#loptis – La bacheca 109

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Per i nuovi arrivati impazienti, in estrema sintesi:

  1. Iscriversi al laboratorio con questo modulo
  2. Iscrivere – anche successivamente – il proprio blog, con il modulo in fondo al post Apriamo il blog

Che sta succedendo?

Siamo dedicando molte energie alla preparazione dei materiali per il laboratorio itinerante – soprattutto all’iniziativa per la sperimentazione nelle classi della PirateBox. Sono tuttavia presente per rispondere a tutte le domande e seguire chiunque abbia problemi.


Lavori in collaborazione

  • Il 28 giugno scorso ha preso le mosse l’operazione “PirateBox in classe”. La PirateBox è un un piccolo e economico router che consente di realizzare una rete privata per la condivisione locale di risorse. L’iniziativa in questione si focalizza sulla condivisione dei materiali didattici in classe. I dettagli nei relativi post.
  • Traduzione collaborativa di un articolo sull’espansione della zona di capacità riflessiva di un gruppo di insegnanti – completata ma perfezionabile (21 febbraio 2014).
  • Raccolta di pratiche tecnologiche a scuola – pagina wiki

Le domande generiche sul laboratorio possono essere poste commentando questa bacheca.

PirateBox – circoli hacker – stampa 3D – circoli makers -riflessioni di uno studente – #loptis 4

Clicca qui per scaricare la versione in PDF


Ricevuto il primo lotto di 15 router TP-LINK TL-MR3020 da consegnare piratizzati agli arditi aspiranti sperimentatori, prima di continuare con tutto il resto, ivi compreso l’ordine di altri 15 router, mi accingo a provare l’installazione su un paio di essi – vedi mai che Murphy ci voglia mettere la coda…

Ce l’ha messa: le scatoline non si lasciano trasformare, né di diritto né di rovescio. Calma. È l’ora di rammentarsi delle raccomandazioni di un famoso hacker – ve lo farò conoscere – in merito al modo corretto di porre domande:

Prenditi tempo. Non aspettarti di risolvere un problema complicato con una ricerca di pochi secondi in Google. Leggi e cerca di capire le FAQ, siediti tranquillamente, rilassati e dedica del tempo a riflettere sul problema prima di interpellare gli esperti. Credimi, loro saranno in grado di capire dalle tue domande quanto ti sei impegnato nella lettura e nella riflessione, e ti aiuteranno più volentieri se sei preparato. Non sparare subito il tuo intero arsenale di domande solo perché la tua prima ricerca non ha dato nessun risultato (o troppi risultati).

Mi sono allora documentato intorno al problema, ho cercato testimonianze di problemi simili in rete e in alcuni forum di discussione specifici, ho riflettuto formulando ipotesi che ho messo alla prova sperimentando, quindi ho posto il problema nel forum specifico – non vi preoccupate del merito, ora concentriamoci sul metodo. Nel frattempo non ho demorso e non mi sono messo ad aspettare passivamente una soluzione confezionata. Anche perché questa è gente che in gran parte presta la propria opera in forma volontaria. Ci vuole pazienza, e intanto si può continuare a lavorare intorno al problema. Vado quindi nel canale IRC di PirateBox – i canali IRC sono spazi di chat privati molto usati da persone tecnicamente competenti per scambiarsi problemi e soluzioni – e pongo succintamente il problema. Ricevo un consiglio. Sperimento subito: no, non è quello il problema. Però, il tipo di osservazione che ho ricevuto mi pone nell’atteggiamento mentale corretto. Mi viene allora un altro dubbio, sperimento: Eccolo!

Vado subito ad annunciare la soluzione del problema sia nel forum che nel canale IRC, affinché nessuno investa il proprio tempo in un problema già risolto. Ecco la risposta ricevuta in PirateBox IRC:

Ah, ok, cool! Enjoy your box then ^^

Ah ok, ganzo! Divertiti con la tua scatolina allora ^^

Coglieremo l’occasione di discutere in maniera approfondita l’alto valore etico, l’onestà, il principio di effettiva meritocrazia che permeano le comunità hacker. Passione per la soluzione del problema, sinteticità, educazione, attenzione per il lessico e l’ortografia, spirito maieutico sono valori espressi a profusione in quelle comunità.

