Intorno allo sviluppo del pensiero scientifico attraverso la programmazione del computer, gli esercizi con il corpo, l’esplorazione delle forme e del loro divenire, la ricerca del bello.
Gli esiti attraverso le opere e le parole degli studenti: Antonella, Elena, Clarissa, Marta, Eleonora.
Un articolo per il convegno “Professione Insegnante: quali Strategie per la Formazione?“, organizzato dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane e dal Centro di Ricerca Interuniversitario GEO – Giovani Educazione Orientamento – Napoli 15-17 giugno.
Stasera al Liceo Scientifico Vallisneri di Lucca partiremo dall’apprendimento sintonico del cerchio di Seymour Papert, passando dalla spiralis mirabilis di Jakob Bernoulli, quindi dalla spirale aurea e da un paio di frattali per giungere all’integrazione numerica delle equazioni differenziali del moto e scoprire, infine, che la Tartaruga di Papert ha imparato la legge gravitazionale di Newton. Tutto con LibreLogo . Poi forse esploreremo Entbox e altri ammenicoli…
La nuova versione 0.4 del Piccolo manuale di LibreLogo può essere scaricata da questo link (109 pagine – PDF 1.8 MB). È lungi dall’essere finita ma è sostanzialmente ampliata rispetto alla precedente. Da un lato contiene i riferimenti a tutti i principali costrutti che caratterizzano un linguaggio di programmazione, anche se l’ultimo, sulle istruzioni di branching (IF), è per ora in forma embrionale. Dall’altro sta cambiando il taglio del lavoro: da manuale a testo con approfondimenti sul metodo didattico e maggiore enfasi sulla vocazione matematica di LOGO. In questa prospettiva, ho tradotto e inserito due capitoli di Mindstorms, di Seymour Papert (la traduzione italiana non si trova più), ed ho aggiunto qualche riferimento ad alcune lezioni di Emma Castelnuovo. Altri si aggiungeranno nelle versioni successive.
Colgo l’occasione per chiedere collaborazione, su due aspetti:
Chi disponga di esercizi e pratiche didattiche e voglia condividerle me le può inviare, come ha fatto Martina con il suo fiocco di neve. Martina mi ha inviato anche varie schede didattiche. Appena posso le offrirò qui o in un apposito spazio.
Questo manuale servirà nel prossimo Laboratorio di Tecnologie Didattiche del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria. In questo laboratorio vi sarà anche una parte relativa a eTwinning. Potrebbe quindi essere utile una versione in inglese del manuale. Se qualcuno volesse collaborare alla traduzione non ha che da scrivermi. La cosa è interessante perché un testo esteso su LibreLogo non esiste nemmeno in inglese.
Qui di seguito la lista degli aggiornamenti.
p. 2 – Rivista la prefazione tenendo conto dell’introduzione di ampi brani di Papert e anche di Emma Castelnuovo.
pp. 10-11 – nuova piccola sezione su come manipolare le grafiche in LibreOffice.
pp. 12-25 – Nuovo capitolo con la traduzione in italiano del capitolo “Mathophobia: the Fear of Learning” di Mindstorms (e un mio prologo)
pp. 26-43 – Nuovo capitolo con la traduzione del capitolo “Turtle Geometry: A Mathematics Made For Learning” di Mindstorms. Ho tradotto i frammenti di codice in maniera che siano tutti eseguibili in LibreLogo.
pp. 57-58 “Faccio introdurre” l’ellisse a Emma Castelnuovo, con i suoi materiali. È un primo esempio: nelle versioni successive il manuale si arricchirà di altri riferimenti al lavoro di Emma Castelnuovo.
pp. 82-83 – Un accorgimento per fare debugging rallentando la tartaruga.
pp. 87-97 – Nuovo capitolo sulle subroutine, o funzioni o procedure o metodi che dir si voglia.
pp. 98-99 – Embrione del nuovo capitolo sulle istruzioni di branching (IF) con gli operatori logici (AND, OR, NOT).
