In margine ad una discussione su pubblicazioni open access vs. pubblicazioni convenzionali

Figura che sintetizza le differenze fra una pubblicazione convenzionale e una open access.

 

Commento in margine ad una vigorosa discussione, che sta avendo luogo all’interno del network La Scuola Che Funziona, in merito all’opportunità di preferire una pubbicazione tradizionale oppure una di tipo open access per diffondere i risultati di pratiche innovative all’interno della scuola.

È un grande privilegio poter vivere la propria età matura alle soglie del III millenio, se si ha anche la fortuna di appartenere alla minoranza che può permettersi di pensare e non alla maggioranza che deve invece badare a sopravvivere, ovviamente.

Stanno accadendo cose meravigliose ma in gran parte abbiamo perso quello che avevamo da bambini. Non siamo più capaci di mollare tutto per raccogliere sulla spiaggia la più bella conchiglia del mondo, di guardare la più luminosa stella che ci pareva di non avere mai visto.

Tutte le innovazioni del mondo, tutte le creazioni, tutte le opere che ci piace così tanto citare, hanno visto la luce in un certo istante grazie ad un moto del tutto eguale a quello del bambino che molla il secchiello con i suoi amati balocchi perché ha visto la conchiglia più bella del mondo.

All’origine di ogni innovazione c’è un atto di follia.

Non c’è nulla di ideologico in questo.

Se Linus Torwald si fosse posto problemi del genere, avrebbe concluso essere una follia gettare in pasto alla “massa anonima” un seme prezioso come quello del kernel Unix che aveva scritto per i personal computer. Ha scelto la follia. Oggi il sistema operativo Linux è uno standard industriale de facto che ha indotto tutti i grandi attori della ICT, iniziando da IBM, a ripensare radicalmente l’idea di proprietà intellettuale. Molti di voi stanno usando probabilmente congegni senza nemmeno sapere che dentro c’è il prodotto della visione di un folle.

Anche molti manager illuminati di molte di queste grandi aziende hanno capito perfettamente quale sia il valore della “massa anonima”. Sono ormai innumerevoli gli esempi, a partire da IBM, Procter & Gamble, Novartis, Goldcorp e tanti altri, che in contesti del tutto diversi da quello dello sviluppo del software Open Source hanno applicato con successo lo stesso concetto.

Lo hanno perfettamente capito Don Tapscott e Anthony D. Williams, il primo manager, consulente e scrittore di fama internazionale, il secondo consulente di agenze governative e organizzazioni internazionali, che con i loro ultimi libri, Wikinomics e Macrowikinomics hanno magistralmente mostrato come il valore della “massa anonima” sia stato utilizzato in una varietà incredibile di contesti nel mondo.

Lo ha perfettamente capito Lawrence Lessig, il quale ha creato gli strumenti legali per dare sostanza ad una nuova categoria, ibrida fra quella del lettore e quella dell’autore. Quegli strumenti sono le licenze Creative Commons.

Lo hanno capito i dirigenti del MIT che hanno ormai messo online tutti i materiali didattici, oltre 1800 corsi. Un’operazione che ha avuto costi miliardari ma che è stata premiata dalla massa anonima con un ritorno straordinario in termini di prestigio. Il MIT capitalizza ora sul ruolo di apripista nel mondo delle Open Educational Resources.

Lo hanno capito gli scienziati che il 9 settembre 2008 hanno firmato An Open Letter to the U.S. Congress Signed by 33 Nobel Prize. Traduco dall’originale (documento pdf completo con i nomi dei firmatari):

An Open Letter to the U.S. Congress Signed by 33 Nobel Prize Winners

9 settembre 2008

Illustri Membri del Congresso:

Quali scienziati e premi Nobel scriviamo oggi per supportare la Politica di Accesso Pubblico del National Institutes of Health che è stata istituita all’inizio di quest’anno con un mandato del Congresso. Questa è una delle più importanti iniziative che siano state mai prese in materia di accesso pubblico. Finalmente, scienziati, medici, operatori di sanità, biblioteche, ricercatori e migliaia di istituzioni accademiche e di aziende avranno accesso al lavoro pubblicato da scienziati con il supporto dell’NIH.

Per gli scienziati che lavorano alla frontiera della conoscenza, è essenziale accedere alla letteratura scientifica senza ostacoli di sorta. Sono sempre maggiori le difficoltà che scienziati e ricercatori di tutte le università, eccetto quelle finanziate più generosamente, incontrano per sostenere i costi crescenti degli abbonamenti alle riviste che forniscono la linfa vitale al loro lavoro. Un risultato fondamentale dell’iniziative di accesso pubblico dell’NIH è che così una quantità crescente di conoscenza scientifica si rende liberamente disponibile per coloro che ne  hanno bisogno: oggi, attraverso Internet la disseminazione della conoscenza è facile.

