Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.
Recentemente mi è stato chiesto il titolo per un intervento che devo fare prossimamente. Ho scelto quello dato al presente articolo, dove cerco di spiegare proprio questo concetto. L’esempio matematico mi pare che faciliti l’intento. Magari al lettore è richiesta un po’ di pazienza ma dovrebbe bastare qualche ricordo di scuola secondaria.
Del cerchio molti si ricorderanno. Di solito chiedendo a bruciapelo in classe cosa sia il cerchio, dopo qualche tentennamento viene fuori la definizione euclidea:
Pubblico il contributo di Antonietta Tagliamonte, studentessa di scienze della formazione primaria di Suor Orsola Benincasa, per tre motivi:
ha prodotto un lavoro bello e molto ben strutturato dal punto di vista del codice
è un ennesimo esempio di come si possa coinvolgere profondamente uno studente anche senza vederlo mai, a patto che le risorse didattiche siano ben articolate, siano offerte su media diversi, con la disponibilità di valide forme di autovalutazione adattative e con la garanzia che l’insegnante c’è, anche se a distanza: vale assai di più la “presenza” sicura a distanza della presenza fisica di un docente scarsamente disponibile.
ha scritto un bel diario con una descrizione molto lucida della differenza fra la programmazione a blocchi e quella testuale, dopo averle praticate entrambe.
Antonietta, che non ho mai visto per via di un suo percorso particolare, passato anche da due anni in Erasmus, non si è fatta mancare niente delle proposte del laboratorio, includendo nel suo progetto di oltre 500 istruzioni Logo il controllo RGB dei colori, l’impiego di frattali randomizzati e una gestione brillante degli incidenti di percorso.
Non in ultimo, vale la pena di leggere la sua lucida descrizione della questione blocchi vs testo:
Avevo già sostenuto, nella mia carriera universitaria, un corso sul “coding a scuola” ma l’unico programma a noi presentato è stato Scratch e il suo utilizzo non è andato oltre un copia-incollare blocchi di comando già pronti per l’uso, al fine di essere sovrapposti e creare dei mini giochi alquanto discutibili. In tutta sincerità non ho mai pensato di riutilizzare tale software per riproporlo nelle mie future classi in quanto sentivo di poter trovare un metodo alternativo per poter stimolare negli studenti un processo mentale che consentisse la risoluzione di determinati problemi (pensiero computazionale).
Nonostante Scratch mi fosse stato presentato come strumento da utilizzare affinché gli stessi alunni ed alunne diventassero dei veri e propri programmatori, ho riscontrato, durante le mie ore di tirocinio, che è realmente poco utilizzato nella realtà scolastica. Nei pochi casi dove invece se ne fa uso, viene utilizzato maggiormente con lo scopo di passatempo o come metodo alternativo al consolidamento di argomenti affrontati in aula, come ad esempio giochi sulla differenziazione dei rifiuti, piuttosto che rendere protagonisti alunni ed alunne affinché riescano essi stessi a sviluppare capacità di coding.
Libre Logo, al contrario di programmi come Scratch, ha il potenziale di contribuire alla crescita di menti pensanti che hanno la possibilità di mettere alla prova e di sviluppare le loro capacità matematiche e geometriche, con la possibilità di dar sfogo completo a tutta la propria fantasia.
Non dividiamo teoria da pratica ma le intercaliamo. Soprattutto se ciascuno ha il proprio computer (non tablet) sul quale abbia preventivamente scaricato il software LibreOffice. Quello che ci diciamo viene immediatamente accompagnato dalla pratica. L’ambiente di base è Logo nell’implementazione LibreLogo disponibile come toolbar in LibreOffice-Writer. Ma l’enfasi non è su LibreLogo e nemmeno su Logo bensì sulla Turtle Geometry. Gli esempi su cui lavoriamo sono tesi a far emergere quelle che Seymour Papert chiamava idee potenti. Idee che sottendono concetti scientifici, matematici, informatici. Mettiamo in evidenza il come non meno del cosa: vale più del detto come viene detto — mutatis mutandis, una rivisitazione del the medium is the message di mcluhaniana memoria. Lavoriamo sulle radici emozionali dell’apprendimento. Per dirla con Papert, mostriamo come appropriarsi di conoscenza programmando il computer e come, amando ciò che stai conoscendo, finisci con l’amare di più te stesso.
