#loptis – La bacheca 109

Rimane sempre in cima, i post iniziano sotto

Per gli studenti di Editing Multimediale #edmu14

In questo momento non sono in aula in http://www.iuline.it

 


Sostieni il progetto PirateBox in classe attraverso La buona Scuola

potrebbe essere l’occasione per migliorare il prototipo

clicca qui sotto!

Un progetto di tecnologia leggera per la distribuzione di contenuti Internet in assenza Internet

Fino ad ora ho fabbricato 40 PirateBox


Iscritti alla newsletter: 562
di cui iscritti dopo il MOOC #ltis13: 178



Per i nuovi arrivati impazienti, in estrema sintesi:

  1. Iscriversi al laboratorio con questo modulo
  2. Iscrivere – anche successivamente – il proprio blog, con il modulo in fondo al post Apriamo il blog

Che sta succedendo?

Le risorse “one-man band” sono quasi completamente assorbite dall’iniziativa PirateBox in classe. In questi giorni si può dire che sto lavorando esclusivamente per rispondere a due domande: quella posta da Luisella – ma anche da altri – sulla possibilità di caricare pagine Web nella PirateBox e quella di Antonella sull’impiego in un’aula informatica dove i computer sono in rete locale ma privi di scheda wireless. Per rispondere in modo non del tutto superficiale è necessario documentarsi, studiare e fare degli esperimenti. Per quanto riguarda la prima domanda, pubblicherò il post in breve tempo, per il secondo quesito invece ho in mente una potenziale soluzione ma richiede un intervento sul software della PirateBox.


Sarò presente prossimamente in questi luoghi


Lavori in collaborazione

  • Il 28 giugno scorso ha preso le mosse l’operazione “PirateBox in classe”. La PirateBox è un un piccolo e economico router che consente di realizzare una rete privata per la condivisione locale di risorse. L’iniziativa in questione si focalizza sulla condivisione dei materiali didattici in classe. I dettagli nei relativi post.
  • Traduzione collaborativa di un articolo sull’espansione della zona di capacità riflessiva di un gruppo di insegnanti – completata ma perfezionabile (21 febbraio 2014).
  • Raccolta di pratiche tecnologiche a scuola – pagina wiki

Le domande generiche sul laboratorio possono essere poste commentando questa bacheca.

Modeling 3D – attività 5 – #edmu14 5

Stampa 3D e glocalizzazione

La stampa 3D non è un novità recente, le macchine a controllo numerico esistono da tempo. La vera novità sta nella disponibilità di tecnologia a basso costo: oggi una stampante 3D può entrare in casa di chiunque, come è successo con i personal computer negli anni ’80. Il 12 aprile 2012 l’Economist pubblicò un articolo dove si parlava della terza rivoluzione industriale. Gli esperti di IBM osservano che il fenomeno sta presentando tutte le caratteristiche tipiche delle disruptive technologies  – IBM se ne intende perché negli anni ’80-’90 riacciuffò il business dei computer all’ultimo tuffo, prima da essere travolta dallo tsunami di “quei giocattoli”.

All’inizio questi fenomeni ti raggiungono dall’alto delle cronache della globalizzazione, poi all’improvviso fanno capolino dalle tue parti. Scopri che non è solo roba d’oltre oceano, c’è un Fablab anche nella tua città, che già organizza giornate di informazione e offre corsi. Perfetto: non c’è modo migliore per conoscere che partecipare. Ed è così che, frequentando il Fablab di Firenze, ho conosciuto la Kentstrapper, startup famigliare, due fratelli e il padre. Artigianato che si reinventa. Ti trovi proiettato dagli articoli futuristici dell’Economist a Via Antonio del Pollaiolo 130, roba di casa tua, incredibile. Ora il modello Galileo è quello che uso quando vado a visitare le scuole.

FallaContea

Fabbricando la stampante al Fablab di Contea

Da lì ho poi conosciuto il Fablab di Contea, dove un gruppo di giovani sviluppa progetti innovativi, come la stampante a levitazione magnetica Fa)(a. La propongono con un modello “fai da te”, dove in un workshop di due giorni fabbrichi la tua stampante sotto la loro guida. L’ideatore del progetto è Giacomo Falaschi, uno che con quelle macchine ci parla.

Contea, ancor più aria di casa, tutto ricorda qualcosa.  I locali attigui alla Chiesa del Pizzicotto o l’Alimentari di Marcello, indistinguibili da quelli frequentati cinquant’anni fa, a pochi chilometri.

E ora questi ragazzi, fra un panino di Marcello e l’altro, ti fanno un fork di un progetto in rete, lo innovano e vanno a presentarlo al Maker Faire a New York! Globalizzazione, localizzazione: glocalizzazione.

Modeling 3D

Il termine stampante è fuorviante. Il verbo stampare evoca Gutenberg: carta, testi, immagini. In realtà le stampanti 3D non stampano, semmai creano: all’inizio non c’è nulla e alla fine c’è l’oggetto. Se proprio si vuole completare l’analogia, il foglio di carta è il filo di plastica che viene spinto nell’estrusore, il quale fondendolo “lo disegna” sul piatto della macchina, un piano sopra l’altro. Quando si stampano testi con un computer, questi vengono codificati nei modi che sappiamo, ASCII, Unicode ecc. Le immagini sono memorizzate sotto forma di contenuti di pixel. Ma gli oggetti? Questi sono memorizzati attraverso le mesh: insiemi di punti che descrivono la superficie dell’oggetto, dove ogni punto è caratterizzato dalle sue tre coordinate spaziali.