Inevitabile cogliere il contrasto con la sciatteria, la maleducazione e la bieca finalizzazione ai propri interessi che infesta tante email, scritte anche da persone di rango – tanto diffusa quanto insopportabile l’abitudine di non rispondere, espressione di somma maleducazione – anche se tu sei grosso ed io piccolo.

E non si pensi che si stia ragionando di marziani spersi chissà dove nel cyberspazio. Nei prossimi due giorni sarò a fare lo studente, dove giovani del genere mi insegneranno a fabbricare una stampante 3D. Sono giovani che hanno ideato una stampante innovativa – Fa)(a, in un Fablab di provincia, il Fablab di Contea. Il workshop a cui parteciperò insieme ad altri apprendisti avrà luogo presso LOFOIO, un laboratorio nel cuore di quella che fu il cuore della Firenze artigiana – oramai invisibile al carnaio turistico – in Santo Spirito; un laboratorio emanazione del Fablab di Firenze, cui io appartengo – il più delle volte come studente – gente che collabora. Sono giovani animati dallo stesso spirito e che si muove secondo gli stessi principi degli hacker che dicevamo, software o hardware che sia, ormai indissolubilmente embricati.

Propongo infine, una breve lettura. Si tratta del testo scritto da uno studente, Marco Tondelli, intorno ai temi del software libero, dell’etica hacker e del cyberspazio. Scritti come quello di Marco, o quello di Martina, pubblicato in questo blog qualche mese fa, sono importanti, perché dimostrano come sia possibile avvicinare alla tecnologia persone giustamente recalcitranti a ingaglioffarsi giocando a cricca, che invece scoprono la possibilità di trarre il cervello di muffa… ma insomma, godetevi il testo di Marco…

 

Potenzialità e rischi del cyberspazio, vantaggi del software libero

Non nascondo che, nell’accingermi a produrre questo elaborato sull’etica hacker ed il software libero, sono stato assalito dalla mia usuale diffidenza verso il mondo dell’informatica e della fantomatica “rete”, novello idolo della presunta modernità; diffidenza, dicevo, che nasce, senza dubbio, da una conoscenza superficiale che si accompagna, però, anche ad un certo senso di sufficienza.

Senza potere (né volere) prescindere dalla mia formazione, ho cominciato a leggere i vari articoli dell’indice ragionato di “iamarf.org” e, tuttavia, avevo negli occhi l’immagine di Machiavelli che, caduto in disgrazia presso i Medici, è costretto a “ingaglioffarsi giocando a cricca”con i frequentatori dell’osteria di S. Andrea in Percussina, ma alla sera “trae il cervello di muffa” e, smessi gli abiti coperti di fango e indossati “panni reali e curiali”, viene “ricevuto amorevolmente” dagli “antiqui uomini” (trovando così ristoro e riscatto dalle sue presenti miserie nella grandezza delle opere della classicità), e risentivo nelle orecchie l’eco delle parole del classicista André Chénier (“Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques”) che, pur aperto a contenuti nuovi, voleva fare salve le sacre forme della classicità.

Per me è, allora, iniziato un percorso di scoperta che, in primis, ha di certo colmato alcune delle lacune che avevo (molte, inevitabilmente, permangono), ma, soprattutto, mi ha mostrato come il “mio” mondo e quello, che pregiudizievolmente consideravo arido e freddo, dell’informatica e del web siano molto meno lontani di quanto pensassi.

Innanzitutto, ho ravvisato, nell’opera del programmatore, che scrive un codice (spero i termini siano esatti) per far fare alla macchina un qualcosa, il concetto greco di “téchne” (anticamente quasi inscindibile dalla “epistème”) e, cioè, di tecnica considerata non come mera attività meccanica distinta e separata dalla conoscenza, ma come attività sì culminante in un prodotto che è, però, prodotto del sapere e dello spirito e, dunque, comporta implicazioni di carattere etico legate al suo valore ed alle sue potenzialità.

