VeneziaCamp2009

Vado ad un convegno per cercare di capire perché non vado ai convegni, in un certo senso.

Si tratta del BarCamp di VeneziaCamp, una costellazione di eventi spalmata su tre giorni presso l’Arsenale di Venezia. I BarCamp sono convegni sbarazzini in salsa Web 2.0. Cito dal wiki dell’evento:

Il barcamp è una conferenza generata dai partecipanti: nessuno è spettatore e tutti contribuiscono alla riuscita dell’evento portando un progetto, un idea, preparando una presentazione, partecipando alla discussione o aiutando nell’organizzazione. Insomma, non è la classica conferenza in cui esiste un tema prefissato e una rigida scaletta degli interventi e degli argomenti da trattare.

Anche se pare che molti BarCamp finiscono con l’essere dei convegni normali riverniciati questo forse sarà buono.

Ho partecipato e contribuito a tanti covegni in passato, all’inizio per forza, poi perché si faceva così e infine non ci sono andato più, da diverso tempo. I convegni costano un mare di soldi e non servono quasi a nulla. Non certo in tale quantità e frequenza.

Nel mio molto multidisciplinare vagabondaggio mi son trovato a partecipare ai convegni del momento della disciplina che mi occorreva di percorrere. Essendo tuttavia, appunto, un vagabondo prima o poi mi capitava di ficcare il naso in qualche altra parte di mondo e quindi la partecipazione ai congressi precedenti si rivelava inutile, sempre più inutile.

Infatti, ai congressi si va soprattutto per sviluppare e consolidare le proprie posizioni accademiche o di categoria, non certo per l’aggiornamento scientifico: sequenze interminabili di presentazioni lampo (8-10 minuti) ognuna di queste cocktail letale di quantità esorbitante di informazioni scarsamente rilevanti ed ancor meno rilevanti risultati preliminari, di sterile tecnica espositiva standardizzata sulle famigerate slide powerpoint, di onerosa digestione di cibi da catering dozzinale. La morte della comunicazione.

Comunque, in buona parte ho smesso di andare ai congressi perché non ho niente da consolidare, e questo perché, in sostanza, sono un vagabondo.

Ecco, vado invece al VeneziaCamp2009 perché ci  potrei trovare lumi su tale natura di vagabondo e forse potrei trovare conferma che non si tratta di una stranezza del sottoscritto bensì di un fenomeno di ben più vaste proporzioni.

E come ho fatto a scoprire che forse proprio a quel convegno, fra i tanti che ci sono, potrei trovare simili spiegazioni? L’ho scoperto per una sequenza di circostanze fortuite che si sono concretizzate nella pubblicazione di un testo, che molti miei studenti conoscono bene, Coltivare le connessioni. Come “stare online”, in un libro, Cittadinanzadigitale, curato da Luisanna Fiorini. More about Cittadinanzadigitale

Tralascio i particolari per dire solo che oggi un testo che tu hai scritto per un motivo preciso, in questo caso per spiegare qualcosa ai tuoi studenti, se lo affidi alla rete se ne va galleggiando e magari finisce con l’approdare in un luogo straniero. E tu incuriosito gli vai dietro domandandoti chi siano gli abitanti di quel luogo.

Vengo quindi a conoscenza di personaggi misteriosi che parlano lingue difficili ma che dicono cose che sembrano interessanti. Qualcosa capisco e qualcosa intuisco, molto mi è oscuro ma tutto ciò genera curiosità. Abbranco frammenti, parole nelle quali intravedo concetti soffusi che tuttavia risuonano piacevolmente. Mi sembra di intravedere scenari famigliari ma in prospettive nuove, mi pare addirittura di poter illuminare le forze che hanno determinato sin qui il mio tortuoso cammino.

Poiché al BarCamp di VeneziaCamp verrà presentato questo libro ci andrò con grande curiosità. So benissimo che al contatto con la realtà quest’aura potrà rivelarsi illusoria ma  vale la pena di provare.

Occasioni perse

I vertici progettano montagne che partoriscono topolini mentre dalla base emergono le innovazioni più eclatanti. Questo è uno dei tratti più distintivi del nostro tempo ma l’evidente novità sortisce pochi effetti … friddo ‘e chiammata

In giugno uno studente ha l’intuizione di proporre un canale YouTube EDU per l’offerta di contenuti educativi, si offre, si dà da fare e propone un progetto.

Oggi trovo in rete un post sull’argomento dal quale si apprende che…

Dopo il successo riscontrato dall’iniziativa negli Stati Uniti, arriva anche in Italia – come pure in Francia, Olanda, Spagna, Gran Bretagna, Russia e Israele –  YouTube EDU, un canale on line interamente dedicato ai contenuti educativi delle Università del nostro Paese.

