Cronaca di un laboratorio sui circuiti morbidi

Ieri (6 ottobre) abbiamo fatto un bel laboratorio su circuiti morbidi (squishy circuits) e morbibot presso gli Orti Dipinti. Anche il tempo è stato favorevole, malgrado le previsioni fosche il pomeriggio è invece stato molto bello. Una sola cosa non ha funzionato: mi sono dimenticato di registrare l’introduzione. Ho rimediato con qualche discorso registrato mentre gli studenti lavoravano ma completo con alcuni brani registrati in studio e con queste righe.

Non abbiamo parlato all’inizio dei feedback degli studenti, come siamo soliti fare, per non perdere tempo, temendo l’arrivo della pioggia.    Come prima cosa abbiamo invece attribuito il lavoro alla Maestra Maria Grazia Fiore, senza la quale io queste cose non le avrei probabilmente mai fatte. Maria Grazia è venuta a fare un seminario nel  2018 e 2019, lasciando un grande ricordo agli studenti che l’hanno seguita. La gestione conseguente alla pandemia ha reso impossibile organizzare per tempo qualcosa di simile. Maria Grazia “era” comunque con noi. Sono molte le presenze in rete (e nella vita reale) di Maria Grazia che potete esplorare:

Abbiamo anche dedicato delle parole a Giacomo Salizzoni, creatore degli Orti Dipinti, contesto ideale per ospitare laboratori  di questo genere. Grazie!

Abbiamo commentato subito le possibili sinergie fra i temi promossi nel giardino e un laboratorio di tecnologie didattiche. Un esempio al volo: unire in un’esperienza didattica la tecnica antichissima della sub-irrigazione con anfore di terracotta utilizzata presso gli Orti Dipinti con la misura dell’umidità del terreno effettuata con Arduino. Antico e il moderno, paradigma che dovrebbe ispirare qualsiasi attività formativa.
Poi abbiamo passato in rassegna i principali componenti che avremmo usato, con dei brevissimi flash di “fisica raccontata” per essere in grado di affrontare i piccoli problemi che possono sorgere in questo tipo di attività. I componenti erano:    

  1.     Pile. Ne avevamo da 1.5, 3, 4.5, 9 volts, in vari formati: bottone, stilo, rettangolari ecc… È utile disporre di una gamma perché a seconda di come viene costruito il circuito può essere necessario usare un voltaggio piuttosto che un altro.
  1. Pasta conduttiva (grazie al sale) e pasta isolante (grazie allo zucchero). L’avevano fatta tutti: bravi! È emerso che quella fatta in casa è meglio di quella comprata perché più malleabile.
  1. LED rossi, gialli e verdi. Abbiamo spiegato come funzionano, in particolare il fatto che vanno collegati con la polarità giusta: hanno due gambe, quella lunga va collegata al polo positivo e l’altra a quello negativo, altrimenti il LED (Light Emitting Diode), come tutti i diodi, si comporta come uno sbarramento per la corrente.
  1. Interruttori. I nostri avevano tre poli. Per fare un semplice interruttore acceso-spento si deve collegare il polo centrale a un capo del circuito e l’altro a uno dei due laterali, non importa quale. Usandoli tutti e tre si può realizzare un deviatore, che indirizza la corrente in un ramo del circuito o in un altro. Un gruppo ieri ha escogitato una soluzione del genere.
  1. Cavi con coccodrilli. Comodissimi per  fare circuiti al volo.
  1. Più tardi abbiamo introdotto i motorini elettrici, con cui tutti hanno dotato i loro modelli di eliche o girandole.

