Narrando un seminario

Ho infine aggiunto a questo post, inizialmente pubblicato il 2 febbraio scorso, qualche traccia di questo evento.


Mi capita di dover discutere in una classe di liceo su qualcosa che potrebbe essere “come stare in Internet” o “come abitare la rete” o, tout court, “come abitare questo mondo”.

Operazione rischiosa. Come evitare le estese sabbie mobili dei luoghi comuni su Internet? Come evitare la mortifera atmosfera della relazione dell’esperto (si fa per dire nel mio caso)? Come tirare fuori dalla classe i ragazzi?

Con questo post provo a narrare il dipanarsi di tale esperienza, sovvertendo per una volta la regola dei post che una volta scritti non si toccano più, salvo eccezionali correzioni dichiarate. Un post che incollo (sticky post) in cima al blog e che evolverà (forse) nel tempo. Un post tuttavia che chiunque può commentare, come tutti gli altri.

Per ora iniziamo così …


Cari studenti, ci vedremo allora fra qualche giorno per discutere insieme sui temi che avete letto sopra. Direi che niente ci impedisce di iniziare subito, o meglio, la rete ci consente di iniziare subito.

Non verrò con un pacco di slide powerpoint da mostrarvi. Non verrò nemmeno con una scaletta delle cose da dire o traccia, come la volete chiamare. Insomma, non ci sarà una sequenza preordinata cose dette o mostrate.Iio vengo a trovarvi semplicemente, con una cartella di libri e una visione. La mia visione sulla rete che non è la verità sulla rete ma è solo la visione di una persona che si è trovata a dedicare un certo tempo all’utilizzazione della rete per fare delle cose possibilmente utili per delle persone, spesso studenti di vario tipo ma non solo.

Vengo da voi con i libri che mi sono serviti e che vedete nella foto gettati sul pavimento.

Ognuno di questi libri mi ha aperto una nuova prospettiva, a volte ampia a volte piccola, e tutte queste prospettive hanno illuminato una parte di questo mondo così vasto.

Con una sorta di metafora inversa, provate ad immaginare che questa foto sia il desktop, quello del computer, e che ogni libro sia un’icona da cliccare. Quando saremo insieme io non inizierò a fare un discorso ma aspetterò. Sarete voi ad iniziare cliccando sugli oggetti che vedete. Tipo: perché hai messo sul tavolo questo libro? Ognuno di voi sarà incuriosito da qualcosa di diverso e tutte le curiosità sono benvenute.

Ad ogni vostro clic io racconterò qualcosa, a volte brevemente e altre più estesamente, a volte collegherò io stesso un oggetto ad un altro, altre lo potrete fare voi.

In ognuno di questi libri c’è qualcosa che mi ha ispirato e questo non significa che io sappia tutto quello ci è stato scritto, un paio li sto giusto leggendo, alcuni li ho letti e in parte riletti, di altri ho letto delle parti. Quindi non è detto che sappia soddisfare tutte le curiosità ma questo non è importante. Proveremo invece a discutere insieme di come si potrebbe fare a rispondere, oppure qualcuno di voi la potrebbe sapere più lunga di me e certamente altri vostri insegnanti che fossero presenti. E poi ci saranno l’energia e la fantasia di Luisanna che per fortuna veglierà su di noi.

Per ora tutto qua. A presto.


Sarebbe possibile e interessante documentare quello che è successo nei seminari fatti alla scuola di Bressanone ma, come concludeva Leopardi nel suo Scherzo, questo post hassi a rifar, ma il tempo manca.

E allora affastello una manciata di frammenti. Per esempio qualche foto, la mappa mentale che Luisanna costruiva al volo proiettandola durante il seminario e qualche altra considerazione.

Insomma, con quello strattagemma della narrazione stimolata dai clic degli studenti, io rinunciavo sì al dipanarsi lineare di un racconto ma desideravo tuttavia  che emergessero dei concetti ben precisi. Eccoli:

Io credo di indovinare cosa tu vorresti ora, carissimo, visitatore. Quasi sicuramente ti piacerebbe cliccare sugli oggetti che ti solleticano di più e io ti dico che sarebbe possibilissimo architettare una cosa del genere ma sfortunatamente ora non ne ho proprio il tempo.