Modellare un oggetto tridimensionale mediante un computer è complicato. Ci sono vari tipi di metodi e nessuno di questi è totalmente preferibile agli altri, dipende da quello che si deve fare. Alcuni di questi consentono di lavorare direttamente sui punti che compongono la mesh,  per esempio Blender. Un software libero potentissimo ma difficile da imparare, gira su tutti i sistemi. È pensato per la produzione di animazioni 3D ma si può usare anche per la modellazione di oggetti da stampare. Ecco l’esempio di un semplice oggetto modellato “a mano” con Blender.

"Segnalibro" per il lavoro a maglia. Modellato con Blender. Immagine della mesh di punti che sottendono la superficie dell'oggetto.

“Segnalibro” per il lavoro a maglia. Modellato con Blender. Immagine della mesh di punti che sottendono la superficie dell’oggetto.

"Segnalibro" per il lavoro a maglia. Modellato con Blender. Immagine dell'oggetto ricostruito.

“Segnalibro” per il lavoro a maglia. Modellato con Blender. Immagine dell’oggetto ricostruito.

I software di elaborazione delle mesh consentono di operare attraverso una serie di astrazioni matematiche che vedono l’insieme di punti come forme poligonali complesse che si estendono nello spazio, caratterizzabili attraverso vertici (i punti), spigoli (edges: linee che congiungono i vertici) e facce (le singole superfici piane delimitate dagli spigoli). Blender offre modi molto sofisticati per operare sulle mesh, mediante l’editing di singoli vertici, insiemi di vertici, interi oggetti o parti di essi. Sono lavori molto lunghi e occorre un certo addestramento per operare efficacemente.

Esistono anche metodi con i quali non si editano direttamente le mesh. Se per esempio gli oggetti da modellare sono descrivibili in termini matematici, si può ricorrere alle mirabili capacità di sintesi della matematica e ad opportuni sistemi di codifica delle formule. Ecco un esempio realizzato con il software libero Openscad.

Esempio di produzione di una forma geometrica complessa con il software libero OpenSCAD.

Esempio di lavoro con OpenSCAD. Nella sezione di sinistra si scrive il codice, in quella in alto a destra viene mostrata la forma risultante e in basso a sinistra le sue caratteristiche numeriche.

Con questi metodi non è che la mesh non ci sia, semplicemente viene calcolata attraverso la forme matematiche che il software ci consente di determinare.

Infine ci sono strumenti che consentono una manipolazione più intuitiva degli oggetti. Uno di questi è SketchUp che funziona solo in Windows. Per esempio, nella figura seguente si vede il modello della stampante Fa)(a e di tutte le sue parti sviluppato in SketchUp, così come lo si può scaricare dal progetto Falla3D in GitHub.

Modello della stampante 3D Falla costruito in SketchUp

Modello della stampante 3D Fa)(a costruito in SketchUp

Fin qui gli esempi di software da scaricare e eseguire sulla propria macchina. Ma abbiamo visto che questo mondo si espande in maniera esplosiva e in tali frangenti tendono a emergere fenomeni nuovi. Ne menzioniamo due. Il primo è Thingiverse, l’universo delle cose. Un sito dove si possono scaricare e caricare modelli di ogni tipo. Crescita esponenziale degli oggetti caricati in thingiverseAttualmente in Thingiverse vengono caricati 30000 progetti al mese, con una progressione che dal 2008 ad ora ha avuto un andamento quasi esponenziale (grafico ridisegnato sui dati di una ricerca congiunta IBM-Economist). Il secondo è Tinkercad, un servizio web si possono modellare gli oggetti in maniera incredibilmente semplice. Modellare con Tinkercad è come un gioco. Con una semplice interfaccia si possono creare oggetti a partire da un certo numero di forme preconfezionate che possono essere deformate e combinate in vari modi. Un gioco sì ma non banale, perché appena si cerca di fare qualcosa di più complesso occorre applicarsi, con impegno e ingegno.

Il procedimento tipico

Facciamo un esempio. Voglio provare la LIM a basso costo WiiLD (Wiimote Lavagna Digitale). Mi farebbe comodo un supporto per il telecomando Wiimote. Non è che qualcuno l’ha già fatto? Si va vedere in rete, per esempio in Thingiverse. Si trova qualcosa, si scarica, si stampa e si prova. A volte va già bene, a volte no. In tal caso si modifica il modello con il software più adatto per quel caso particolare. Si stampa e si prova. Se funziona sarebbe bene ripubblicarlo, affinché anche altri ne possano trarre vantaggio. Nei due video seguenti si mostra brevemente come funzionano Thingiverse e Tinkercad.