Naturalmente …

Antesignani dell’iniziativa sono i campus americani (e non solo), da Stanford alla UCLA, da Berkley al Massachusetts Institute of Technology (MIT), che hanno reso disponibili online numerosi video che raccontano la vita dei campus o che riprendono importanti conferenze. Non solo filmati promozionali,  dunque, ma materiale audio-video capace di proporsi come contenuto formativo e informativo, che sia strumento di dialogo, di scambio e promozione culturale.

La sezione Italiana  offre al momento soltanto il canale dell’Università Bocconi e quello del Politecnico di Milano.

Ah dimenticavo, non è stato ritenuto opportuno di dar corso all’iniziativa del nostro studente …

Risposta ad una studentessa che teme di essersi smarrita

Elisa, una mia studentessa, mi ha scritto la seguente lettera:

SALVE PROF..

volevo solo dirle che dopo la lettura del suo pamphlet, qualcosa è cambiato…faccio ancora parte di quel 90 % di utenti che sfruttano la rete senza collaborare perchè “stare on-line”, mi risulta ancora difficile, però volevo dirle che grazie a lei oggi ho creto un nuovo blog, con la speranza di farlo entrare in me e di inglobarlo in modo tale da dimenticarlo come dice lei.
Le scrivo però per dirle che c’è anche una cosa negativa in tutto questo, ed è il fatto che sto diventanto scema saltando da un link all’altro, attraverso i blog che ho letto per farmi un’idea su che cosa scriverle per il testo d’esame…allora l’iter mentale che ho seguito è stato pressappoco questo:

  • connessione reti
  • mente alveare
  • e-learning
  • The Augmented Social Network: Building identity and trust into the next-generation Internet by Ken Jordan, Jan Hauser, and Steven Foster
  • Pierre Levy e l’intelligenza collettiva
  • e potrei continuare con mille persone che popolano il web e che hanno scritto sopra ciò…

Il problema che avverto fortemente è che non riesco a dare un filo logico a tutto ciò …il mio famoso schema rigido scolastico, lo stesso che menzionava Martavara in un post  sui dialoghi del secondo capitolo, mi sta creando dei forti problemi di smarrimento… realmente non so trovare un filo conduttore in tutti questi argomenti e cosa ancor più grave non riesco a decidere se quello che leggo è OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO.. perchè? Leggo un post di un qualsiasi blog sull’argomento sopra menzionato e poi non riesco a non dare uno sguardo ai link che saltano fuori durante l’articolo e sistematicamente ti perdi nella galassia delle informazioni, (per non parlare dei blog in inglese).
Ecco, appena cerco un argomento di riflessione da cui iniziare subito vengo interrotta da altri argomenti correlati ed interessanti….passi da un approfondimento ad un altro e tutto ciò è frustrante….non riesco a dargli un ordine….

Volevo scriverle un post sul suo blog perché penso di non essere la sola però poi ho pensato che era meglio parlarne con una mail [ … ed io riporto la discussione qui perché effettivamente può aiutare altri N.D.R.].
Help! Forse sbaglio qualcosa o il problema è che sono troppo ignorante e devo tenermi al passo con i tempi e non avendolo fatto fino ad ora non riesco ad orientarmi?
Grazie!

zolleCara Elisa,

stamani stavo rimirando con soddisfazione l’opera di zappatura che avevo appena terminato quando mi è venuto in mente di controllare sul BlackBerry se vi fosse qualche messaggio.

Ecco, quando ho letto del tuo smarrimento ho provato esattamente la stessa soddisfazione di quando poco prima guardavo la distesa di zolle rovesciate una per una con paziente fatica.

Riflettiamoci un attimo. L’appezzamento zappato genera soddisfazione dal punto di vista del contadino ma dal punto di vista del lombrico, del grillo, delle formiche, delle tante erbe che vi si trovavano, insomma di quella miriade di organismi che popolavano quell’appezzamento si è trattato invece di un disastro, una vera e propria devastazione!

Perché un uomo deve fare fatica per fare un lavoro che sembra addirittura un’opera di distruzione? Quale bene ci può essere nel sostituire il caos ad un ordine preesistente?

Oggi l’agricoltura si avvale di tante conoscenze scientifiche ma la pratica di mettere a soqquadro la superficie della terra per favorire la crescita di nuove piante è plurimillenaria e risale agli albori della nostra civiltà. Si sa che per far germogliare nuovi semi è molto utile rimescolare la terra con tutti i prodotti di decomposizione delle piante preesistenti e con nuove sostanze organiche, tutto in una caotica commistione.