Qualche giorno fa una persona che sta scrivendo un progetto per bambini in contesti svantaggiati mi ha chiesto cosa pensassi del valore formativo di Lego. Da principio mi è parsa una domanda facile. Sono sicuro che per me è stato utilissimo. I miei avevano trovato casa vicino al lavoro, in aperta campagna. Dalla finestra di camera mia vedevo passare il treno a vapore e il contadino lavorava la terra con buoi. Bambini nei pressi non ce n’erano e l’asilo non sapevo cosa fosse. Nipote di zappatori maremmani emigrati a Firenze ma figlio del dottore, avevo il Lego e il Meccano. Passavo le giornate a costruire, disfare e ricostruire. Centinaia di volte. Di certo quel lavoro forsennato non può non avere inciso sulle mie capacità di problem solving.
Domani parteciperò alla LibreItalia Conference 2022 — Auditorium Margherita Hack, Via Magolo, 32 Empoli (FI). Darò un piccolo contributo intitolato Importanza del Free and Open Source Software (FOSS) per l’istruzione.
È l’occasione per testimoniare l’enorme debito che ho contratto con il mondo del software libero, in particolare con quello di LibreOffice, durante un’attività di insegnamento che si protrae da ormai più di vent’anni.
Non so di preciso, ma ho avuto più di 10’000 studenti, in svariati corsi laurea, di informatica, medicina e scienze della formazione. Ebbene, chi lavora con me deve usare LibreOffice, fino all’esame. Dopo farà quello che vuole.
Perché debito? Perché l’impiego del software libero è uno dei modi più concreti che ho a disposizione per onorare il mandato dell’articolo 34 della Costituzione:
La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso
Sia facendo usare il software libero ai miei studenti che insegnando loro a farlo usare ai propri allievi quando insegnano. Sì, perché da oltre un lustro insegno soprattutto alle future maestre e ai futuri maestri dei nostri bambini, ovvero a coloro che hanno uno dei compiti più importanti di una società civile.
Costoro devono imparare a programmare la Tartaruga di Seymour Papert, che si cela fra i tanti tesori di LibreOffice e devono imparare i rudimenti della Turtle Geometry (H. Abelson & A. Di Sessa, MIT, 1986). Tutto questo grazie all’idea geniale di un informatico ungherese, László Németh, di creare disegni con la tartaruga sotto forma di grafiche nei documenti prodotti con Writer. E possono fare questo solo con LibreOffice.
Così, oltre a dare un senso molto più profondo a concetti abusati come coding o pensiero computazionale, gli studenti imparano le implicazioni etiche e politiche dell’impiego del software libero nella scuola. Qualcosa di molto diverso dal distribuire tablet nelle classi, anche se regalati in quelle che sono di fatto mere operazioni di colonizzazione commerciale.
Democrazia, Costituzione, diritto allo studio sono le parole chiave. Ma anche software libero e internet. Entità concatenate in un contesto globalizzato e libero. Materia di riflessione.
Un tutorial sull’impiego di Micro:Rover con vari esempi e collegamenti con la Turtle Geometry, con LibreLogo e Turtle Python. I codici sono esportabili e subito utilizzabili per essere ulteriormente sviluppati.
In that chapter I show how the simple code explored by this girl for drawing her first circle and the code for calculating the orbit of a celestial body basically share the same logical structure.
The aim was to show how such a simple and free (truly free, being true Free Software) tool can be used to achieve a huge educational vertical dimension, starting around 8 up to graduation time.
In quel capitolo mostro come il semplice codice esplorato da questa bambina per disegnare il suo primo cerchio e il codice per calcolare l’orbita di un corpo celeste condividano sostanzialmente la stessa struttura logica.