Facciamo allora così: se la cosa ti interessa, in primo luogo guarda bene la figura e rifletti sui possibili nessi fra gli oggetti che ti incuriosiscono e i concetti generali, poi fai i tuoi commenti nei luoghi e nei modi che preferisci (ricordati comunque di avvertirmi se non scegli di commentare qui) ed allora io cercherò di attivarmi.

Aggiungo solo un paio di cose. In queste due foto si vede come avevamo realizzato il “desktop inverso”.

Gli oggetti disposti sui tavoli erano di varia natura, libri, qualche balocco, la valigetta un po’ di roba tecnologica, quest’ultima costituita da un netbook da meno di 200 euro collegato ad una chiavetta internet. Successivamente ho aggiunto anche il mio cellulare.

Le persone potevano cliccare qualsiasi oggetto fra quelli disposti sui tavoli, anche quelli più strani, come la valigetta vuota, le palle da giocoliere, la conchiglia o il computer.

È evidente che gli oggetti sono presenti in proporzioni molto diverse. Ci sono molti libri e un solo computer per esempio. Per di più il computer è uno dei più economici. Anzi un netbook equipaggiato con un sistema operativo che si chiama Jolicloud (una delle tante distribuzioni di Linux) e che è ottimizzato per utilizzare software di rete.

Nient’altro di installato dunque, niente word, niente excel e niente di qualsiasi altro applicativo. Una semplice finestra su internet.

La situazione si potrebbe riassumere così: tanti libri, pochissima tecnologia ma di quella “giusta” e qualche balocco. Ecco, questi sono i miei strumenti.

In altre parole, oggi, per trarre vantaggio dalle straordinarie potenzialità offerte da internet occorrono molte letture, molto pensiero, molta riflessione sulle reali necessità delle persone e pochissime competenze tecnologiche.

Mi sono espresso in modo sintetico e questa affermazione può essere svolta in innumerevoli varianti.

Faccio un esempio che è rilevante nel contesto scolastico in cui si sono svolti gli incontri.

Molto frequentemente insegnanti e genitori vogliono conoscere tecniche e metodi per far sì che i giovani trovino solo fonti “vere” e “sicure”. Ebbene, questo problema non è tecnico e non lo sarà mai. Internet è già e sarà sempre più il luogo dove si trova, si sviluppa e si negozia la conoscenza.

I concetti di verità e sicurezza devono essere contestualizzati affinché abbiano significato. L’educatore può fare una cosa sola: stare a fianco dei suoi giovani e mostrare loro con l’esempio come sviluppare i filtri per selezionare le fonti. È evidente che l’educatore deve sapere come fare e questo oggi è spesso il problema ma è una faccenda che non voglio discutere qui ora.

Voglio invece scorrere brevemente alcuni criteri di massima nessuno dei quali però ha valore assoluto. Solo un accorto bilanciamento fra questi ed altri eventuali criteri possono aiutare nel discernere il fieno dalla paglia.

  • Una ricerca non si esaurisce con i primi risultati trovati. Da ciascuna voce devono nascere altre ricerche tese a verificarne la credibilità. Per esempio una ricerca sul nome dell’autore dell’articolo. Se questo è un noto esperto dell’argomento o se emerge che ha scritto numerosi contributi su di esso allora forse ci si può fidare di più.
  • La presenza di citazioni di fonti, nel testo o in una bibliografia, è un buon segno.
  • Un articolo di tipo scientifico, vale dire pubblicato su di una nota rivista specializzata che accetta solo articoli sottoposti a revisione da parte di esperti del settore (processo di peer-review), ha probabilmente più valore di un altro. Non bisogna però avere una fiducia cieca nella letteratura scientifica tradizionale che è afflitta oggi da numerosi problemi: ridondanza degli articoli, sbilanciamento verso i risultati positivi, conflitti di interesse economici, lentezza di pubblicazione rispetto ai ritmi di sviluppo delle conoscenze.
  • La lingua. Se cerco gatto oggi trovo 5,980,000 voci, se cerco cat trovo 569,000,000 voci. Un sistema come Google che si basa sul numero di collegamenti ad  una pagina per stabilirne la popolarità avrà molta più scelta nel secondo caso rispetto al primo. Come contrapporre il campione regionale di uno sport con il campione mondiale: molto probabilmente non c’è storia.
  • Sobrietà, semplicità e sinteticità caratterizzano tendenzialmente la comunicazione delle persone di valore.
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