, oligarchi, business dell’energia, business delle armi, mafiosi e corrotti di ogni risma. Il resto è carne da macello, a vari livelli.

Eppure l’accademia nutre la tecnologia, dovrebbe anch’essa godere di privilegi, almeno per quanto riguarda la produzione di tecnologie belliche, ossessione del regime. Invece no, la vita dell’accademico russo è assai grama. Il regime le tecnologie preferisce prenderle dove le trova belle e pronte, comprandole con i proventi del petrolio e del gas da paesi occidentali compiacenti, la Germania in primo luogo: senza la tecnologia Siemens gli armamenti russi non fanno un passo. Ecco perché i tedeschi sono così restii a supportare l’Ucraina. Come ha spiegato molto bene Mikhail Khodorkovsky, ex-oligarca russo ora inviso al governo (Mikhail Khodorkovsky on how to deal with the “bandit” in the Kremlin, Economist 19 marzo 2022) la mentalità del regime e delle sue cerchie è di natura criminale, sostanzialmente predatoria, sempre interessata ai business semplici ma redditizi, mai a quelli che richiedono creazione di alte competenze e crescita di ecosistemi.

Uno dei miei colleghi della Novosibisk State University, con i quali avevo collaborato una ventina di anni fa, aveva studiato fisica per sperare di avere meno problemi di censura, in realtà avrebbe voluto occuparsi di letteratura ma pareva pericoloso per i potenziali coinvolgimenti politici. Ritrovo questa atmosfera nell’analisi di un accademico di San Pietroburgo, Ilya Matweev, ricercatore di scienze politiche. Riporto di seguito la traduzione del pezzo, apparso ieri su Twitter:

Invito a leggere la traduzione nel seguito, e a vedere i link, in particolare l’ultimo, che riporto qui: Golden Key, movimento dal basso per il supporto economico e psicologico di studenti, professori, attivisti, operatori della formazoine e della cultura che risiedono in Russia e sono contro la guerra.

Continua (10 min)

I granci della marana — Irene Bernasconi e la Casa dei Bambini di Palidoro

Irene Bernasconi, insegnante montessoriana nell’Agro Romano del 1915, Maria Montessori, l’Unione Femminile Nazionale, il Comitato per le Scuole dei Contadini, la Società Umanitaria di Milano, le Case dei Bambini, la diffusione delle Case dei Bambini nel mondo,

Ho letto un libro bellissimo. L’ho scoperto grazie a un servizio di Wikiradio, su Radio Rai 3. Lo consiglio a chiunque si occupi di scuola, specialmente agli studenti di Scienze della Formazione Primaria.

Irene Bernasconi, insegnante svizzera (Chiasso) di 29 anni, dopo avere ottenuto l’abilitazione al metodo montessoriano presso la Società Umanitaria di Milano, nel 1915 si reca a Palidoro, nell’Agro Romano. Scrive il 6 dicembre:

Avevo scelto di fare scuola in un posto dove non voleva andare nessuno, fra gente primitiva, bisognosa di affetto; fra bambini anche sporchi, scalzi, stracciati: Bambini vicini alla terra. In questo posto perduto nel fondo di qualche valle poco conosciuta o in un luogo abbandonato nelle desolate lande della Maremma… e Palidoro è, al dire dei ciociari, la ” Maremmaccia”. Era il posto che faceva per me , quello che andavo cercando … Mi dissi fortunata di averlo trovato e decisi di restare.

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Smalto rosso

Il regista Kirill Serebrennikov ha pubblicato sul suo canale Telegram un testo sulla guerra in Ucraina. Il testo si intitola “Smalto rosso” — un riferimento a una foto di Bucha che mostra la mano di una donna uccisa con una manicure recente.

Serebrennikov è russo.

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Quale guerra, quale pace?

Nel disastrato panorama dell’informazione italiana Valigia Blu è una voce indipendente di grande valore, una delle poche leggibili. L’informazione di Valigia Blu privilegia la narrazione dei fatti, non pretende di possedere la verità ma la persegue con attente ricerca e analisi delle fonti, sempre con grande attenzione agli aspetti sistemici e internazionali delle vicende esaminate. Questo articolo sul tema della guerra Russa in Ucraina approfondisce bene i vari aspetti della questione e mette in luce una serie di distorsioni e ipocrisie che intossicano il discorso pubblico. La mia visione coincide ampiamente con quanto espresso dall’articolo. Vale davvero la pena di seguire il link e leggere con attenzione. Ci vogliono circa venti minuti.
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