E poi, “sine ullo dubio”, ha agito prepotentemente su di me il fascino del paragone, stabilito nell’articolo di “iamarf.org” sulle categorie di software, tra lo “scrivere” un programma (atto creativo!!!) e l’atto magico: subito ho sentito riecheggiare il Montale di “Non chiederci la parola” (“[...] Non domandarci la formula che mondi possa aprirti […]), che pur negando che la parola poetica possa ancora avere il magico potere di cogliere il senso del mondo, tuttavia in parte avverte il fascino della magia del Simbolismo.

In questo mio aprirmi all’etica hacker e in questa mia graduale scoperta ho elaborato una riflessione: dal momento che ciò che prima consideravo “quella roba lì” è alto prodotto della conoscenza, non solo tale prodotto merita rispetto, ma esige anche libertà e condivisione.

Mi pare di aver compreso come il cyberspazio, in quanto “medium”, consenta (seppur limitati) degli spazi di libertà (“condicio sine qua non” per la creatività), cosa diversa per i software, prodotti che, in quanto tali, appartengono (a livello giuridico) ai loro creatori, a meno che questi rinuncino a parte del loro diritto di proprietà.

A questo punto sento di dover prendere una posizione: se il software proprietario, per me, rimane un po’ “quella roba lì” (certamente utile e ingegnoso, ma nulla più di un prodotto che compro ed uso), i software liberi sono, invece, prodotto dello spirito e strumento di libertà.

Infatti, non solo permettono la libera fruizione di quella che è la realizzazione di un’idea, ma anche la condivisione dell’idea all’interno di una comunità (e l’uomo, ricordiamolo, è “zoon politikon”), per cui si innesca un processo dove ciascuno opera al perfezionamento del software stesso in un tentativo di avvicinarsi a risultati sempre migliori; tutto ciò è vicino alla maieutica socratica: ognuno ha il codice sorgente e cerca di migliorarlo traendo da sé tali miglioramenti sulla traccia fornitagli dal software stesso.

Appare, perciò, evidente la superiorità non solo morale del software libero che, che in virtù della sua gratuità, si situa su un altro piano rispetto alla mera merce, ma anche a livello di potenzialità e di qualità intrinseca poiché costantemente soggetto a miglioramento ed adattamento alle esigenze dell’utilizzatore che si eleva egli steso al livello demiurgico del programmatore.

Infine, vorrei abbracciare nella mia riflessione il tema del cyberspazio, dello sconfinato mondo virtuale che dà l’illusione di una totale libertà ( a che prezzo, però?) celando in sé, al contempo, numerosissime insidie.

A tal proposito, vorrei partire dall’analisi illuminata che Karl Popper fece del mezzo televisivo qualificandolo come strumento di potere incontrollato che induce a conformismo e consumismo, estremamente pericoloso proprio a causa della totale mancanza dei contrappesi che, in democrazia, ciascuno potere ha; trovo, infatti, che tale qualifica di (potenziale) nemico della società aperta si addica perfettamente anche al cyberspazio.

Qualcuno potrà sostenere che, in quanto mezzo, il web è neutro, ma, proprio essendo neutro, esso può divenire veicolo di qualunque contenuto ed essere piegato od ogni interesse privatistico e perciò esso presenta delle insidie e dei possibili pericoli enormi; ciò non implica una richiesta di controlli statali (necessari, ovviamente, in presenza di reato) che limiterebbero il sacro diritto di espressione, tuttavia data l’importanza (ma anche la potenziale pericolosità) del mezzo ognuno deve sentirsi fortemente responsabilizzato ed in dovere di esercitare il proprio senso critico perché quello che potrebbe essere uno spazio di libera creatività non divenga (se già non lo è in gran parte) strumento di omologazione e perché quella che potrebbe essere la nuova agorà (non per sostituire, ma per affiancare quella fisica) per il libero scambio delle idee non divenga, invece, l’inquietante teatro di nuove (e virtuali) adunanze oceaniche!

Scatolina dei pirati: riassumiamo – #loptis 42

Questo post lo utilizziamo per dare il via all’operazione “PirateBox in classe”. Poiché i particolari vanno definendosi progressivamente, invece di pubblicare vari piccoli aggiornamenti, lavoriamo qu questo per un po’. Le parti di testo aggiunte o cambiate nell’ultimo aggiornamento sono colorate in blu.

