Compito 1, compito 2, preparazione compito 3, info forum

Compito 1 (quello corrente)

Chi ha iniziato ha iniziato bene. Ho deciso di accumulare i compiti fatti nella mia pagina Shared di Google Reader.

Compito 2

Fatevi un account in Del.icio.us, il sistema di social bookmarking. Mi aspetto che ci poniate i riferimenti Internet che citate nei compiti oltre ad altri bookmarks di vostro interesse e che li dotiate di tag adeguati. Andrò a vedere soprattutto il modo nel quale usate i tag. Una nuvola (tags cloud) ampia di tag ben definiti è valutata bene. Potete studiare il concetto di tag ed il loro impiego nell’help di del.icio.us. Potete anche servirvi della traduzione di alcuni brani dell’help fatta da alcuni studenti del I anno e, se opportuno, intervenire su questo testo per migliorarlo e integrarlo. Dovete poi scrivere l’indirizzo del vostro account in del.ici.ous si seguito alla vostra riga di iscrizione nelle pagine wiki pertinenti, come qualcuno di voi ha già fatto.

Preparazione compito 3 (per gli studenti di medicina e di odontoiatria)

Andate a studiare il capitolo sulle ricerche bibliografiche di letteratura medica. Se vi appare una pagina di login cliccate su Login as a guest (Login come ospite).

Poi iniziare a giocare con il motore di ricerca. Ponetevi dei quesiti e guardate che succede. Inventatevi più domande possibile. Provate a pretendere cose strane. Ogni volta che il sistema risponde ad una vostra richiesta, leggete attentamente tutto quello che vi scrive e domandatevi cosa significhino queste risposte. Cliccate con parsimonia quando cercate …

Più in qua vi chiederò qualcosa …

Questo compito è obbligatorio per gli studenti di medicina e di odontoiatria. Non è però che agli altri faccia male … le ricerche bibliografiche sulla letteratura medica possono essere utili a tutti coloro che dovrannno svolgere una professione sanitaria. Diciamo che per tutti gli altri studenti questo compito è facoltativo, se lo trovo lo valuto.

Info Forum

Ho allargato il template della pagina del forum per farlo somigliare un po’ di più ai forum usuali. Se a qualcuno si visualizzasse in modo strano mi avverta.

Mi raccomando, se avete da farmi domande, fatelo nel forum. Basta scrivermi una email: “Voglio usare il forum …”

Comunicazione e Compito 1

Stamani ho contato 139 persone nella lista di medicina. Considerato che dovreste essere qualcosa più di 200 vuol dire che molti studenti di medicina non si sono iscritti. Ricordo che chi non appare in questa lista per me non esiste ai fini dell’esame, anche di quello convenzionale, che faremo verso la fine di aprile. Attaccherò un cartello alla porta dell’aula informatica ma, per favore, aiutatemi a spargere la voce.

Veniamo al compito, che vale per gli studenti di tutti i corsi di laurea di questo semestre. Consiste in qualcosa di simile a quello analogo del I semestre. Leggetelo.

Assumendo che vi siate orientati nei contenuti del corso (se non l’avete fatto, fatelo), scrivete un commento su un argomento preciso. Per quanto il materiale nei contenuti del corso sia molto vasto, potete trovare certemente altri spunti nel resto del mondo. Va benissimo, l’unico vincolo è che il commento sia attinente all’impiego delle tecnologie informatiche. Va molto bene se esprimete un’opinione. Per esempio, se nei contenuti avete letto qualcosa che vi sembra spiegato male, ditelo, giustificate il motivo e suggerite il rimedio. Naturalmente, potete anche scrivere opinioni positive. Vanno bene considerazioni di tipo generale come quelle apparse in un post scritto da una di voi nel forum; benissimo. Non avete limiti sulla forma espressiva, capitano giovani fantasiosi che si divertono a scrivere scherzi, magari in versi. Va benissimo anche uno scherzo, se attinente all’impiego dell’informatica.

C’è invece un limite ferreo che era blando al I semestre

il limite di 200 parole è tassativo

non leggerò i post privi del conteggio delle parole o più lunghi di 200 parole

In fondo al post dovete dichiarare il numero di parole. Verificherò a campione.

