Geniale la soluzione trovata da Maria Mottola per il suo disegno, dove collega il percorso fatto nel laboratorio ai concetti di embodied cognition e warm cognition, laddove cita l’importanza delle radici emozionali dell’apprendimento. Radici che ha dato al suo fiore, rovesciando gli alberini frattali che aveva imparato a programmare.
Grafica realizzata con il linguaggio Logo da Maria Mottolo, studentessa di Scienze della Formazione Primaria presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
Dopo avere citato alcune esperienze precedenti fatte al liceo con i linguaggi Java e C++, scrive Maria:
Me lo disse uno studente che aveva fatto il conservatorio ma si riferiva alla scuola in generale. Invece la raccomandazione di collaborare e aiutarsi a vicenda è una di quelle fondamentali del nostro laboratorio di tecnologie didattiche.
Ne è una prova il brano seguente tratto dal diario di Maria Grazia Cascini, autrice di questo “Quadro dei pesci”:
Bellezza e pensiero logico-matematico non sono categorie disgiunte. Lo sanno bene i matematici. Ma è sorprendente come questo fatto emerga spontaneamente in giovani che il più delle volte hanno scarsa confidenza con la matematica, un po’ per inclinazione ma molto per via degli studi fatti.
È sorprendente come, inizialmente timorosi e diffidenti, si lascino prendere la mano dalla costruzione geometrica di figure attraverso codici per loro del tutto nuovi guidati da criteri prettamente estetici. È incredibile vedere come si accaniscano per ottenere un risultato appagante, talvolta impiegando un tempo spropositato rispetto a quello che ci si aspetterebbe per conseguire un’idoneità da 3 crediti.
Ho scelto come esempio il lavoro di Cristina Orlando che, dopo pagine di conti e esperimenti apparentemente aridi, scrive:
Dopo la conclusione del corso, avendo acquisito molte conoscenze e avendole applicate, ho deciso di iniziare ad ideare il mio logo. Ho dato sfogo alla mia fantasia e non nego che la creazione del logo mi ha messo alla prova. Se non riuscivo ad ottenere la figura che avevo in mente provavo e riprovavo, facevo calcoli e supposizioni finché non arrivavo all’idea che avevo in mente. È stato super divertente e stimolante! Il logo ho deciso di intitolarlo “IL FIORE DELLA CONOSCENZA” perché credo che la conoscenza sia come un fiore che necessita di cure costanti per poter crescere e sbocciare mostrando al mondo il proprio splendore.
Non è scontata tale profusione di impegno in un lavoro che serve a superare un piccolo esame. Ma solo attraverso compiti che lascino completa libertà sia nella scelta dell’obiettivo che nel processo si può pensare di realizzare piccoli miracoli del genere.
Ho sviluppato una sorta di dipendenza dai lavori degli studenti. Un pensiero al giorno, anche più di uno, stento a tenere il passo. Oggi è la volta del caso: — Come può essere che si possa generare il caso in una macchina che pare tutta perfettamente determinata?
La quasi totalità degli studenti rimangono perplessi quando affrontano il capitolo del laboratorio dove si programmano percorsi casuali. Svelando così una delle varie gravi lacune che affligge la scuola, incapace di fornire la benché minima idea del complesso intreccio fra certo e incerto che pervade il mondo in tutti i suoi aspetti.
Alcuni rimangono perplessi, altri fanno tempo a familiarizzare con tale stranezza nel pur breve tempo del laboratorio. Così Angela Meucci che se n’è servita per creare lo sbuffo della balena. Naturalmente viene diverso tutte le volte che si riproduce la figura…
Elisabetta Sepe ha realizzato lo studio di una girandola per proporne la costruzione in classe. La cosa interessante, che non aveva mai fatto nessuno nella migliaia e passa di elaborati letti in questi anni, è quella di avere raccontato minuziosamente una lezione immaginata di sana pianta. Mi sembra una cosa bellissima. Forse non tutto il sogno si realizzerà quando Elisabetta avrà occasione viverlo nella realtà, ma guai a chi non sogna…
Continua l’incanto delle notti stellate, quella di Eleonora Antonucci dove la luna illumina alberi all’orizzonte e quella di Giusi Zamparelli che ha trasformato un errore in un’idea (evviva!) per disegnare costellazioni.
