#loptis – La bacheca 109

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Un progetto di tecnologia leggera per la distribuzione di contenuti Internet in assenza Internet


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Per i nuovi arrivati impazienti, in estrema sintesi:

  1. Iscriversi al laboratorio con questo modulo
  2. Iscrivere – anche successivamente – il proprio blog, con il modulo in fondo al post Apriamo il blog

Che sta succedendo?

Le risorse “one-man band” sono quasi completamente assorbite dall’iniziativa PirateBox in classe. In questi giorni si può dire che sto lavorando esclusivamente per rispondere a due domande: quella posta da Luisella – ma anche da altri – sulla possibilità di caricare pagine Web nella PirateBox e quella di Antonella sull’impiego in un’aula informatica dove i computer sono in rete locale ma privi di scheda wireless. Per rispondere in modo non del tutto superficiale è necessario documentarsi, studiare e fare degli esperimenti. Per quanto riguarda la prima domanda, pubblicherò il post in breve tempo, per il secondo quesito invece ho in mente una potenziale soluzione ma richiede un intervento sul software della PirateBox.


Sarò presente prossimamente in questi luoghi


Lavori in collaborazione

  • Il 28 giugno scorso ha preso le mosse l’operazione “PirateBox in classe”. La PirateBox è un un piccolo e economico router che consente di realizzare una rete privata per la condivisione locale di risorse. L’iniziativa in questione si focalizza sulla condivisione dei materiali didattici in classe. I dettagli nei relativi post.
  • Traduzione collaborativa di un articolo sull’espansione della zona di capacità riflessiva di un gruppo di insegnanti – completata ma perfezionabile (21 febbraio 2014).
  • Raccolta di pratiche tecnologiche a scuola – pagina wiki

Le domande generiche sul laboratorio possono essere poste commentando questa bacheca.

Conclusione attività I di sottotitolazione di un video – #edmu14 18

Clicca qui per scaricare il pdf (122KB)

Sommario:

Precisazione su cosa si intenda per conclusione dell’attività. Scrittura di un abstract di 1000 parole. Ripasso su software libero e impiego di LibreOffice. Richiamo sull’accuratezza della scrittura e ripasso su come scrivere il carattere È nei vari sistemi operativi. Correggetemi!


Cosa si intende per conclusione

Diciamo subito che chi è in ritardo non viene tagliato fuori da questo post. Ognuno ha i suoi tempi, determinati dalle proprie contingenze familiari e di lavoro. Penso che nell’ambito dell’aggiornamento professionale si debba imparare a rispettare i tempi individuali. Non vi sono mai scadenze quindi: io continuo a rispondere anche a commenti fatti su temi discussi due anni fa. D’altro canto in questa fase il laboratorio #loptis deve anche seguire la temporizzazione di Editing Multimediale #edmu14, che è un corso universitario con un termine definito: 6 febbraio. Cercheremo quindi di aggiustare la collocazione temporale delle attività segnalando i passaggi dall’una all’altra ma, ripeto, il vostro impegno individuale su ciascuna di esse avrà valore a prescindere dal tempo.


Scrivere un abstract di 1000 parole

Il programma 1 prevede che ciascun partecipante pubblichi in piattaforma un abstract che riassuma ciascuna attività. L’abstract deve essere al massimo di 1000 parole. Quindi chiedo a tutti di redigere un abstract che sintetizzi tutto quello che è stato fatto nell’ambito o al margine dell’attività di sottotitolazione e di pubblicarlo in piattaforma. Lucia vi aiuterà per i dettagli. Ovviamente, coloro che non hanno ancora completato l’attività procrastineranno la scrittura dell’abstract al tempo adeguato.


Usare software libero: LibreOffice

Cogliamo l’occasione per dare maggior corpo anche al precedente adempimento. Usualmente, in circostanze del genere, nella modulistica si fa riferimento a documenti word. Purtroppo da tanti, troppi anni, è invalsa l’abitudine di usare documenti word, come se questa fosse l’unica alternativa possibile. In un corso come questo, dove si pone grande attenzione ai risvolti etici, culturali e di sostenibilità economica che l’impiego di un software piuttosto che un altro può comportare, dobbiamo sollevare la questione. Il programma Word è un ottimo prodotto della maggiore azienda software del mondo, ma non è l’unico! E non è nemmeno l’unica modalità possibile quella di utilizzare software proprietario, vale a dire software per l’uso del quale bisogna pagare qualcuno. Esistono oggi numerosissime alternative, di grande valore tecnico e etico. Invito ad andare a rileggere il post http://iamarf.org/2012/12/17/una-piccola-esplorazione-su-cosa-e-il-software-oggi-linf12/Una piccola esplorazione su cosa è il software oggi – #linf12.