Perché questo limite?

  • La brevità dei testi mi consente di leggerli seriamente, sarebbe impossibile leggere centinaia di testi lunghi … una di queste notti mi sono svegliato in preda ad un incubo con una moltiplicazione in testa (450 studenti) x (10 minuti di tempo per studente) x (numero di eventi) … 🙁
  • Scrivere in modo sintetico è fondamentale oggi. Le vostre parole si devono fare strada fra miliardi di parole. Se andate a fare esami e colloqui in giro per il mondo vi viene chiesto di scrivere con un limite di parole, se scrivete un progetto scientifico avete un limite di parole. In generale è opportuno massimizzare il contenuto rispetto al numero di parole. Questo vale nel passaggio delle consegne fra un turno infermieristico e il successivo, nella scrittura di una cartella clinica, nella scrittura di un post, di un articolo di giornale; nella poesia è intrinseco.
  • Con la brevità del testo io mi salvaguardo in larga misura dal copia e incolla 😉

In effetti, non è proprio facile scrivere un discorso compiuto e incisivo in 200 parole. Bene, ci dovete pensare. Ci può voler più tempo a scrivere un testo breve di un testo lungo. Occorre pensare, rivedere, aggiustare, limare. La qualità nasce così.

Può aiutare riferirsi alla struttura del discorso ciceroniano:

  1. esordio qui agganciate il lettore, è la parte di natura pubblicitaria
  2. narrazione qui esponete fatti e contesto
  3. argomentazione qui prendete posizione, è qui che emerge il vostro pensiero
  4. conclusione la conclusione che affidate al lettore

Il tutto in 200 parole. Badate bene, ho detto parole e non caratteri. Poiché la lunghezza media delle parole in un testo in italiano si aggira fra sei e sette caratteri, avrei potuto dare un limite di 200 x 6.5 = 1300 caratteri ma non è la stessa cosa: anke e anche valgono comunque una parola, chiaro? Non mi scandalizzo certo se trovo un po’ di gergo SMS-ese ma non ne vale la pena, preoccupiamoci piuttosto che qualsiasi lettore capisca, tenete presente che i vostri elaborati possono essere letti da chiunque nel mondo …

Del resto, voi siete abituati a scrivere SMS, ne scrivete migliaia. Un messaggio SMS è limitato a 160 caratteri. Ho fatto il conto: il testo di 200 parole sono circa 8 SMS. Potete anche pensarlo così:

  1. esordio 1-2 SMS
  2. narrazione 2-3 SMS
  3. argomentazione 2-3 SMS
  4. conclusione 1-2 SMS

in modo che torni la somma di 8 SMS …

Al di là del numero di parole potete corredare il vostro testo (di 200 o meno parole) con immagini, filmati, brani musicali.

Dovete aggiungere i riferimenti bibliografici (ripeto al di là delle 200 parole): riferimenti Internet, riviste, libri. Questi riferimenti saranno indispensabili in un compito successivo

A qualcuno potrà parere difficile: lo prenda come un gioco …

 

Primi passi …

Ieri sono arrivati anche gli studenti di Scienza e Tecnica dello Sport. Un po’ meno del previsto. A questo punto dovremmo esserci tutti, circa 450 a parte qualche ritardatario che apparirà sicuramente. Conviene iniziare a muoversi comunque.

