Ancora in margine ad una discussione su pubblicazioni open access vs. pubblicazioni convenzionali

Questa è l'ultima pagina dell'articolo che Albert Einstein scrisse nel 1905 sulla teoria della relatività ristretta: "Zur Elektrodynamik bewegter Körper". Annalen der Physik 322 (10): 891–921.
Questa è l'ultima pagina dell'articolo che Albert Einstein scrisse nel 1905 sulla teoria della relatività ristretta: "Zur Elektrodynamik bewegter Körper". Annalen der Physik 322 (10): 891–921.

La discussione che avevo già citato in un post precedente si rivela molto istruttiva. L’ultimo spunto interessante concerne un luogo comune piuttosto abusato: “scientifico è bello”.

Chiarisco subito che la denuncia di questo luogo comune non implica una critica al metodo scientifico – che collocato nel giusto contesto ha avuto ed ha valore inestimabile nell’evoluzione del pensiero – bensì il danno che esso arreca al metodo scientifico stesso, oltre all’ambito al quale venga applicato più o meno a sproposito.

La questione emerge dall’idea che una pubblicazione convenzionale, in particolare redatta secondo i crismi di una pubblicazione scientifica sia comunque più seria.

Provo a spiegare.

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In margine ad una discussione su pubblicazioni open access vs. pubblicazioni convenzionali

Figura che sintetizza le differenze fra una pubblicazione convenzionale e una open access.

 

Commento in margine ad una vigorosa discussione, che sta avendo luogo all’interno del network La Scuola Che Funziona, in merito all’opportunità di preferire una pubbicazione tradizionale oppure una di tipo open access per diffondere i risultati di pratiche innovative all’interno della scuola.

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Il Manifesto degli insegnanti è in rete

Dal blog di Sui Fai John Mak

Sono molto contento perché il Manifesto degli insegnanti è in rete. Sì, lo so che è stato reso pubblico il 2 di luglio, al LSCFcamp di Venezia ma quella è la data di lancio. Una cosa è il lancio e un’altra la visibilità, o meglio, la presenza, la reale presenza in rete.

Nell’OLDaily del 19 luglio, Stephen Downes ha citato il Teacher’s Manifesto, sostenendo che:

It’s the sort of manifesto I can support – it’s about teaching by example, empowering students, and making the world a classroom.

Questo è un fatto che mi fa un grandissimo piacere perché la teoria del connettivismo, della quale Stephen Downes insieme a George Siemens è promotore, rappresenta il mio principale contesto di riferimento da due anni a questa parte, quando ho partecipato in veste di studente al Corso online Connectivism and Connective Knowledge nell’autunno 2008.

Il mio impegno nella Scuola Che Funziona e il mio piccolo contributo per aiutare gli estensori del Manifesto sono il frutto della visione che vo maturando in questi anni e che è molto affine al pensiero connettivistico di Siemens e Downes.

Nella sua nota, Stephen, cita a sua volta il post di Claude Almansi nel blog ETC journal che fa riferimento alla traduzione della “nostra” Luciana Guido.

Va bene così. Il network La Scuola Che Funziona è uno dei fenomeni più interessanti che abbia avuto modo di osservare in questi anni. Deve essere chiaro che l’interesse del network risiede negli obbiettivi condivisi, bene espressi dal manifesto, ma anche nella diversità della sua popolazione.

La diversità può, in certi momenti, causare confusione e rallentamenti ma rappresenta un valore troppo importante perché si possa pensare di indulgere a scorciatoie e semplificazioni. Mi auguro che questo venga compreso da tutti e che si proceda come è stato fino ad ora.

Tabelline cinesi e non, pensiero matematico e qualcos’altro

"Numeri innamorati" Giacomo Balla 1924, Olio su tela ,  cm 77 x 56, riproduzione in bassa qualità: cm 7.8 x 5.5

I bambini cinesi in matematica ottengono risultati superiori ai nostri, anche quando hanno ancora difficoltà con l’italiano. Tutto il mondo manifesta interesse per il metodo cinese. Maria Grazia, con la sua usuale puntualità, se ne occupa in alcuni post molto interessanti e nell’ultimo si dedica al tormentone delle tabelline.

Il metodo cinese per far apprendere il calcolo mentale ai bambini, ben descritto da Maria Grazia, è concettualmente diverso dal nostro: è matematicamente intelligente mentre il nostro è matematicamente stupido. Vale a dire che un bambino con il metodo cinese ha maggiori probabilità di sviluppare pensiero matematico mentre con il nostro vi sono molte probabilità che il bambino divenga matematicamente ottuso. In effetti, la maggior parte delle persone – istruite e intelligenti – sono matematicamente ottuse. Troppe per essere un fatto naturale, come rilevava Seymour Papert, tanto per essere in buona compagnia.

Caro lettore insegnante, non ti irretire ti prego, sto parlando della metodologia di base. Probabilmente tu sei uno dei tanti ma sparpagliati insegnanti ideatori di pratiche eccellenti e vai ben oltre tale metodologia.

Continua a leggere tranquillamente, questo non è un post distruttivo …

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