Abbiamo cercato di illustrare con parole minime il concetto di potenziale. Ci siamo rifatti al concetto di energia potenziale che abbiamo illustrato con una gag dove 1 Kg di pasta cadeva sulla testa di una studentessa volontaria: da un 1 cm non ci sono stati problemi, da un metro… lei si fidava (commovente la fiducia…) ma io non me la sono sentita. Perché? Per via dell’energia potenziale: da una maggiore altezza il grave ha modo di acquisire maggiore velocità e siccome l’energia cinetica va come la velocità al quadrato il grave fa più lavoro, o più male, a seconda dei punti di vista… Quell’energia cinetica è immagazzinata sotto forma di energia potenziale nel grave tenuto ad una certa altezza. Analogo è il caso del potenziale elettrico creato da una batteria. In questo caso gli elettroni accumulati nel catodo della batteria tendono a “cadere” verso ciò che sentono positivo, travolgendo quello trovano. Costruendo un circuito elettrico noi facciamo trovare sul loro percorso dei congegni che vengono attivati dalla loro energia, come succede con l’acqua accumulata in una centrale idroelettrica (altra forma di accumulo di energia potenziale) quando  viene lasciata cadere lungo le condutture sulle pale di un dinamo (che girando produce energia elettrica). Abbiamo anche discusso il fatto che se l’acqua ha troppa energia distrugge le pale della dinamo, se ne ha troppo poca le bagna solamente, senza farle girare. Questo per capire che occorre scegliere la pila giusta a seconda del circuito. Gli ingegneri sanno fare i calcoli giusti. Nei nostri contesti didattici possiamo andare per tentativi. L’unico rischio con un diodo è che lo si tenga accesso con un voltaggio eccessivo per troppo tempo col rischio di bruciarlo. Basta staccarlo subito se si vede che fa una luce troppo intensa.

Per illustrare il concetto di resistenza elettrica abbiamo fatto finta che la studentessa fosse una sirena e io il maestro Tartaruga (Testuggine in questo caso)…

The master was an old Turtle — we used to call him Tortoise — “Why did you call him Tortoise, if he wasn’t one?” Alice asked.
“We called him Tortoise because he taught us,” said the Mock Turtle angrily; “really you are very dull!”
“You ought to be ashamed of yourself for asking such a simple question,” added the Gryphon; and then they both sat silent and looked at poor Alice, who felt ready to sink into the earth.

Lewis Carroll, Alice’s Adventures in Wonderland

Se il peso specifico del grave è un poco superiore a quello dell’acqua questo cade lentamente: non c’è più pericolo. Nei circuiti elettrici si mettono le resistenze (anche) per salvaguardare altri componenti.

Come abbiamo visto nel lab in questo tipo di circuiti si può lavorare a occhio, anche perché grossi danni non si fanno. L’importante è essere in grado di fare ragionamenti idonei a risolvere i problemi che capitano. In fondo a questo post i curiosi trovano qualche dettaglio in più sulle caratteristiche dei diodi e su come aggiustare la resistenza per proteggerli.

È interessante qui citare le conclusioni a cui sono giunti spontaneamente alcuni di voi alla fine del lab: attività di questo tipo

  1. esercitano a elaborare i risultati negativi per individuare soluzioni
  2. esercitano il pensiero logico necessario per venire a capo dei problemi
  3. stimolano la socializzazione e l’atteggiamento cooperativo

Ottimo!

La richiesta generale è di continuare così. La prossima volta scribbling machines!


Appena un po’ più sul tecnico…

Qualche parola su come aggiustare le resistenze nei circuiti. La situazione può essere sintetizzata con uno schema di questo tipo:

Esempio con un LED ma potrebbe esserci qualsiasi altra cosa o combinazione di cose. Tutte le resistenze del circuito possono essere riunite nella resistenza R. V rappresenta il voltaggio della cosiddetta forza elettromotrice, nel nostro caso una pila. L’interruttore qui è aperto. Il verso (qui orario) della corrente è una convenzione consolidata anche se in realtà chi si muove sono gli elettroni nel senso opposto: ai fini dei calcoli parlare di cariche negative che vanno a sinistra o cariche positive che vanno a destra è la stessa cosa.

Qualche fatto pratico sui LED, senza entrare nei meandri della fisica quantistica che ha consentito di concepire questi e tutti gli altri micro-componenti elettronici che pervadono le nostre vite. La corrente può circolare in un verso solo, si è detto. Quindi in un verso non passa mentre nell’altro produce luce grazie alla forza elettromotrice della pila ma non a prescindere dal suo valore in Volt. Questo deve essere appropriato, affinché ci passi la giusta quantità di corrente. Può essere interessante e adeguato qui specificare come non debba trattarsi di un valore preciso ma come esista un range di valori in cui il LED si comporta sufficientemente bene e senza soffrire, semplicemente emettendo più o meno luce. Questo si capisce guardando la “curva caratteristica” fra tensione applicata (in Volt, V) e corrente ottenuta (in milliampere, mA). Tali informazioni insieme a molte altre si trovano nei dati che vengono sempre resi disponibili con tutti i componenti, i cosiddetti datasheet. A noi possono disorientare tutti quei numeri — comunque i curiosi possono andare a vedere quelli per i diodi rossi, gialli e verdi. Vediamo giusto i grafici tensione-corrente per i tre diodi:

Quello che si deve fare è cercare di stare più o meno nella parte centrale di queste curve.