  1. Prima di tutto mettiamoci in pari con i feed RSS. Chi non ha ancora affrontato la questione lo faccia. Nel capitolo sul social networking c’è una descrizione che dovrebbe bastare, anzi, so che basta nella grande maggioranza dei casi. Ricordatevi che potete aiutarvi, anzi, dovreste aiutarvi.
  2. Poi dovete mettere nel vostro reader il feed RSS di questo mio blog e anche del forum. Potrebbe anche essere opportuno seguire i feed di questo stesso wiki, in particolare della pagina Social Networking. Tuttavia, come uno di voi mi ha fatto notare, il feed per le pagine individuali in pbwiki pare non funzionare. Stamani ho scritto un messaggio al servizio di pbwiki. Se ricevo notizie lo comunicherò qui.
  3. Per prepararsi al prossimo esercizio, controllate di essere in grado di contare le parole di un testo. Ci servirà. Va bene qualsiasi metodo, purché lo sappiate fare. Potete vedere a riguardo la pagina composta dagli studenti del I semestre. La potete anche aggiornare e migliorare.
  4. In ultimo, se avete da fare domande fatele nel forum: scrivetemi un messaggio email (andreas.formiconi AT gmail.com) ed io vi spedirò l’invito di blogger perché possiate iniziarvi discussioni. Essendo 450, l’unica possibilità che abbiamo di venirne a capo è di far lavorare la massa, è evidente che se un solo docente si mette a rispondere a 450 persone che fanno domande la cosa rischia di non funzionare. Se invece la domanda la leggono tutti potrebbe rispondere qualcun altro al posto del docente e se non risponde nessuno tutti vedranno comunque la risposta del docente e così si risparmeranno domande future.

Date appelli

È apparsa una prima proposta per le date dell’appello di informatica sul forum: Giulia ha proposto

verso fine aprile, intorno al venti-venticinque,

Coloro interessati a dare l’esame in modo convenzionale si decidano ad esprimersi sennò lo fisseremo quando vuole Giulia!

Web 2.0

Gli strumenti di social networking: il Web 2.0

Dopo aver letto il materiale (in divenire) nel capitolo sul social networking, qualche studente viene da me a chiedere: “Ma insomma, cos’è infine questo Web 2.0?”

Provo a mettere qui insieme ciò che mi capita di rispondere.

Iniziamo dal fenomeno macroscopico: la comparsa di un nuovo attore, la massa. Sì, la massa è sempre esistita ma con pochissime capacità espressive. Difficile che si parli bene della massa: la massa è una cosa che si manovra, che si spreme, che di solito fa cose banali se non addirittura stupide, cose di massa appunto. La massa è muta o quasi. Si esprime attraverso le sue azioni, oggi principalmente attraverso le sue preferenze nel mercato. Quando in passato la massa si era espressa più incisivamente, lo aveva fatto in modo rozzo se non violento. La massa fa fatica a dire cosa pensa e se ci prova è subito manovrata. Insomma è un soggetto passivo che emette qualche grugnito. È giusto molto grande e conviene tenerla buona perché l’economia ne ha bisogno. Almeno così è stato fino ad ora, più o meno.

Agli albori del terzo millenio le cose stanno cambiando. In Internet la massa ha preso a parlare. Non solo, ha preso a fare. Lavora e costruisce delle cose. Cose anche molto complesse e che funzionano molto bene, talvolta meglio delle altre. Chi le aveva fatte fino ad ora le cose? Le aziende, le industrie, le organizzazioni pubbliche. Tutte entità che funzionano in modo gerarchico e rigidamente determinato. Vuol dire che ci deve essere sempre un capo o un piccolo numero di capi che individuano gli obiettivi e dettano le linee guida per poterli perseguire. I dettagli delle operazioni vengono decisi da sottocapi strutturati in un’organizzazione gerarchica. Ai livelli più bassi non si decide quasi nulla, si esegue e basta. Così hanno funzionato tutte le organizzazioni sino ad oggi, ad iniziare da quelle militari. Questo è in effetti il modello militare, sino ad ora riferimento per quasi tutte le forme di organizzazione.

La massa ha preso la parola in Internet o meglio, in quella parte di Internet che si chiama Web 2.0. Come a dire un’altra Internet: prima c’era il Web, ora c’è il Web 2.0. I fenomeni che si svolgono nel Web 2.0 si chiamano fenomeni di social networking: attività svolte mediante la rete che prendono le forme di fenomeni di natura sociale.

Non c’è struttura nella collaborazione di massa. Chi vuole collabora, quando vuole e nella misura in cui desidera farlo. La cosa funziona perché la massa è grande quindi qualcuno che è in grado di collaborare e vuole farlo si trova. Inoltre, la cosa funziona perché la massa è stata “interconnessa”, questo è l’aspetto tecnologico nuovo.