La clientela di tale conoscenza non è costituita solo da un gruppo esoterico di scienziati e ricercatori che ampliano le frontiere della conoscenza. Un numero crescente di studenti accede a questi materiali per le competizioni scientifiche, sperimentando così dal vero il brivido della ricerca. Anche gli insegnanti che preparano i corsi necessitano di informazioni scientifiche aggiornate per complementare i libri di testo, inevitabilmente sorpassati. E soprattutto, il grande pubblico oggi vuole essere al corrente dei risultati scientifici che potrebbero interessare le proprie diagnosi e le proprie terapie.

La letteratura scientifica è la nostra eredità comune. È frutto del faticoso lavoro di centinaia di migliaia di ricercatori e i risultati che documenta sono essenziali per il progresso della scienza. Gli avanzamenti scientifici che possono condurre alla realizzazione di nuove terapie, diagnosi migliori o a applicazioni industriali innovative dipendono completamente non solo dalla letteratura specializzata, ma anche da letteratura riferita a discipline diverse. Una piccola scoperta in un campo, combinata con una seconda scoperta in qualche altro campo, completamente scollegato dal primo, spesso scatena quel'”Eureka” che dà vita a un clamoroso avanzamento. L’accesso pubblico rende questo possibile.

La tendenza attuale degli editori è sbagliata. L’iniziativa dell’NIH introduce una politica illuminata che risponde nel miglior modo alle necessità della scienza, degli scienziati che la praticano, degli studenti che la leggono e dei cittadini che la pagano. I legislatori che si sono attenuti a questa politica devono essere applauditi e ogni tentativo di indebolirla o invertirne la tendenza dovrebbe essere ostacolato.

Oggi, nella nostra condizione, spaccare il capello in quattro sulla dicotomizzazione convenzionale-open è come esitare su prendere l’ombrello o meno guardando le nubi di un uragano che si sta avvicinando.

Altro che ideologia, io corro.

5 thoughts on “In margine ad una discussione su pubblicazioni open access vs. pubblicazioni convenzionali

  1. Mariaserena Peterlin says:

    Quando i contadini erano padroni dei loro semi (e non erano soggetti alle varie manipolazioni delle colture da cui derivano gli ibridi, i trattamenti chimici ripetuti, le variazioni genetiche e così via) molti di loro coltivavano insieme il terreno e si scambiavano semi, innesti, abilità e così via. Alcuni riti (mietitura, vendemmia, preparazione dei cibi da conservare) erano grandi eventi comuni
    Ovviamente non possiamo proporre un ritorno al passato, c’è un pianeta da sfamare, questo lo sappiamo (o ce lo hanno inculcato…)
    Però lo sbirciare nei reciproci orti e campi, e lo scambio di informazioni o, soprattutto, di riflessioni, ci arricchisce tutti. E dà gioia.
    Anche quello che scriviamo può, anzi a mio parere deve” far parte di un patrimonio comune da coltivare, far crescere e trasmettere
    Altrimenti si fa come l’altra categoria di contadini, quelli dalla mentalità ristretta, che si sparavano per una gallina, o impedivano al vicino di usare l’acqua della fonte.
    o forse anche per un uovo.

  2. Andreas says:

    Proprio così. E noi dobbiamo cercare di costruire rozzi marchingegni per riflettere tale luce in quante più direzioni è possibile.

    Sono marchingegni traballanti e effimeri, come gli artefatti che costruiamo nei nostri orti, con legni avanzati, bottiglie di plastica ritagliate, sacchetti a scacciar passeri, reti recuperate … ma noi ci ostiniamo a costruirli e ricostruirli, prendendo esempio dall’orto vicino che pare sempre meglio del proprio.

    Io per esempio sbircio parecchio nel tuo orto e mi sforzo, goffamente, di copiare …

    Copia anche tu, viaggiatore che passi di qua per caso …

  3. mariaserena peterlin says:

    Corro anche io! questo post è entusiasmante.
    Qualcuno disse “non si accende una fiaccola per metterla sotto il moggio” e la luce è un dono per tutti.
    La luce ci illumina e la cultura illumina come la luce, per il bene comune, l’unico che non dev’essere accumulato per crescere.
    Andreas grazie.

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