Come fare se la nostra pila dà troppa tensione? Per ridurre la tensione che finisce ai capi del LED occorre aggiustare il valore della resistenza R. Questa si può calcolare con una formula che deriva da una delle cosiddette leggi di Kirkhoff:

R = \frac{\left(V-V_d\right)}{i}

dove R è la resistenza da caclcolare, V è la tensione della pila e V_d è la tensione che vorremmo dare al LED. Facciamo un esempio. Volendo dare a un LED rosso una tensione V_d pari a 1.9 V con una pila da 3 V, dal grafico a sinistra deduciamo che la corrente i deve essere di 10 mA e sostituendo questi valori nella formula precedente otteniamo:

R = \frac{\left(3-1.9\right)}{0.01} = 110

Il valore che si ottiene risulta espresso in Ohm (Ω), se si sono usati valori in Volts per la tensione e Ampere per la corrente, cosa che abbiamo fatto perché 3V andavano già bene mentre il valore di corrente di 10 mA equivale a 0.01 Ampere, che è quello che abbiamo usato. In realtà le resistenze commerciali sono disponibili solo per certi valori, ma l’approssimazione che si ottiene è sufficiente, per esempio nel nostro caso, la resistenza acquistabile con il valore più vicino a 110 Ω è quella di 120 Ω. Avremo solo una corrente un po’ diversa ma comunque accettabile, verrebbe pari a 9.2 mA che va benissimo lo stesso.

In fondo a questo sito c’è anche un modulo che consente di fare automaticamente il calcolo.

Statico/dinamico

Dove racconto di un’esperienza molto divertente occorsa durante la pandemia, con qualche riflessione didattico scientifica, ovvero STEM, come si dice oggi, o anche STEAM: Science, Technology, Engineering, Art and Math. L’esplorazione è alla portata di studenti degli ultimi anni della scuola di secondo grado.

4 ottobre 2021

Helsinki, novembre 2019: a colazione mi capita di raccontare a due colleghe le meraviglie della Spira Mirabilis di Jacob Bernoulli. Un oggetto affascinante, nella sua ambiguità, dove nel finito si cela l’infinito, lo statico evoca il dinamico, l’autosomiglianza conduce alla ricorsione, che si trova celata in innumerevoli forme naturali.

Ad un certo punto appare un signore gentile che si scusa per avere orecchiato — in cuor mio subito mi pento del volume intrusivo della mia voce — ma desidera dire di avere trovato interessante la descrizione “naturale” di fatti matematici. Fra bambini curiosi ci si intende rapidamente. Jacques Toussaint esplora da una vita i territori dell’arte e del design. Veniamo quindi da percorsi diversi ma la comune curiosità alimenta uno scambio di idee nei successivi mesi pandemici. Ci mettiamo a ragionare sul suo “Elemento statico-dinamico”:

Un’immagine adeguata di questa opera si trova nel sito di Toussaint, è la N. 9 di questo slideshow.

Siamo lontani e il covid ci blocca ma non impedisce di realizzare un modello digitale 3D (realizzato con Tinkercad) e di farselo stampare e inviare per posta:

L’elemento statico-dinamico di Toussaint è così diventato un balocco che mi porto sempre in tasca. Giocandoci finisco col conoscerlo meglio e scopro che ha un caratterino bislacco, ambiguo se si vuole, come quello della spira mirabilis. Bipede, perché poggia sempre attraverso due soli punti, uno per ciascuno dei due semicerchi che lo compongono, ma sempre zoppo: sul vertice di un semicerchio e su qualche punto dello spigolo rotondo dell’altro. Bislacco e schizzinoso, perché non sta fermo volentieri, anche se in sé non ha alcun motore. Inequivocabilmente statico ma assai dinamico se disturbato. Delle infinite posizioni di cui dispone ne predilige due sole, rifuggendo prontamente da tutte le altre.

Lo potremmo anche definire pendolo doppio perché si comporta come un pendolo con due posizioni di riposo, le due sole possibili con un semicerchio verticale e l’altro orizzontale.