Una proposta per Editing Multimediale…

Agli studenti di Editing Multimediale cui arride l’idea di provare…

Create un oggetto in Tinkercad e rendetelo pubblico. Se è fattibile io lo stampo e ve lo farò avere in qualche maniera – magari ve lo darò all’esame…


Fork

È l’operazione con la quale si crea una copia esatta di un intero progetto software o hardware, al punto in cui si trova in quel momento e dal quale derivare una nuova via di sviluppo. Il fork è un comando standard del servizio web GitHub destinato alla pubblicazione dei siti web e alla collaborazione. Si basa su Git, un software per la gestione dei progetti software che ideò Linus Torwalds nel 2005 per gestire la tumultuosa crescita del sistema operativo Linux in quegli anni.

Giacomo Falaschi è partito dal progetto di stampante pieghevole Mondrian facendo un fork del progetto Mondrian in GitHub. Il fork ha così generato il progetto Fa)(a, con il quale è stata sviluppata una variante che usa la levitazione magnetica per i movimenti nel piano x-y del gruppo di estrusione, come ha spiegato nel post con cui il 28 aprile di quest’anno ha annunciato la disponibilità di tale progetto.

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Sì, era il picchio. Ora organizziamoci per i prossimi passi – #edmu14 38

Post aggiornato il 14 dicembre.


Bene, era il picchio.

Ora approfondiremo alcune delle operazioni che sono occorse per produrre i brani che abbiamo sentito. Potremmo provare a vedere qualcosa insieme nell’aula virtuale. Stasera (giovedì 12) la terrò aperta dalle 19 alle 20 e dalle 21 alle 22. Senza ansia, la prossima settimana la terrò aperta più spesso di quanto abbia fatto fin’ora. Ripeteremo.

Inoltre sto preparando una scheda tecnica per cercare di spiegare qualche aspetto tecnico.

Nel frattempo, ci possiamo preparare per i prossimi passi:

  • Elaborazione immagini. Scaricare Gimp. Ottimo sostituto di Photoshop. Contrariamente a quest’ultimo – molto caro – è software libero: usarlo liberamente è una scelta di alto valore etico e, incidentalmente, è gratis. Si può scaricare per tutti i sistemi: Windows, Mac, Linux. Quindi, se non l’avete già fatto, scaricatelo e esploratelo a piacimento.
  • Montaggio Video per chi ha Windows. La Microsoft offre liberamente (per ora) un insieme di applicazioni che si chiama Windows Essentials 2012. Fra queste c’è Movie Maker. Ho provato a scaricarlo e l’ho aperto. Impareremo insieme ciò che ci serve. Scaricatelo e esplorate.
  • Montaggio video per chi ha Mac. Dipende dalla versione del sistema operativo. Se il vostro sistema non è dei più recenti c’è il caso che abbiate una versione di iMovie dentro. Altrimenti si può scaricare dal Mac Apple Store per 13.99$.
  • Aggiornamento 14 dicembre: alcune persone hanno avuto problemi con CamStudio perché può capitare che l’antivirus segnali la presenza di malware all’atto dell’installazione. A me non era mai successo nulla ma da quando l’autore si è affidato a un installer terzo per la distribuzione del software molte persone hanno lamentato questo problema. Con l’ultima versione di CamStudio, all’inizio del 2013, quello che si scarica non è il software stesso ma un installer, che insieme a CamStudio offre anche altri prodotti. Se la gente non li rifiuta l’autore di CamStudio si becca una commissione. Lui si giustifica dicendo che non ce la fa più a mantenere il software e ha bisogno di qualche provento. Probabilmente vero, ma le cose si sono un po’ intorbidate. Io comunque non me la sento di creare problemi alle persone, anche se non succede sempre, quindi ritiro la proposta di scaricare CamStudio e vi prego di considerare le altre alternative che ho suggerito o altre che magari scoprite voi. Purtroppo per quel che concerne montaggio video e screencasting il panorama degli strumenti disponibili è farraginoso. Scusate per l’inconveniente.
    Screencasting per chi ha Windows. Screencasting vuol dire fare un video di ciò che succede sullo schermo del proprio sistema – si usa molto per fare i tutorial. Per Windows c’è un software open source che si chiama CamStudio. Scaricate e esplorate.
  • Screencasting per chi ha Mac. La prima opzione è usare Quicktime, che c’è in tutti i sistemi Mac. È molto limitato, per esempio può registrare solo lo schermo intero. Dipende da quello che si vuole fare. In rete si trova qualcosa (post in inglese), più o meno gratis o a basso costo.
  • Screencasting via servizio web. Per un periodo avevo usato Jing. Non male, poi quando ci prendi la mano ti accorgi che per fare meglio devi pagare qualcosa. Comunque si poteva già fare abbastanza. Ce ne sono altri in giro, come Screenr, ScreencastOMatic, e probabilmente altri ancora. Basta cercare, per esempio in questo post c’è un riassunto (inglese) di sistemi di Screencasting alla larga. Qualcuno di voi potrebbe avere esperienza con qualcuno di questi o altri sistemi; bene, le condivida.

Staniamolo… – #edmu14 11

Allora, dal post Che animali sentite nel bosco? avevate scaricato un primo file di lavoro.