Contiene la tabella aggiornata degli aspiranti sperimentatori con le richieste di ciascuno, i dettagli relativi alle spese ed alle procedure di consegna. Eventuali proposte relative ai contenuti. More…

Riflessi dall’incontro di Paderno d’Adda – #loptis 2

Aggiornamento 5 luglio 2014. In realtà riscrivo questo post di due sole righe per riunire i riflessi dall’incontro di Paderno d’Adda, che sono andati via via accumulandosi.

Poco tempo oggi, giusto quello di rispecchiare i riflessi che vengono da Paderno d’Adda e ricordare il calore e l’ospitalità che trovo in queste scuole.

 

PirateBox: un pezzetto di Internet che viene con te – #loptis 18

Riepiloghiamo i fatti. Il 1 Marzo Roberto Marcolin si iscrive al #loptis inviandomi questo messaggio:

Ne approfitto per segnalarti, se già  non la conosci, la PirateBox/LibraryBox: si tratta di un dispositivo mobile per la condivisione di contenuti digitali, ha due principali “difetti” che forse potrebbero interessarti: funziona con software open source e con hardware a basso costo ;-)

Prendo nota, sicuro di ritornarci sopra, prima o poi. Il 5 maggio Roberto mi riscrive:

… nei prossimi giorni installerò nel bar della mia scuola una Bibliobox /PirateBox, si tratta di un dispositivo mobile che permette la condivisione di contenuti digitali attraverso qualsiasi dispositivo dotato di wifi ( portatile, smartphone, tablet, ereader). In due parole è costituito da un router wifi portatile e da una chiavetta usb su cui è montato un sistema operativo open source (OpenWrt, una delle tante distribuzioni Linux).
In parallelo volevo fare un piccolo esperimento di social bookmarking per raccogliere altre risorse digitali libere ( ad es.distribuite con licenze Creative Commons). Mi chiedevo se questo esperimento poteva interessare anche ai partecipanti al LOPTIS, la pagina in cui si possono inserire link a risorse digitali libere è questa:

https://bibliobox.wikispaces.com/Costruiamo+insieme+la+BiblioBox

Se qualcuno vuole sapere a cosa serve, come funziona e come si autocostruisce una BiblioBox/PirateBox può dare un’occhiata qui:
http://readlists.com/dbaa55af/
oppure può seguire l’account Twitter di 23cose in biblioteca: https://twitter.com/23cose

 

Prometto di diffondere, ma mi perdo nella modellazione 3D – l’uomo è debole, e piccolo. Diffondo ora.

Il 1 di giugno rieccoti Roberto:

…alle 15 [del 10 giugno] ho uno scrutinio, ma quanto dura l’incontro? Volevo portare una PirateBox/Bibliobox perché mi sembra potrebbe inserirsi bene nel progetto di laboratorio didattico itinerante

Ha perfettamente ragione. Il cervello si attiva, alla terza botta. Mi precipito in Amazon – antipatico ma insostituibile nelle emergenze: il 6 giugno, in serata, mi arriva il router portatile Tp-Link MR3020 – 37.98 € spedizione compresa. Altro non serve, se si è un minimo abituati a smanettare in Linux. Seguo le istruzioni dei pirati buoni, aggeggio, provo. Piano piano scopri cosa può rappresentare l’oggetto per te.

Roberto ci racconta della BiblioBox, che è una delle possibilità, molto interessante peraltro: un sistema wireless locale, sconnesso da Internet, al quale chiunque può accedere con un suo apparecchio, per scaricare documenti di ogni tipo messi a disposizione da una biblioteca.

Io mi rendo conto che per me può significare un’altra cosa: un sistema che mi consente di portare in giro il pezzetto di Internet che mi interessa mostrare. Non è poco per uno che si è messo intesta di andare per scuole a mostrar robe: qui c’è il wireless ma la password la sa solo il “responsabile” il quale è in ferie, là lo spazio è magnifico ma mai nessuno ha pensato a connetterlo alla rete in qualsivoglia modo, più in là ancora c’è una magnifica connessione Ethernet ma il cavo è corto per la sistemazione che mi serve, di qua è tutto perfetto ma oggi non c’è banda… e via dicendo.

