Ancora risuonano gli echi dell’incontro con Patch Adams che mi capita di leggere un articolo sulla rivista Rocca: “Quando il malato non esiste” di Francesco Delicati.
… nell’anticamera della sala operatoria devo aspettare. L’attesa mi sembra interminabile… forse pochi minuti, ma per me un’eternità. Un dottore che passa prova a rassicurarmi, ma non lo sento credibile, è come impacciato. Comincio a sentire freddo, e un tremito continua a scuotermi. Quando entro nella sala operatoria la luce di una grande lampada piatta e rotonda è abbacinante. Getto uno sguardo qua e là, ma i dottori sembrano indaffarati a preparare il tutto: c’è una sorta di frenesia da formica, efficiente, determinata, quasi ansante. Non c’è uno sguardo che mi incroci, né una parola che mi incoraggi. E io mi sento scosso da tremiti sempre più incontrollabili.
Un dottore prova a chiedermi: “Hai paura?”. Certo che ce l’ho. Non lo vedi, il mio corpo lo sta dicendo con tutto se stesso. E mi manca tanto una mano da stringere e uno sguardo di un altro essere umano che mi dica attraverso gli occhi: “Dai, ce la farai! Facciamo il tifo per te. siamo con te!” …
E così il 18 giugno scorso abbiamo avuto Patch Adams nella nostra facoltà. L’hanno voluto gli studenti, fortemente. L’idea era nata in ottobre dell’anno scorso quando eravamo andati a partecipare all’incontro di Patch Adams con la città di Piacenza.
Non c’è dubbio. C’era veramente una bella atmosfera. I post sui forum degli studenti l’hanno descritta con grande euforia. Bello! ce ne fossero di più di eventi del genere …
Benvenuta l’euforia. Ma ci vuole anche la riflessione, per individuare ciò che poteva forse andare meglio.
Per continuare un percorso, l’euforia dà l’energia che ci vuole ma è la riflessione su ciò che poteva andare meglio a chiarire la direzione.
1) La riflessione di un ragazzo, credo laureato da poco e da anni attivo come clown in corsia.
Illuminante il sondaggio che ha improvvisato sulla platea: c’erano quasi solo studenti del I e del II anno. Questo è un argomento di seria riflessione, forse soprattutto per noi docenti.
2) Le domande a Patch.
Ma è possibile che le domande le abbiano fatte tutte (eccetto una) “operatori del settore” a vario titolo? Come è possibile che questi studenti così entusiasti e così determinati non avessero niente da chiedere? Questo mi ha stupito moltissimo e, direi, turbato non poco.
3) Successo?
L’atmosfera era davvero bella. Ma in termini numerici, possiamo dirci contenti? Ad occhio e croce ci saranno state 250 persone. Non sono poche, a vederle tutte insieme e, soprattutto, così prese. Ma la facoltà di medicina è grande: centinaia di docenti e migliaia di studenti. Secondo me, con un evento del genere ci dovevano essere i grappoli di persone fuori della porta e dentro tutta la gente anche per terra. Soprattutto i docenti erano quattro gatti.
4) Assessore.
È successo che, alla fine (l’incontro è stato molto lungo, più di tre ore), sia riapparso l’assessore alla sanità della Regione Toscana ed abbia prospettato insieme a Patch Adams, la possibilità di realizzare in Toscana un Ospedale del Sorriso, del tipo descritto da Patch Adams.
Ok, è una bella notizia. Ma è una notizia che va presa con molta prudenza e con gli occhi aperti. Gli amministratori italiani sono una specie che vive di tattica. La capacità di definire e, soprattutto, di portare a compimento progetti coraggiosi è pressocché inesistente. Senza nulla togliere al sincero trasporto dell’uomo che è nell’assessore, al quale credo, costui dovrà comunque fare i conti con un contesto nel quale è difficile pensare possa nascere qualcosa del genere. Mi sto riferendo al contesto amministrativo italiano in generale, non a quello di una parte. Quindi, una buona e curiosa notizia. Niente di più. Tempi molto lunghi, nella migliore delle ipotesi … voi studenti oltre il III anno … laddove sono ormai tutti ben narcotizzati …
Beninteso: le utopie sono fondamentali ma al tempo stesso la realtà non va ignorata …
È incredibile. Ogni tanto nel mondo delle aziende, quel mondo dove la dura competizione, il management spregiudicato, le crude valutazioni economiche dominano la scena, ebbene, proprio in quel mondo vengono fuori delle cose che sembrerebbero non entrarci nulla.
Nell’Economist del 9 Giugno 2007, un articolo intitolato “Lessons from Apple” ci rivela che la Apple (quella che fa il Macintosh e l’Ipod per intendersi) ha impartito quattro lezioni con i suoi recenti successi:
1) non ti affezionare solo alle tue idee, se un altro ha avuto un’idea migliore adottala subito
2) se fai qualcosa per qualcuno, fallo pensando alle sue reali necessità e non a quanto sei bravo a fare quella cosa
3) non mollare una tua intuizione perché estranea al pensiero dominante
4) costruisci sui tuoi errori, anziché viverli come fallimenti usali come punto di partenza per nuovi tentativi
È buffo. Sembrano raccomandazioni da dare ad un giovane che voglia intraprendere un mestiere creativo, così sagge e virtuose da sembrare quasi ovvie. Invece no: su una delle più prestigiose testate economiche si legge che sono “four important wider lessons to teach other companies”!
Viene da pensare all’open source. Il software open source non si è rivelato una bufala e non ha travolto le industrie dominanti, IBM eccetera. Invece tutte le industrie hanno aderito in qualche forma alla filosofia di produzione del software fondata sul valore della condivisione …
Oppure al management che aderisce alla filosofia delle tre T: per avere successo, un’azienda di IT deve tenere conto della Tecnologia, del Talento e della Tolleranza …