Ci abbiamo riconosciuto il cuculo e, con un po’ di fatica in più, il capriolo. Manca ora il terzo animale misterioso. Due o tre di voi l’hanno trovato ma noi continuiamo il gioco per tutti – paleseremo tutti i commenti alla fine.

Vi aiuto un po’ a stanarlo, con un altro file di lavoro, dove ho “evidenziato” ulteriormente il “verso”. Scaricatelo, caricatelo in Audacity, fatelo girare ciclicamente con Attività->Riproduci ciclicamente… stoppatelo col solito tasto quadrato prima di diventare matti… riflettete su quali potrebbero essere state le operazioni necessarie per “evidenziare” il suono, osservate la differenza fra le due tracce… (cercate il pezzo corrispondente nel brano originale e confrontatelo)

Il cuculo e poi… – #edmu14 16

Questa estate ho dovuto introdurre la moderazione dei commenti al blog. Piaciuto per niente fare una cosa del genere, incline a vedere in ogni chiusura più i danni che i vantaggi. Ma ci sono le eccezioni. Con la popolarità di un blog cresce anche la pressione dello spam. Questo blog in 7 anni ha ricevuto circa 12000 commenti veri ma anche oltre 100000 commenti di spam. Il sistema di protezione Akismet, offerto gratis da WordPress.com, li ha intercettati tutti eccetto 200. Un ottimo risultato percentuale ma, considerati i valori assoluti, insufficiente per non rendere fastidioso l’inevitabile intervento manuale. Da qui la decisione di moderare, obtorto collo.

Ma come sempre, prima o poi un aspetto positivo salta fuori e così è successo anche nel caso del  nostro gioco, dove la moderazione è tornata inaspettatamente utile. Infatti un mio amico ha snocciolato subito gli animali che si sentono nel brano audio, almeno quelli che intendevo; e anche un altro di voi, addirittura facendo ipotesi sugli autori dei cinguettii. Attualmente ci sono ancora sei commenti da sdoganare. Ma qui interessa l’atmosfera del gioco più del risultato. Interessa che tutti provino a chiudere gli occhi e ad immaginare il loro bosco con quei versi dentro. Interessa che questo induca a immaginare un gioco simile per i propri bambini o ragazzi. Ed altre cose simili.

D’accordo, sul cuculo ci siamo tutti. E con qualche oscillazione ci siamo avvicinati anche al…

Anche se nel video si parla di abbaio, mi risulta che si tratti di bramito, come quello di altri ungulati simili. Il verso è comunque quello. Non cani ma caprioli, dunque, che da queste parti abbondano.

Ma c’è n’è un terzo da scoprire. Vi propongo un “ingrandimento” del brano precedente, questa volta sotto forma di un semplice file MP3 (non di file di lavoro AUP – mi raccomando, tenere presente la distinzione):

Vediamo, se scopriamo tutti il verso misterioso. Poi, una volta scoperto: che c’è di diverso fra questo brano e il precedente che avevate ascoltato?

Che animali sentite nel bosco? – #edmu14 33

Nel post precedente avevo suggerito di andare a leggere un paio di brani de “I bambini e l’ambiente”. Giustamente Lisia mi ha fatto notare che qualcuno potrebbe non disporre del libro. Allora, prima trascrivo i brani che avevo suggerito di leggere. Eccoli.


Pag. 79

La radio

Sarebbe più esatto parlare di montaggio sonoro, una pratica ignota ai più, ma assolutamente amata dai pochi bambini che la conoscono.

Data la cultura dominante estremamente sbilanciata sull’immagine, l’idea di mettersi lì soltanto ad ascoltare può sembrare sulle prime poco “spettacolare”. In realtà sollecita canali di attenzione meno utilizzati e per questo, superato il primo impatto, spesso più interessanti. Ai bambini poi piace moltissimo giocare con la loro voce, con i suoni, oltre che naturalmente con le musiche e , anche se nella cultura informatica corrente il software di elaborazione del suono non è considerato “di base” come quello da ufficio – nella vita di tutti i giorni infatti, ognuno di noi ha a che fare continuamente con grafici e tabelle, mentre le voci, i suoni e le musiche sono esperienze da “professionisti”! – esistono diversi programmi (anche gratis, a buon mercato ecc.) che consentono a chiunque con poco esercizio di incominciare a trattare il suono come un tempo, con la registrazione analogica, era quasi impossibile.

Provare a tagliare, incollare, sovrapporre, qua e là inserire effetti. E poi ascoltare insieme. Possiamo anche metterci le presentazioni degli “inviati speciali”, come una vera radio!

 

Pag. 98

AMBIENTI SONORI

Gran parte dei film disponibili in casa in DVD, così come molti videogiochi, hanno un sonoro dolby digital con effetti surround, che per essere apprezzato appieno richiede un impianto audio a cinque o più casse acustiche, disposte in modo strategico nella stanza, e il subwoofer per i bassi. Allora i suoni sembra che vengano non solo da destra e sinistra, ma anche dalle spalle dello spettatore o giocatore, avvolgendolo in un “ambiente sonoro” tridimensionale di grande effetto.

