La Tartaruga nello spazio-tempo

Non c’è da spaventarsi. Basta intendersi, nel modo seguente: per spazio si intende quello di un piano, quello su cui si muove la Tartaruga; il tempo è invece rappresentato dall’asse z, perpendicolare al piano. Quindi se nello spazio del foglio la Tartaruga disegna delle figure piane, in questa rappresentazione spazio-temporale la Tartaruga disegna dei percorsi in tre dimensioni.turtle_spiral_2

Prendiamo ad esempio una spirale quadrata di questo tipo, prodotta dal codice LibreLogo seguente:

[code]
TO SPIRAL L
IF L < 5 [ STOP ]
FORWARD L
RIGHT 88
SPIRAL L-0.5
END
SPIRAL 50
[/code]

La tartaruga parte dall’esterno e percorre la spirale, iniziando con un primo passo lungo 50 punti. Dopo ogni rotazione, di 88°, il passo viene ridotto di 0.5 punti. Il procedimento ricorsivo viene interrotto nel momento in cui il passo risulta inferiore a 5 punti. Giocando con i parametri in gioco – lunghezza iniziale e riduzione progressiva del passo, angolo di deviazione – si possono ottenere un’infinita varietà di forme. Se vogliamo avere una percezione del movimento della Tartaruga dall’esterno all’interno, in LibreLogo possiamo introdurre un’istruzione di arresto temporaneo all’interno della procedura SPIRAL, per esempio SLEEP 500, che arresta la Tartaruga per mezzo secondo.

Studiando la Turtle Geometry di Abelson e diSessa, che già dopo pochi capitoli spediscono la Tartaruga ad esplorare la terza dimensione fuori dal foglio,  viene appunto voglia di uscire dal foglio. E perché non farlo nello spazio-tempo, anziché in quello spaziale tridimensionale? E perché non ricorrere alla stampa 3D per rappresentare questa avventura della Tartaruga?

turtle_spiral_preview_featuredQuando viene un’idea, prima di provare ad attuarla conviene vedere se qualcuno ha realizzato una cosa simile, cosa un tempo impossibile o comunque molto difficile. Oggi è invece immediato. Nel nostro caso basta andare a vedere, ad esempio nell’universo delle cose, Thingiverse.com, se qualcuno si sia occupato di tartarughe e spirali, e troviamo subito un Turtle Spiral Generator. Con questo si possono produrre modelli stampabili in 3D di spirali simili alla nostra. Tuttavia sempre rappresentazioni planari rimangono, seppur sotto forma di solido, magari da appendere all’albero di Natale. Questo generatore di spirali in versione 3D utilizza il software di modellazione matematica OpenSCAD, mediante il quale i modelli vengono rappresentati per via matematica. La cosa interessante del Turtle Spiral Generator è che utilizza proprio i comandi della Tartaruga per generare le figure. Da qui l’idea di fare un remix di questo codice OpenSCAD in maniera da introdurre una terza dimensione da gestire assumendo che questa sia temporale e che la Tartaruga si muova lungo i percorsi rettilinei di moto uniforme.

In Thingivers.com gli oggetti sono a disposizione di tutti per essere rielaborati. Detto fatto: remix, alterazione del codice e ripubblicazione in Thingiverse.com – scopro, scrivendo, che dopo un paio d’ore il progetto è stato visto 59 volte e scaricato 40! Ecco il risultato:

turtle_spiral_3
Il modello matematico creato con OpenSCAD
turtle_spiral_3
La stampa 3D

E la cosa piace a tutti, se non per la matematica per l’albero di Natale.


Chi fosse curioso di vedere il codice OpenSCAD può scaricare il file sorgente da Thingiverse.com: https://www.thingiverse.com/thing:2713422.

 

Nei panni di Benjamin Malaussène…

Mi ritrovo sempre più, mi sembra, nei panni di Benjamin Malaussène, immerso in una comunità viva che ignoravo, ospitata nel senso di tollerata, se non osteggiata, dalla comunità mia, sempre più morta. Disse uno dei miei più astiosi compaesani: “Portali a casa tua…!” – È esattamente quello che sto facendo, caro mio. Anzi, di più, frequento, insieme alla mia famiglia e ad alcuni amici più cari, le loro comunità, che popolano la mia città e che non conoscevo. Una città che da decenni mi pare sempre più un colossale monumento percorso da orde di selfie-fotografi rintronati, tanto ignari quanto compulsivi, città colonizzata da freddi marchi multinazionali che mi sono estranei. Il Centro di Accoglienza Straordinaria che hanno installato nel mio paese è lontano da Firenze per coloro che ospita, perché il paese non è servito dai mezzi. Quindi mi capita di riportarne qualcuno a casa, dopo il lavoro. Ieri ne ho portati quattro. Gli stessi che oggi cucinano piatti della loro cultura a casa mia, che consumeremo insieme. Stamani ne ho portati due a prendere il treno per un posto lontano, aiutandoli a orientarsi e a fare il biglietto. Oppure vado nel loro quartiere a mangiare a pranzo, dove mi reco anche a cercare di risolvere i loro problemi di comunicazione con quei telefoni di fascia bassa che scopro funzionare benissimo. Mi piace stare in quella parte della città, finalmente viva. È come riposizionare il baricentro dell’esistenza nel reale, giù dalle altezze apparenti delle chiacchiere vane nei social, dal veleno diffuso dagli opinionisti seriali, dai finti bisogni che rendono i più sudditi di Apple o Microsoft. Riscopro che con uno (smart)phone da 50 euro faccio tutto quello che avrei potuto fare con l’ultimo modello da 700 euro, che mi guarderò dal comprare; e riscopro che la mia vita da superprofessionista di tecnologie scorre leggera con computer che altri hanno riposto in cantina cinque anni fa; lo riscopro aiutando questi ragazzi, aiutandoli e godendo, da educatore, della loro fresca voglia di imparare. Trovo giovani dall’intelligenza vivissima, a volte con sorprendenti competenze, come il matematico che purtroppo (per me, non per lui) è partito per un altro paese.