Forse ho risolto il problema. Attacco alla corrente la scatolina 7x7x2 cm, con la pennina attaccata, zeppa di contenuti, e navigo a schioppo fra ciò che mi serve. Non solo: se volessi mostrare qualcosa attraverso un secondo computer – mi capita – non mi devo preoccupare di aggiornare il materiale in tutte e due le macchine, o affidarmi a qualche “nuvola” in Internet, con tutte le vaghezze del caso: accedo alla solita PirateBox. Non solo: chiunque abbia un computer, o un tablet o uno smartphone, può scaricare i contenuti. Non solo: se vuole può caricare nel sistema un suo contenuto, offrendolo così al laboratorio. Non solo: gli astanti possono comunicare in chat fra loro.

Ho appena finito di sistemarla. Appare così:

piratebox

Clicca l’immagine per leggere..

Detto questo, ora bisogna vederla all’opera sul pezzo. Quindi, chi parteciperà all’incontro di Paderno d’Adda è invitato a portarsi il proprio marchingegno e a provare il funzionamento della PirateBox. Non dovrà fare altro che attivare il wireless sul computer, tablet o smartphone che sia, poi il browser internet dovrebbe aprire automaticamente questa pagina. In ogni caso l’indirizzo sarà

http://piratebox.lan/

Poi racconteremo come sarà andata.

Il laboratorio itinerante da Marsciano a Paderno d’Adda – #loptis 2

Un post telegrafico per…

  • dire agli amici di Marsciano che la traccia delle risorse utilizzate nell’incontro del 29 maggio arriverà – ci vuole tempo a cuocere tutta questa carne ma la cuoceremo tutta…
  • esprimere gratitudine a Roberto Marcolin per averci fatto conoscere la BiblioBox  (derivata da PirateBox) perché si attaglia perfettamente allo spirito del laboratorio – per ora è solo intuizione, ma potrebbe divenirne un componente essenziale
  • dire che venerdì è arrivato il router portatile che serve a fare una PirateBox e che stiamo aggeggiando per usarla a Paderno d’Adda nel prossimo incontro del 10 giugno
  • osservare che questo episodio è un magnifico esempio di feedback anticipato!
  • promettere che tutto quello che andiamo imparando verrà riversato qui… :-)

Domani a Marsciano con l’universo delle cose di bit – #loptis 6

Domani il laboratorio itinerante di #loptis andrà al I Circolo di Marsciano.

Laboratorio: non saremo lì a dirci che si potrebbero fare delle cose ma le faremo – il discorso scaturirà dalle azioni – l’immaginazione farà il resto.

Stamperemo qualcosa in 3D. Mostreremo la LIM fatta con il telecomando Wiimote che useremo sia con il sistema operativo WiildOs che con Ubuntu. Useremo accessori stampati con la stampante stessa. Per esempio il sistema di trasporto della stampante:sistema-trasporto-stampante-3d sistema-trasporto-3

Oppure il supporto del Wiimote:

wiimote-support-6

 

Supporto il cui modello è stato condiviso nell’universo delle cose di bit:

wiimote-support

Clicca l’immagine per vederla nell’universo delle cose di bit

Poi, se ci sarà rimasto il tempo, proveremo a dire perché.

Primi risultati sulla proposta di software libero nella classe di medicina – #loptis 1

È stupefacente che il software libero si diffonda nell’uso comune così lentamente. Non costa niente, offre moltissime applicazioni che sono più stabili, più scalabili, più adattabili, offre addirittura un intero sistema operativo in una molteplicità di sapori – Linux e derivati – apre una prospettiva di grande valore etico in un settore strategicamente cruciale, sia dal punto di vista economico che culturale. Ma l’ignoranza domina.

E non stiamo parlando di una novità. L’idea di software libero è nata più di vent’anni fa. Aziende del calibro di IBM hanno saputo integrarsi con il fenomeno più di dieci anni fa. Decine di milioni di smartphone hanno un cuore basato su Linux.

L’ignoranza domina, dimostrazione eclatante del torpore in cui versano scuola e università – mera istruzione, cultura poca, di quella vera, che attiene alla lettura e all’interpretazione del mondo quale esso diviene.