Perché se Internet esiste da quasi vent’anni la collaborazione di massa è esplosa improvvisamente solo da dieci anni? Perché, attraverso una gestazione relativamente lunga, sono infine apparsi degli strumenti che sono realmente facili da usare, per esempio i blog e i wiki, ma non solo. Vale a dire strumenti che chiunque può usare, senza avere particolari competenze e senza bisogno di un “tecnico” del Web, per potersi esprimere in Internet. “Fare il sito” è un operazione che oggi possono fare tutti. La cosa si è rapidamente generalizzata per cui ci sono molte altre cose che chiunque può fare in Internet.

Non è un’iperbole dire che la collaborazione di massa è “esplosa”, infatti tutti i fenomeni che questa ha causato crescono realmente in maniera esponenziale. Per fare un esempio, la cosiddetta blogosfera, cioè l’insieme dei blog attivi nel mondo, annovera oggi 57 milioni di utenti e dal 2004 ad oggi è raddoppiata ogni 200 giorni: tre milioni di nuovi blog al mese, centomila al giorno. Nel linguaggio della matematica questa si chiama crescita esponenziale. La crescita esponenziale caratterizza i fenomeni nuovi che si sviluppano in modo esplosivo. Le dimensioni dei più rilevanti fenomeni di social networking si misurano in decine e centinaia di milioni di partecipanti. Tali numeri ci dicono che le dimensioni saranno, e sono già, di dimensioni planetarie.

I fenomeni di social networking che si possono osservare oggi sono di grandissima rilevanza e investono numerosi aspetti della vita privata, del lavoro e dell’economia. Essi nascono quasi sempre intorno a qualche nuova applicazione di Internet ed è sorprendente il contrasto fra la semplicità dello strumento ed il suo effetto. In effetti ho già commentato come sia importante la facilità d’uso ma questo non basta a spiegare le crescite esplosive che stiamo osservando. Soprattutto rischiamo di trascurare il fattore veramente importante che è quello umano.

È un po’ come quando in un terreno si raggiungono le condizioni per cui i semi si mettono a germogliare. Il terreno c’è e i semi stanno dentro. Magari per mesi non succede niente poi, all’improvviso, quando la concomitanza delle condizioni è adeguata i semi iniziano a germogliare tutti insieme; chi ha erba da tagliare sa bene cosa significhi …

Il ruolo del seme qui è giocato dall’uomo che, appena le condizioni lo consentono, tende ad aggregarsi. L’impulso all’aggregazione è fortissimo e di origini ataviche. Per capirlo bene può essere rivelatore il comportamento di tante specie animali, con le quali condividiamo un’enorme quota di storia del mondo (condividiamo il 98% del DNA con i gorilla e il 90% con il topo).

Qualunque allevatore di erbivori sa che un animale si comporta in modo completamente diverso quando è solo. Un individuo di una specie predata quando è solo si trova in uno stato di ansietà perché il gruppo rappresenta per lui una delle principali difese. Anche molte specie predatrici hanno sviluppato una marcata socialità perché vitale ai fini della sopravvivenza, vuoi per la tecnica di predazione o per le necessità riproduttive. Chi possiede più di un cane sa che in branco l’individuo cambia molti atteggiamenti.

Il successo dell’homo sapiens è strettamente collegato alla sua socialità. L’immagine di un uomo solo e nudo in un ambiente selvaggio contrasta enormemente con quella dell’uomo “dominatore” della terra. Dominatore sì ma perché ciascun individuo si issa sulle spalle di un gigante che è rappresentato dall’umanità presente e passata.

Avvicinandoci a noi ma rimanendo ancora nel passato, diciamo un secolo fa, all’epoca dei nostri bisnonni, i luoghi dell’aggregazione erano fisici. Presso il focolare le grandi famiglie contadine si riunivano a veglia per raccontarsi fatti correnti e storie del passato. Nelle città e nei paesi la piazza e il corso ospitavano lo “struscio” nei giorni di festa, la chiesa le adunanze religiose, l’osteria il riposo dei braccianti. In tutte queste occasioni le vite degli uomini si intrecciavano dando vita a quel tessuto sociale che consente di instaurare legami affettivi, di lavoro, di cooperazione. Erano occasioni importanti e assolutamente necessarie. Un tessuto che si è evoluto lentamente nei millenni.