Questo è un po’ quello che faccio quando spingo i miei studenti, senza tanti complimenti, all’aperto, proprio laddove stai dichiarando di sentirti smarrita. Perché ti senti smarrita? Perché non trovi un filo conduttore, perché ti senti in obbligo di classificare tutto ciò che incontri in

OGGETTIVAMENTE GIUSTO O NO,

perché non ci ravvisi un ordine.

Ecco, codesta non è una situazione anomala, anzi, è la situazione normale. Il mondo non è percorso da fili conduttori, non è diviso semplicemente in cose giuste e sbagliate, non ha un ordine.

Fili conduttori, categorie, ordini sono artifizi che noi escogitiamo per venire a capo di una realtà che è sempre disperantemente complessa. L’ordine, anche quello matematico col quale vestiamo ciò che percepiamo, ha sempre valore relativo. Facciamo bene a festeggiare quando ravvisiamo un qualche tipo d’ordine perché questo aiuta ma non dobbiamo ingannarci ritenendo di avere trovato l’ordine vero. Può bastare cambiare di poco il contesto per stravolgere quell’ordine che era diventato un comodo e rassicurante salotto.

Allora, cosa è importante? Io credo che la cosa importante sia la tua capacità di valutare il contesto, cosa ti interessa nello specifico di quel contesto e la capacità di riconoscere le categorie e l’ordine utili per te in quello specifico contesto.

In Internet è molto facile vivere lo smarrimento che tu descrivi perché tutto è immediatamente a portata di mano ma lo smarrimento deriva dalla complessità del mondo e non da Internet.

Ti faccio un esempio  per chiarire l’idea. Recentemente ho trovato un amico con il quale mi pare di avere molte visioni in comune. Tuttavia è un uomo che ha interessi e conoscenze che a me sembrano sterminate e ti assicuro che mi coglie lo stesso smarrimento al pensiero di dovermi orientare in tutti quei territori. Questo mio amico non è Internet! È un uomo ed è anche un po’ più anziano di me e per quanto sia molto aperto verso tutto ciò che è nuovo, si è certamente formato nei modi tradizionali, attraverso la lettura, i viaggi e l’osservazione diretta del mondo. Come ogni uomo intelligente e curioso finisce con l’essere esso stesso un obiettivo aperto sulla realtà. Parlandoci vedi grandi parti di essa, scopri collegamenti che non hai ancora trovato e tonalità nuove.

Sta a te poi, piano piano con pazienza, a fare proprie queste visioni per costruire il tuo mondo. Anche Internet è un obiettivo aperto sul mondo, un obiettivo che magicamente ti fa accedere alla miriade di obiettivi di altre persone. Devi imparare a selezionare ciò che per te ha valore, non esiste un manuale che ti dica come procedere.

È difficile, lo so, ma è normale che sia difficile. È estremamente difficile per chiunque stabilire cosa sia “oggettivamente giusto”. Quando ero piccolo venivano tolte le tonsille a quasi tutti i ragazzi, al primo mal di gola. Io mi sono tenuto le mie perché ero figlio di un medico all’antica. Dopo una decina di anni questa pratica è scomparsa o comunque è stata molto ridimensionata. Cosa è dunque “oggettivamente giusto” a riguardo? Si possono fare innumerevoli esempi del genere.

L’incerto è la norma. Un medico può facilmente trovarsi davanti ad un quadro di sintomi ambiguo o incomprensibile, un  ingegnere sa benissimo che malgrado tutta la teoria e tutti i calcoli il suo ponte può crollare per una concomitanza di fattori imprevedibili.

Questo non significa che le teorie e gli studi siano superflui, sono assolutamente necessari ma certamente non sufficienti. La coscienza dell’imponderabile, l’attenzione al cuore oltre che alla ragione, la confidenza con l’inevitabile errore elevano l’uomo dalla pericolosa condizione di zelante applicatore di regole e protocolli.

La proposta di CIN@MED di cui hai forse letto in questo blog costituisce per esempio un tentativo di fare alzare agli studenti un poco la testa dai libri e guardare verso le inevitabili incertezze che la professione riserverà loro. Di sicuro le proiezioni cinematografiche  e le relative discussioni non procureranno loro facili ricette e sicuri criteri di comportamento, anzi potranno spaventare per la complessità e la pesantezza dei temi.

Smarrimento, spavento, non possono essere omessi da un percorso di formazione e lo studio deve costituire una base di partenza e non un rifugio.

