Incontro con gli studenti in occupazione del Liceo Scientifico Castelnuovo

Buonasera, sono uno studente del liceo Guido Castelnuovo di Firenze e in questi giorni abbiamo messo in atto un’occupazione nella nostra sede che porti all’attenzione il nostro sistema scolastico e le sue problematiche. Nella ricerca di un dialogo ed un confronto per capire le possibili soluzioni ad esso, le chiedevano di poter tenere una “lezione” domani alle 10 in via La Marmora in cui lei grazie alle sue competenze potesse illustrarci la risoluzione di tali problematiche, da cui poi può nascere un dialogo ed un confronto con la platea.
Aspetto sue notizie, grazie per il suo tempo.

In fondo al post il manifesto dell’occupazione, letture, video.

Sono le situazioni che preferisco. Senza premi, senza rete. Loro cercano orientamento su problemi che li concernono, tu cerchi occasioni per condividere le tue esperienze. Ognuno è lì senza interessi collaterali a intorbidare gli intenti, puri, nitidi. Ragazzi ovunque nella palestra gremita, anche per terra e sui davanzali. Sguardi intenti, nessuna apparente propensione a fare sconti. Tu vali, forse, per ciò che riesci a dimostrare di essere — sai che non basta mostrare competenze ma che il gioco funziona se rendi palese che le hai vissute, ammesso che sia vero. Loro sono seri, si giocano la credibilità in un’iniziativa coraggiosa in un periodo molto difficile. Non è facile: fuori del liceo, giusto prima di entrare, sento una coppia di anziani porre domande a due studenti — Ma insomma cosa volete in concreto?
La loro assunzione di responsabilità implica la tua: non è facile perché i problemi sono complessi e le tue risposte saranno necessariamente parziali. Non hai nessuna garanzia di riuscire nell’intento di essere loro utile.

Alcuni dei temi affrontati:

  • Inadeguatezza della relazione studente-insegnante, in una scala di qualità decrescente: scuola dell’infanzia (buona), primaria (abbastanza buona), secondaria (peggiore), università (pessima).
  • Difficoltà dell’insegnante: mortificazione del ruolo sociale della professione di insegnante, burocratizzazione soffocante (furto di tempo prezioso da dedicare ai discenti), ruolo distorto e prepotente del genitore del terzo millennio. Sondaggio al volo: a quanti di voi è stata fatta almeno una volta una domanda tipo “Ma la Carlotta quanto ha preso?” Più di 2/3 — al di là del risultato quantitativo, è chiara la consapevolezza della dannosità del paradigma basato su mera competitività. Ma li ascoltiamo questi ragazzi?
  • Appunto, il tema primario: l’ascolto. Senza ascolto non si insegna nulla. Sviluppato ampiamente.
  • Distorta relazione teoria-pratica: danni della scuola gentiliana. Masse ingenti di cittadini, anche molto istruiti — occorrono teste ben fatte non ben piene (Montaigne, Morin) — mostrano di non essere in grado di contestualizzare dati percentuali, alla prova dei fatti — circostanza tristemente attuale.
  • Danni del disciplinarismo:

La scuola del Lutto

L’università ci insegna precisamente una tale rinuncia. La scuola della ricerca è una scuola del Lutto.
Ogni neofita che entra nella Ricerca si vede imporre la rinuncia fondamentale alla conoscenza. Lo si convince che l’epoca dei Pico della Mirandola è passata da tre secoli, che ormai è impossibile costituirsi una visione dell’uomo e del mondo insieme.
Gli si dimostra che la crescita dell’informazione e la sempre maggiore eterogeneità del sapere superano ogni capacità di immagazzinamento e di trattazione da parte del cervello umano. Gli si assicura che non bisogna lamentarsene, ma felicitarsene. Dovrà quindi dedicare tutta la sua intelligenza ad accrescere quel sapere determinato. Lo si inserisce in una équipe specializzata e in questa espressione il termine sottolineato è “specializzata”, non “équipe”.
Ormai specialista, il ricercatore si vede offrire il possesso esclusivo di un frammento del rompicapo la cui visione globale deve sfuggire a tutti e ognuno. Eccolo diventato un vero ricercatore scientifico, che opera in funzione di questa idea motrice: il sapere viene prodotto non per essere articolato e pensato, ma per essere capitalizzato e utilizzato in maniera anonima.

Edgar Morin, Il metodo, Vol. 1 La natura della natura, p. 7, Cortina Editore, 2001
  • Taylorizzazione dell’insegnamento. Umani come telai — siamo sempre lì.

Domande pertinenti, precise. Necessitano risposte articolate. Da dove e come iniziare a cambiare il paradigma? Come combattere la deriva verso il superficialismo? Come uscire dalla nostra diffusa percezione di essere “proiettili”, senza tempo per riflettere ed elaborare? Come far sì che la scuola impedisca anziché favorire la nostra condizione di “proiettili”? Quali le nostre [di noi giovani] responsabilità? Cosa possiamo quindi fare?

Bella discussione. Loro valutano, giudicano. Non si può non essere ottimisti.

Grazie ragazzi!