Ma è quando lo si forza a percorrere i suoi stati dinamici che svela tutta la sua indole bislacca, muovendosi come ubriaco e di maniera imprevedibile, quando frenando improvvisamente, quando inspiegabilmente sostenendo il moto.

Sensibilissimo alle irregolarità del piano accelera repentino alla minima pendenza in discesa.

La domanda sorge spontanea: ma che razza di moto è quello di statico-dinamico? In sostanza statico-dinamico produce due tracce fatte da successioni di archi di cerchio che vengono percorse in modo alterno: quando ruota su uno dei semicerchi fa perno fisso su uno dei vertici dell’altro, e viceversa, danzando fra i due opposti movimenti di rotazione.

Viene qui comoda la Geometria della Tartaruga (Turtle Geometry) con la quale si possono produrre figure geometriche disegnate immedesimandosi in un’immaginaria tartaruga che traccia le figure con il suo movimento. È una geometria che ha dato vita a linguaggi di programmazione didattici come Logo o Scratch. È anche perfetta per mostrarci le tracce di statico-dinamico, identificando ciascuno dei suoi due punti di contatto con due tartarughe, rossa e verde. In questo video si vede il risultato di una simulazione realizzata con il modulo Turtle di Python (successivamente distribuirò qui il codice).

Si chiarisce così che quello che pareva un movimento ubriaco è piuttosto una danza dei punti di appoggio.

E non si pensi che non costi fatica a statico-dinamico muoversi in questo modo. Potremmo pensare che, nel suo insieme, l’elemento proceda in linea retta ovvero che il suo baricentro proceda in tal modo, baricentro che, per ovvie considerazioni di simmetria si trova nel punto di contatto fra i due semicerchi. Invece no, il baricentro segue a sua volta una linea ondulata, fatta anch’essa di semicerchi alterni più piccoli (della metà):

Il moto, benché convoluto, ha quindi una sua regolarità. Tuttavia, come abbiamo visto prima, l’interazione con il piano di appoggio è complessa perché estremamente sensibile alle irregolarità anche minime del piano e dei contorni dell’elemento stesso. Il disegno delle tracce è facile da descrivere ma quando l’elemento, rallentando, arriva a scambiare i ruoli dei due semicerchi, si verifica un punto di massima incertezza, proprio al contrario dei due punti di stabilità. I due punti di passaggio da un semicerchio all’altro corrispondono a quando l’elemento poggia precisamente su due vertici, uno di un semicerchio e uno dell’altro. Lì deve decidere, se fermarsi e tornare indietro a cercare il punto di equilibrio del primo semicerchio, oscillandoci intorno come abbiamo visto all’inizio, oppure affrontare il nuovo, lanciandosi alla ricerca del punto di equilibrio del prossimo semicerchio.

Ecco, qui siamo nel dominio dell’incerto, dove non c’è equazione che tenga, perché troppi e troppo minuti sono i fattori che possono determinare la scelta dell’elemento, attriti, irregolarità casuali. Una piccola finestra sulla complessità, generata da un oggetto che pareva essere perfettamente descrivibile, conoscendo il pi greco e la radice di due…

Ci parla di tante cose statico-dinamico. Ad esempio del carattere bizzoso che lo può fare apparire un’eccezione. l’uomo disperso nei flutti della complessità cerca disperatamente regolarità e tende a classificare ogni anomalia come stranezza o eccezione. Invece no, la scienza del ‘900 proprio questo ci dice: il prevedibile è l’eccezione, il resto è imprevedibile.

In fin dei conti, statico-dinamico descrive bene l’esperienza umana con radi punti di equilibrio dispersi in un continuo di incertezza e punti dove necessita di prendere decisioni impossibili, dove non c’è manuale che tenga.

Ma ci dice anche questo: fai incontrare due curiosi e il divertimento è assicurato!


Equazioni delle tracce

Tutto dipende dal raggio r dei semicerchi che compongono statico-dinamico. Se guardiamo la proiezione laterale di statico-dinamico nella sua posizione di riposo:

comprendiamo come gli archi di cerchio che compongono le tracce sul piano abbiano raggio R=r\sqrt{2}. Vediamo ora la forma delle tracce disegnate da statico-dinamico sul piano.

Immaginiamo che uno dei semicerchi lasci una traccia rossa e l’altro verde.