Ma sotto queste ed altre composizioni si cela un fatto importante che qui si manifesta attraverso le stelle. È difficile disegnare una stella in modo perfettamente regolare, magari cambiandone a piacimento le dimensioni, se non si ricorre ad un’astrazione matematica, e se non si è compreso come scomporre un problema nelle sue parti, e come queste possano essere incapsulate in nuovi elementari concetti, magari da riciclare in contesti diversi: pensiero computazionale di cui gli studenti si sono appropriati in laboratorio, con un lento lavoro maieutico di recupero di conoscenze matematiche sommerse nello sterile intrico delle rimembranze scolastiche.
Acquisire una nuova modalità di pensiero richiede cimento, non basta disquisirne: verum esse ipsum factum. Potrebbe essere il motto di questo laboratorio.
Il laboratorio di tecnologie didattiche fatto con LibreLogo, che crea tanto sconcerto all’inizio, finisce col liberare l’ispirazione di molti. Si genera così una transizione spontanea dalla speculazione logico-matematica alla creazione artistica, da STEM a STEAM potremmo dire.
Aggiungo qui altre due notti stellate a quelle già comparse in passato. Studenti di Napoli, studenti di Firenze, l’ispirazione fiorisce ovunque.
Da sinistra in alto in senso orario: Carla Bangoni 2022, Diletta Socci 2020, Roberta Tassieri 2022, Elena Cantoni 2019.
Non dividiamo teoria da pratica ma le intercaliamo. Soprattutto se ciascuno ha il proprio computer (non tablet) sul quale abbia preventivamente scaricato il software LibreOffice. Quello che ci diciamo viene immediatamente accompagnato dalla pratica. L’ambiente di base è Logo nell’implementazione LibreLogo disponibile come toolbar in LibreOffice-Writer. Ma l’enfasi non è su LibreLogo e nemmeno su Logo bensì sulla Turtle Geometry. Gli esempi su cui lavoriamo sono tesi a far emergere quelle che Seymour Papert chiamava idee potenti. Idee che sottendono concetti scientifici, matematici, informatici. Mettiamo in evidenza il come non meno del cosa: vale più del detto come viene detto — mutatis mutandis, una rivisitazione del the medium is the message di mcluhaniana memoria. Lavoriamo sulle radici emozionali dell’apprendimento. Per dirla con Papert, mostriamo come appropriarsi di conoscenza programmando il computer e come, amando ciò che stai conoscendo, finisci con l’amare di più te stesso.
Non dividiamo teoria da pratica ma le intercaliamo. Soprattutto se ciascuno ha il proprio computer (non tablet) sul quale abbia preventivamente scaricato il software LibreOffice. Quello che ci diciamo viene immediatamente accompagnato dalla pratica. L’ambiente di base è Logo nell’implementazione LibreLogo disponibile come toolbar in LibreOffice-Writer. Ma l’enfasi non è su LibreLogo e nemmeno su Logo bensì sulla Turtle Geometry. Gli esempi su cui lavoriamo sono tesi a far emergere quelle che Seymour Papert chiamava idee potenti. Idee che sottendono concetti scientifici, matematici, informatici. Mettiamo in evidenza il come non meno del cosa: vale più del detto come viene detto — mutatis mutandis, una rivisitazione del the medium is the message di mcluhaniana memoria. Lavoriamo sulle radici emozionali dell’apprendimento. Per dirla con Papert, mostriamo come appropriarsi di conoscenza programmando il computer e come, amando ciò che stai conoscendo, finisci con l’amare di più te stesso.
Un tutorial sull’impiego di Micro:Rover con vari esempi e collegamenti con la Turtle Geometry, con LibreLogo e Turtle Python. I codici sono esportabili e subito utilizzabili per essere ulteriormente sviluppati.