Poi, improvvisamente, con l’avvento dell’industrializzazione la vita degli uomini si è fortemente delocalizzata ed il ruolo dei luoghi di aggregazione tradizionali si è dissolto. Sì, gli uomini si sono concentrati nelle città ma in realtà si sono allontanati fra loro se pensiamo alla natura psicologica del concetto di vicinanza. Nelle città gli uomini vivono fitti ma le loro vite scorrono molto più parallele, intersecandosi molto meno di quanto non facessero in passato. Esistono anche oggi forme di aggregazione ma sono quasi sempre un debole surrogato di quelle che hanno caratterizzato la vita dell’uomo fino a pochi decenni fa.

Negli ultimi cinquant’anni sono comparsi i “media”, stampa, radio , televisione. I media aggregano, in qualche modo, ma non è la stessa cosa, per un motivo fondamentale: i media concedono poco al ruolo attivo dell’individuo, giusto scegliere il canale informativo, poi l’individuo assorbe le informazioni.

Il lavoro aggrega ma in un contesto estremamente vincolato. Al lavoro vi sono poche occasioni di sviluppo di rapporti umani al di là delle ovvie interazioni richieste dalle attività specifiche. Anzi, non sono trascurabili problemi di natura opposta come quelli del “mobbing”, il fenomeno delle prevaricazioni psicologiche da parte di superiori e colleghi. In ambienti di lavoro più moderni ed ispirati, si tenta di introdurre forme di aggregazione sociali. Per esempio in alcune aziende High Tech particolarmente avanzate sono previsti spazi e tempi per favorire l’aggregazione sociale fra i dipendenti, perché ritenuta un fattore favorevole al profitto dell’azienda anziché una perdita di tempo. In taluni istituti di matematica esiste la “common room”, un salotto accogliente con comode poltrone e attrezzature per bere e mangiare qualcosa insieme, perché si ritiene che questi momenti siano favorevoli allo scambio delle idee e quindi, in ultima analisi, favorevoli alla produttività. Tuttavia questi sono esempi sporadici e poco rappresentativi della realtà lavorativa generale.

Le persone si aggregano nelle attività del tempo libero. Nelle comunità occidentali esiste molto tempo libero che viene trascorso in attività sportive e ludiche varie. Sono però attività nelle quali prevale sempre più la performance: invece di andare a giocare un po’ a tennis si deve lavorare sul rovescio … è difficile trovare luoghi di aggregazione veri e propri.

Ai giovani poi, le possibilità di aggregazione le abbiamo addirittura azzerate. La scuola? Le attività sportive? Quelle artistiche? Le discoteche? Tutti luoghi nei quali l’enfasi è sulla competizione, sulla specializzazione, sulla performance, sull’auto-esibizione, non sulla cooperazione, sul piacere di stare insieme, di darsi reciprocamente qualcosa, di arricchirsi a vicenda, di interessarsi al problema dell’altro. La vita di un giovane oggi è congestionata e ritmata al pari di quella di un manager. Di fatto i genitori non sono più educatori bensì manager del tempo e dell’educazione dei loro figli, quest’ultima delegata completamente a figure estranee.

Non si passa più il tempo insieme e invece gli esseri umani hanno un grande bisogno di comunicare con in propri simili, di sentirsi parte di qualche cosa, di sentirsi utili.

A fronte di queste constatazioni abbiamo l’esplosione di una serie di stupefacenti esempi di comunicazione e collaborazione di massa. Fenomeni sorti intorno al 2000 che in pochi anni hanno dato vita a comunità da alcune centinaia di migliaia fino a centinaia di milioni di persone.

La comunità di sviluppatori di software open source, come il sistema operativo Linux o la suite di applicazioni per ufficio OpenOffice tanto per fare solo due esempi famosi, coinvolge oggi molti milioni di persone in un’attività molto specialistica e complessa. Il sistema operativo Linux è risultato il più robusto sistema operativo disponibile nel mercato per funzioni critiche come quelle assolte dai server. IL sistema OpenOffice fa concorrenza nel mondo al corrispondente prodotto Microsoft per la grande facilità ad essere adattato alle lingue locali. La massa ha fatto qualcosa ed è qualcosa che ha valore industriale e commerciale. La IBM ci costruisce i suoi sistemi.