L’obiettivo era quello di mostrare come uno strumento così semplice e libero (veramente libero, essendo vero Free Software) possa essere impiegato per realizzare un’estesissima dimensione verticale, iniziando intorno a 8 anni per finire con la maturità.
Stasera al Liceo Scientifico Vallisneri di Lucca partiremo dall’apprendimento sintonico del cerchio di Seymour Papert, passando dalla spiralis mirabilis di Jakob Bernoulli, quindi dalla spirale aurea e da un paio di frattali per giungere all’integrazione numerica delle equazioni differenziali del moto e scoprire, infine, che la Tartaruga di Papert ha imparato la legge gravitazionale di Newton. Tutto con LibreLogo . Poi forse esploreremo Entbox e altri ammenicoli…
La nuova versione 0.4 del Piccolo manuale di LibreLogo può essere scaricata da questo link (109 pagine – PDF 1.8 MB). È lungi dall’essere finita ma è sostanzialmente ampliata rispetto alla precedente. Da un lato contiene i riferimenti a tutti i principali costrutti che caratterizzano un linguaggio di programmazione, anche se l’ultimo, sulle istruzioni di branching (IF), è per ora in forma embrionale. Dall’altro sta cambiando il taglio del lavoro: da manuale a testo con approfondimenti sul metodo didattico e maggiore enfasi sulla vocazione matematica di LOGO. In questa prospettiva, ho tradotto e inserito due capitoli di Mindstorms, di Seymour Papert (la traduzione italiana non si trova più), ed ho aggiunto qualche riferimento ad alcune lezioni di Emma Castelnuovo. Altri si aggiungeranno nelle versioni successive.
Colgo l’occasione per chiedere collaborazione, su due aspetti:
Chi disponga di esercizi e pratiche didattiche e voglia condividerle me le può inviare, come ha fatto Martina con il suo fiocco di neve. Martina mi ha inviato anche varie schede didattiche. Appena posso le offrirò qui o in un apposito spazio.
Questo manuale servirà nel prossimo Laboratorio di Tecnologie Didattiche del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria. In questo laboratorio vi sarà anche una parte relativa a eTwinning. Potrebbe quindi essere utile una versione in inglese del manuale. Se qualcuno volesse collaborare alla traduzione non ha che da scrivermi. La cosa è interessante perché un testo esteso su LibreLogo non esiste nemmeno in inglese.
Qui di seguito la lista degli aggiornamenti.
p. 2 – Rivista la prefazione tenendo conto dell’introduzione di ampi brani di Papert e anche di Emma Castelnuovo.
pp. 10-11 – nuova piccola sezione su come manipolare le grafiche in LibreOffice.
pp. 12-25 – Nuovo capitolo con la traduzione in italiano del capitolo “Mathophobia: the Fear of Learning” di Mindstorms (e un mio prologo)
pp. 26-43 – Nuovo capitolo con la traduzione del capitolo “Turtle Geometry: A Mathematics Made For Learning” di Mindstorms. Ho tradotto i frammenti di codice in maniera che siano tutti eseguibili in LibreLogo.
pp. 57-58 “Faccio introdurre” l’ellisse a Emma Castelnuovo, con i suoi materiali. È un primo esempio: nelle versioni successive il manuale si arricchirà di altri riferimenti al lavoro di Emma Castelnuovo.
pp. 82-83 – Un accorgimento per fare debugging rallentando la tartaruga.
pp. 87-97 – Nuovo capitolo sulle subroutine, o funzioni o procedure o metodi che dir si voglia.
pp. 98-99 – Embrione del nuovo capitolo sulle istruzioni di branching (IF) con gli operatori logici (AND, OR, NOT).
Mi ritrovo completamente immerso nella scrittura del manuale su LibreLogo, la versione del linguaggio Logo di Seymour Papert che gira all’interno di documenti LibreOffice. Si sta rivelando un lavoro sempre più impegnativo, che mi vede fare un percorso a ritroso.