[…]

Nella scuola, insegnamento della musica a parte, l’elemento suono è di solito sottovalutato. È un peccato, perché già l’effetto stereo dato anche da una qualsiasi videocamera economica, ascoltato in cuffia o con casse ben distanziate, rende in modo intenso e realistico l’ambiente sonoro.

I suoni e le macchine per registrarli e riprodurli

Registratori a bobine, registratori a cassette, registratori digitali che sono anche radio e lettori di musiche MP3, vidocamere che possono essere utilizzate anche per le loro eccellenti qualità di registrazione audio, microfoni collegati al computer…

Siamo letteralmente circondati di macchine per registrare il suono, e normalmente, non siamo affatto abituati a usarle.


Il mio vecchio registratore analogico tipo walkman funziona ancora: lo presi usato da un amico nel 1981! Appena un po’ più grande di una cassetta normale (le “micro” non mi sono mai piaciute, perché poi non si possono mettere nello stereo) ha una qualità discreta e permette di passare velocemente dalla registrazione all’ascolto. Con un tastino accelero o rallento la riproduzione, con effetti comici molto apprezzati dai bambini e, regolando la sensibilità del microfono, posso allontanare i rumori d’ambiente e ottenere una voce abbastanza chiara anche nel mezzo di un frastuono assordante: il che sorprende e incoraggia all’uso dello strumento.

Il nuovo registratore digitale è piccolissimo, ha il microfono stereo e una fedeltà strepitosa. È dotato di memoria interna in cui vengono memorizzati i file audio, che poi si trasferiscono al computer collegandolo alla porta USB come una pen drive. Altre macchine simili usano schede di memoria flash. Rispetto ai lettori MP3 con funzioni di registrazione, si differenziano a prima vista perché hanno un piccolo altoparlante che permette di riascoltare insieme, a volume ovviamente molto basso, tutti in silenzio e attenti…

Biblioteche di suoni


Sono andato a ritrovare una vecchia cassetta audio, che mi fu data un giorno da una maestra della scuola dell’infanzia. Sull’etichetta sta scritto: “Gocce, vento, fuoco”. Ascolto ad alto volume… Sembra di stare in una immensa grotta sotterranea, dal cui soffitto stilla acqua a intervalli regolari… Poi è un incendio nel bosco… Poi ancora acqua, a fiumi, che scroscia e pare spargersi dappertutto, come l’inondazione di New Orleans!

Se la registrazione magnetica presenta difficoltà oggettive di catalogazione (non si possono propriamente “sfogliare” i diversi suoni su un nastro come le pagine di un libro, e non è così facile e automatico compilare un indice, o ritrovare le singole voci disperse tra decine di bobine o musicassette: tutto sommato un lavoro per gente un po’ speciale!), con i suoni digitalizzati e trasformati in file dentro un computer, al solito assegnando nomi, dividendo in cartelle e giocando con i collegamenti, ognuno può agevolmente organizzarsi la sua personale “biblioteca” di suoni.

Si può registrare in proprio, “estrarre” da documenti di diversi tipo (un uso didattico non lede comunque i diritti d’autore), o utilizzando le raccolte esistenti: audiocassette CD, file sonori accessibili in rete, dove troviamo di tutto, dal rumore di una fabbrica al canto struggente delle balene.

Il suono e il computer

Esiste tutta una produzione musicale che si basa sul riutilizzo di musiche, suoni, canzoni. Il remix, al di là delle intenzioni commerciali o artistiche, è innanzitutto un grande gioco artigianale, a cui le moderne tecnologie offrono possibilità pressocché infinite.

Se però ricostruire musiche e canzoni basandosi su materiale già esistente comporta capacità tecniche di tipo professionale, il gioco di accostare e mescolare insieme le voci, i rumori, i versi degli animali, il vento, le onde del mare, non solo è ormai possibile a chiunque, ma può spalancare orizzonti impensati e assolutamente interessanti. Un po’ come quella prima sorprendente esplorazione del cortile della scuola, dove non immaginavamo neppure che potessero vivere tanti animali.

Con il computer il suono si vede. I bambini di cinque anni, quando gli mostri per pochi minuti come si può giocare con il “disegno della voce”, rovesciandolo (voce al contrario), tagliando, incollando, applicando effetti come echi, accelerazioni e rallentamenti, voci da papera e da robot, subito ti propongono elaborazioni sonore non solo divertenti, ma anche estremamente appropriate: “Metti lì la voce, abbassa il rumore del traffico, alza l’urlo della bambina che si spaventa!”. Sembra che sappiano già tutto quello che un computer può fare con il suono, e senza bisogno di “insegnargli” nulla! Probabilmente, si tratta di un’altra di quelle competenze latenti che aspettano solo di essere sollecitate per potersi esprimere.

Fino alla metà degli anni Novanta era abbastanza facile trovare programmi accessibili anche ai bambini, che consentivano di prendere la propria voce campionata (ma anche un altro suono qualsiasi, il rumore di una porta che cigola, il miagolio del gatto) e “suonarla” come uno strumento dentro una musica, usando la tastiera stessa del computer e avendola accordata automaticamente con una base di accompagnamento. Successivamente il mercato ha stabilito che queste sono cose eventualmente da professionisti e che non interessano ai bambini.