Da questo troviamo:

  • Il semiperiodo della successione di semicerchi di ciascuna traccia T=R\cos{\frac{\pi}{2}}\left(1-\frac{1}{\sqrt{2}}\right)
  • L’ordinata dell’asse orizzontale su cui poggiano le tracce. Per la traccia rossa: S=R\sin{\frac{\pi}{2}}\left(1-\frac{1}{\sqrt{2}}\right); ovviamente sarà -S per la traccia verde.

Se chiamiamo y_r la traccia rossa e y_v quella verde abbiamo

y_r=\sqrt{R^2-\left(x-2Tk\right)^2} \text{ dove  } x \in \left]-T\left(2k+1\right),T\left(2k+1\right)\right],

y_v=-\sqrt{R^2-\left[x-T\left(2k+1\right)\right]^2} \text{ dove  } x \in \left]-2Tk,2T\left(k+1\right)\right],

con k \in \{... ,-1,0,1, ...\}.


Codice Python con libreria Turtle

Il seguente codice è servito per produrre il video precedente Tracce elemento-statico-dinamico e baricentro.

# Tracce elemento-statico-dinamico di Jacques Toussaint e baricentro
# Copyright Andreas Robert Formiconi 2021
# Rilasciato con licenza GPL v.3.0

from turtle import *
import math
import math

offx = 0.4 * window_width()

sc = 2.
r = 20 # mm
R = r*math.sqrt(2.) * sc
S = R * math.sin(math.pi/2.*(1-1/math.sqrt(2.)))
T = R * math.cos(math.pi/2.*(1-1/math.sqrt(2.)))
k = 0

print("r=", r, " R=", R, " S=", S, " T=", T, " alfa=", math.pi/2.*(1-1/math.sqrt(2.)))

red = Turtle()
red.color("red")
red.pencolor("red")
red.penup()
red.setpos(- T - offx, math.sqrt(R*R-T*T))
red.pendown()
red.setheading(0)
red.speed(-1)

green=Turtle()
green.color("green")
green.pencolor("green")
green.penup()
green.setpos(0 - offx, -math.sqrt(R*R-T*T))
green.pendown()
green.setheading(0)
green.speed(-1)

blue = Turtle()
blue.color("blue")
blue.pencolor("blue")
blue.penup()
blue.setpos(- T/2 - offx, 0)
blue.pendown()
blue.setheading(0)
blue.speed(-1)

violet = Turtle()
violet.color("violet")
violet.pencolor("violet")
violet.penup()
violet.setpos(- T/2 - offx, 0)
violet.pendown()
violet.setheading(0)
violet.speed(-1)


k = 0
while k < 5:
    i = 0
    ix = 0.
    while i < 100:
        xx = -T * (1 - 2*ix) + 2 *k*T - offx
        yy = math.sqrt(R * R - (xx - 2. * k * T + offx)**2)
        xb = -T * (1 - 2*ix)/2 + k*T - offx
        yb = math.sqrt(R * R/4 - (xb - k * T + offx)**2) - S/2
        red.goto(xx, yy)
        blue.goto(xb + T * k, yb)
        violet.goto(xb + T * k, 0)
        if (red.xcor() - 2*k*T + offx) != 0.:
            if (red.xcor() - 2*k*T + offx) < 0.:
                hh = 90 + math.atan(red.ycor()/(red.xcor() - 2*k*T + offx))/math.pi*180
            else:
                hh = -90 + math.atan(red.ycor()/(red.xcor() - 2*k*T + offx))/math.pi*180
        else:
            hh = 0
        red.setheading(hh)
        green.setheading(hh+90)  
        blue.setheading(hh)
        i += 1
        ix += .01

    i = 0
    ix = 0.
    while i < 100:
        xx = 2 * T * ix + 2*k*T - offx
        yy = -math.sqrt(R * R - (xx - (2. * k + 1 )* T + offx)**2)
        xb = -T * (1 - 2*ix)/2 + k*T - offx
        yb = - math.sqrt(R * R/4 - (xb - k * T + offx)**2) + S/2
        green.goto(xx, yy)
        blue.goto(xb + T * (k + 1), yb)
        violet.goto(xb + T * (k + 1), 0)
        if (green.xcor() - (2. * k + 1 )* T + offx) != 0.:
            if (green.xcor() - (2. * k + 1 )* T + offx) < 0.:
                hh = -180 + math.atan(green.ycor()/(green.xcor() - (2. * k + 1 )* T + offx))/math.pi*180 #+ 90 - 63 #DA AGGIUSTARE!
            else:
                hh = math.atan(green.ycor()/(green.xcor() - (2. * k + 1 )* T + offx))/math.pi*180 #+ 90 - 63 #DA AGGIUSTARE!
        else:
            hh = -90
        green.setheading(hh+90)
        red.setheading(hh)
        blue.setheading(hh+90)
        i += 1
        ix += .01
    k += 1

done()