La diffusione di software e hardware libero rientra certamente fra gli obiettivi principali di questo laboratorio, in tutte le sue sfaccettature. Cogliamo quindi l’occasione per riportare alcuni primi risultati dell’impegno didattico nel corso di base di informatica al I anno di medicina a Firenze del corrente anno accademico – un piccolo insegnamento di 3 crediti universitari.

Per poter fare l’esame, gli studenti devono produrre alcuni elaborati. Per redigere i testi scritti devono scaricare e usare Libreoffice.
L’elaborato più importante che gli studenti devono produrre è quello su un argomento da scegliere a piacere fra quelli offerti nell’indice ragionato di questo laboratorio.

Gli studenti sono 378. In 107 hanno già inviato i loro elaborati. Di questi, 22 hanno scelto di occuparsi della questione del software libero, il 20% quindi. Due hanno realizzato un videotutorial per mostrare come hanno installato Ubuntu sul loro computer. Uno ha resuscitato un vecchio computer, ritenuto ormai inutilizzabile, installandovi Linux, uno ha addirittura imparato a usare la posta elettronica crittografata, utilizzando GPG e il client email Thunderbird integrabile nel browser Firefox. Risultati come questi sono resi possibili dal fatto che alcune lezioni frontali sono state trasformate in laboratori, dove gli studenti possono lavorare con il docente a progetti specifici – è così che Tommaso ha imparato a usare la posta crittografata.

Nel complesso ci pare un buon risultato, ma dobbiamo fare meglio.

Concludo con i due tutorial realizzati dagli studenti.

Il primo è di Beatrice, che scrive:

… io ho sostituito totalmente il sistema operativo poiché Windows mi creava non pochi problemi nell’ultimo periodo e temevo di dover addirittura sostituire il PC. Seguendo la sua lezione su “software libero” ho pensato che provare Linux poteva essere una soluzione! Adesso ho quindi solo Ubuntu e mi trovo molto bene, il forum [di Ubuntu] è stato davvero indispensabile e sono molto disponibili per qualsiasi problema. L’audio è risultato rumoroso a causa del microfono incorporato nel PC e per i tagli che ho apportato nell’editing.

Il secondo è di Matteo, che chiosa così il suo elaborato con il quale ha presentato il video:

Tuttavia appena risolto l’intoppo ho iniziato il montaggio del video che pubblicherò su “Youtube” spacciandolo per una guida all’ installazione di Ubuntu sulla propria piattaforma Microsoft, ma è più il racconto della MIA esperienza con l’ installazione di tale software. Spero di esser riuscito nel mio intento e di aver fatto un lavoro “passabile”, chiedo anticipatamente scusa per la scarsa precisione e dovizia di particolari con cui ho eseguito il montaggio, ma è una delle prime volte che faccio un tale lavoro, inoltre chiedo scusa se ho sbagliato o ho confuso qualche termine”tecnico”. Ho cercato di informarmi il più possibile ma non credo di essere riuscito a mascherare più di tanto il mio essere un autodidatta.

Questi sono i contributi che ci piacciono, quelli di coloro che ci provano.

Il laboratorio itinerante – #loptis 16

Approfittiamo della segnalazione di qualche cambio di programma per dire due parole su come stia evolvendo il laboratorio itinerante – il lato reale di #loptis.

Non una lezione, non una “presentazione”, ma un laboratorio che si materializza adattandosi all’ambiente -  classe scolastica di ordine vario, classe universitaria, collegio docenti o altro. Tre gli elementi fissi:

  1. una LIM, realizzata con Wimoote, sistema operativo WiildOs e schermo di fortuna, per dimostrare e mostrare
  2. una stampante 3D che stampa qualcosa
  3. un brogliaccio pieno di link in piratepad, per esplorare quello che ci interessa

Il brogliaccio è in continua evoluzione ma mantiene per ora una struttura in tre parti:

  1. ispirazioni varie: letteratura, management, scienza, scienze sociali
  2. software libero
  3. hardware libero

Parole chiave: minoranze, disintermediazione, etica, spending review, felicità interna lorda, glocalizzazione, software libero, Linux, WiildOs, hardware libero, Arduino, collaborazione, cooperazione, giovani fabbricatori di mondo, giovani fabbricatori di mondo italiani, pratica, pratica, pratica, teoria, pratica, pratica, pratica, teoria, pratica

Attrezzature necessarie: nessuna, portiamo tutto noi: due computer, stampante 3D, Wiimote, cavalletti, schermi di fortuna, stampante 3D, connettori, cavi, ciabatte, internet di fortuna, piano B anti-Murphy e sorprese varie. Se poi qualcosa è disponibile in loco, meglio, ma non necessario.