Dopo averlo verificato personalmente con centinaia, posso garantire che il mercato si sbaglia!


E ora un gioco. Cliccando qui potete scaricare il frammento di una registrazione fatta durante una passeggiata nel bosco questa estate. Quello che scaricate è un file zip (3.3 MB) che, una volta scompattato fornisce due oggetti: un file e una cartella i cui contenuti sono ciò che serve a Audacity per lavorare. Avrei potuto esportare la registrazione in formato MP3 ma questo comporta una perdita di informazione. Con il formato di lavoro di Audacity siamo sicuri di lavorare tutti sugli stessi identici dati.

La registrazione ha vari difetti e si possono fare varie cose per estrarre cose interessanti.

La domanda è: che animali sentite?

Lo strumento della seconda attività: Audacity – #edmu14 13

Prima di tutto procuriamoci lo strumento: useremo Audacity che è software libero. Ecco come installarlo:

Poi registrare un brano e salvarlo…

Operazioni di taglio e sostituzione…

Aggiustamento dell’amplificazione dell’input

Accompagnando con la rilettura della sezione “La radio” (pag. 79) e “Il suono e il computer” (pag. 100) de “i bambini e l’ambiente”.

Quindi baloccatevi: provate a registrare qualcosa e a farci qualche operazione esplorando i menu. Poi faremo qualcosa.

Preparazione per le prossime attività – #edmu14 33

Ricapitoliamo. L’attività precedente si conclude con la scrittura di un abstract di 1000 parole da redigere con il programma LibreOffice. A prescindere dal tipo di partecipazione questo va fatto obbligatoriamente – ognuno partecipa nei limiti delle proprie possibilità, che possono dipendere da fattori ambientali, quali la disponibilità di banda, che è spesso un grave collo di bottiglia nel nostro paese; non importa, si descrivano (presunti) successi e (presunti) insuccessi. Il documento così preparato deve essere caricato nella piattaforma IUL. Fino ad ora sono arrivati i contributi (ottimi) di Alessandro, Roberta e Flavia. Chi ha difficoltà contatti Lucia o il sottoscritto, meglio se attraverso commenti a (per esempio) questo post: i problemi condivisi fanno crescere tutti.

Nel frattempo bisogna però prendere le mosse per le prossime attività, iniziando ad organizzarsi: chi non ha una cuffia se la procuri, per due motivi:

  1. La prossima delle 5 attività riguarda l’elaborazione di file audio. Vi darò un paio di file (credo) che dovrete ascoltare attentamente e magari farci poi dei lavori sopra: occorre sentire bene. Ci vogliono quindi le cuffie, meglio se di buona qualità.
  2. Dobbiamo (lo impone il regolamento) fare anche degli incontri in videoconferenza. In teoria dovrebbero essere delle lezioni del docente. Faremo ciò che serve. Utilizzeremo in ogni caso il sistema di videoconferenza della piattaforma IUL, accessibile mediante il link “Eventi Sincroni” una volta che siete nella pagina di Editing Multimediale. Anche per questa attività è obbligatorio usare le cuffie, senza le quali si producono echi che possono vanificare la comunicazione.

Ora, avrei intenzione di fare un uso abbastanza flessibile dello strumento di videoconferenza, per metterlo al servizio delle vostre necessità. Penserei anche a un collegamento quasi quotidiano, ad una certa ora, da utilizzare alla larga: domande, consigli, approfondimenti. Quasi come fosse un programma radiofonico, che c’è ad una certa ora, solo che è un programma dove possiamo parlare tutti

Prima di iniziare questa pratica vorrei però avere un’indicazione da parte vostra su quale potrebbe essere l’ora preferita. Poi vedremo di trovare una soluzione ottimale, ben consapevoli che ottimale per la comunità non equivale necessariamente a ottimale per i singoli. Per esperienza so già che le preferenze si addenseranno intorno a due o tre alternative. Vedremo.

Occorre che che vi esprimiate tutti, dichiarando le vostre preferenze mediante commenti a questo post.

Un Medico all’Inferno: Medicina e dolore nell’Inferno dantesco Reply

Un post per dare una mano agli amici di Medical Humanities:


Un Medico all’Inferno

Ospedale di Careggi – 3 dicembre 2014 ore 17

Il viaggio di Dante attraverso i gironi infernali consente di analizzare la complessità del dolore, proponendo paralleli interessanti con la Medicina di ieri e di oggi, nello straordinario incontro tra Poesia e Scienza.

La Biblioteca Biomedica esporrà alcune edizioni della Divina Commedia, antichi documenti a stampa e manoscritti.

Cose che succedono in rete, se si lavora bene… (questioni di accessibilità)- #edmu14 10

Con Claude ci siamo conosciuti in rete, diversi anni fa. Una volta ci è capitato di mangiare una croque-monsieur ma poi abbiamo continuato, si può dire, a lavorare insieme in rete. Con leggerezza ma in modi utili, laddove ai nostri percorsi tortuosi è capitato di tangersi. E così è successo questa volta. Chi ha partecipato a questa attività di sottotitolazione si sarà reso conto del ruolo importante che ha giocato Claude.