Avevo preso le mosse pensando di tradurre l’unico testo abbastanza ampio di un autrice ungherese, Lakó Viktória. Ma abbastanza presto ho iniziato a divagare seguendo il filo dei miei pensieri, soprattutto nel concepire gli esercizi. Quindi ho preso a scrivere per conto mio, riferendomi all’originale qua e là.
Ma sempre più riflettendo sugli esercizi che mi riportavano indietro, all’annosa questione dell’insegnamento della matematica a scuola, alle mie personali esperienze, a quelle che mi faccio narrare, a vecchie letture, è stato inevitabile immergersi nuovamente e profondamente nel pensiero di Seymour Papert; nelle motivazioni fondamentali che hanno dato vita all’esperienza di Logo e nel domandarsi come questa sia finita diluita nel calderone del “coding”, nella forma di una sorta di paese dei balocchi, superficialmente entusiasmante per taluni, oggetto di derisione per altri
Sono quindi tornato indietro, traducendo un capitolo di Mindstorms (quello sulla “matofobia”) per inserirlo nel manuale, dopo la traduzione. Poi, non sono riuscito a fermarmi, finendo col tradurre anche il capitolo successivo, sulla matematica della Tartaruga; in pratica invitando Papert a introdurre il tutto prima che ne parli io. Mi pare che ne valga la pena.
Tradurre vuol dire studiare, a fondo. E riflettere. Lascio tutto indietro, arrovellandomi su quali siano, infine, i messaggi giusti da proporre nel mio primo laboratorio di tecnologie per l’insegnamento ai 300 studenti di Formazione Primaria che conoscerò in ottobre. Ho tanti impegni e scadenze ma non riesco a pensare che a questo.
Rimuginando quindi le parole di Papert e riesaminando qualche esercizio che avevo inserito nel manuale, mi riviene in mente la lettura di Emma Castelnuovo (L’officina matematica, La Meridiana, 2008), mi rammento dei suoi laboratori fatti con materiali “poveri”, ricchi di “illuminazioni” matematiche, non meno umanistici di lezioni di italiano o storia. La mia passione per lo scrivere codici si apparenta assai di più a queste letture che a tante schiume mediatiche. Credo che il manuale finirà nutrendosi sempre più di queste suggestioni.
E così, volendo andare fermamente in avanti, scopro di tornare molto indietro, come fossi preda di un curioso inevitabile automatismo. E mi viene in mente la lettura di Franco Lorenzoni (I bambini pensano grande, Sellerio, 2014), i dialoghi dei suoi bambini, che mi hanno aiutato così tanto nel laboratorio che feci nella scuola primaria di Strada in Chianti. Del resto è leggendo quel libro che avevo ritrovato Emma Castelnuovo.
Vado quindi a rivedere Casa-laboratorio Cenci e mi imbatto nell’appello perché bambine e bambini siano liberi da schermi e da computer. Sapevo della posizione di Lorenzoni, che non vuol sentire di tecnologie fino a una certa età, e mi era rimasta lì a scavare dentro. Per la natura delle cose di cui mi occupo mi ritrovo nel bel mezzo di una corrente impetuosa, ma quel tarlo stava sempre lì, a rodere. Leggo l’appello e vari interventi. Mi pare che quel dibattito sia nato intorno al 2012, non so se stia andando avanti. Lo leggo e lo rileggo e mi pare di essere pienamente d’accordo, mi pare di non poterlo ignorare: “L’uso di computer e supporti informatici va introdotto, con gradualità e cautela, solo dopo gli 8 anni”.
Allora, con non pochi tormenti, continuo il manuale, ma enfatizzando ancora più la natura testuale di Logo e ciò che ne deriva, attingendo a piene mani dai pensieri di Papert, anzi invitandolo a fare delle lezioni al posto mio, introducendo riferimenti a esperienze fatte con oggetti semplici, con l’aiuto delle idee di Emma Castelnuovo, e aderendo pienamente all’appello di Franco Lorenzoni.