L’enciclopedia in rete scritta dagli utenti stessi, Wikipedia, supera in mole tutte le enciclopedie esistenti di granlunga. L’accuratezza e la profondità delle sue voci è paragonabile a quelle convenzionali ed è certamente più idonea a seguire il ritmo vorticoso di crescita delle conoscenze. La massa fa qualcosa: redige un’enciclopedia.

La comunità degli iscritti a MySpace, uno dei tanti ambienti di socializzazione, molto usato dai giovani, consta oggi di 300 milioni di membri. I giovani cui, nel mondo occidentale, è stato sottratto lo spazio per esprimersi, lo fanno in Internet. Inutile accusarli di svolgere una vita virtuale e paventare tutti i pericoli che da ciò possono derivare. Il tempo è stato loro scippato, i possibili luoghi di socializzazione si sono trasformati in qualcos’altro. Loro si esprimono e comunicano dove possono. Riflettiamo sulla cifra: 300 milioni! Una massa che sente il bisogno di esprimersi e che probabilmente non sanno che farsene della televisione.

Alcune grandi aziende hanno capito per tempo che sta succedendo qualcosa di diverso e di importante.

La IBM, forse la più famosa multinazionale di Information Technology, ha accettato il modello di sviluppo del software libero, via ha investito miliardi di dollari ricavandone prontamente cospicui profitti e rimette in libera circolazione i suoi brevetti software, come farebbe qualsiasi singolo programmatore open source. L’IBM ha riconosciuto la massa come interlocutore.

Scienziati e tecnici di tutto il mondo con tempo libero a disposizione oppure in pensione, collaborano con entusiasmo ai problemi di ricerca offerti in Internet da aziende del calibro della Procter & Gamble. Queste grandi aziende high tech, pur disponendo di veri e propri eserciti di ricercatori nelle loro divisioni di ricerca e sviluppo (la P&G ne ha 9000), trovano proficuo diffondere liberamente in Internet alcuni loro progetti di ricerca perché confidano nella capacità della massa di risolvere i loro problemi: seminano i problemi nella massa e in questa germogliano soluzioni. La P&G ha riconsciuto la massa come interlocutore.

Vi sono molti altri esempi del genere ma rappresentano ancora una piccola minoranza nel panorama industriale internazionale. Sono tuttavia esempi di grande rilevanza che sanciscono l’esistenza di un nuovo tipo di economia nella quale un nuovo paradigma organizzativo affianca e integra quello tradizionale di tipo gerarchico. Un paradigma organizzativo sorto spontaneamente in seguito all’apparizione di nuovi strumenti di comunicazione, gli strumenti Web 2.0, che hanno dato parola e capacità di azione alla massa. La spinta deriva dall’atavico bisogno di aggregazione e partecipazione degli uomini.

Ecco, tutto questo è Web 2.0.

Blog di gruppo

La settimana scorsa un gruppo di studenti ha avuto un’idea: partecipare al corso con un blog di gruppo anzichè ciascuno con il suo.

A me l’idea è piaciuta. Precisiamola.

Gli studenti che vogliono partecipare al corso in modalità web 2.0 ma che non se la sentono di “sostenere” da soli un blog possono aggregarsi in un blog di gruppo (team-blog) nel seguente modo. Uno di loro, magari uno dei più esperti, apre il blog avendo l’accortezza di scegliere un tema che espliciti gli autori dei post, poi invita gli altri come autori. A quel punto, ogni componente del gruppo può scrivere un post come se il blog fosse suo.

Questa sistema va benissimo per coloro che vogliono scrivere giusto i post richiesti dal docente.

Chi partecipa al gruppo ha la possibilità di “toccare con mano” un blog senza farsi carico di tenerlo in vita. Inoltre è un modo per creare una collaborazione fisica fra le persone che si devono consultare per la creazione e la partecipazione al blog. Ottimo!