Concludo con un suggerimento pratico. Quando girovagando in Internet, senti montare lo smarrimento, affidati alla lettura di qualche classico, conversa con qualcuno dei tanti grandi autori che hanno avuto il dono di saper narrare il mondo. Vedrai che alternando il vagabondaggio con la frequentazione di sicuri punti di riferimento troverai spontaneamente il tuo filo conduttore e l’ordine a te congeniale.

CIN@MED: precisazioni

I giusti commenti fatti al post precedente su CIN@MED e scritti in varie email che ho ricevuto mi inducono a scrivere alcune precisazioni.

  • La fonte di informazioni principale su CIN@MED è il suo blog.
  • Nel primo semestre vi saranno quattro proiezioni con successiva discussione (14:30-17:30) secondo l’orario specificato in CIN@MED.
  • Il prossimo semestre vi saranno altre proiezioni e i curatori di CIN@MED hanno in mente una serie di titoli ma ci si aspetta che delle proposte vengano fatte da voi studenti. È per questo che è importante che utilizziate liberamente lo spazio di discussione disponibile nel blog CIN@MED. Potete iniziare sin da ora, esprimendo opinioni sui titoli proposti o rilanciando subito.
  • CIN@MED è una Attività formativa Professionalizzante obbligatoria per gli studenti di medicina del II anno. Tuttavia la partecipazione è aperta a tutti.
  • Sul blog CIN@MED chiunque può scrivere post oltre che commenti a condizione che sia iscritto a WordPress.com. Quindi per partecipare dovete fare un account in WordPress a questo indirizzo. In questo video ci sono delle brevi istruzioni del sottoscritto.

Ecco CIN@MED!

Ragazzi, non ci crederete ma è vero! Nella Facoltà di Medicina si studia, oh sì, e tanto … Ma non solo: si va anche al cinema! E non è finita qua: in certe circostanze e partecipando davvero 😉 si possono addirittura prendere dei crediti!

Tranquilli, non sono ubriaco, è tutto verissimo.

Leggete per bene qui di seguito il brano che ho tratto dalla sezione “In due parole …” del blog e poi andate a visitarlo …

I problemi attinenti allo studio troppo teorico, al limitato impiego del problem solving, allo scarso esercizio della riflessione nell’apprendimento formale sembrano quasi irrisolvibili nel contesto di un’università di massa che deve affrontare le ardue sfide poste dalla società della conoscenza.

Nell’ambito della medicina la faccenda si fa ancor più complicata, date la complessità e le incertezze proprie di ogni attività di cura, in particolar modo quando questa concerna il benessere dell’uomo.

In situazioni del genere si vorrebbe disporre di una bacchetta magica. Da qui l’idea di utilizzare una magia, anzi due magie, quella del cinema e quella di Internet, per condurre gli studenti non solo a pur necessario, matto e disperato studio ma anche a riflessione su ciò che la cura dell’uomo sofferente comporta e che non può esser compreso con il solo studio.

Da un lato la magia del cinema che, come ci insegna Stefano Beccastrini deriva dall’esser specchio della vita, crea un luogo virtuale dove poter rivivere situazioni reali; dall’altro Internet capace di creare magici cortocircuiti fra menti accomunate da aspettative simili.

Questo è, nelle intenzioni, CIN@MED.

In pratica CIN@MED è

  • Un ciclo di quattro proiezioni cinematografiche con relativa discussione finale presso l’aula B di Biochimica della Facoltà di Medicina di Firenze, secondo il programma specificato nella colonna a destra.
  • Il blog, luogo destinato a lasciar fiorire le riflessioni emerse nelle discussioni successive alla visione dei film ma anche quelle rimaste inespresse per incertezza, timidezza o mancanza di tempo, oppure quelle germogliate successivamente; il blog allo stesso tempo luogo dove possano anche emergere proposte e suggerimenti per ulteriori proiezioni da realizzare nel corso del II semestre, consentendo così  agli studenti di dar vita al percorso medesimo e non solo di marciare lungo vie già tracciate.
  • Una Attività Formativa Professionalizzante obbligatoria per gli studenti di Medicina del II anno che comporta la partecipazione a tutti e quattro gli eventi previsti nel I semestre e l’iscrizione a questo blog. Iscriversi significa fare un account in WordPress.com, cosa facile e gratuita. Se volete potete prima dare un’occhiata a questo video per vedere come si fa. In questo modo il blog vi offre la possibilità di inserire subito post, come se fossero messaggi. Tutto questo per facilitare la discussione che siete molto sollecitati a fare.
  • Un piccolo ma non trascurabile capitale per gli studenti delle lauree triennali che hanno l’insegnamento di informatica al I semestre e per gli studenti del I anno di Medicina che avranno tale insegnamento nel II semestre.

Ed ora andate a vedere …

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