La cosa divertente è che, nell’arruffio disordinato del mio agire, proponendo quest’attività, avevo dimenticato una cosa che in realtà sapevo, e cioè che Claude, dai tranquilli lidi di una città elvetica si ritrova ad essere responsabile del forum d’aiuto di Amara – come spiega nella scheda sottostante.

Distilliamo prima qualche messaggio:

  • in rete si possono sviluppare relazioni umane e professionali importanti
  • in rete chiunque si può rendere utile, creando valore vero, da qualsiasi parte del mondo libero, a qualsiasi età, partendo da qualsiasi competenza – può succedere che essendo letterati poliglotti ci si ritrovi a gestire il forum di aiuto di un servizio web internazionale…
  • fare didattica all’aperto offre opportunità straordinarie – più volte mi è accaduto di beneficiare di collaborazioni preziose, che non avrei mai potuto ottenere attraverso i canali di reclutamento convenzionali, purtroppo tragicamente sfilacciati dalle nostre parti

Cose possibili, non facili. Se dovessi, col senno di poi, dare una ricetta… perseveranza, umiltà, apertura e un po’ di fortuna.

La parola a Claude… Grazie!


 

Attività di sottotitolazione #edmu14

Riferimenti: http://tinyurl.com/ST-edmu14 .

Seguo soltanto da cyberturista il corso #edmu14 di Andreas Formiconi, e non ho partecipato alla sua attività di sottotitolazione, salvo per ripristinare alcuni sottotitoli altrui che erano stati cancellati per sbaglio. Però seguire questa attività è stato affascinante, per vari motivi.

In generale

Anche se l’apparenza dello strumento di sottotitolazione di Amara è parecchio cambiata dall’ultima attività di sottotitolazione in un altro corso di Andreas, questo non ha turbato i partecipanti che l’avevano utilizzato allora. E si è subito instaurata una proficua collaborazione tra loro e chi non aveva mai sottotitolato prima.

Da qui la scoperta e l’uso oculato di funzioni che non erano state spiegate nel tutorial introduttivo:

  • le “Notes” (novità) all’interno dello strumento per condividere domande e dubbi,
  • la possibilità di sincronizzare man mano, prima di aver trascritto tutto, in barba al “workflow” previsto da Amara … e alle istruzioni di Andreas, che chiedeva soltanto la trascrizione: ma è più facile ritrovare il punto da dove continuare a trascrivere se l’inizio è già sincronizzato.

Partecipazione

Quanto alla partecipazione, la storia delle revisioni mostra che 15 persone hanno contribuito alla sottotitolazione (togliendo Andreas e me), e questo è un numero cospicuo, nella mia esperienza.

Tuttavia, se ci sono 20 iscritti al corso, e se forse ci sono altri cyberturisti ad aver partecipato, allora ci sono diversi iscritti che devono tuttora svolgere l’attività.

Ulteriori proposte

Andreas ha già suggerito due tutorial su Audacity per ulteriori sottotitolazioni. Però si potrebbe anche pensare ad attività alternative collegate:

  1. Tra le “lingue” di Amara, ce n’è una chiamata “Metadata: Audio description”, che consente di creare un copione di descrizioni degli elementi significativi di un video, con indicazioni temporali che consentono di inserirle al posto giusto. Queste audio descrizioni sono necessarie ai ciechi e il copione risultante produce una trascrizione del video che ha senso di per sé.
  2. Amara ha anche una lingua “Sign languages”: perciò chi è bilingue “Lingua Italiana dei Segni (LIS) – italiano” potrebbe creare sottotitoli italiani per video soltanto in LIS, definendone la lingua, appunto, come “Sign languages”, specificando “LIS” nella descrizione.
  3. Le altre lingue “Metadata” di Amara potrebbero essere sfruttate per preparare un editing di un video, contrassegnano tagli ed aggiunte. Oppure per aggiungere domande (e risposte) sincronizzate su e con il video.
  4. Cercare un video YT con sottotitoli automatici non troppo abominevoli e sistemarli – con Amara o con alcuni nuovi tool attualmente in beta.
  5. Si può anche trascrivere l’audio nelle etichette di Audacity, che è completamente utilizzabile dai ciechi con la sintesi vocale, mentre Amara forse no. E Audacity legge anche file video MP4.

Se ci saranno interessati a queste proposte alternative, sono a disposizione per ulteriori spiegazioni ed accompagnamento.

Nota

Se ho seguito da cyberturista questa attività, e se sono disponibile ad accompagnarne altre un po’ meno classiche, è da una parte perché sono responsabile del forum d’aiuto di Amara: perciò vedere come gli altri adoperano lo strumento mi serve per rispondere meglio a domande lì.

E se ho accettato di occuparmi di quel forum d’aiuto, è perché sono fermamente convinta dei vantaggi e della necessità di rendere i video accessibili a tutti. Con gli anni, farlo è diventato sempre più semplice – però basta un piccolo intoppo, una cosa non capita, a sfar perdere un mucchio di tempo e quindi a scoraggiare la gente.