Collaborazione a MedWiki

Lunedì 10 Marzo alle 13 presso l’aula informatica del cubo si riuniscono gli studenti che hanno deciso di collaborare all’inserimento ed alla gestione dei materiali didattici in MedWiki.

Ricordo che la proposta concerne coloro i quali, essendo già esperti nell’impiego del computer, si offrono di lavorare su MedWiki per un numero di ore indicativamente corrispondente al numero di crediti del corso, ove 1 credito = 25 ore di lavoro.

Potete ancora unirvi!

Appelli esame informatica e uso del forum

Per coloro che desiderano sostenere un esame convenzionale a quiz è necessario fissare delle date per gli appelli. Come negli anni scorsi, apro una discussione sulle date nel forum. Quando avremo accumulato un numero sufficiente di commenti proporrò delle date in accordo con le vostre preferenze.

Come abbiamo discusso a lezione, quest’anno il forum è realizzato mediante un blog.

Ho quindi aperto la discussione sulle date degli appelli con due post separati, uno per gli studenti di medicina e di odontoiatria ed uno per gli studenti di infermieristica della sede di Firenze. Per gli studenti di infermieristica delle sedi di Borgo San Lorenzo e di San Giovanni ci metteremo d’accordo con i rispettivi tutor considerato il numero limitato delle classi.

Potete esprimere il vostro parere con un commento. Qui di seguito scrivo qualche istruzione ma un’amica mi ha segnalato una descrizione ancora più dettagliata. Per fare un commento basta fare clic sul link COMMENTI che si trova subito sotto a ciascun post, come si vede nell’immagine.

Nella pagina che appare, potete scrivere il commento nell’apposito spazio. Poi potete scegliere un’identità. Se avete un account blogger allora potete inserire il vostro nome utente e la vostra password. Se invece siete iscritti a LiveJournal, WordPress, TypePad o AOL Instant Messenger, (altri sistemi di blog i primi tre e un servizio di messaggistica il quarto), potete identificarvi con i rispettivi dati di account. Altrimenti potete dichiarare semplicemente il vostro nome e, se lo avete, l’indirizzo URL di un vostro sito. Infine, come quarta opzione, potete anche scegliere l’anonimato. Siete liberi di fare come volete anche se a me l’anonimato sembra la soluzione meno preferibile, se non altro perché si perde il filo della discussione.

Il forum tuttavia lo potete utilizzare anche per lanciare altre discussioni. Per fare questo però dovete

  1. farvi un account in Blogger, se non lo avete già
  2. spedire un messaggio di email a me, l’indirizzo è il solito: andreas.formiconiATgmail.com

Con questo io sarò in grado di invitarvi come coautori nel blog.

Per il forum vale la solita regola degli anni scorsi:

potete lanciare discussioni di qualsiasi tipo con l’unico vincolo di
rispettare il prossimo e le sue idee

Cari studenti, so che state aspettando …

Sì, sento una moltitudine di occhi che guardano qui: “E ora che si fa?”

Devo lasciare passare un po’ di tempo, perché state arrivando alla spicciolata: venerdì scorso una ventina di studenti di un master di Empoli, lunedì 30 di odontoiatria, martedì 230 di medicina, mercoledì 30 di infermieristica di Borgo San Lorenzo, oggi 100 di infermieristica di Firenze, lunedì prossimo 30 di infermieristica di San Giovanni, martedì credo 30 di Scienza e Tecnica dello sport … totale circa 470 …

Come vedete non ci siete ancora tutti. Inoltre, a qualcuno ci vuole un certo tempo per decidere e muoversi quindi devo aspettare un po’.

Ricapitolo le cose che potete fare nel frattempo.

  • Leggere la Descrizione del corso
  • Gironzolare in tutte le pagine guardandosi intorno
  • Provare ad iscriversi se non l’avete ancora fatto, è comunque obbligatorio. Se proprio avete problemi non vi allarmate lo potete fare insieme a me
  • Iniziate ad orientarvi nei contenuti. Confrontate ciò che sapete fare con quello che leggete
  • Mettete, se lo avete già imparato a fare, il feed RSS del capitolo sul Social Networking nel vostro reader di feed. Lo sto giusto scrivendo e così potete seguire gli aggiornamenti. Chi crede di non riuscirci non si preoccupi, lo saprà fare fra breve
  • Leggetevi i vecchi post nella categoria Blog studenti per vedere che è successo nel I semestre

Insomma via, qualcosa da fare c’è …

Inizia il II semestre

Premessa

Questo post non è una critica agli organi di governo dell’università. Non è nemmeno una critica agli uffici amministrativi e tecnici nei quali ho trovato persone che hanno cercato di darci una mano e che ringrazio ancora.