Mi ritrovo completamente immerso nella scrittura del manuale su LibreLogo, la versione del linguaggio Logo di Seymour Papert che gira all’interno di documenti LibreOffice. Si sta rivelando un lavoro sempre più impegnativo, che mi vede fare un percorso a ritroso.
Avevo preso le mosse pensando di tradurre l’unico testo abbastanza ampio di un autrice ungherese, Lakó Viktória. Ma abbastanza presto ho iniziato a divagare seguendo il filo dei miei pensieri, soprattutto nel concepire gli esercizi. Quindi ho preso a scrivere per conto mio, riferendomi all’originale qua e là.
Ma sempre più riflettendo sugli esercizi che mi riportavano indietro, all’annosa questione dell’insegnamento della matematica a scuola, alle mie personali esperienze, a quelle che mi faccio narrare, a vecchie letture, è stato inevitabile immergersi nuovamente e profondamente nel pensiero di Seymour Papert; nelle motivazioni fondamentali che hanno dato vita all’esperienza di Logo e nel domandarsi come questa sia finita diluita nel calderone del “coding”, nella forma di una sorta di paese dei balocchi, superficialmente entusiasmante per taluni, oggetto di derisione per altri
Sono quindi tornato indietro, traducendo un capitolo di Mindstorms (quello sulla “matofobia”) per inserirlo nel manuale, dopo la traduzione. Poi, non sono riuscito a fermarmi, finendo col tradurre anche il capitolo successivo, sulla matematica della Tartaruga; in pratica invitando Papert a introdurre il tutto prima che ne parli io. Mi pare che ne valga la pena.
Tradurre vuol dire studiare, a fondo. E riflettere. Lascio tutto indietro, arrovellandomi su quali siano, infine, i messaggi giusti da proporre nel mio primo laboratorio di tecnologie per l’insegnamento ai 300 studenti di Formazione Primaria che conoscerò in ottobre. Ho tanti impegni e scadenze ma non riesco a pensare che a questo.
Rimuginando quindi le parole di Papert e riesaminando qualche esercizio che avevo inserito nel manuale, mi riviene in mente la lettura di Emma Castelnuovo (L’officina matematica, La Meridiana, 2008), mi rammento dei suoi laboratori fatti con materiali “poveri”, ricchi di “illuminazioni” matematiche, non meno umanistici di lezioni di italiano o storia. La mia passione per lo scrivere codici si apparenta assai di più a queste letture che a tante schiume mediatiche. Credo che il manuale finirà nutrendosi sempre più di queste suggestioni.
E così, volendo andare fermamente in avanti, scopro di tornare molto indietro, come fossi preda di un curioso inevitabile automatismo. E mi viene in mente la lettura di Franco Lorenzoni (I bambini pensano grande, Sellerio, 2014), i dialoghi dei suoi bambini, che mi hanno aiutato così tanto nel laboratorio che feci nella scuola primaria di Strada in Chianti. Del resto è leggendo quel libro che avevo ritrovato Emma Castelnuovo.
Vado quindi a rivedere Casa-laboratorio Cenci e mi imbatto nell’appello perché bambine e bambini siano liberi da schermi e da computer. Sapevo della posizione di Lorenzoni, che non vuol sentire di tecnologie fino a una certa età, e mi era rimasta lì a scavare dentro. Per la natura delle cose di cui mi occupo mi ritrovo nel bel mezzo di una corrente impetuosa, ma quel tarlo stava sempre lì, a rodere. Leggo l’appello e vari interventi. Mi pare che quel dibattito sia nato intorno al 2012, non so se stia andando avanti. Lo leggo e lo rileggo e mi pare di essere pienamente d’accordo, mi pare di non poterlo ignorare: “L’uso di computer e supporti informatici va introdotto, con gradualità e cautela, solo dopo gli 8 anni”.
Allora, con non pochi tormenti, continuo il manuale, ma enfatizzando ancora più la natura testuale di Logo e ciò che ne deriva, attingendo a piene mani dai pensieri di Papert, anzi invitandolo a fare delle lezioni al posto mio, introducendo riferimenti a esperienze fatte con oggetti semplici, con l’aiuto delle idee di Emma Castelnuovo, e aderendo pienamente all’appello di Franco Lorenzoni.