Allora mi rendo conto che la mia missione è un’altra: aiutare questi ragazzi a integrarsi, sì, ma cercando di non far perdere loro quel sano senso del reale che da queste parti sembra scomparso. Cercando di insegnare loro a non farsi abbindolare dagli specchietti per le allodole che hanno fiaccato la mia comunità. È come un viaggio, in luoghi molto più remoti e profondi di quelli che mi potrebbe offrire un’agenzia turistica. Un vero viaggio, come si intendeva una volta. E sempre più mi pare che per viaggiare veramente ci si possa semplicemente immergere nel nuovo che appare a casa tua. A casa tua ma lontano dal rassicurante che ti addormenta.

Versione 1.0 del Piccolo Manuale di LibreLogo

Ecco la versione 1.0 del Piccolo Manuale di LibreLogo (PDF 2.8 MB). Ecco cosa è cambiato rispetto alla versione 0.4 (PDF 2.6 MB):

  • Interamente riscritto in LaTeX. I word processor WYSWYG non sono adatti per lavori così corposi e articolati.
  • Tolti numerosi refusi che infestavano la versione 0.4 grazie al lavoro dell’amico Piero Salonia.
  • Aggiunta sezione ringraziamenti (pag. 2), molto importante.
  • Aggiunta spiegazione su come usare questa versione, ancora parzialmente appoggiata a quella vecchia (Prefazione alla versione 0.9.1, pag. 5): alcuni capitoli vecchi sono rimasti nella versione precedente. Aggiornerò questa sezione via via che completerò il trasferimento.
  • Diviso il lavoro in due parti. La prima, I “Manuale ragionato di LibreLogo” (pag. 3), coincide con la versione precedente, salvo l’aggiunta del capitolo sulla ricorsività. La seconda, II “Esperienze Didattiche” (pag. 51), è in larga parte ispirata dai feedback ricevuti dagli studenti.
  • Aggiunto nella I parte un capitolo di introduzione alla ricorsività: “La magia dei due specchi”, pagine 45-49.
  • Nella seconda parte, aggiunto capitolo “L’esplorazione di Marta”, approfondimento emerso da due contributi, uno di Marta, (ex) studentessa di Formazione Primaria e uno di Alberto Averono, partecipante al Corso di Perfezionamento “Le competenze digitali nella scuola”, pagine 53-75.
  • Aggiunto capitolo “Girando in tondo: dal cerchio all’orbita di Halley, Basato sulla bella esperienza didattica condivisa dalla maestra Antonella Colombo.
  • Aggiunte alcune importanti voci bibliografiche.

Sono grato a chiunque segnali refusi, errori, o suggerisca idee.

Versione 0.9.1 del Piccolo Manuale di LibreLogo

Metto in circolazione la versione 0.9.1 del Piccolo Manuale di LibreLogo (PDF 2.8 MB). Ecco cosa è cambiato rispetto alla versione 0.4 (PDF 2.6 MB):

  • Interamente riscritto in LaTeX. Per ora non interamente a dire il vero, ma completerò presto il lavoro. I word processor WYSWYG non sono adatti per lavori così corposi e articolati.
  • Tolti numerosi refusi che infestavano la versione 0.4 grazie al lavoro dell’amico Piero Salonia.
  • Aggiunta sezione ringraziamenti (pag. 2), molto importante.
  • Aggiunta spiegazione su come usare questa versione, ancora parzialmente appoggiata a quella vecchia (Prefazione alla versione 0.9.1, pag. 5): alcuni capitoli vecchi sono rimasti nella versione precedente. Aggiornerò questa sezione via via che completerò il trasferimento.
  • Diviso il lavoro in due parti. La prima, I “Manuale ragionato di LibreLogo” (pag. 3), coincide con la versione precedente, salvo l’aggiunta del capitolo sulla ricorsività. La seconda, II “Esperienze Didattiche” (pag. 51), è in larga parte ispirata dai feedback ricevuti dagli studenti.
  • Aggiunto nella I parte un capitolo di introduzione alla ricorsività: “La magia dei due specchi”, pagine 45-49.
  • Nella seconda parte, aggiunto capitolo “L’esplorazione di Marta”, approfondimento emerso da due contributi, uno di Marta, (ex) studentessa di Formazione Primaria e uno di Alberto Averono, partecipante al Corso di Perfezionamento “Le competenze digitali nella scuola”, pagine 53-75.
  • Aggiunte alcune importanti voci bibliografiche.