In concreto: chiedo a tutti i partecipanti di redigere gli eventuali documenti utilizzando il software https://www.libreoffice.org/LibreOffice. Si può scaricare per tutti i sistemi operativi ed è come Word, non identico ma simile. L’anno scorso ho fatto una simile richiesta a 370 studenti di medicina e non ci sono mai stati problemi, quindi si può fare. Naturalmente iniziando dal succitato abstract.


Scrivere in bella calligrafia

E cogliamo l’occasione per mettere in luce un ulteriore elemento: l’accuratezza. Mi riferisco alla sciatteria dominante nelle relazioni online, nelle email, nei commenti in qualsiasi contesto. Constato con amarezza che spesso è proprio dalla nostra generazione che vengono i peggiori esempi, che possono talvolta culminare in qualche email scritta da qualche collega, piena di refusi, in minuscolo, o peggio tutta in maiuscolo, sintatticamente devastata. Preferisco un messaggio in SMS-ese che un’email del genere da parte di un coetaneo. La qualità parte dal basso, dalle azioni minime, sempre. Si può essere sintetici e veloci quanto si vuole, i tempi lo impongono spesso, ma non per questo si è autorizzati ad essere cialtroni. Quando si scrive al computer o sul tablet si deve essere accurati, esattamente come quando si scriveva in bella calligrafia. È stato un regresso rinunciare alla bella calligrafia. È un regresso scrivere in internet come un analfabeta. È importante anche la È correttamente accentata (e non apostrofata!) con la quale inizia questa frase. Chi vuole sapere come si fa la È nei vari sistemi può leggere il post http://iamarf.org/2014/01/27/e-loptis/ e i relativi commenti.


Siate severi

Siate severi con voi stessi e, in questa circostanza, con il sottoscritto: segnalatemi refusi e errori di ogni genere! Ogni refuso segnalato un + sul registro…


Note

… programma1
Avevo già diffuso una prima versione del programma ma sto lavorando ad una versione più articolata e ponderata. Al momento della consegna alla segreteria ne faremo oggetto di un post, quale momento di riflessione sul modello formativo appropriato per un corso di questo genere

Un’altra attività (facoltativa) in collaborazione – #edmu14 33

In questo post proponiamo un’attività alla quale può partecipare chiunque, non solo gli studenti di Editing Multimediale. Questi ultimi ovviamente possono contribuire se possono e vogliono.

Ma prima due parole per ricapitolare come funziona il percorso, anche se per la classe di Editing Multimediale di quest’anno dovrebbe essere già noto, avendo fatto insieme il Laboratorio Informatico due anni fa.

Come in tutti gli altri insegnamenti, alla fine ci sarà l’esame, ma il significato di questo è diverso dal solito. Qui il diritto a conseguire il voto si costruisce cammin facendo e non con una prova finale. L’esame finale servirà a svolgere una discussione, ma l’esito sarà già determinato, al massimo potrà essere ritoccata la valutazione, ma di poco.

Le attività proposte vanno quindi considerate obbligatorie per gli studenti di Editing Multimediale, a meno che non sia esplicitamente dichiarato il contrario, come in quella proposta di seguito. Chi ha dubbi chieda mediante un commento al post pertinente. La valutazione cresce con la qualità e la quantità delle attività. Chi non fa niente pensando di cavarsela rispondendo a delle domande all’esame, avrà certamente una valutazione molto bassa. In tal caso l’esame verterà sui motivi per cui le attività non sono state svolte. In particolare si cercherà di appurare se vi è stato uno sforzo o meno e verranno valutate eventuali difficoltà oggettive.

Veniamo alla seconda attività, che è emersa spontaneamente nel corso della prima. Claude, in un commento al post di introduzione, proponeva di tradurre in italiano il tutorial sull’impiego dell’editore di Amara, il cui originale si trova qui. Mi sembra un’ottima idea e quindi la propongo a tutto il laboratorio, non solo agli studenti di Editing Multimediale, per i quali, ripeto, è facoltativa.