Il laboratorio ambisce a comunicare attraverso la parola, l’azione e la dimostrazione, ma anche attraverso l’ascolto: una domanda o un qualsiasi feedback possono farci cambiare direzione in qualsiasi momento. Il laboratorio itinerante è in realtà una forma di ascolto che serve a capire chi c’è veramente nel laboratorio virtuale #loptis. Per questo gli stiamo dedicando molto tempo e molto studio. Il video seguente ne è una dimostrazione.

Kentstrapper è un’azienda famigliare fiorentina. Due giovani fratelli, Lorenzo e Luciano, partendo dal progetto open source di stampa 3D RepRap realizzano stampanti open con particolare attenzione alla formazione. Li ringraziamo anche per la collaborazione a questo laboratorio (non di rado rispondono anche la domenica).

Due parole sull’autore del brano “Sugar man” che accompagna il video, Sixto Rodriguez, un grande cantautore e poeta che non ha avuto problemi a condurre un’operosa vita di lavoratore qualunque, una volta espressa la sua arte. Fu scoperto negli anni 70 che cantava dando di spalle al pubblico nei locali infimi dei bassifondi di Detroit. Fu considerato subito un artista che non avrebbe avuto niente da invidiare da gente del calibro di Bob Dylan. Ma Sixto Rodriguez ha vissuto con le spalle voltate al sistema, incurante delle sirene del successo, moderato nei costumi, colto, tenace lavoratore, operaio. Un po’ forse per questo atteggiamento, un po’ forse perché era messicano, un po’ chissà perché, fece due dischi che in America non vendettero nulla. Un disco arrivò per caso nel Sudafrica dell’apartheid, dove si diffuse a macchia d’olio infiammando la gioventù liberal sudafricana che vi trovò l’ispirazione giusta per la ribellione al regime fascista. Straordinaria la storia della riscoperta di questo cantautore, narrata nel film Sugarman. Il sistema del copyright non ha impedito che i diritti percepiti in Sudafrica finissero nelle tasche di intermediari senza scrupoli in America. Noi compriamo i dischi di Sixto ma siamo sicuri di fargli il migliore omaggio diffondendo la sua arte.

Libertà è partecipazione – #loptis 2

Clicca qui per scaricare una versione in pdf


Agli studenti di medicina chiediamo, fra altre cose, di scrivere un tema su un argomento che possono scegliere dopo avere frugato nell’indice ragionato di questo laboratorio. È sempre sorprendente la ricchezza delle prospettive e delle suggestioni che tornano indietro – non raramente, tornano assai utili qui. Questa è la volta della testimonianza di Martina, che interpreta perfettamente gli obiettivi del laboratorio #loptis.

È molto facile parlare di tecnologie a persone che sono già propense ad usarle. Assai più difficile è rivolgersi a coloro che, per tanti motivi, le sentono invece estranee. È proprio qui che entrano in gioco il registro narrativo e l’approccio libero di questo laboratorio – niente a che vedere con manuali tecnici e “patenti” varie.

I post utilizzati da Martina sono quelli raggruppati nella sezione Software libero dell’indice ragionato che trascrivo qui di seguito:

Il titolo di questo post – Libertà e partecipazione – è quello scelto da Martina per il suo tema, che viene qui di seguito.


Riflessioni sui post Software libero

Nel cominciare a scrivere questo elaborato a proposito dell’etica hacker e del software libero, devo confessare una sorta di diffidenza che da sempre in me si accompagna ai contatti col mondo digitale.

Ho sempre attribuito questo sentimento a una scarsissima padronanza di tali mezzi, giustificata in modo probabilmente troppo benevolo con la scusa che “non tutti i campi del sapere ci possono appassionare”.