Manifesto Occupazione Liceo Scientifico Castelnuovo

In questi ultimi giorni noi, ragazze e ragazzi del Castelnuovo, ci siamo confrontati parecchie volte sulle cose che non funzionano nella nostra scuola, di cui siamo oggetto e vittime ogni giorno. Oggi abbiamo deciso di criticare fortemente il nostro sistema scolastico, mettendo in risalto tutto ciò che non funziona di esso. Siamo succubi di un organismo antiquato, obsoleto, frutto di tagli alla scuola pubblica e riforme più dannose che efficaci. La scuola non si dovrebbe basare solamente sulle nozioni e sulle conoscenze concettuali, non dovrebbe puntare a giudicare lo studente, non dovrebbe modificare la sua voglia di studiare solo in base ad una valutazione da 1 a 10, ma dovrebbe portare il ragazzo alla conoscenza ed all’apprendimento, supportando chi ha più bisogno di aiuto. Vogliamo che lo studente sviluppi un pensiero critico e le conoscenze che lo portino ad affacciarsi al futuro che per noi liceali è sempre più vicino. Alla scuola italiana manca dialogo, manca confronto, che l’attuale pandemia non ha fatto altro che portare ai minimi storici, creando un sistema dove lo studente non vive con serenità l’ambiente scolastico, ma lo subisce, peggiorando fortemente il suo percorso verso l’apprendimento. In questi mesi di pandemia abbiamo sempre meno vissuto la nostra scuola, dove la possibilità di relazioni interpersonali era uguale a zero. Fermamente convinti che la scuola sia produttiva e serena attraverso un confronto diretto con l’istituzione scolastica e con rapporti genuini tra professori e studenti, vista la mancanza di tutto ciò, ci stiamo mobilitando come istituto per riprendere tutti questi valori persi nel tempo. Con questa occupazione non vogliamo criticare i singoli, i soggetti che hanno e stanno peggiorando la nostra scuola, ma vogliamo creare un dialogo ed un confronto tra chi la scuola la vive. Come Castelnuovo abbiamo votato democraticamente per un’occupazione che porti ad un confronto diretto alle problematiche scolastiche, e tramite il dialogo alla ricerca delle sue soluzioni. Non è un atto di ribellione fine a sé stesso, vogliamo vivere la scuola con serenità, e non vogliamo non studiare, ma cambiare il modo in cui lo facciamo. Anche in solidarietà verso tutti gli istituti fiorentini ed italiani che si sono mossi per cambiare questo sistema scolastico, noi ragazze e ragazzi del Castelnuovo occupiamo la nostra scuola per non doverla più vivere come nociva, ma apprezzarla e farla nostra come strumento di maturità ed apprendimento.

Le ragazze e i ragazzi del Liceo Scientifico Guido Castelnuovo.

Letture e video

1 commento su “Incontro con gli studenti in occupazione del Liceo Scientifico Castelnuovo”

  1. Ai miei tempi, mi sono diplomato nel 1969, a partire dalle medie esisteva un percorso che portava al liceo, con il latino materia fondamentale per tre anni, ed era l’unico che permetteva di accedere alle facoltà universitarie importanti, e un altro tecnico professionale che portava direttamente al lavoro. La vera modifica è avvenuta proprio in quel punto, alle scuole medie, che, nella logica dell’equità e della democrazia, diventarono una marmellata che perse qualità sia nella formazione tecnica che, soprattutto, in quella umanistica. Infatti il liceo, e soprattutto il classico con il greco e il latino, insegnavano il “metodo” applicato a contenuti apparentemente inutili, ma che avevano un valore assoluto: mettevano al centro del processo di conoscenza non il mondo, la nozione, ma l’uomo, il ragionamento soggettivo. Non potendosi ricostituire ormai un sistema “antico”, anche perché mancano i docenti adatti, questa impostazione potrebbe essere ritrovata attraverso l’introduzione di una nuova materia che sviluppi e stimoli il senso critico, attraverso un approccio dialettico che coinvolga sia il rapporto docente-discente che i collegamenti all’interno della classe. Questa materia non può essere la filosofia, che studia gli strumenti per conoscere l’uomo, non l’uomo in sé. Deve essere un oggetto didattico che stimoli il giudizio soggettivo e, secondo me, questo può avvenire meglio se si allontanano i contenuti dalla utilità immediata della nozione, se si cerca l’inutile bellezza come concetto universale, ma soprattutto individuale. Penso ad esempio al cinema e al teatro, alla lettura dei classici (a partire dai lirici e tragici greci e latini, ma anche arabi e di altre culture), e degli autori successivi e a tutta l’arte, anche quella sperimentale, che deve trovare valore non per “imparare” la critica letteraria o artistica, ma per definire la propria visione critica individuale. Altri due punti che porto alla vostra attenzione sono la scomparsa degli strumenti analogici, quali il libro, il dizionario, l’enciclopedia cartacea, che attivano modalità di apprendimento più lente, ma molto più personali. E infine voglio dare un grande valore al tempo collettivo. La formazione deve avvenire mettendo da parte i cellulari, che segmentano la classe in una serie di monadi non comunicanti, facendo venir meno i presupposti di una comunicazione ampia, trasversale, verticale e dialettica. Dovete diventare padroni del vostro tempo riempendolo di voi stessi, non dei mille frammenti che ve lo fanno riempire compulsivamente.

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