Si tratta di una traduzione collaborativa, esattamente come quella che facemmo insieme dell’articolo Expanding the zone of reflective capacity: taking separate journeys together – Espandendo la zona di capacità riflessiva: unendo percorsi diversi.

Claude ha preparato una pagina apposita, come l’altra volta. Per chi vuole partecipare la pagina è questa (una parte l’ha già tradotta Claude).

Infine una domanda. Considerato che alcuni di voi stavano quasi per finire da soli il lavoro di sottotitolazione del podcast di introduzione, volete un video da sottotitolare?

Sondaggio hardware e software #edmu14 10

Aggiornato 20.11.2014

Il sondaggio seguente può risultare utile per calibrare alcuni aspetti degli interventi che effettueremo durante il corso. Il sondaggio tiene conto di un’esperienza analoga durante il MOOC #ltis13 dell’anno passato. In particolare era emerso come per molte persone fosse rilevante il fatto di utilizzare contemporaneamente più tipologie di sistemi. Ecco il motivo per cui vi chiediamo di indicare gli strumenti e i sistemi che usate fornendo una stima approssimativa del tempo di utilizzo.

Aggiustate le percentuali in maniera che il totale generale su tutti gli strumenti sia 100%. Chiedo scusa, mi ero dimenticato di specificarlo.

Un podcast per iniziare Editing Multimediale – #edmu14 27

Editing in WordPress

Inizia qui un ciclo di post destinato agli studenti di Editing Multimediale del corso di laurea in Metodi e Tecniche delle Interazioni Educative della IUL.

Questi post sono designati dall’hashtag #edmu14 ma implicitamente anche da #loptis: #edmu14 è un sottoinsieme di #loptis.

Iniziamo a tratteggiare l’idea che ci saremmo fatti per questa edizione del corso, e lo facciamo con il seguente podcast:

Se preferite ascoltarlo con qualche altro mezzo lo potete scaricare qui (11 MB – per salvare cliccare con il testo e poi “Salva con nome…”).

Abbiamo affidato al podcast il compito di introdurre il percorso ma non ci basta, lo vogliamo sfruttare ancora di più. Ecco quindi l’idea di farci un esercizio, dal triplice valore:

  1. conoscere un modo semplice per sottotitolare un video in rete
  2. fare un lavoro in collaborazione
  3. lambire la questione dell’accessibilità

L’accessibilità è un attributo delle risorse Web del quale si parla troppo poco. Un video in flash è un buco nero per chi non vede o vede poco. Un file audio è un buco nero per chi non sente.

Questo non significa pretendere di creare materiali in grado di ovviare a tutti i problemi di accessibilità, cosa impossibile. Si tratta tuttavia di porsi il problema, in funzione della platea a cui ci si rivolge e del mezzo che si usa. Qui noi stiamo usando un podcast, può essere una buona idea corredarlo del testo. Non è solo per chi ha problemi di udito: anche coloro che non conoscono bene la lingua possono essere avvantaggiati dalla disponibilità del testo scritto – nelle classi di 300-400 studenti di medicina, si trovano sempre un certo numero di stranieri che sono alle prime armi con l’italiano. Stesso discorso per i video.

Passiamo quindi all’azione. Anche se il nostro scopo è semplicemente quello di trascrivere un podcast, per poterlo fare in maniera collaborativa utilizziamo un servizio web per la sottotitolazione collaborativa dei video. Sono molto interessanti questi servizi perché consentono di rendere accessibile un video in altre lingue, forniscono un testo che torna utile a chi ha problemi di vista – i sottotitoli possono essere esportati in file di testo e i testi posson essere letti dai ciechi con i sintetizzatori vocali – e a coloro che hanno problemi di udito. Abbiamo scelto di usare il servizio Amara.

Per mettere in piedi l’attività, abbiamo creato un video “finto”, nel quale di mobile c’è solo la traccia audio, e lo abbiamo messo in Youtube. Lo potete vedere qui di seguito anche se non è questo che dovremo usare:

Infatti, successivamente, in Amara abbiamo creato un link a questo video Youtube. Sì perché in Amara non si caricano direttamente i video, ma si producono i sottotitoli che vengono sovrapposti al video originale quando questo viene fatto girare attraverso il link creato in Amara.