Questo post rappresenta uno spunto di riflessione sulla cronica inadeguatezza delle nostre istituzioni a seguire i mutamenti del mondo che si avvicendano ormai ad un ritmo vertiginoso. È quindi una riflessione che si riferisce ad un contesto e ad una cultura che caratterizzano un ambito ben più ampio di quello del singolo ateneo. Sta di fatto che il problema c’è ed è grave.

Antefatto

All’inizio del I semestre fui giustamente indotto da molti amici a trasferire le attività online per l’insegnamento dell’informatica di base sui server che l’ateneo ha deputato alle attività didattiche attinenti all’e-learning.

L’operazione è stata semplice e indolore ma l’impiego di questo sistema ha generato un problema cospicuo. In breve:

  1. Per poter utililizzare la piattaforma, il sistema di e-learning richiede a ciascun studente matricola e password assegnate dall’università per poter accedere ai servizi
  2. Per gli studenti di molti corsi di laurea la partecipazione ai servizi di e-learning risulta di fatto impossibile perché le complesse procedure di assegnazione degli studenti ai vari corsi di laurea ritardano l’attivazione delle password anche di molti mesi.

A causa di questa situazione nel corso del I semestre è stato necessario cambiare al volo le procedure previste dal corso cercando di salvaguardare al massimo la qualità dell’offerta didattica agli studenti.

Rimedio

Il problema concerne soprattuto il I semestre ma avendo capito che non sarà facile trovare una soluzione in tempi brevi ed essendo il mio compito primario di docente e ricercatore quello di perseguire tutte le occasioni di innovazioni, risolvo la questione sin da questo II semestre rinnovando ulteriormente l’architettura del corso secondo le più recenti proposte emerse a livello internazionale nel campo dell’applicazione delle tecnologie informatiche alla didattica. Il rinnovamento comporta lo spostamento del fulcro delle attività dall’interno di una piattaforma di e-learning all’esterno verso servizi WEB liberamente disponibili. Seguo in questo modo i più recenti suggerimenti di personaggi del calibro di David Wiley e Stephen Downes, giusto per menzionare gli esponenti di maggior rilievo. Un buon riassunto dell’argomento è stato scritto da Caterina Policaro. La nuova architettura si evince dalla descrizione del corso che si trova nelle pagine wiki del medesimo.

Ripresa della premessa

Ripeto. Mi rifaccio ad un antefatto preciso perché è esemplificativo e perché giova ragionare su cose concrete ma non vi è nessuna critica specifica nei confronti di nessuno. L’inadeguatezza che ho menzionato è strutturale e culturale. Riguarda tutti noi. Le considerazioni di Maria Grazia Fiore sulla valutazione nell’università sono un altro buon esempio.

Vi è la consuetudine di identificare l’innovazione con iniziative top-down che vengono subito istituzionalizzate, prima ancora che esse possano avere mosso i primi passi. Come dire: “Di questo bel neonato facciamo un grande ingegnere!”

Oggi questa è una strategia perdente.

Tutte le grandi innovazioni nate nel terzo millenio sono del tipo bottom-up.

Compito delle istituzioni e delle organizzazioni deve essere quello di favorire al massimo le circostanze affinché nuovi fenomeni sorgano spontaneamente. Codifica, regolamentazione, istituzionalizzazione vengono dopo.

Aziende del calibro di IBM o di Procter & Gamble l’hanno capito bene, per esempio. Varie altre aziende e organizzazioni si sono adeguate prontamente ma siamo solo agli inizi. In tutto il mondo le istituzioni pubbliche stanno arrancando, massimamente quelle didattiche. In Italia, duole dirlo, non brilliamo davvero.