L’artigiano tecnologico – #linf12

Si diceva di tecnologia e artigianato in un post precedente. Una riflessione stimolata da un post di Sandra e poi ripresa da altri, fra cui Lisa, il cui commento offre diversi spunti. Prendiamo le mosse dai “punti fermi” di Lisa.

Non confondiamo il progresso tecnologico e informatico con l’uso dei video games (wind, psp, xbox… e tutto quello che i ragazzini usano oggigiorno) o esclusivamente dei social network

Certo. Tuttavia anche tenendo ferma questa distinzione assolutamente doverosa, se approfondiamo un po’, si apre un mondo. Distinzione doverosa perché sfortunatamente i giovani sono forse molto “gestiti” ma in molti aspetti della loro vita sono di fatto abbandonati a loro stessi. Non è questione di controllo ma di presenza, magari discreta, magari giocosa, ma presenza, consapevole.
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L’insegnante artigiano o …

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Ha scritto recentemente una studentessa, in seguito alla mia usuale richiesta di esprimere dei pensieri sul corso o su alcuni testi:

Non saprei come iniziare questo elaborato, è difficile scegliere la forma, l’impostazione quando hai la possibilità di farlo, non che la mia sia una lamentela, anzi… sono quasi emozionata visto che non capita spesso in ambito universitario o scolastico di avere la possibilità di lasciarsi andare, di essere spontanei e di non dover per forza fingere di sapere tanto di qualcosa; dico “fingere” perché, spesso ciò che mi e’ stato chiesto di fare era di parlare di un argomento specifico, di un autore, di una teoria, approfondendo l’argomento; nessuno mi ha mai chiesto cosa ne pensassi, di tale argomento, anzi, quando ho provato ad esprimere un parere i risultati sono stati pessimi.

“… nessuno mi ha mai chiesto cosa ne pensassi …”

Io penso che un’affermazione del genere riveli uno stato di degrado profondo. Un sistema di istruzione nel quale ad uno studente non viene mai chiesto cosa pensa è una follia, un controsenso. Attenzione, niente a che vedere con l’interrogazione, la quale piuttosto che alla riflessione incita alla piaggeria; capire come “la vuole sentire lei o lui” fa parte di una delle competenze principali che oggi sviluppano gli studenti, utilissima anche all’università.

Invece chiedere “cosa ne pensi” è un’altra cosa. E non bastano le parole, perché la domanda funziona solo se l’atmosfera è tale da creare un clima di fiducia: ciò che dirai non verrà usato contro di te …
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Web 2.0 e tecnologie di carta

Web 2.0Il web 2.0 non è poi tanto diverso da un foglio di carta bianca. Un’attrezzatura molto economica, che chiunque può usare.

Su di un foglio di carta si può scrivere un racconto, una poesia, si può fare un disegno o si può anche dimostrare un teorema matematico. È una tecnologia straordinaria. Un foglio di carta costa poco, è leggero e può trattenere una varietà illimitata di forme espressive. Può servire a lanciare un messaggio nella folla, si può mettere in una busta e spedirlo a qualsiasi indirizzo nel mondo per un modico prezzo. Ci si possono tracciare segni e figure con una grande varietà di mezzi, penne, lapis, carbone, acquerelli o colori di altri tipi, oppure vi si possono incollare altri fogli o altri materiali. Può essere anche piegato ad arte per fare sculture e macchine volanti, oppure colorato e tagliato in coriandoli e stelle filanti.

Ma la caratteristica più interessante è che tutte queste cose, e molte altre ancora, possono essere fatte da chiunque e in modo immediato. Può servire avere fatto un po’ di scuola, giusto i primi due o tre anni, ma in realtà il limite è solo la fantasia.

In questo post sostengo due tesi:

  1. il web 2.0 non è poi tanto diverso da un foglio di carta bianca
  2. per imparare a usare il Web 2.0 è bene partire dalle tecnologie di carta

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