L’audio dura 12’26”, ovvero 746″. Voi siete 20, un primo pezzetto l’ho trascritto io, per innescare il processo. Quindi ognuno dovrebbe trascrivere circa 30-40″.

Nel tutorial seguente mostriamo come si fa a svolgere il lavoro.

Qui abbiamo preparato anche una versione sottotitolata con Amara, appunto. Nei sottotitoli c’è qualche informazione in più, rispetto al parlato.

Ognuno di voi, una volta entrato nel link qui sotto e giunto all’editore dei sottotitoli, come spiegato nel tutorial precedente, dovrà far scorrere in baso i sottotitoli, individuando l’ultimo, posizionarvi il cursore, e poi far partire li video con il comando “tab”. Arrivato alla fine dell’ultimo sottotitolo già redatto, iniziare a scrivere i propri, come mostrato nel tutorial, per un periodo di circa 30-40 secondi. Non importa essere precisi. Aggiusteremo dopo.

Non rimane che buttarsi. Qui: link per sottotitolare il podcast.

La PirateBox in classe nella Buona Scuola – #loptis 3

Piace vedere se le cose funzionano. Provato a frugare nell’area de “La Buona Scuola” destinata alle proposte. Provato a scrivere: rispondono. Non so come facciano – 2000 proposte e 5000 commenti – ma lo fanno.

Perché non proporre il progetto “PirateBox in classe”? Ecco:

Un progetto di tecnologia leggera per la distribuzione di contenuti Internet in assenza Internet

Se clicchi sul link qui sopra vai alla proposta e lì, se ti piace puoi cliccare sul “Like” e, se ti pare, la puoi commentare.
Ho colto l’occasione per preparare una scheda riassuntiva dello stato dell’arte del progetto.

Ma ci sono anche altre proposte che invito a considerare e sostenere:

La proposta di Antonio Fini

Le proposte di Alberto Ardizzone, anima di Porte Aperte sul Web

La proposta di Matteo Ruffoni, gestore della lista Wii Libera La Lavagna

Le cinque proposte di La Libera Scuola, iniziativa sostenuta dalla Italian Linux Society e da Wikimedia Italia

Domani 25 ottobre dimostrazione PirateBox al Linux Day 1

Linux Day Firenze

25 ottobre

presso le Murate

Descrizione dell’iniziativa “PirateBox in classe”

10:00 – 10:25

Punto informazione

La Pirate Box in due varianti: una realizzata con router TP-Link MR3020 e distribuzione OpenWrt, l’altra con Raspberry PI e distribuzione ArchLinux

10:30 – 13:00

Copiare pagine Web nella PirateBox – #loptis 7

Clicca qui per scaricare la versione in PDF (238 KB – 6 pagine)


L’operazione sembrerebbe a prima vista semplice: prima salvo sul mio computer la pagina web che m’interessa e poi la carico sulla penna USB della PirateBox, nella cartella opportuna. Ma, “salvare una pagina web”, non è come salvare un documento tipo Office (LibreOffice, OpenOffice, Microsoft ecc.), a meno che non si tratti di semplici pagine HTML, cosa abbastanza rara oggi.
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Elaborazione dei feedback – #loptis 1

A chi mi chiede:

Ma dove pongo le mie domande sulla PirateBox?

Rispondo, in ordine di preferenza:

  1. Aggiungendo il tuo contributo sul wiki PirateBox in classe
  2. Se hai fretta, con un commento ad un qualsiasi post sulla PirateBox, questo per esempio
  3. Per email, se hai motivi privati, ma è sempre meglio scrivere dove leggono tutti

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L’importanza dei feedback – #loptis 12

Per dare un segno di vita e per ricordarsi il senso della cosa.

I partecipanti all’iniziativa “PirateBox in classe” rimborsano le spese dell’hardware – a proposito, grazie a tutti per la sollecitudine. Il mio lavoro è invece free, per dirla alla Stallman: free as in free speech, not free as free beer. Ovvero, il mio lavoro non è gratis: non chiedo denaro, ma chiedo feedback.
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An abstract in English of the “PirateBox in classroom” initiative – #loptis 2

Ieri ho scritto un tweet sulla presentazione dell’iniziativa “PirateBox in classe” che farò al prossimo Linux Day a Firenze. Yesterday I twitted about a presentation about the “PirateBox in classroom” intitiative we will give at the next Linux Day in florence: Continua… Go on…