Da ASGI: Criminalizzare la solidarietà significa tradire la Costituzione

Condivido il comunicato ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) sulla sentenza del Tribunale di Locri per i fatti legati alla gestione del sistema di accoglienza a Riace fino al 2017. Qui l’articolo originale e di seguito la trascrizione.


ASGI esprime sconcerto per la condanna e la palese sproporzione delle pene inflitte, il 30 settembre 2021, dal Tribunale di Locri nei confronti di vari imputati, tra i quali l’ex sindaco di Riace Domenico Lucano, per fatti legati alla gestione del sistema di accoglienza a Riace fino al 2017. 

Quella gestione del sistema di accoglienza è stata ritenuta criminale con condanne che non hanno riguardato solo Lucano ma molte persone che, insieme a lui, hanno per anni vissuto e lavorato ad un modello che ha suscitato l’interesse e l’ammirazione in tutto il mondo per le modalità di integrazione espresse.

Il Tribunale di Locri ha ritenuto che, nel dedicarsi all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, si sia costituita una vera e propria associazione a delinquere per propri interessi personali, di fatto deviando risorse dal sistema legale pubblico per fini privati. Tuttavia, non un euro è stato effettivamente percepito dai condannati, molti dei quali vivono in condizioni di seria povertà e mai si sono arricchiti.

Non si conoscono le motivazioni delle pesanti condanne e dunque si avrà modo di analizzarle non appena saranno pubblicate. Anche prescindendo da qualunque considerazione sulla esemplarità delle pene, rimane comunque, oltre all’amarezza, la valutazione dell’oggettiva sproporzione tra la condanna inflittaa Lucano (13 anni e 2 mesi) e quelle, minori, comminate agli imputati di ben altri processi come il noto “Mafia Capitale” (i cui membri per anni hanno lucrato sull’accoglienza a Roma, con l’uso sistematico di minacce e violenza ) o il processo a carico di Traini (per il reato a Macerata di strage aggravata dall’odio razziale e porto abusivo d’arma).

La sentenza del Tribunale di Locri appare essere la criminalizzazione di un  modello di accoglienza non ghettizzante, di un esperimento che, per quanto non unico, ha voluto porsi esplicitamente come esempio di alterità e diversità. E ciò è avvenuto in un territorio estremamente problematico, dove sono ben radicate le organizzazioni malavitose e dove gran parte dell’economia è basata sullo sfruttamento intensivo della manodopera, soprattutto (ma non solo) straniera, in assenza di un effettivo intervento dello Stato.

Una terra difficile, rispetto alla quale il modello Riace è andato in direzione ostinata e contraria, cercando di modificarne i modelli culturali ed economici creandone uno che si è distinto da quello ordinario dell’accoglienza, i cui limiti strutturali sono noti da tempo. Pare assurdo che chi si è con generosità dedicato a questa esperienza di assistenza a migranti fuggiti dai loro Paesi a causa di gravi persecuzioni o conflitti, per tale meritevole attività si trovi a subire decenni di reclusione in ragione di presunte irregolarità contabili, che, se provate, avrebbero potuto essere sanzionate sotto il profilo amministrativo; mentre si è voluto trasporle sul ben diverso piano penale con reati ordinariamente addebitati in ben altri ambiti.

Punire in questo modo una gestione amministrativa lontana da ogni forma di arricchimento personale ed ispirata da encomiabili finalità di integrazione e di progresso sociali, significa creare uno iato tra giustizia e legalità, tradire quei valori profondi di umanità e di solidarietà che stanno a fondamento del nostro ordinamento costituzionale.

ASGI tuttavia è convinta nel ritenere che ciò non basterà per fermare la spinta critica e propositiva di quanto ha saputo insegnarci l’esperienza di quel piccolo borgo calabro.