Nel leggere gli articoli del blog Laboratorio Online Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola – #loptis per la preparazione di questo esame, mi sono resa conto di cosa ai miei occhi costituiva la differenza tra ambiti come la letteratura e le arti in generale dall’informatica: se infatti in queste ultime gli spazi per esprimere me stessa e per entrare in sintonia con il frutto dell’altrui creatività mi sembravano evidenti, proprio non riuscivo a coglierli nell’informatica per come mi era stata presentata fino ad adesso.

Abituata infatti ad usufruire del computer nei suoi aspetti più banali e superficiali, l’informatica mi appariva come un mondo di spazi precostituiti ed estremamente poco modificabili ed esplorabili da coloro che percepivo solo come utenti.

È dunque solo con questo recente contatto con l’etica hacker della condivisione del sapere che comincio a rendermi conto delle enormi potenzialità racchiuse in questo universo.

Probabilmente il fatto di essere nata in un’epoca in cui tutto è profitto, rende difficile individuare l’appropriazione indebita di beni comuni in tutti i suoi aspetti. Se infatti risulta abbastanza evidente, o quanto meno a tutti comprensibile, che beni come l’acqua, l’aria, i beni del territorio debbano essere proprietà comune, la questione diventa già più discutibile quando si comincia a parlare di proprietà intellettuali e di conseguenza anche del mondo digitale.

Diceva Jean-Jacques Rousseau: Il primo che, avendo recintato un terreno, osò dire: “questo mi appartiene”, e trovò uomini abbastanza ingenui per credergli, quegli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, assassini, quante miserie ed errori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i paletti o colmando il fossato, avesse gridato ai suoi simili “guardatevi dall’ascoltare quest’impostore; siete perduti, se dimenticate che i frutti sono di tutti e la terra di nessuno.

Ebbene applicare quest’ottica anche al campo dell’informatica mi permette di capire l’importanza di una terra di tutti e di nessuno quale è il software libero. Essendo basato sulla condivisione, tale metodo consente un prodigioso sviluppo in cui ogni nuovo apporto è la base per nuove espansioni. Se è vero che siamo nani sulle spalle di giganti, risulta automatico come la condivisione di saperi ci liberi e ci permetta di innalzarci tutti insieme.

Per questo, oltre che per l’immensa fonte di guadagno che attualmente rappresenta, questo mondo virtuale è imbrigliato dalle multinazionali e da un pensare comune che criminalizza chi non si presta a questi giochi di mercato.

Non è un caso che la figura dell’hacker sia per l’opinione comune non molto diversa da quella del piccolo delinquente, quando in realtà si tratta di una persona che ha in somma considerazione l’atto creativo, che detesta tutto ciò che intralcia l’accesso all’informazione, diffida di tutto ciò che è burocrazia, di tutto ciò che è potere sovrastante, istituzionale o privato che sia, diffida in generale di ogni tipo di intermediazione, crede fermamente nella libera circolazione delle idee che ritiene una risorsa primaria, come l’aria e l’acqua, si interroga sul senso delle cose, sulla possibilità di migliorarle e ha un assoluto bisogno della libertà di provare a migliorarle. L’hacker possiede un’etica profonda ed è profondamente onesto.

Perché profondamente onesto è volere un progresso orizzontale, di cui tutti possano beneficiare, indipendentemente dai mezzi economici e dal contesto sociale; profondamente onesto è non fare delle proprie capacità un mezzo per elevarsi al di sopra degli altri ma metterle al servizio di una comunità di cui dunque ci si ritiene parte integrante.

A mio avviso è dal concetto di comunità che si deve ripartire oggi e in quest’ottica credo che d’ora in poi guarderò al mondo digitale con un po’ meno di timore e con un po’ più di curiosità.

L’interesse per il mezzo dunque, perché in esso si rispecchia anche il fine, mi porterà, spero, a trasferire quella coerenza che cerco di osservare nelle scelte quotidiane (stile di vita, acquisti, consumi) anche nell’utilizzo degli strumenti informatici, conscia dell’interconnessione tra tutti gli aspetti della nostra vita.

Microsoft Corporations e Apple Inc. mettono in atto forse forme più subdole di sfruttamento rispetto a McDonald’s con i suoi hamburgers e dobbiamo armarci di conoscenze per poterci difendere e non essere complici.