Però il motivo principale è che mi diverte la sottotitolazione, e soprattutto quella collaborativa come viene praticata in questo corso e in corsi precedenti di Andreas Formiconi.

Conclusione attività I di sottotitolazione di un video – #edmu14 27

Clicca qui per scaricare il pdf (122KB)

Sommario:

Precisazione su cosa si intenda per conclusione dell’attività. Scrittura di un abstract di 1000 parole. Ripasso su software libero e impiego di LibreOffice. Richiamo sull’accuratezza della scrittura e ripasso su come scrivere il carattere È nei vari sistemi operativi. Correggetemi!


Cosa si intende per conclusione

Diciamo subito che chi è in ritardo non viene tagliato fuori da questo post. Ognuno ha i suoi tempi, determinati dalle proprie contingenze familiari e di lavoro. Penso che nell’ambito dell’aggiornamento professionale si debba imparare a rispettare i tempi individuali. Non vi sono mai scadenze quindi: io continuo a rispondere anche a commenti fatti su temi discussi due anni fa. D’altro canto in questa fase il laboratorio #loptis deve anche seguire la temporizzazione di Editing Multimediale #edmu14, che è un corso universitario con un termine definito: 6 febbraio. Cercheremo quindi di aggiustare la collocazione temporale delle attività segnalando i passaggi dall’una all’altra ma, ripeto, il vostro impegno individuale su ciascuna di esse avrà valore a prescindere dal tempo.


Scrivere un abstract di 1000 parole

Il programma 1 prevede che ciascun partecipante pubblichi in piattaforma un abstract che riassuma ciascuna attività. L’abstract deve essere al massimo di 1000 parole. Quindi chiedo a tutti di redigere un abstract che sintetizzi tutto quello che è stato fatto nell’ambito o al margine dell’attività di sottotitolazione e di pubblicarlo in piattaforma. Lucia vi aiuterà per i dettagli. Ovviamente, coloro che non hanno ancora completato l’attività procrastineranno la scrittura dell’abstract al tempo adeguato.


Usare software libero: LibreOffice

Cogliamo l’occasione per dare maggior corpo anche al precedente adempimento. Usualmente, in circostanze del genere, nella modulistica si fa riferimento a documenti word. Purtroppo da tanti, troppi anni, è invalsa l’abitudine di usare documenti word, come se questa fosse l’unica alternativa possibile. In un corso come questo, dove si pone grande attenzione ai risvolti etici, culturali e di sostenibilità economica che l’impiego di un software piuttosto che un altro può comportare, dobbiamo sollevare la questione. Il programma Word è un ottimo prodotto della maggiore azienda software del mondo, ma non è l’unico! E non è nemmeno l’unica modalità possibile quella di utilizzare software proprietario, vale a dire software per l’uso del quale bisogna pagare qualcuno. Esistono oggi numerosissime alternative, di grande valore tecnico e etico. Invito ad andare a rileggere il post http://iamarf.org/2012/12/17/una-piccola-esplorazione-su-cosa-e-il-software-oggi-linf12/Una piccola esplorazione su cosa è il software oggi – #linf12.

In concreto: chiedo a tutti i partecipanti di redigere gli eventuali documenti utilizzando il software https://www.libreoffice.org/LibreOffice. Si può scaricare per tutti i sistemi operativi ed è come Word, non identico ma simile. L’anno scorso ho fatto una simile richiesta a 370 studenti di medicina e non ci sono mai stati problemi, quindi si può fare. Naturalmente iniziando dal succitato abstract.


Scrivere in bella calligrafia

E cogliamo l’occasione per mettere in luce un ulteriore elemento: l’accuratezza. Mi riferisco alla sciatteria dominante nelle relazioni online, nelle email, nei commenti in qualsiasi contesto. Constato con amarezza che spesso è proprio dalla nostra generazione che vengono i peggiori esempi, che possono talvolta culminare in qualche email scritta da qualche collega, piena di refusi, in minuscolo, o peggio tutta in maiuscolo, sintatticamente devastata. Preferisco un messaggio in SMS-ese che un’email del genere da parte di un coetaneo. La qualità parte dal basso, dalle azioni minime, sempre. Si può essere sintetici e veloci quanto si vuole, i tempi lo impongono spesso, ma non per questo si è autorizzati ad essere cialtroni. Quando si scrive al computer o sul tablet si deve essere accurati, esattamente come quando si scriveva in bella calligrafia. È stato un regresso rinunciare alla bella calligrafia. È un regresso scrivere in internet come un analfabeta. È importante anche la È correttamente accentata (e non apostrofata!) con la quale inizia questa frase. Chi vuole sapere come si fa la È nei vari sistemi può leggere il post http://iamarf.org/2014/01/27/e-loptis/ e i relativi commenti.


Siate severi

Siate severi con voi stessi e, in questa circostanza, con il sottoscritto: segnalatemi refusi e errori di ogni genere! Ogni refuso segnalato un + sul registro…


Note

… programma1
Avevo già diffuso una prima versione del programma ma sto lavorando ad una versione più articolata e ponderata. Al momento della consegna alla segreteria ne faremo oggetto di un post, quale momento di riflessione sul modello formativo appropriato per un corso di questo genere